<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197</id><updated>2012-02-11T03:59:48.137-08:00</updated><category term='Il vaso di Pandora'/><category term='Resurrezione 88'/><category term='Napoli core ngrato'/><category term='Mesinversi'/><category term='Cantico del possibile approdo'/><category term='Il deserto'/><category term='Inventari apocrifi'/><category term='Poesie'/><category term='Cantico dell&apos;uomo basso'/><category term='Notturni tecnici'/><category term='Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti'/><category term='Cuordileone nella città automatica'/><category term='I premi'/><category term='Ritratti in lavorazione'/><category term='Anastasiadi'/><category term='I naufraghi'/><category term='Io sono Zaccheo'/><category term='Inediti'/><category term='Com&apos;è lontana Gerusalemme'/><category term='Interni vesuviani'/><title type='text'>Giuseppe Vetromile</title><subtitle type='html'>Il sito di Giuseppe Vetromile: attività letteraria, pubblicazioni, poesie ed altre notizie</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>50</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-9058326009350289145</id><published>2011-08-07T13:26:00.000-07:00</published><updated>2011-08-07T13:26:48.544-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Una recensione di Pasquale Matrone a "Ritratti in lavorazione"</title><content type='html'>Giuseppe Vetromile - RITRATTI IN LAVORAZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recensione di Pasquale Matrone su "La Nuova Tribuna Letteraria" n. 103, 3° trimestre 2011 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una mia recensione alla raccolta Inventari apocrifi di Giuseppe Vetromile, ho scritto: "E' una voce pulita e degna di essere ascoltata e capita, perchè intensa e ricca di potenzialità", sottolineando che la penna del poeta operaio campano, è libera "dalle astuzie (e dalle finzioni) di chi è vissuto e continua a vivere nelle accademie e nelle cattedrali della cultura".&lt;br /&gt;Esaminando, a distanza di qualche anno, i versi di Ritratti in lavorazione, la nuova raccolta, mi rendo conto di non essermi sbagliato, che è proprio così: Vetromile è un artista che non tradisce la sua musa, che, imperterrito, procede per la sua strada... Continuando, infatti, un percorso da anni intrapreso, egli, ancora una volta, parte dal vivo e reale mondo di cui conosce per naturale empatia gli orizzonti, a cui appartiene e di cui avverte l'esigenza di dare una rappresentazione sincera, lineare, servendosi di un registro volutamente basso, adatto alle voci a cui, lui, poeta, intende dare corpo, anima, memoria e, soprattutto, rispetto.&lt;br /&gt;Anna Gertrude Pessina, poetessa e scrittrice di cultura raffinata, nonché saggista impegnata da anni nell'operazione svecchiamento dei parametri letterari obsoleti e sclerotizzati, ha impreziosito l'opera con la sua prefazione puntuale e dettagliata, mirata a sottolineare l'intensità e le radici della forte tensione morale sottesa al messaggio racchiuso nel libro.&lt;br /&gt;In questa sua nuova silloge, Vetromile aggiunge un ulteriore tassello alla sua epopea dell'uomo basso; quello che s'apre all'alba, come una rubrica usata; che rotola sulle pantofole fino al fornello; che degrada nei grigiori mormoranti rasente il caseggiato; che, come ogni giorno, è costretto a incepparsi nei rigidi congegni della catena di montaggio... Il suo è soltanto un nuovo capitolo, cantato con tono quasi prosastico, con poca musica, come, a suo avviso, si addice alla descrizione di quelli che contano nulla: gli ultimi, i senza voce, le comparse, i sudditi, i figuranti destinati a fare numero e a essere folla anonima sul palcoscenico della quotidianità... Anonimi di cui non resterà traccia.&lt;br /&gt;In piena sintonia con Antonio Spagnuolo, io pure, mentre leggevo, ho pensato ad Edgar Lee Masters, al suo intento di descrivere la vita umana narrando le vicende di un paese piccolo, Spoon River, attraverso le verità raccontate sulle lapidi da persone che, da morte, finalmente possono fare a meno di mentire.&lt;br /&gt;Nei ritratti di Vetromile, non ci sono lapidi; e poche sono le creature passate a miglior vita, anche se il cimitero c'è: quello desolato e algido di un'industria ormai dismessa, popolata da perdenti, alienati, segnati dalla prepotenza del profitto e dall'ottusità becera di una classe dirigente sempre più avida e anaffettiva. Come fantasmi, smarriti e non ancora rassegnati, appaiono per pochi attimi sulla scena persone vere, dotate di un nome: Salemme, Ginestra, Antignani, Empedocle, Maria, Tonino, Caiazzo...; quelle stesse che, per tutta la vita, in obbedienza alle regole di un gioco inumano, sono state soltanto: il magazziniere, la donna delle pulizie, il barista, l'addetto tecnico, la segretaria, l'addetto alle pulizie tecniche, il manovale...&lt;br /&gt;Vetromile non si limita a fare ritratti, a catturare frammenti di tempo, a sfidare la crudeltà dell'oblio; lui, mentre esplora il suo piccolo universo, continua a interrogarsi sul senso definitivo, a cercare un segno, un testimone più ampio delle stelle... E, nell'attesa, nel groviglio di domande illimitate, si accontenta del suono del silenzio, di un brivido di vento nel fragore dei tamburi che battono sugli inutili perchè dell'infinito.&lt;br /&gt;Per ora gli basta soltanto sapere di trovarsi in un punto vago del cielo; dove non farà più ritorno e nel quale, comunque, la sua umana avventura, come quella dei suoi compagni di viaggio, non terminerà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Pasquale Matrone&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-9058326009350289145?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/9058326009350289145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=9058326009350289145' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9058326009350289145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9058326009350289145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/08/una-recensione-di-pasquale-matrone.html' title='Una recensione di Pasquale Matrone a &quot;Ritratti in lavorazione&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-360484126198419133</id><published>2011-07-20T13:19:00.000-07:00</published><updated>2011-07-20T13:19:41.105-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Ritratti in lavorazione: una recensione di Antonio Coppola su "Poesia"</title><content type='html'>Un libro scritto in due tempi, il tempo lavoristico e le "poesie del disincanto", insieme correlate da un principio basilare della trasfigurazione poetica; il primo tempo si scioglie e sceglie la tipizzazione dei compagni di fabbrica riconosciuti tali per quanto producono. Vetromile nel libro &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ritratti in lavorazione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; compie un gesto di amicizia, lascia una scia di riconoscenza non alienabile, un principio salvifico di riscatto che non va etichettato ma semplicemente congiunto alle pleiadi di esseri - mai in senso negativo - che vivono anzi sopravvivono nel tumulto delle loro richieste affrante e mai soddisfatte dai padroni. Vetromile ha voluto salutare questo "distacco" dalla fabbrica (per avvenuto pensionamento) lasciando un documento poetico dei più credibili e verosimile. Un atto di coraggio per questo poeta che si cala nel sociale con la freschezza di una poesia vellicante, superiore, sentimentale. Ma Vetromile non è solo questo, che ha voluto solo rinforzare l'atto poetico, col meglio di sé, una poesia nuda, della "speranza" incredibilmente vitale che sa innalzarsi in spirali di romanzata evocazione: "...&lt;em&gt;Le albe rosa rimarranno intonse / sui taccuini dei poeti: nessuno, vedi, sa più leggere / il colore del cielo né le onde del mare, né l'allodola / nel suo volo è più chiara d'un rigo scritto in nero..&lt;/em&gt;.". La poesia di Vetromile balza in ritmi alternanti, con metafore fragorose e si raccoglie negli anfratti della parola per risorgere come Fenice. Crediamo che questa poesia è raccolta e concentrata in un nucleo distinto e non ha limiti negli arrembaggi della parola che usa almanaccando le sfumature dei caratteri di compagni di ventura con sobria e mai artificiale curiosità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Antonio Coppola&lt;/strong&gt;, sul Quaderno quadrimestrale di cultura letteraria e arte "&lt;strong&gt;Poesia&lt;/strong&gt;", nr. 49, maggio-agosto 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-360484126198419133?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/360484126198419133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=360484126198419133' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/360484126198419133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/360484126198419133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/07/ritratti-in-lavorazione-una-recensione.html' title='Ritratti in lavorazione: una recensione di Antonio Coppola su &quot;Poesia&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5165677391140632228</id><published>2011-07-12T13:34:00.000-07:00</published><updated>2011-07-12T13:34:32.341-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I premi'/><title type='text'>Il 2° premio al concorso "Carmina Spada"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hyrdCAMyERk/ThyuYtghBOI/AAAAAAAABTk/EZY6ARDfcD8/s1600/SDC11507.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150px" m$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-hyrdCAMyERk/ThyuYtghBOI/AAAAAAAABTk/EZY6ARDfcD8/s200/SDC11507.JPG" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-pW7x-qdhQVY/ThyuyTGEeVI/AAAAAAAABTo/a5BHxmB--0A/s1600/SDC11508.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150px" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-pW7x-qdhQVY/ThyuyTGEeVI/AAAAAAAABTo/a5BHxmB--0A/s200/SDC11508.JPG" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la poesia "Non andare oltre la clessidra", Giuseppe Vetromile ha vinto il 2° premio ex-aequo al concorso "Carmina Spada" ediz. 2011.&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Qui di seguito il testo della poesia e la motivazione della giuria.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;Non andare oltre la clessidra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Ritroverai il bianco della luna alla destra del quartiere,&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;rinnovato in un grumo di silenzio, ora che è notte&lt;/div&gt;e il grido del sole più non sovrasta ogni cemento.&lt;br /&gt;Abbiamo di nuovo fermato le bocche in questo&lt;br /&gt;hic et nunc in progressiva dissolvenza verso il vuoto&lt;br /&gt;in giro per le stanze… Amore: nulla più conviene a noi&lt;br /&gt;se non un brivido d’attesa: il giorno è finito come tanti,&lt;br /&gt;e gli altri non sanno ancora di mostrarsi. Fino a noi&lt;br /&gt;c’è quest’abisso inusitato da coprire, lente le ore&lt;br /&gt;sotto le lenzuola. Un geranio all’angusto davanzale&lt;br /&gt;è ancora desto, diritto, a sfida dell’ignoto. E tu&lt;br /&gt;non andare oltre la clessidra: il nostro, vedi,&lt;br /&gt;è un rotolo di tempo che degrada in limatura,&lt;br /&gt;non già risorge più l’antico attimo felice…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbandona dunque il piano di follie, la città&lt;br /&gt;indiscussa e le mani operatrici, non fare niente&lt;br /&gt;sul limite del sonno: le stelle hanno risvolti&lt;br /&gt;misteriosi, e l’alone sul tuo viso ne è l’emblema&lt;br /&gt;più sicuro. Cade ancora la sera sul guanciale&lt;br /&gt;degli oblii, e tu non ti ritrovi: certo, l’altra faccia&lt;br /&gt;è dietro il cielo, nascosta nel sogno dei poeti,&lt;br /&gt;in attesa dei risvegli fortunosi. Domani&lt;br /&gt;sarà infatti un nuovo dire e un nuovo fare, ma&lt;br /&gt;ogni speranza brucia poi sotto il sole,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e di questa notte, mia cara, un’altra volta&lt;br /&gt;non rimarrà che arsura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Motivazione:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Questo pregevole componimento, scritto in versi sciolti e privo di qualunque quadratura metrica e ricorrenza mimica, presenta tuttavia un andamento morbido e regolare, basato sul regolare andamento di una sintassi tra il poetico e il colloquiale, che delinea con delicatezza una quotidianità colma di dettagli sagaci, di echi e di riflessi significativi. Le immagini, pur sostanziate da una forte coerenza logica che lega la loro successione, sfumano con naturalezza l'una nell'altra, scattano e si sovrappongono con una levità che nasconde e leviga ogni sforzo compositivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta delle voci verbali e dell'aggettivazione crea un registro semplice ed efficace, che si stacca dal lessico ad alta frequenza il minimo indispensabile perché si addensi una palpabile atmosfera poetica, che resta tuttavia consanguinea del linguaggio domestico, dell'ordinaria quotidianità.&lt;br /&gt;La poesia presenta in generale una struttura bipartita; la prima parte ha un'impronta fondamentalmente descrittiva; i protagonisti si muovono in una malinconica ambientazione notturna, in cui sono circondati da una quotidianità in cui il silenzio che chiude le loro giornate tutte uguali è un'entità opprimente, che proclama senza fiatare la monotonia della vita, il freddarsi della passione, l'impossibilità di slanciarsi, ormai, in sogni arditi e impegnarsi in un mondo ideale che è negato alla routine delle esistenze comuni, alla sua svilente circolarità che sfuma in un annichilante anonimato. In questa dimensione esistenziale appiattita ed incolore, l'esortazione a "non andare oltre la clessidra", ossia a non sognare nulla che duri più di una scarna manciata di secondi, ad abbandonare qualunque progettualità di ampio respiro, per ripiegarsi nel labile tepore delle cose ordinarie, in uno scenario costellato tuttavia di vuoti e di silenzi, in cui un fiore al davanzale sembra esprimere inconsapevolmente una maggior vitalità, e quasi una maggior capacità di sopravvivenza, rispetto alla stesse persone, rattrappite in notti senza calore né passione.&lt;br /&gt;La seconda parte sviluppa gli spunti esortativi disciolti nella prima sezione: l'invito è a distogliere la mente dagli impegni del giorno, dal lavorio della mente, delle mani, delle bocche; forse, nel silenzio della notte, c'è ancora spazio, se non per immaginare, almeno per rassegnarsi all'imponderabilità e misteriosità dell'esistenza, ad un buio notturno in cui smarrire almeno un poco il proprio volto, anche se precariamente e per breve spazio, per ritrovare se stessi, più vivi e autentici, anche se, forse, meno reali e concreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paola Staccone&lt;/strong&gt;, componente della Giuria della IV Edizione del Premio di poesia "Carmina Spada".&lt;br /&gt;Ceccano (Fr), 8 luglio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5165677391140632228?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5165677391140632228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5165677391140632228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5165677391140632228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5165677391140632228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/07/il-2-premio-al-concorso-carmina-spada.html' title='Il 2° premio al concorso &quot;Carmina Spada&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hyrdCAMyERk/ThyuYtghBOI/AAAAAAAABTk/EZY6ARDfcD8/s72-c/SDC11507.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8093720591495500473</id><published>2011-06-05T10:35:00.000-07:00</published><updated>2011-06-05T10:35:25.985-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Una nota critica di Marco Scalabrino a "Ritratti in lavorazione"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-iSSwxPmZdyE/Teu-IHu28nI/AAAAAAAABRA/BevO_dSZZzY/s1600/marcoscalabrino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-iSSwxPmZdyE/Teu-IHu28nI/AAAAAAAABRA/BevO_dSZZzY/s1600/marcoscalabrino.jpg" t8="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La silloge di Giuseppe Vetromile RITRATTI IN LAVORAZIONE inaugura, nell’Aprile 2011, la Collana di Poesia IL RETROVERSO delle Edizioni del Calatino, il cui animatore è il catanese Giuseppe Samperi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro si compone, sin dal sottotitolo, di due sezioni, Poesie del salario e Poesie del disincanto, quindici testi la prima, venti la seconda, il cui esplicito nesso è quello di un prima e di un dopo. Lo spartiacque è segnato dalla data del ventinove dodici duemilaquattro, quella dell’ultima marcatura in uscita dalla fabbrica, lo stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco in Campania: “Lascerò quest’officina con un rimasuglio di cuore sfatto, / appena per strisciare l’ultima ora al marcatempo / e poi rifarmi una nuova veste di cielo immacolato. / Dove andrà a finire il mio cielo, dove, / dopo la farragine del giorno sull’abisso ricurvato?” &lt;br /&gt;Sul “disincanto”, sulla vita in pantofole, sull’inverno improvviso sulle mani … no. Preferisco, piuttosto, spendere qualche parola sul “salario”.&lt;br /&gt;Sarà a motivo della mia predilezione per l’opera di Edgar Lee Masters ma … i nomi, le vicende, le vite delle donne e degli uomini cantati da Giuseppe Vetromile, questi amari quadri umani, ovviamente nel debito rapporto, altro non sono che pagine spietate di realtà, di esistenza vissuta, di storia, quella con la esse minuscola, che mai e poi mai conquisterà gli onori della ribalta ufficiale. E dunque ecco emergere, da queste facciate macchiate di inchiostro, una rivisitazione partenopea in quell’ottica di un mondo che, giusto per “la semplicità scarna dei versi, il contenuto dimesso, i piccoli fatti quotidiani privi di eroismi e impastati di tragedia”, s’apparenta a quello della più celebre saga dello Spoon River. E così gli odierni Salemme il magazziniere, Ginestra C. donna delle pulizie, il barista Antignani, il signor Empedocle C. addetto tecnico, Maria la segretaria, Tonino, il manovale Caiazzo, un pendolare alla fermata, Aligi, De Fusco Giovanni operaio della terza linea, Esposito G. pensionato profilano i personaggi/ritratti di questa sorta di mini Spoon River di Pomigliano, mentre l’Assemblea, lo spazio comune a tutti loro, richiama palesemente la Collina dove “dormono” gli “eroi” dell’autore statunitense (questi ultimi due componimenti, peraltro, entrambi posti in apertura delle rispettive antologie). &lt;br /&gt;E allora, proprio alfine di avvalorare quanto detto, se ne riportano, a mo’ di esempio, brevi significativi stralci. &lt;br /&gt;Assemblea: “In stanze anodizzate … nelle poche scorte d’ossigeno latente / luminari del lavoro tentano fiabe / per l’indiscusso mondo degli affari. / Vola il fiato dei presidenti / sull’autunno caldo dei derelitti / mentre le tute suddivise in quadrati e cerchi … urlano basta con poca dimestichezza / dei propri fragili futuri”; Salemme, il magazziniere: “Integerrimo, costante, preciso. / Per una vita ho elargito pezzi di ricambio … ma non conoscevo ancora il sapore del cielo ... ora è questa / la mia patria: qui … ho trovato ubicazione non marcata / sul mappa di memoria del computer. / Noi fantasmi abbiamo nelle tasche altro pane, / altro sale”; Ginestra C., donna delle pulizie: “Ho da riscuotere il salario già dall’altro mese prorogato / e qualche spicciolo in più / per quelle pulizie date in cambio d’un favore / a quel pover’uomo sopra l’ammezzato. / Il mio nome / è Ginestra C., lontano dalle favole lavo lavandini / e gabinetti nella ditta”; il barista Antignani: “Ore cinque e trenta … sguazza tazzine … architetta vetrine, / apre la cassa, sforna gli aromi. Poi va, / sbuffa, la vecchia macchina del caffè”; il signor Empedocle C., addetto tecnico: “Aspetti che / muoia la vecchia valvola d’ottone / (flussa ormai a metà del suo dovere, / manca di guarnizioni, membrane / o volt.) / Da millenni qui scartocci cellophan, / coperture, consulti lisi manuali. / Non ti fidi dei colleghi”; Maria la segretaria: “Tra la hall e l’ufficio del direttore / sublima lettere modello / rimediando un labile sorriso. / Quanta poesia può esservi / nel dolce cuore d’una donna … che il tempo non ha mai / per amare”; Tonino: “C’era da aspettarsi questa improvvisa / consumazione del calendario? / Tonì … ma che diavolo dicesti al tuo cuore scapestrato / perché – svilito, defraudato – cessasse, così / di battere all’improvviso? / Di che altro / potevi campare? Il finemese, la casa, / la famiglia, il bar, la cricca, / l’onestà d’un lavoro poco ma giusto”; il manovale Caiazzo: “Avrà i suoi cinquant’anni e passa … manovra gelidi colli lavorando coi calli. / Al mattino trapassa i cancelli, / si muta subito in tuta, unge le rughe, / s’inguanta le mani, si chiude / nei loculi occulta rinunce, / scartoccia fagotti, dispone pedane”; un pendolare alla fermata: “Nella bruma del piazzale / alla fioca luce dei quattro lampioni …. insugherito e svalutato … consuma preghiere alla ringhiera / per il suo ultimo resto di illusioni”; Aligi: “Aligi, sei fermo! / Hai infagottato ai piedi del letto la tua roba: / la tua storia! per rivederla intatta dopo il sogno. / Ma tu hai confuso la morte col riposo. / Eppure insisti … certo qualcosa prendevi / dal vento e dai sussurri dell’aria, dalle stelle persino, / come viatico ai tuoi giorni stretti”; De Fusco Giovanni operaio della terza linea: “La mia vita / è questa pezza di tuta grassa / da indossare sopra i sogni, le speranze. / La mia vita / è anche questa morte improvvisa e immeritata / capitata al centro del banale grigiore”; al numero civico 53 (Esposito G. pensionato): “S’era fatta di gesso / la sua faccia … ma la sua anima cantava ogni mattina. / Contava mille anni e recitava avemarie, litanie / che lo liberassero dai mali, che lo alzassero / finalmente al cielo. / Morì … nel vecchio quartiere, incastrato / nella polvere dei giorni andati”.&lt;br /&gt;“Tutto ciò che vediamo o sembriamo / è soltanto un sogno dentro un sogno”, Edgar Allan Poe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Scalabrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8093720591495500473?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8093720591495500473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8093720591495500473' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8093720591495500473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8093720591495500473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/06/una-nota-critica-di-marco-scalabrino.html' title='Una nota critica di Marco Scalabrino a &quot;Ritratti in lavorazione&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iSSwxPmZdyE/Teu-IHu28nI/AAAAAAAABRA/BevO_dSZZzY/s72-c/marcoscalabrino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-573139883656896460</id><published>2011-05-13T10:05:00.000-07:00</published><updated>2011-05-13T10:09:27.523-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Una recensione di Antonio Spagnuolo su "Ritratti in lavorazione"</title><content type='html'>Vetromile, tra le pagine della sua continua ricerca della novità e del poter dire o raccontarsi, ci sorprende con una nuova raccolta, tutta illuminata dalla fragranza delle improvvisazioni.&lt;br /&gt;In effetti “Ritratti in lavorazione” offre pittorici schizzetti, che ben si potrebbero definire fotografie dei ricordi.Egli fuoriesce dalle frange minimaliste, abita quella linea meridionalista della poesia, che accoglie e sa ancora, nonostante i minimalismi e nominalismi e il nihilismo di massima, che vanno per la maggiore, accogliere senso e mistero e movenze romantiche che danno forza al vero realismo, di cui Vetromile è elegantemente impregnato, generosamente coinvolto. Purché il realismo non lo si intenda more geometrico alla stregua dell'essere materiale, empirico, etc., come hanno voluto le temperie illuminista prima e positivista poi, ma si guardi al realismo come la dimensione personalistica della unità di tensione, ironica ed autoironica, quasi programmata per una de-sublimazione della lingua, nella quale l'essere poeta è alpha ed omega insieme per sopravvivere. Una storia personale che riesce a coinvolgere per le sue policromatiche sfaccettature, tra i personaggi che hanno arricchito lo scorrere dei giorni, e le avventure sociali e morali che hanno impregnato le ombre e le folgorazioni degli anni di lavoro. Il personalissimo “verso lungo” che caratterizza quasi tutte le poesie di Vetromile ottimamente si addice al “racconto”, un racconto che tra queste pagine si dipana tra l’immaginario e le lacerazioni, tra gli scenari inconsueti e il magma ribollente delle intime inquietudini.La poesia è immediata ed improvvisa aperta ai ritmi del palpabile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Antonio Spagnuolo (da &lt;a href="http://poetrydream.splinder.com/post/24555087/recensione-n-173"&gt;http://poetrydream.splinder.com/post/24555087/recensione-n-173&lt;/a&gt;)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Vetromile : “Ritratti in lavorazione” – Ed. del Calatino – 2011 – pagg. 68 - € 10,00&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-573139883656896460?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/573139883656896460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=573139883656896460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/573139883656896460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/573139883656896460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/05/una-recensione-di-antonio-spagnuolo-su.html' title='Una recensione di Antonio Spagnuolo su &quot;Ritratti in lavorazione&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2344937141561282826</id><published>2011-05-12T13:04:00.000-07:00</published><updated>2011-05-13T13:38:17.339-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Una recensione di Antonio Spagnuolo</title><content type='html'>Giuseppe Vetromile : “Ritratti in lavorazione” – Ed. del Calatino – 2011 – pagg. 68 - € 10,00 -&lt;br /&gt;Vetromile, tra le pagine della sua continua ricerca della novità e del poter dire o raccontarsi, ci sorprende con una nuova raccolta, tutta illuminata dalla fragranza delle improvvisazioni.&lt;br /&gt;In effetti “Ritratti in lavorazione” offre pittorici schizzetti, che ben si potrebbero definire fotografie dei ricordi.&lt;br /&gt;Egli fuoriesce dalle frange minimaliste, abita quella linea meridionalista della poesia, che accoglie e sa ancora, nonostante i minimalismi e nominalismi e il nihilismo di massima, che vanno per la maggiore, accogliere senso e mistero e movenze romantiche che danno forza al vero realismo, di cui Vetromile è elegantemente impregnato, generosamente coinvolto. Purché il realismo non lo si intenda more geometrico alla stregua dell'essere materiale, empirico, etc., come hanno voluto le temperie illuminista prima e positivista poi, ma si guardi al realismo come la dimensione personalistica della unità di tensione, ironica ed autoironica, quasi programmata per una de-sublimazione della lingua, nella quale l'essere poeta è alpha ed omega insieme per sopravvivere.&lt;br /&gt;Una storia personale che riesce a coinvolgere per le sue policromatiche sfaccettature, tra i personaggi che hanno arricchito lo scorrere dei giorni, e le avventure sociali e morali che hanno impregnato le ombre e le folgorazioni degli anni di lavoro.&lt;br /&gt;Il personalissimo “verso lungo” che caratterizza quasi tutte le poesie di Vetromile ottimamente si addice al “racconto”, un racconto che tra queste pagine si dipana tra l’immaginario e le lacerazioni, tra gli scenari inconsueti e il magma ribollente delle intime inquietudini.&lt;br /&gt;La poesia è immediata ed improvvisa aperta ai ritmi del palpabile.&lt;br /&gt;Antonio Spagnuolo&lt;br /&gt;Da: &lt;a href="http://poetrydream.splinder.com/"&gt;http://poetrydream.splinder.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2344937141561282826?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2344937141561282826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2344937141561282826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2344937141561282826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2344937141561282826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/05/una-recensione-di-antonio-spagnuolo.html' title='Una recensione di Antonio Spagnuolo'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-997437166080523018</id><published>2011-04-20T12:38:00.001-07:00</published><updated>2011-04-20T12:59:10.998-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti in lavorazione'/><title type='text'>Ritratti in lavorazione</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-J224VtBNAqc/Ta86i1peDlI/AAAAAAAABMM/Tnwuh9hcxPk/s1600/Ritratti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5597757232035794514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 127px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-J224VtBNAqc/Ta86i1peDlI/AAAAAAAABMM/Tnwuh9hcxPk/s200/Ritratti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;RITRATTI IN LAVORAZIONE&lt;/strong&gt;, Poesie del disincanto e del salario. Edizioni del Calatino, Collana di poesia "&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://ilretroverso.blogspot.com/"&gt;Il retroverso&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;". Catania, aprile 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Poeta dell'identità vita-letteratura, il Vetromile sa decrittare nell'uomo-robot, pur nel pieno della debilitazione fisica e psichica, oasi di disalienazione, frazioni di secondi che gli schiudono sentieri meno impervi, addolciti da un sentire intimo e segreto, antidoto alla catena di montaggio e alla disumanizzazione dei ritmi di produzione martellanti. Dipana l'altro polo della scrittura vetromiliana: non raschia il metafisico o il trascendente perchè la sua musa, disertate le pendici del Parnaso, trae linfa dal contingente con apostasia di arzigogoli alchemici. L'impressione che se ne ricava è di cointeressenza: come nelle precedenti sillogi, pubblico e privato nei &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Ritratti in lavorazione&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; si intersecano sulla traiettoria dell'essenzialità, spoglia di edulcorazioni e sdilinquimenti sentimentaloidi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Dalla Prefazione di Anna Gertrude Pessina)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-997437166080523018?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/997437166080523018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=997437166080523018' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/997437166080523018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/997437166080523018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/04/ritratti-in-lavorazione.html' title='Ritratti in lavorazione'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-J224VtBNAqc/Ta86i1peDlI/AAAAAAAABMM/Tnwuh9hcxPk/s72-c/Ritratti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2830233290149756062</id><published>2011-02-20T11:31:00.000-08:00</published><updated>2011-02-20T11:34:50.996-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una nota di Aldo Ferraris su "Inventari aprocrifi"</title><content type='html'>Ho letto con attenzione il libro "Inventari apocrifi", e l’ho trovato molto bello. Giuseppe Vetromile ha una scrittura densa e colta, arricchita da immagini originali e aperture liriche che accrescono la fluidità della lettura.&lt;br /&gt;E’ un diario intimo, nel quale l'autore formula domande di cui, forse, non avrà risposta. Una cronaca quotidiana dove cerca nella realtà uno spiraglio dal quale scrutare l’ignoto in cerca di rivelazioni.&lt;br /&gt;Il verso lungo aiuta, portando ad una lettura musicale più distesa e accompagnando il lettore in un flusso di immagini che coinvolge.&lt;br /&gt;E’ un lavoro importante e la sua compattezza poetica denota quanto il flusso creativo di Vetromile sia stato dettato dal bisogno e dall’ispirazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo Ferraris&lt;br /&gt;20/2/11&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2830233290149756062?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2830233290149756062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2830233290149756062' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2830233290149756062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2830233290149756062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2011/02/una-nota-di-aldo-ferraris-su-inventari.html' title='Una nota di Aldo Ferraris su &quot;Inventari aprocrifi&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2356154915497085319</id><published>2010-12-23T09:16:00.000-08:00</published><updated>2010-12-23T09:19:29.516-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti'/><title type='text'>Una riflessione di Enzo Rega sul libro "Attilio Cindramo e altri perdenti"</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553928270332108658" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 78px; CURSOR: hand; HEIGHT: 98px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TROEVf0lH3I/AAAAAAAABFU/Q5AgxQAepkI/s200/enzorega.jpg" border="0" /&gt;E’ un libro notevole, che cresce su se stesso ad ogni pagina, con una scrittura che conosce pochissimi cedimenti. Il poeta sa essere narratore, e buon narratore, senza che le due arti della scrittura interferiscano tra di loro, se non per gli scambi fecondi che possono esserci fra i possibili esercizi letterari. E’ inoltre un libro filosofico, senza che, anche in questo caso, la filosofia intralci, scacci la letteratura. E’ filosofico lo sguardo sul mondo, sul suo mistero, su questo nostro essere “qui e ora” nella voragine del nulla che sta lì per inghiottirci. “Essere presente significa tenersi fermi nel nulla”, e l’autore analizza nel dettaglio quotidiano questa transeunte presenza dando sentore del nulla incombente: “incipiente” nel trapasso dalla vita alla morte che conclude ogni (o quasi) racconto.&lt;br /&gt;Giuseppe Vetromile pratica dunque con sapienza pure questo genere nobile, anche se non sempre riconosciuto, genere a cui molti preferiscono il romanzo, mentre, anche in Italia, abbiamo grandi scrittori di racconti. Racconti, quelli del Vetromile, che hanno una giusta misura nel loro crescendo, fino allo stacco, al salto finale. Sembra che, per tutta una vita, anziché poesia (o insieme ad essa), l’autore abbia scritto solo (sempre) racconti. Con i quali, come con le poesie, dà voce a questo nostro “esserci” su questo “scherzo di fango” che è la terra.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Enzo Rega, 9/12/2010&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2356154915497085319?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2356154915497085319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2356154915497085319' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2356154915497085319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2356154915497085319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/12/una-riflessione-di-enzo-rega-sul-libro.html' title='Una riflessione di Enzo Rega sul libro &quot;Attilio Cindramo e altri perdenti&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TROEVf0lH3I/AAAAAAAABFU/Q5AgxQAepkI/s72-c/enzorega.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1401119230718132026</id><published>2010-12-20T03:56:00.000-08:00</published><updated>2010-12-20T03:58:43.767-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione di Raffaele Piazza su "Poiein"</title><content type='html'>Giuseppe Vetromile, l’autore del testo che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Napoli nel 1949. Inventari apocrifi  è una raccolta poetica non scandita e, anche per questo, potrebbe avere una valenza poematica. In Inventari apocrifi  l’autore fa un largo uso del verso lungo, che controlla molto bene. La poesia di Vetromile è caratterizzata da chiarezza, nitore e velocità. I componimenti di Inventari apocrifi sono tutti di notevole lunghezza e alcuni di essi possono considerarsi dei veri e propri poemetti. Programmatica la poesia iniziale intitolata Che si dica; si tratta di una poesia che ha un bellissimo incipit: -“ /Ma poi sopraggiunse l’attimo di luna    apparve improvviso/  sul quartiere distrutto dai lampioni. Riapre ferite bianche sulle crepe dei muri./ Inonda di chiarore le quattro fette di pane a cena/…”. Protagonista di questa poesia è la luce lunare e solare che inonda tutto il sembiante del paesaggio, esteriore ed interiore, che viene detto sulla pagina; è presente, in questo componimento, un “tu” femminile, al quale il poeta, in modo accorato, si rivolge: tutto il discorso va ad inserirsi nell’ambito di una quotidianità sublimata  (il rottamato trascorrere dei giorni sul davanzale). La scrittura, in Inventari apocrifi,  è caratterizzata, generalmente da chiarezza e linearità; a volte, tuttavia, in qualche componimento, il tessuto linguistico è costituito da sintagmi che creano immagini visionarietà, caratterizzate da una forte densità metaforica e sinestesica. Come scrive Raffaele Urraro, nella sua nota critica al testo,  Inventari apocrifi si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita e quindi anche sul senso di sé e sulle curve di un cammino che si snoda tra “soste”, “voglie” e “speranze di partenza”. L’io-poetante è al centro di questo mondo: ritroviamo quindi una dialettica tra l’io che sa e un io che si sente proiettato verso avventure dello spirito e dell’anima. Ma c’è anche dialettica tra l’io e il mondo, tra l’io e la società, tra l’io che rivendica il proprio essere libero, come condizione inalienabile per la piena realizzazione del progetto di “sé” e la società che tende ad operare condizionamenti insopportabili. E’ presente, spesso in Inventari apocrifi anche un forte senso dell’epica del quotidiano, che può essere sentito e vissuto anche tra le mura domestiche come nella poesia  Azzeramenti e ripristini –“Stasera mia cara non combacia l’oro delle tue labbra/ col silenzio atroce della fortuna// qui in questa casa detersa da ogni avventura lo stare/ è ormai giro di orologio scialbo mentre tramo voli di sghimbescio/ sul far dell’alba/ verso un’Itaca opportuna…/”. In questa poesia si viene a realizzare un forte senso del tempo, che invade gli spazi, in una dimensione di cronotopo: qui gli spazi sono quello più tangibile della casa e anche quello più vago e sfumato di un’Itaca opportuna. Un senso di magia e di sospensione costella i versi di Inventari apocrifi, versi che presentano, anche, una forte componente di mistero. Si riscontra una forte icasticità e i versi sono caratterizzati da una notevole tensione emotiva, che viene ben controllata, in una misura del verso mai debordante. La poetica di Vetromile si estrinseca spesso in periodi  lunghi ed in ininterrotta sequenza, ma non mancano frasi brevi costituite da uno o due versi veramente incisivi.  Alta la poesia Sensi e controsensi, divisa in due parti; nella prima parte di questo componimento si realizza il procedimento anaforico della triplice ripetizione del sintagma Vestito così: in questa composizione costituita da versi veloci e rarefatti, ci si interroga sul senso della vita e dello stare al mondo. Pare che il poeta voglia farci intendere il senso di un esistere, nel quale, anche il modo di vestire può influire nella considerazione che si riceve dagli altri e nella semplice vita di ogni giorno; il discorso tende a farsi misterioso e non privo di fascino e ogni riferimento al modo in cui l’interlocutore è vestito rimane taciuto; non sappiamo nulla di come sia vestito (potrebbe anche portare una divisa). In ogni caso il modo di vestire di questo misterioso personaggio lo porta a fare delle buone esperienze nel mondo e ad essere felice:-//Vestito così potrai dare un corpo alla vita che va/ verso dove quando/ senza sapere nulla dell’asintoto non euclideo/ di una morte che non appare mai// se non nel tempo che va scemando/…” Sognante il versificare di Vetromile, pervaso da una trasparenza e da una nitidezza notevoli. Come dice lo stesso autore nella presentazione, non accetteremmo in via “ufficiale” ragionamenti e filosofie di peculiare importanza sulla vita e sulla morte, sull’amore e su Dio, sul nostro divenire, sul nostro essere, se non ci venisse, almeno un poco, in aiuto la poesia. Poesia che possa in qualche modo ammorbidire, diluire, mitigare, raccordare e depurare i grandi temi della nostra esistenza: per poi trasfigurarli e innalzarli a ranghi artistici. Gli Inventari apocrifi costituiscono un personalissimo, recente tentativo di raccogliere, e in qualche modo riconoscere, catalogare e intabellare  schemi di domande sui grandi quesiti dell’esistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.poiein.it/autori/000_NeWS/elenco.htm"&gt;http://www.poiein.it/autori/000_NeWS/elenco.htm&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1401119230718132026?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1401119230718132026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1401119230718132026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1401119230718132026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1401119230718132026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/12/una-recensione-di-raffaele-piazza-su.html' title='Una recensione di Raffaele Piazza su &quot;Poiein&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5661916523126720727</id><published>2010-07-02T04:27:00.000-07:00</published><updated>2010-07-02T04:29:26.170-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I premi'/><title type='text'>La poesia premiata al Concorso Carmelina Spada</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il sogno del domani&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trema d’ombre la terra stasera. Tu mi racconti&lt;br /&gt;ancora dei caseggiati sparsi nel riverbero lunare,&lt;br /&gt;fantasmi di pietra nera con occhi di gatto,&lt;br /&gt;immobili nello sciamare dei gridi notturni&lt;br /&gt;in attesa di un nuovo palpito di luce dall’est.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No: il sogno del domani è ancora smorto,&lt;br /&gt;insipido d’ore e d’avventure, e tu non vedrai&lt;br /&gt;le mie vele issate, pronte al recupero d’un viaggio&lt;br /&gt;verso un altro porto di speranza: è qui, mia cara,&lt;br /&gt;l’acuto stridio del dolore sulla pelle della sera,&lt;br /&gt;ed io non rimango che attonito, aggrovigliato&lt;br /&gt;a questa preghiera che tutto innalza a metà&lt;br /&gt;cielo. Trasfigurato in pietra d’attesa come&lt;br /&gt;quei neri fantasmi di cemento abbandonati&lt;br /&gt;sul cuore stanco della terra. No: non dirmi, amore,&lt;br /&gt;della materia di conforto che interi ci racchiude&lt;br /&gt;in un guscio indissolubile di aria: la morte è qui&lt;br /&gt;– comunque – aggrappata a me senza pretese&lt;br /&gt;di vedermi riciclato in un atomo d’azoto,&lt;br /&gt;quantunque turbinoso, avventuroso… Ed io,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mia cara, sarò guardingo nel chiedere la vita:&lt;br /&gt;un passo dopo l’altro, in silenzio, attento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a non dissolvermi nel cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La motivazione della Giuria:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una poesia fatta di un’eco continua, Il sogno del domani. Riverberi, visioni, prefigurazioni oniriche, trovano spazio in una scrittura piana, pacata, piena di rimandi pascoliani (dalle Myricae ai Canti di Castelvecchio) e di un’attenzione particolare rivolta all’atmosfera notturna, colta nell’attesa di un nuovo giorno.&lt;br /&gt;Le due tradizionali categorie di spazio e tempo vengono qui emendate in una definizione metafisica, eterea. Essi si sposano in un’unica nuova dimensione, l’uno emanazione dell’altro; lo spazio serale pare essere sospeso, proiettato già nell’Attesa di un nuovo palpito di luce dall’est, da un Oriente fatto di sembianze mitiche e misticheggianti.&lt;br /&gt;Ma quest’Attesa è talmente dilatata da essere rarefatta: è un sogno ancora smorto, che non ha vissuto il sapore dll’avventura e dello scorrere del tempo; è un sogno ancora lontano, come un ignoto porto di speranza verso il quale il poeta presto vorrà riprendere il viaggio (e come un’eco suggestiva, sembra di sentire l’Ulisse di Kavafis…). E infatti, dalla dimensione fantastica del sogno, dall’attesa il poeta ripiomba drasticamente e drammaticamente nella realtà, in una realtà dove il Dolore si fa stridente, acuto, lancinante. Quel dolore è qui: l’avverbio locativo così netto, chiaro e preciso, lega il senso angoscioso della sofferenza alla consapevolezza della morte. E così il Dolore finisce – com’è ovvio – per contrastare con il desiderio, e la coscienza della fine annulla addirittura la possibilità di quel conforto che ci avvolge come come un guscio indissolubile di aria: anche la consolazione di indicare un’amata (segnalata dagli epiteti “amore” e “mia cara”) diventa un’illusione inutile.&lt;br /&gt;A questa smaterializzazione di sé il poeta può solamente opporre, come sua estrema ratio, un ideale di vita più guardingo, meno esuberante e più misurato, consapevole della precarietà della vita e dei suoi sentimenti che vanno vissuti un passo dopo l’altro, senza pretese arroganti. Il sogno del domani a questo punto rimane un sogno irrealizzato, ovvero realizzato solo a metà: concretizzatosi magari, ma dopo aver perso l’iniziale innocente speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premio di Poesia “Carmelina Spada”, Ceccano (Fr), 18 giugno 2010.&lt;br /&gt;Per la Giuria: Alessandro Liburdi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5661916523126720727?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5661916523126720727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5661916523126720727' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5661916523126720727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5661916523126720727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/07/la-poesia-premiata-al-concorso.html' title='La poesia premiata al Concorso Carmelina Spada'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5247167115677259587</id><published>2010-06-29T10:02:00.000-07:00</published><updated>2010-06-29T10:06:02.731-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti'/><title type='text'>Una recensione di Sergio Saggese</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TCon6guLDpI/AAAAAAAAA64/5_oA5qkpUoM/s1600/saggese.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 141px; height: 143px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TCon6guLDpI/AAAAAAAAA64/5_oA5qkpUoM/s200/saggese.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488242982073863826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;RUBRICA FABULA RASA a cura di Sergio Saggese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il signor Cindramo... e altri perdenti&lt;br /&gt;Il signor Attilio Cìndramo… e altri perdenti di Giuseppe Vetromile (Kairòs edizioni, 2010), euro 14. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nucleo attorno al quale ruotano tutti quanti i racconti di questa raccolta di Vetromile è la condizione dei perdenti. Ma c’è pure in essi - se ne sente la presenza costante e discreta - una poesia superiore che tiene unite le vicende narrate nobilitandole. &lt;br /&gt;Le parole di Vetromile fanno scorta di poesia prima di mettersi in viaggio. O forse sarebbe più giusto dire che la poesia li accompagna in maniera virgiliana questi racconti, spronando il lettore certe volte, in altre frenandolo, ma soprattutto dando a tutto quanto un senso.&lt;br /&gt;Si parla di esclusi, di emarginati, di incompresi, di impacciati. Personaggi che Osvaldo Soriano, che pure si è occupato di perdenti, definiva “sognatori che deambulano come fantasmi nelle periferie della città”.&lt;br /&gt;Teniamoli bene a mente questi due termini: “deambulare” e “periferie”, perché rappresentano le condizioni estreme, richieste e necessarie per chi, obbedendo a una sorta di ordine interiore, più che isolarsi, si piazza separatamente a guardia.&lt;br /&gt;La solitudine è un timone.&lt;br /&gt;Quelle che sembrano vite di sconfitti, diceva Pontiggia, sono semplicemente esistenze di uomini non illustri. &lt;br /&gt;I protagonisti di questi racconti di Vetromile sono in fondo dei vincenti, ma intrisi di una vittoria talmente sommessa da sembrare sconfitta.  &lt;br /&gt;Si tratta di personaggi strani e malinconici ma fortemente dignitosi, perché la loro sconfitta nella vita deriva dal fatto di non aver voluto vendersi del tutto, per mantenere intatta la capacità di meravigliarsi e di emozionarsi.&lt;br /&gt;Se ne stanno per lo più in solitudine e in silenzio. Ma anche qui non è detto che, come per la sconfitta, la solitudine e il silenzio siano effettivamente tali. &lt;br /&gt;Molti perdenti, riguardo alla solitudine, si appartano non perché non riescono a condividere le proprie pene con gli altri, ma perché lo richiede una sorta di loro assegnata postazione. Sono dei baluardi, alla fine, appostati ai margini della società per meglio vigilare come sentinelle sulle mura della vita. È questo il motivo dei loro gesti stereotipati, le loro fisime, le loro smanie per le precisazioni, le loro aritmetizzazioni. Essi sono tutti sovrapponibili al viavai ripetuto, comandato e misurato dei piantoni.  &lt;br /&gt;Pare che, dopo averle provate tutte, dopo aver provato cioè con le trombe, coi tamburi, con i fuochi, Maometto abbia constatato che per richiamare a raccolta i fedeli alla preghiera, non ci fosse nulla di meglio della voce umana, dell’urlo del  semplice muezzin dall’alto del minareto. &lt;br /&gt;Ebbene, di contro al vano fragore di certe arroganze, si potrebbe dire lo stesso, paragonandola a quella del muezzin, della voce silenziosa di certi perdenti, scelti per richiamare a raccolta noialtri loro simili attorno alla Morale coi loro silenzi in fondo urlanti, in qualità per l’appunto di baluardi o, come meglio diceva Tolstoj, “in qualità di volontà sempre a guardia della nostra tranquillità spirituale” .&lt;br /&gt;Di silenzio, riguardo a quello, Vetromile ne sa qualcosa, visto che transita con assoluta leggerezza nelle vite dei suoi personaggi anch’egli silenzioso di sé, senza intromettersi, tenendosi esterno ai fatti a vantaggio del realismo. &lt;br /&gt;Egli entra nel mondo di persone normali e normalmente perdenti, che difendono i propri  ideali senza scendere a compromessi e accettando con tenacia ed umiltà i colpi bassi del destino. I suoi perdenti sono dei donchisciotte di cui noi tutti siamo probabilmente, con le nostre mostruosità, i mulini a vento.&lt;br /&gt;Viene da chiedersi, leggendo questo libro, che cosa significhi in realtà perdere. Perché se è vero che i perdenti sembra che non si godano il mondo e siano precari di questa vita, è altrettanto vero che dal canto loro, come diceva Bufalino, “I vincitori non sanno quello che perdono”.&lt;br /&gt;La prosa di Vetromile procede pur essa in punta di piedi. Il linguaggio è semplice e immediato, di una semplicità che non è né povertà né asciuttezza, ma  forte capacità di sintetizzare.  &lt;br /&gt;E poi c’è una saggia follia che zigzaga tra le parole.&lt;br /&gt;Ci si chiede perché questi personaggi sembrano tutti folli.&lt;br /&gt;Ebbene, forse perché, come diceva Alexander Pope, “I folli bazzicano dove neanche i santi osano”. &lt;br /&gt;La follia di tutti questi perdenti è in certi casi saggezza agli occhi di un Dio ordinatore. E in qualche maniera i protagonisti dei racconti di Vetromile sono tutti quanti maniaci, dove però la mania è sì un demone che sconvolge la mente, ma al tempo stesso anche una modalità estrema della conoscenza.&lt;br /&gt;Devo dire che personalmente ho una predilezione per questo genere di storie. Storie in cui i protagonisti scelgono i tunnel alle strade, e che non la spingono come tendono a fare tutti quanti gli altri la vita ma ci stanno sotto, semplicemente perché da sotto, lì dove vogliono stare, assumono il compito ben più importante di sorreggerla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tratta da: http://www.isoladellevoci.it/public/home/index.php&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5247167115677259587?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5247167115677259587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5247167115677259587' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5247167115677259587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5247167115677259587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/06/una-recensione-di-sergio-saggese.html' title='Una recensione di Sergio Saggese'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TCon6guLDpI/AAAAAAAAA64/5_oA5qkpUoM/s72-c/saggese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8559189778719615183</id><published>2010-06-16T13:29:00.000-07:00</published><updated>2010-06-16T13:45:43.093-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti'/><title type='text'>Il signor Attilio Cindramo: la presentazione presso HDE</title><content type='html'>Presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti" presso l'HDE, in Piazzetta del Nilo 7, Napoli, mercoledì 16 giugno 2010. Relatori: Nando Vitali, Maurizio de Giovanni e Sergio Saggese. Presente in sala anche il famoso attore Alan De Luca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Alcune foto dell'incontro:&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk3uEhQcGI/AAAAAAAAA6M/VKZorteNwUY/s1600/SDC10594.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483475285927030882" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk3uEhQcGI/AAAAAAAAA6M/VKZorteNwUY/s200/SDC10594.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk3RdSKNHI/AAAAAAAAA6E/umbv6W2VS8s/s1600/SDC10593.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483474794358387826" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk3RdSKNHI/AAAAAAAAA6E/umbv6W2VS8s/s200/SDC10593.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk25BPPk1I/AAAAAAAAA58/yRBnEFwbUSc/s1600/SDC10591.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483474374513103698" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk25BPPk1I/AAAAAAAAA58/yRBnEFwbUSc/s200/SDC10591.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk2gvSolnI/AAAAAAAAA50/LjJ-XzXrwDw/s1600/SDC10590.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483473957378627186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk2gvSolnI/AAAAAAAAA50/LjJ-XzXrwDw/s200/SDC10590.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8559189778719615183?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8559189778719615183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8559189778719615183' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8559189778719615183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8559189778719615183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/06/il-signor-attilio-cindramo-la.html' title='Il signor Attilio Cindramo: la presentazione presso HDE'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/TBk3uEhQcGI/AAAAAAAAA6M/VKZorteNwUY/s72-c/SDC10594.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5582780801875367833</id><published>2010-05-08T03:41:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:49:34.906-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Riflessioni su "Inventari apocrifi", di Giuseppe Napolitano</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S-VBrLX-OyI/AAAAAAAAA2U/L6sjlxOlJXs/s1600/SDC10338.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468849532554853154" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S-VBrLX-OyI/AAAAAAAAA2U/L6sjlxOlJXs/s200/SDC10338.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Un itinerario fuori per stare meglio dentro.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Questo piccolo ma corposo libro di Giuseppe Vetromile – è lui stesso che lo dice (quasi scusandosi o per lo meno rammaricandosi per aver compiuto “un inventario complicato e forse alla fine inconcludente…” ) – è comunque (sono sempre parole sue) “un inventario necessario, almeno per tentare di capire dove potrebbero stare le mie vere cose nascoste sotto la polvere del mondo”. Come se poi davvero servisse a qualcosa cercarsi “sotto la polvere” e non bastasse e non fosse anche soverchio quanto c’è sopra la polvere del mondo, cioè alla luce (e cioè noi), che a volte è già insopportabile da essere, o semplicemente da vedere, da descrivere e denunciare!&lt;br /&gt;E forse non c’era bisogno di fare tanta fatica – e costringere l’ignaro innocente lettore a farne altrettanta… Questi Inventari apocrifi sono costati certo all’autore un impegno inconsueto e supplementare, per cercare – scavando in una sua “vita parallela” – di mettere ordine nel “palinsesto segreto” nel quale il tempo ha depositato le scorie di sogni e lusinghe, idee private e domande senza risposta. Fatica infine inutile – come appunto confessa l’autore stesso – poiché alla fine si accorge di essere sempre all’inizio (le grandi domande sulla vita e sulla morte, purtroppo, rischiano di portare a grosse delusioni, se non ci si affida più o meno consapevolmente alla dimensione divina – e rivolgendosi continuamente ad una “mia cara” interlocutrice, forse maschera o figura di un altro sé, di quella sua “vita parallela” oppure della sua anima, Vetromile chiama spesso in causa, apertamente, il Dio con la maiuscola); l’orizzonte di un’indagine in se stessi, la pretesa di inventariare l’essenza dell’esistenza spesa e da spendere ancora, è impossibile a delimitarsi.&lt;br /&gt;Si riesce a malapena a scorgere l’angusto confine dei giorni, confusi come si è in un ambiente nel quale “in una nebbia anonima me stesso vado ricercando”, e lo sforzo appare deludente, inappagante.&lt;br /&gt;Fatica apparentemente inutile anche perché la stessa poesia normale, quella del quotidiano descrivere e rappresentare, dell’abituale colloquio con un lettore disponibile, è comunque scavo, è comunque inchiesta e testimonianza, comunque pone domande o propone risposte. Tanto varrebbe contentarsi – e si fosse capaci di cogliere anche solo la polvere del nostro mondo. Emerge infatti spesso (e non sai bene quanto rassegnato o – sotterraneamente – compiaciuto) un senso da carpe diem: cogli almeno e godi quel che riesci a riconoscere. Come in “un morso di libertà presa di sfuggita”, perché “se conti il questo e il quello se ne va a ritroso l’attimo”, e “un sorso di vita va preso d’un fiato / senza ragionarci su”.&lt;br /&gt;È l’autore a dire nella presentazione quali intenti abbiano animato e quali modi abbiano condizionato la costruzione del suo libro. Che può essere inteso come un vasto poema composto di 13 poemetti (di varia composizione, da tre – per lo più – a sei testi – uno solo); soltanto quattro le poesie di misura diremmo normale. “Il verso di Giuseppe Vetromile si tende – scrive Rega nella sua nota – fino a lacerarsi per accogliere, raccogliere quanto più possibile della ridondanza del mondo che il poeta continua a investigare, a interrogare intrecciando la propria esistenza con quella della realtà che lo circonda e, in uno slancio disperatamente panico, dell’universo stesso”.&lt;br /&gt;E mi viene da citare: Scivola il tempo delle stagioni attraverso le mie mani / fino a diventare un nunc raggrumito / un attimo che ha tutta la passione dell’universo racchiuso / in un immediato così sia… [in “Angoli reconditi e altri rifugi interni”]&lt;br /&gt;Si può concordare con le parole di Rega – certo la tensione all’indagine universale è forte e cattura l’espressione poetica in un poliedrico e polemico farsi tensione di linguaggio, difficile a seguirsi, chi non abbia orecchie per intendere. E difficilmente ci si aprono le orecchie, se il discorso da intendere ci mette un po’ paura o – peggio – ci sembra privato. L’indagine compiuta in questo inventario, dichiarato per giunta apocrifo a confonderci le idee, è un percorso nel quale ci si potrebbe riconoscere? L’uomo Giuseppe che qui si racconta nel suo crescere e credere, nel suo vestirsi di vento investigando verità nascoste (o inconoscibili, se non per fede), che vuole da noi? Come pretende che lo possiamo seguire?&lt;br /&gt;Chi ha conosciuto l’autore – premiato in tanti concorsi per la sua scrittura piana e densa, fluida ma ricca e articolata nella scansione classicheggiante, qui rimane un po’ perplesso e non trova subito l’orientamento (anche se certi stilemi, certe immagini, appartengono al Vetromile ben noto ai suoi lettori abituali: c’è il suo “vecchio cuore deluso”, c’è “un sorso di vita preso d’un fiato”, c’è pure una dannunziana “ora che s’annera” in un “lieve tocco della sera”… e si potrebbe citare ancora). Ma il disegno è chiaro: questa fluviale confessione di ricerca, lanciata nello spazio della coscienza e fuori di essa, ha bisogno di espandersi – anche fisicamente, visivamente – in un dettato che a volte rasenta e rischia la scrittura automatica… ma il controllo si avverte ed anzi a volte è scoperto; si capisce che l’autore ha tutto squadernato in sé e si adopera caparbiamente a sistemare, a inventariare ad uso e consumo di chi leggerà e – forse, se altrettanto caparbio – saprà poi leggere in se stesso alla ricerca, eccetera…&lt;br /&gt;In questi Inventari apocrifi si gioca “l’assurda lotteria del vivere”, come scrive Nando Vitali nella nota di copertina a Il signor Attilio Cìndramo… e altri perdenti, il libro più recente di Giuseppe Vetromile, una raccolta di racconti (la prima nella sua produzione) in cui lo scrittore si chiede “come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali”. E risponde con quindici casi limite, quasi tutti mortali o di grave disgrazia umana: i perdenti sono tutti coloro, e sono tanti, che nella vita fanno finta di volere fortemente qualcosa e poi si accontentano oppure vengono stroncati quando stanno per ottenerla, o se la vedono scappar via proprio quando hanno trovato la forza di acchiapparla (questo, per esempio il caso del “caffè di Ermelinda”).&lt;br /&gt;Ma alla fine la paura di finire come il signor Attilio Cìndramo c’è, di volersene restare chiuso (protetto) in casa timoroso di ogni contatto esterno; anche se si può correre il rischio di crearsi un alter ego troppo pesante da sopportare e condividerci la fine dei sogni (come il “doppio” Saverio “manducatore”); meglio magari il curatore di macchine Espedito Colajanni, che si immobilizza sulla “poltrona-robot” e la comanda solo con la voce… Sono tutti casi di “ordinaria follia”, scriverebbe qualcuno? No, sono amare considerazioni su quali binari pericolosi stiamo preparandoci a seguire, fagocitati dal male di vivere, che è spesso semplicemente la proiezione della nostra impotenza.&lt;br /&gt;Ma l’alter ego di Cardamone il poeta gli rinfaccia: “Tu e i tuoi amici poeti siete tutti degli illusi, credete di scacciare i fantasmi evocandoli, ma poi quelli comunque si abbattono su di voi. E alla fine vi distruggono, vi fanno uscire di senno” – i fantasmi di Cardamone sono forse le aspettative del poeta Vetromile, “una carezza di vento sul manto aspro della terra”; se il poeta non è un illuso e “gli basta un tozzo di pane e un’ala di poesia per volare alto su tutto l’universo”… Importante, in fin dei conti, (anche se a volte sembra che “tutto affonda sopra questa scrivania / e le mie parole stancano il foglio”), quel che importa è sapere di essere semplicemente quel che si è, ma farne tesoro e farsi tesoro.&lt;br /&gt;Così, “per noi che ingenui ancora cerchiamo dove possa essere la via”, si aprono orizzonti nuovi fuori di noi, e magari sappiamo anche come rag-giungerli… e poi ci troviamo davanti a noi stessi, alla maschera che avevamo indossato l’ultimo carnevale per fingere di essere altro, di tendere altrove… È la solita storia: siamo capaci di tutto, pur di affermare di essere capaci – quel che conta invece (ma è sempre più difficile) è sapere quale compito ci è stato assegnato, e svolgerlo al meglio.&lt;br /&gt;Il libro dei racconti di Vetromile, scritti probabilmente, a giudicare dalle date, insieme al libro degli Inventari, andrebbe letto a completamento di questo, per le affinità tematiche visibili e forse anche per quanto c’è ma è invisibile – eppure l’autore sa bene, poiché inevitabilmente (inconsapevolmente) ha parlato di sé, ha raccontato e proposto ipotesi di vita alternative in entrambi i suoi libri, leggendo dentro e fuori di sé e dentro di noi, proteiforme ingegno abilissimo mistificatore, ma inguaribilmente poeta, generosamente poeta: e nemmeno la possibilità di “appendere i fantasmi nell’armadio” lo salva dalla consapevolezza della loro presenza, dall’urgenza del loro essere lì, pronti a fargli compagnia ma pronti ad accusarlo di averli traditi, qualora dimenticasse che sono loro – i suoi ricordi e le sue illusioni – la sua salvezza, e la nostra speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Napolitano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1° maggio 2010 – Sangiuseppe lavoratore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5582780801875367833?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5582780801875367833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5582780801875367833' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5582780801875367833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5582780801875367833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/05/riflessioni-su-inventari-apocrifi-di.html' title='Riflessioni su &quot;Inventari apocrifi&quot;, di Giuseppe Napolitano'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S-VBrLX-OyI/AAAAAAAAA2U/L6sjlxOlJXs/s72-c/SDC10338.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8609439044388163359</id><published>2010-03-24T13:59:00.000-07:00</published><updated>2010-03-24T14:05:40.194-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti'/><title type='text'>Una recensione di Raffaele Urraro al libro "Il signor Attlio Cindramo e altri perdenti"</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5452308601655972242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 144px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S6p9yR-C0ZI/AAAAAAAAA0c/Xg3FsqZ0oME/s200/Cindramo.jpg" border="0" /&gt;Quindici racconti. Quindici personaggi arrampicati su una scala perfida e perversa, da cui facilmente si cade per finire in un abisso disperato. Sono uomini “perdenti” (come si dice nel titolo), che attraversano l’esistenza a fari spenti, afferrati alla gola dalla solitudine, dalle manie incorreggibili, dalla rassegnazione, dalla monotonia di una vita incolore, dalle trappole tese dagli altri, dalle fissazioni, dal lavoro alienante, dal fallimento di un’attesa o di un sogno, dalla pazzia, dall’incapacità di trovare un senso alla propria vita, dall’estraneità alla vita, dalle manie sconfortanti. Sono campioni, questi, di un’umanità sofferente, che si agita in uno spazio senza luce, senza prospettiva, senza speranza.&lt;br /&gt;Perché Vetromile abbia posato il suo sguardo su questa umanità tragica e angosciante non è facile spiegarlo. Certo, il piacere di raccontare, il gusto di costruire storie, il divertimento intellettuale nello strutturare la psicologia dei personaggi sono evidenti. Ma la scelta di quella parte di umanità che lo attira come una calamita e lo stimola alla rappresentazione forse è dovuta a diversi fattori: al suo sentimento di fratellanza e di solidarismo concentrati nella sua coscienza di uomo di questo nostro tempo perverso e malandato, alla vita trascorsa in fabbrica e alla lotta continua sostenuta con se stesso per sottrarsi ai rischi di un’alienazione sempre incombente, alla sua partecipazione alle battaglie sindacali che hanno ravvivato la sua coscienza civile. Già nei testi poetici Vetromile non si risparmia nel lanciare i suoi strali contro questa società egoista ed escludente, né si sottrae ad evidenziare i rischi di alienazione e di abiezione che comporta il lavoro in fabbrica. Ma qui, nei suoi racconti, il suo sguardo si fa più acuto invasivo: sente il bisogno di vedere e di comprendere che cosa si agiti nei recessi dell’anima degli uomini, in quel territorio dove si germinano drammi di cui in genere è visibile solo la parte emergente, solo ciò che appare, ciò che si vede, cioè ciò che non può consentire mai di leggere la vera realtà delle cose. E Vetromile proprio lì vuole scendere, là dove si scatenano pulsioni incontrollabili e sfuggenti, là dove si consumano le vite. Ed è costretto a prendere atto delle assurdità dell’esistenza, di una sorta di mondo surreale e inquietante: i suoi personaggi vivono una vita inutile, scandalosa direi, una vita deviata; e l’autore li segue nelle loro peregrinazioni verso la morte o verso la follia. È un mondo di disperati che rappresentano certamente un campionario di umanità verso la quale pochi rivolgono il loro studio o la loro attenzione.&lt;br /&gt;L’atteggiamento di Vetromile verso questo mondo così appartato denota, come si è detto, il suo interesse di uomo, la sua intima partecipazione al loro destino di tragedia.&lt;br /&gt;Ma la scrittura è un’altra cosa. Rappresentare un mondo tale comporta due possibili atteggiamenti: o aderisci intimamente e simpateticamente a quel mondo facendoti intravolgere in quella ragnatela di follia e di disperazione, o poni tra te e quel mondo una distanza che ti consenta di descrivere lucidamente quella realtà. Qui l’atteggiamento dell’autore è connotato da una sua evidente distanza dalla quale egli guarda, con curiosità e interesse, a quei personaggi. Voglio dire che il suo sguardo piuttosto distaccato e disincantato è ironico e bonario, nel senso che l’autore non si lascia coinvolgere nel destino di quegli individui, ma li osserva e li studia per cogliere le più profonde motivazioni del loro agire disperato e senza senso. Di questo coglie le fisime di una vita inutile, appartata e solitaria; di quello coglie il dolore e la disperazione per essere stato – come un personaggio di Pirandello – calato in una forma, quella del “selvatico”, che sente non appartenergli, e “rassegnato si lascia trascinare dalla corrente” dopo aver salvato la vita a una ragazza; di un altro coglie la tragica vicenda di morte sotto le ruote di un treno che doveva portarlo a casa dove avrebbe consegnato alla sua bambina il regalo da lei richiesto; in un altro la morte voluta e attuata dopo un gioco, uno scherzo, una maligna e sconvolgente “scommessa”; in altri coglie atteggiamenti surreali come in Pascale che cerca il senso dell’esistenza e pensa che gli sia stato svelato finalmente dall’ingrato destino del suo cane; in un altro ancora coglie il senso del lavoro avvertito come meccanico comportamento che sprofonda l’individuo in un aberrante stato di alienazione tanto da fargli sentire la morte come liberazione dal dramma dell’esistenza; in un altro ancora coglie il tentativo di uscire dalla non-vita cedendo al fascino imperioso dell’amore e la frustrazione della sconfitta che conduce alla morte; in altri coglie il senso di smarrimento e di confusione, o la perdita della ragione, o il fallimento di una vita causato dall’amore per le macchine e la tarda scoperta del vero valore dell’esistenza che però sta “al di là della finestra”, o il comportamento asfissiante e surreale dell’individuo che inseguendo la precisione a tutti i costi cade nella pazzia, o la filosofia di strada che si sposa con il culto della solitudine in una vita senza luce, o la mania del raccoglitore di punti-premi che conduce alla pazzia, o la vita scandita dagli impegni cui la società costringe senza pietà, o il mondo alla rovescia di un poeta votato all’ottimismo in contrasto con l’interlocutore pessimista. È un mondo in cui regna la solitudine e l’incomunicabilità, la chiusura in sé, nelle proprie fisime o nelle proprie inquietudini, che l’autore si guarda bene dal giudicare o dal condannare.&lt;br /&gt;Sono campioni di una vita che Vetromile tratteggia – come si è detto – con distacco e fine ironia, a volte con il sorriso bonario di chi si sente non complice dei personaggi, ma osservatore comprensivo delle tragedie e dei drammi altrui. E in questo è facile notare lo stesso atteggiamento tenuto da Giacomo Leopardi – non per niente esplicitamente richiamato in un racconto – nelle Operette morali. Ma si sente aleggiare nelle pagine di questo libro anche la presenza di Pirandello, soprattutto là dove i personaggi sono rappresentati come vittime di un gioco surreale, di una trappola che ne sconvolge l’esistenza, della frantumazione di un equilibrio. Vetromile rappresenta i protagonisti di questo mondo tragico con cura meticolosa e con strutture narrative sempre diverse, rapportate all’identità del singolo personaggio: qua facendo ricorso al soliloquio o al monologo interiore, là seguendo o inseguendo il flusso di una coscienza malata, qua adottando il discorso indiretto libero come nel racconto di Don Felice Omodeo (p. 69), là mettendo in atto un processo di sdoppiamento dell’io con in Saverio &amp;amp; Saverio (p. 77). Ma sempre strutturando una lingua narrativa piana e garbata. Al garbo espositivo non nuoce l’irruzione nel territorio della lingua napoletana nel primo racconto, quello eponimo, Il signor Attilio Cìndramo, agorafobo, misantropo, o in quello della lingua latina in Don Felice Omodeo, in saecula saeculorum, artifici che arricchiscono il mondo espressivo di Vetromile rendendolo ancor più personale e piacevolmente fruibile.                                                                                                                        &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Raffaele Urraro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S6p-SmLcgkI/AAAAAAAAA0k/2Q6OxXJGORQ/s1600/SDC10269.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5452309156836704834" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S6p-SmLcgkI/AAAAAAAAA0k/2Q6OxXJGORQ/s200/SDC10269.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8609439044388163359?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8609439044388163359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8609439044388163359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8609439044388163359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8609439044388163359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/03/una-recensione-di-raffaele-urraro-al.html' title='Una recensione di Raffaele Urraro al libro &quot;Il signor Attlio Cindramo e altri perdenti&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S6p9yR-C0ZI/AAAAAAAAA0c/Xg3FsqZ0oME/s72-c/Cindramo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5101353100262371451</id><published>2010-03-15T15:10:00.000-07:00</published><updated>2010-03-15T15:16:14.072-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione di Raffaele Urraro su "Inventari apocrifi"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S56xedqX00I/AAAAAAAAAzU/Ej1BqAPonfw/s1600-h/SDC10173.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448987736081421122" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S56xedqX00I/AAAAAAAAAzU/Ej1BqAPonfw/s200/SDC10173.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Gli &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Inventari apocrifi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; di Giuseppe Vetromile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa raccolta di versi di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; (Inventari apocrifi, Bastogi, Foggia 2009) si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita, e quindi anche sul senso di sé, sulle curve di un cammino che si snoda tra soste, voglie e speranze di partenza. Quindi dialettica tra un io che sta e un io che si sente proiettato verso avventure dello spirito e dell’anima, ma anche dialettica tra l’io e il mondo, tra l’io e la società, tra l’io che rivendica il proprio essere libero come condizione inalienabile per la piena realizzazione del progetto di sé, e la società che tende ad operare condizionamenti insopportabili.&lt;br /&gt;Intanto è l’io di un poeta che solo di sfuggita riguarda dietro di sé, nella sua storia, anche perché consapevole che il passato non può essere rivissuto se non sul piano della memoria: a volte basta un raggio di luce, un attimo di luna, il conforto delle stelle per riacciuffare un momento o il senso di una storia (p. 2). Ma poi la poesia si raccoglie intorno ad un io che si dibatte sul significato della vita, svelando le trame all’interno delle quali si svolge l’esistenza del poeta.&lt;br /&gt;Analizziamo dapprima quello che potremmo definire l’esistenzialismo di Vetromile, indicando con tale termine non una condizione ontologica dell’essere, ma proprio l’esistenza nel suo farsi, esistenza che pone problemi e condizionamenti concreti, hic et nunc. Ebbene una metafora ricorrente, quella della casa, contiene in sé il senso dello “stare”, e quindi della condizione esistenziale vera del poeta. Essa rappresenta il luogo che, con la sua storia, indietro lo tratterrà (p. 8), salvandolo dai salti nel buio, dalle avventure nel mare dell’ignoto, e lo preserva dal cadere nell’abisso (p. 8). E in questo senso è metafora di una condizione dello spirito assuefatto ad un vivere che non ammette scosse, anche se lo spirito freme e vagheggia altre vite e altri mondi: :qui in questa casa detersa d’ogni avventura lo stare / è ormai giro d’orologio scialbo mentre tramo voli di sghimbescio / sul far dell’alba / verso un’Itaca opportuna (p.13).&lt;br /&gt;Si tratta, ovviamente, di un’Itaca dello spirito, dove ci si possa liberare dalle pastoie incatenanti di un’esistenza scialba e ripetitiva: tutto è ancora acquietato e inerte / e nei bagagli pronti per la solita spesa quotidiana / non c’è ricambio d’abito” (p. 13).&lt;br /&gt;Tutto questo perché la vita è vista come una sorta di condanna che costringe l’uomo a vegetare nei suoi sogni e nelle sue attese senza sbocco: Andremo quindi di nascosto verso un fiore mai sbocciato / senza dire più nulla né ascoltare di traverso / la voce dei loro petali sfoltiti (p. 13).&lt;br /&gt;È una condizione esistenziale che oscilla tra il soggettivismo autobiografico, che è evidente nell’uso di pronomi di prima persona e che costringe il poeta ad auscultare le sue ragioni, e la dimensione universale che s’intravede in tutti i testi di questa raccolta.&lt;br /&gt;In questa dialettica ora scontrosa e ora drammatica, il poeta consuma la sua esistenza costretto a registrare, e facendo registrare, un chiaro inappagamento delle sue richieste di vita e, di conseguenza, una insoddisfazione esistenziale costante, perché egli si dibatte tra lacerazioni dolorose e aspirazioni inconcluse, scontando così la propria incapacità a recidere quelle reti che lo tengono invischiato nella sua immobilità.&lt;br /&gt;Ma, come abbiamo detto, vi è un’altra dimensione della dialettica che connota l’esistenza di Vetromile, ed è quella che lo vede scontrarsi con la società e i suoi meccanismi condizionanti. Dialettica disseminata anch’essa in tutta la raccolta, ma più evidente nella sezione Reliquiario. Qui il poeta si ribella con scatti più vigorosi e polemici. Egli nota, un po’ sorpreso e molto infastidito, che la giornata è tutta una routine di televidenti consumatori imboniti.&lt;br /&gt;Il problema è che sono altri a dirci – o a pretendere di dirci – che cosa dobbiamo fare e come dobbiamo vivere: penseranno loro a ricucirmi tutto il significato della vita. È tutta sciocchezza televisiva, sì, e neppure possono immaginare, quegli “altri”, i nostri problemi: il grande fratello non mi vede mentre sto a farneticare / con uno spicchio di sole rimasto inficiato nel tiretto (p. 11).&lt;br /&gt;Non capiranno mai, quegli “altri”, la nostra sensibilità. E allora non resta che celebrare la propria dimensione di uomini liberi, giocando con quello spicchio di sole che ci è rimasto, rifiutando i tentativi di costrizione e opponendo la nostra forza intellettuale e morale, consapevoli che unica saggezza / vivere del proprio / senza che nessuno ti dica niente / o che ti affascini con bionde estorsioni di eros (p. 11).&lt;br /&gt;E la forza è tutta in quel “reliquiario” del proprio io, dove si conserva ancora intatto il patrimonio di valori e di certezze. È lì la forza dell’uomo, la corazza che lo difende dagli strali quotidiani. Perciò il poeta può dire apertamente che non ha nulla a che fare con i giocolieri della vita, con quelli che egoisticamente e in modo truffaldino non hanno scrupoli di servirsi degli altri e delle ricchezze del mondo: tutto / è gettato ai mangioni ed agli ingordi che ingoiano imperturbati / le molecole d’oro del pianeta (p. 26).&lt;br /&gt;Questo in rapida sintesi il mondo poetico di questi Inventari apocrifi che appaiono soprattutto come una vera e propria confessione, un aprirsi di una mente e di un cuore che puntano dritto verso orizzonti sconosciuti e ignoti.&lt;br /&gt;Confessione connotata anche da una evidente cifra di autobiografismo, come si è venuti dicendo prima e come appare dal linguaggio (inventari – rubrichiere – azzeramenti – ripristini – riepiloghi – sommari – repertorio – scaffalature – schedario) indicante le varie sezioni della raccolta e che rinvia al lavoro espletato da Vetromile nella sua vita.&lt;br /&gt;Ma scendiamo più a fondo nel mondo espressivo del poeta.&lt;br /&gt;Intanto è da notare che tutti i testi della raccolta presentano versi piuttosto estesi, il che, da un lato, significa che Vetromile considera – e usa – la poesia come un’operazione conoscitiva che gli permette di scandagliare nel proprio animo e nei propri sentimenti, ed anche di cogliere il senso vero della realtà e delle risonanze che essa esercita in lui, e dall’altro è segno di chiara volontà del poeta di esplicitare compiutamente il proprio pensiero confessivo. Tuttavia, però, essi sono connotati da una interna armonia fonica e ritmica. E si succedono con fresca continuità, quasi frutto di una germinazione spontanea, cosa che sembrerebbe dar ragione al poeta quando afferma che le parole vengono così d’improvviso sulla punta della penna sconfinata / a dirci com’è il mondo come lo sentiamo nascosto / dietro una volta di stelle inespresse indicibili (p. 4), ma in realtà le cose non stanno propriamente così. Infatti, ad un occhio critico attento non può sfuggire l’intelligente lavoro di selezione e combinazione dei segni che denotano, oltre ad una vasta ricchezza lessicale, una indubbia forza espressiva.&lt;br /&gt;Voglio dire che il linguaggio di Vetromile presenta una energia semantica di indubbio fascino e sia quando il poeta si abbandona ad un lirismo descrittivo coinvolgente, come in Dio è apparso stamattina sullo scaffale numero nove / a dirmi le cose come stanno in un segreto che scorre / come acqua di ruscello limpido ed evidente come / il grano delle stelle in una notte affamata di luce (pp. 34-35), sia quando è chiamato ad esprimere concetti che richiedono un linguaggio più vigoroso e fonicamente duro, come in Mia cara le vene hanno ormai un vuoto di linfa percorrono / strade senza corpo vanno dove vomita il sangue un veleno / di cristallo come immobile è il nostro sguardo qui / di fronte all’impossibile soqquadro, sempre i versi risultano connotati da intensa efficacia.&lt;br /&gt;Insomma la forza semantica dei segni, insieme alla fluidità dei versi e alle moltissime studiate pause, fanno della poesia di Vetromile un prodotto da gustare con cura, da centellinare con pazienza, perché si tratta di un prodotto di non facile decodificazione per cui richiede di essere maneggiato con vigile attenzione, di essere letto e riletto, per poterne scavare tutta la ricchezza, che spesso si nasconde sotto la dura corteccia dell’esteriorità sicché, per scoprirla e portarla alla luce, c’è bisogno di scendere fino alle profondità dell’espressione anche se esse appaiono insondabili. Ma ne vale la pena.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Articolo tratto dalla Rivista Letteraria "&lt;strong&gt;Secondo tempo&lt;/strong&gt;", Libro Trentottesimo, Marcus Edizioni, Napoli 2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5101353100262371451?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5101353100262371451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5101353100262371451' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5101353100262371451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5101353100262371451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/03/una-recensione-di-raffaele-urraro-su.html' title='Una recensione di Raffaele Urraro su &quot;Inventari apocrifi&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S56xedqX00I/AAAAAAAAAzU/Ej1BqAPonfw/s72-c/SDC10173.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-4386980699646804291</id><published>2010-03-12T10:02:00.000-08:00</published><updated>2010-03-12T10:02:13.660-08:00</updated><title type='text'>Kairos Edizioni Napoli</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.edizionikairos.com/"&gt;Kairos Edizioni Napoli&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-4386980699646804291?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.edizionikairos.com/' title='Kairos Edizioni Napoli'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/4386980699646804291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=4386980699646804291' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4386980699646804291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4386980699646804291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/03/kairos-edizioni-napoli.html' title='Kairos Edizioni Napoli'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2764470772632924829</id><published>2010-03-10T10:59:00.000-08:00</published><updated>2010-03-10T10:59:47.723-08:00</updated><title type='text'>SANT’ANASTASIA, IL CLA CELEBRA LE SUE MUSE - ilmediano.it - l'informazione online</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=9020"&gt;SANT’ANASTASIA, IL CLA CELEBRA LE SUE MUSE - ilmediano.it - l'informazione online&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2764470772632924829?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=9020' title='SANT’ANASTASIA, IL CLA CELEBRA LE SUE MUSE - ilmediano.it - l&apos;informazione online'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2764470772632924829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2764470772632924829' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2764470772632924829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2764470772632924829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/03/santanastasia-il-cla-celebra-le-sue.html' title='SANT’ANASTASIA, IL CLA CELEBRA LE SUE MUSE - ilmediano.it - l&apos;informazione online'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5941705285322428968</id><published>2010-03-10T05:50:00.000-08:00</published><updated>2010-03-10T05:58:55.928-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I premi'/><title type='text'>Il Premio Letterario "Donna" di Fasano</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S5ekWg456SI/AAAAAAAAAzE/4HbgooPjwac/s1600-h/SDC10228.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447002981020592418" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S5ekWg456SI/AAAAAAAAAzE/4HbgooPjwac/s200/SDC10228.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La XXII Edizione 2010 del Premio Letterario “Donna”, organizzato dal Centro Italiano Femminile di Fasano, ha i suoi vincitori: 1° premio sezione “Giovani” a Serena Rosati di Fasano per il racconto “Delirio da maturanda”; per la sezione “Adulti” il terzo premio è stato assegnato alla scrittrice Elisabetta Liguori di Lecce per il racconto “Imparare dalla terra”; secondo classificato Giuseppe Vetromile per la poesia “Lasciami dire”, primo premio alla poetessa Chiara Pinton di Mira (Venezia) per la poesia “Donna a San Servolo”.&lt;br /&gt;La cerimonia di premiazione, condotta magistralmente dal giornalista Rai Vito Giannulo, si è svolta lunedì 8 marzo 2010 presso il Teatro Sociale di Fasano, una bellissima struttura recentemente restaurata e sede di numerose attività artistiche, teatrali e culturali.&lt;br /&gt;In occasione della cerimonia di premiazione è stato anche presentato l’ultimo interessante libro della scrittrice Giorgia Lepore. Sono intervenuti l’Assessore alle Attività Culturali e il Sindaco di Fasano, mentre la signora Maria Martellotta, presidente del C.I.F., ha rivolto i suoi saluti al numeroso pubblico presente ed ai premiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lasciami dire&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ascoltami, il mattino è ancora fatuo di promesse&lt;br /&gt;ma va ricominciato. In bilico di tremori&lt;br /&gt;lascio usati pianerottoli e facili caffè&lt;br /&gt;in punta d’alba. Un velame di speranze sussidiarie&lt;br /&gt;potrai trovarlo, mia cara, in questi righi&lt;br /&gt;incontaminati dal blabla del condominio&lt;br /&gt;(recitano un’avemaria forzata e routinaria).&lt;br /&gt;Quel che mi resta dei dintorni&lt;br /&gt;è un riassunto di sogno chiuso in cuore.&lt;br /&gt;Sono un quaderno addolorato. Se vuoi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;puoi usarmi, amore, come bianca lavagna,&lt;br /&gt;carta riciclata, taccuino intonso.&lt;br /&gt;Puoi scrivermi addosso la tua rassegnazione&lt;br /&gt;nascosta ora dalla penombra&lt;br /&gt;della tua luna storta in viso. Assorbirò&lt;br /&gt;il tuo progressivo intristire: in città&lt;br /&gt;non siamo che parole di passaggio,&lt;br /&gt;un ridire cose senza ascolto. Ma ora,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lasciami dire, questo mattino è già&lt;br /&gt;una conca di sole abbacinante. Veleggia&lt;br /&gt;nel lucido splendore ogni nostro verso,&lt;br /&gt;e l’abisso è diluito in mille gocce di sorrisi&lt;br /&gt;sul cuore delle bocche. Andiamo,&lt;br /&gt;non mettere fretta ai passi nel mattino,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lasciami dire, amore: forse stamani&lt;br /&gt;avremo cieli più felici e terre meno ruvide&lt;br /&gt;sui cui iscrivere raggi di sole e nuove storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Motivazione:&lt;br /&gt;La lirica è costruita su un impianto "circolare". Si apre con l'invito ad ascoltare un mattino &lt;em&gt;fatuo di promesse&lt;/em&gt; e si chiude con la speranza di un mattino soleggiato e carico di &lt;em&gt;nuove storie&lt;/em&gt;. In mezzo la modernità fastidiosa dei pianerottoli di un condominio e la routine della città a stridere con le immagini romantiche di un amore intristito, nella penombra di una &lt;em&gt;luna&lt;/em&gt; &lt;em&gt;storta in viso&lt;/em&gt;. La lirica è impreziosita dall'uso sapiente di tecniche retoriche, anafore, enjambement, onomatopee e un'accurata aggettivazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5941705285322428968?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5941705285322428968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5941705285322428968' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5941705285322428968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5941705285322428968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/03/il-premio-letterario-donna-di-fasano.html' title='Il Premio Letterario &quot;Donna&quot; di Fasano'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S5ekWg456SI/AAAAAAAAAzE/4HbgooPjwac/s72-c/SDC10228.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-6611081249012474657</id><published>2010-02-28T14:26:00.000-08:00</published><updated>2010-02-28T14:30:19.614-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione di Rina Pandolfo su "La Gazzetta del Sud"</title><content type='html'>In "Inventari apocrifi" Giuseppe Vetromile si interroga sul "senso del vivere"&lt;br /&gt;Nel libro di poesie "Inventari apocrifi" di Giuseppe Vetromile (Bastogi editore) è la confidenziale, arrovellata voce di un autore che rivolge una sequela di domande a se stesso, assillato, nel frastornante mondo contemporaneo, da un fardello pesanti di dubbi: sulla consistenza del reale, dei sentimenti, della verità intesa come significato e senso del vivere. Il poeta trae allora dal luogo segreto dell'interiorità esperienze mentali e spirituali, le cui problematiche inquietanti, rimosse sin dall'età giovanile per conformità alla cultura dominante del relativismo e ancora insolute, sono realtà apocrife, non riconosciute. Domande sull'assoluto, sull'amore, sulla morte, sui valori, sul tempo... riflessioni fondamentali sulla umanità che l'uomo-poeta, la cui vita è "un canale limaccioso d'ombre e segmenti di silenzio" dove egli procede in una inconclusa ricerca di identità: ("in una nebbia anonima me stesso/ vado ricercando") deve recuperare con un'immersione del pensiero in un crogiolo rovente di esperienze di ogni genere, tutto un coacervo psichico nascosto, occultato cone disdicevole in una società dal frastuono ludico e smemorante.&lt;br /&gt;Non ci sono parole adatte a bucare la noncuranza collettiva, né spazi dei media in cui esse trattino problemi di spiritualità riflessiva sul sentimento della vita, sul destino umano, sul dolore, sulla morte... solo di notte si può parlare di questi argomenti ormai inusuali a un esiguo numero di ascoltatori... Il poeta per questo porta alla luce e analizza il suo mondo interiore, il magma di essenza circoscritto nello spazio segreto dove è nascosto e ne rivela tutta la ricchezza umana, anche quella negativa, ponendolo nel luogo privilegiato dell'arte poetica. La magia seducente della poesia-verità è parola indagatrice, ripensamento, revisione, ripercorso esistenziale per conoscenza e inventario di un vissuto carico di segnali indicativi.&lt;br /&gt;Vetromile inizia i suoi inventari apocrifi con una poesia sulla propria identità incerta per immettere nel catalogo conoscitivo quest'uomo-poeta che volendo riscattare la propria umanità ("Che si dica che io vivo") con questo presupposto inizia il suo viaggio espressivo su due binari paralleli, esteriore e interiore: il quotidiano con il suo bagaglio di bene e di male e il nascosto, l'apocrifo che rivela come sia necessario consultare l'inventario dell'io segreto per liberare il cuore dalla oppressione del nonsenso e la propria anima dal mutismo indotto dal "vociare dell'universo". Con uno stile ricco e coinvolgente che bene esprime "il profondo mistero di sé" si snoda la voce del poeta travolto dall'inarrestabile scorrere dell'esistenza.La sua voce franta da una visione negativa del mondo che dice di amore caduco, ricordi, delusioni, un tutto aleatorio, dove il tempo "sgretola calce e ricordi", ha una dizione personalissima che, per catturare la realtà inafferrabile nelle distonie coscienziali, per comunicare a un "tu" presente e complice l'orrore del nulla, la nausea del mondo, diviene glossolalia, affascinante, fluire ondoso di parole. Parole dall'intensificazione espressiva dovuta a metafore, simboli, allusioni... I versi sono lunghi e ben cadenzati, dal passo ora lento pausato da dubbi e stupori, ore senza limiti metrici per estro contestatario; versi dalla mutevolezza di toni e ritmi legati alla sfera dell'emotività sferzata da un pensiero implacabile, attraversati dalle vibrazioni di un dolore profondo.&lt;br /&gt;La strategia espressiva con cui il poeta vuole trovare un equilibrio tra il registro dei sentimenti, della memoria e il registro criptico delle trame segrete venute alla luce, rende il discorso poetico di Giuseppe Vetromile originale e ricco.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=56234&amp;amp;Edizione=27&amp;amp;A=20100228"&gt;http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=56234&amp;amp;Edizione=27&amp;amp;A=20100228&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-6611081249012474657?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/6611081249012474657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=6611081249012474657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/6611081249012474657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/6611081249012474657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/02/una-recensione-di-rina-pandolfo-su-la.html' title='Una recensione di Rina Pandolfo su &quot;La Gazzetta del Sud&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1717427442710231708</id><published>2010-02-28T13:31:00.000-08:00</published><updated>2010-03-03T11:35:13.034-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I premi'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S4rheGcTjeI/AAAAAAAAAyU/t8aHff6CswA/s1600-h/SDC10199.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5443411006872325602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S4rheGcTjeI/AAAAAAAAAyU/t8aHff6CswA/s200/SDC10199.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;La Spezia&lt;/strong&gt;, pomeriggio del 27 febbraio 2010. Presso il &lt;strong&gt;Centro Allende&lt;/strong&gt; si è svolta la cerimonia di premiazione della quarta edizione del concorso di poesia “&lt;strong&gt;Canta il sogno del mondo&lt;/strong&gt;”, istituito nel 2006 in memoria del giovane &lt;strong&gt;Andrea Di Canosa&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si tratta di un concorso molto interessante e serio, che ha ottenuto il patrocinio del Comune della Spezia ed è organizzato in modo impeccabile dalla signora &lt;strong&gt;Maria Conversa&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La cerimonia è iniziata con la declamazione di due poesie di &lt;strong&gt;Alda Merini&lt;/strong&gt;, recitate dall’attore &lt;strong&gt;Luigi Camilli&lt;/strong&gt; accompagnato dai maestri &lt;strong&gt;Egildo Simeone&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Livio Bernardini&lt;/strong&gt;, i quali hanno poi eseguito alcuni brani musicali negli intervalli della premiazione e, alla fine, due brani dedicati al grande &lt;strong&gt;Fabrizio De Andrè&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La Giuria, composta da Ester Avanzi, Valerio Cremolini, Johnatan Marsella e Pier Gino Scardigli, ha assegnato premi a ragazzi e studenti per la sezione “giovani”, e poi, per la sezione “adulti”, ha proclamato i vincitori: 3° premio alla poetessa &lt;strong&gt;Maria Natàlia Iiriti&lt;/strong&gt;, 1° premio ex-aequo ai poeti &lt;strong&gt;Paolo Bassani&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Molto curate le motivazioni, lette dalla professoressa Avanzi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un concorso da elogiare per l’imparzialità delle valutazioni, per la competenza della giuria e per la qualità e l’impegno profusi dall’organizzazione. Anche l’accoglienza degli autori premiati è stata ottima, in un’atmosfera di familiare e serena ospitalità. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un articolo sul Premio: &lt;a href="http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cultura-e-Spettacolo/Successo-del-Premio-Canta-il-sogno-del-58112.aspx"&gt;http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cultura-e-Spettacolo/Successo-del-Premio-Canta-il-sogno-del-58112.aspx&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1717427442710231708?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1717427442710231708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1717427442710231708' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1717427442710231708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1717427442710231708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/02/la-spezia-pomeriggio-del-27-febbraio.html' title=''/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S4rheGcTjeI/AAAAAAAAAyU/t8aHff6CswA/s72-c/SDC10199.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5258542839640688881</id><published>2010-01-06T13:37:00.000-08:00</published><updated>2010-01-06T14:05:06.609-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I premi'/><title type='text'>I risultati del Concorso Letterario "Il Presepe"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UG8525WCI/AAAAAAAAAro/05OsEsXpnoo/s1600-h/SDC10044.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423748969630619682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UG8525WCI/AAAAAAAAAro/05OsEsXpnoo/s200/SDC10044.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si è svolta mercoledì 6 gennaio 2010 a &lt;strong&gt;Pesche&lt;/strong&gt;, in provincia di Isernia, la cerimonia di premiazione del Concorso Letterario "Il &lt;strong&gt;Presepe&lt;/strong&gt;", nell'ambito della più ampia manifestazione artistica "&lt;strong&gt;Il Presepe nel presepe&lt;/strong&gt;". Oltre ai testi poetici, di ottima qualità, come ha affermato il presidente di Giuria &lt;strong&gt;Amerigo Iannacone&lt;/strong&gt;, sono stati premiati anche numerosi presepi allestiti da noti maestri ed anche da giovani e studenti; le tecniche di allestimento andavano dal "presepe vivente", al modello classico tradizionale, per finire a quelli realizzati con le tecniche ed i materiali più svariati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Pesche&lt;/strong&gt; è già di per sé un "presepe": il centro storico del paese è un aggregato di case abbarbicate alle pendici della montagna, e dalla valle lo spettacolo che offre è magnifico, sembra di trovarsi davvero dinanzi ad un antico presepe!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per la poesia sezione adulti, il primo premio è stato assegnato ex aequo a &lt;strong&gt;Domenico Cipriano&lt;/strong&gt; e a &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt;; il secondo è stato assegnato a &lt;strong&gt;Pasquale Di Nitto&lt;/strong&gt; (Gaeta) e il terzo a &lt;strong&gt;Vitantonio Boccia&lt;/strong&gt; (Terzigno).&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UHf20j9sI/AAAAAAAAArw/h80aaX4idiA/s1600-h/SDC10056.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423749570110944962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UHf20j9sI/AAAAAAAAArw/h80aaX4idiA/s200/SDC10056.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UIFWA-_yI/AAAAAAAAAr4/wv3foBfSAiw/s1600-h/SDC10057.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423750214139707170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UIFWA-_yI/AAAAAAAAAr4/wv3foBfSAiw/s200/SDC10057.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nella prima foto: il poeta Giuseppe Napolitano, componente di giuria, con Giuseppe Vetromile; nella seconda compare anche Amerigo Iannacone, presidente.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5258542839640688881?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5258542839640688881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5258542839640688881' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5258542839640688881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5258542839640688881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2010/01/i-risultati-del-concorso-letterario-il.html' title='I risultati del Concorso Letterario &quot;Il Presepe&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S0UG8525WCI/AAAAAAAAAro/05OsEsXpnoo/s72-c/SDC10044.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-9150117729180799138</id><published>2009-12-16T13:36:00.000-08:00</published><updated>2009-12-16T13:37:32.678-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inediti'/><title type='text'>natale di un tale</title><content type='html'>natale letale di un tale nato di lato&lt;br /&gt;ritratto d’un tratto da tutti&lt;br /&gt;clandestino destinato ai clan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale sornione col panettone&lt;br /&gt;natale tale e quale&lt;br /&gt;o diverso con versi di conversione&lt;br /&gt;natale papale fastoso festoso&lt;br /&gt;con poveri vituperati  e miseri&lt;br /&gt;semiseri nel baccano del mercato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale di un tale che non vale&lt;br /&gt;una cicca nel mondo tremendo&lt;br /&gt;e partendo per l’alba s’aspetta&lt;br /&gt;speranza ma gli danno soltanto&lt;br /&gt;scadenza e ripugnanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale banale di un tale latore&lt;br /&gt;di pace fasulla che fa sulla torre&lt;br /&gt;un’orgia di giare d’oro&lt;br /&gt;e in basso la guerra ancora&lt;br /&gt;fomenta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale di tutti e di pochi&lt;br /&gt;natale di vita e d’amore&lt;br /&gt;natale di manicomio&lt;br /&gt;di malati e di tali ignoti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale nel fango e nel freddo&lt;br /&gt;nell’arido clima che fonde&lt;br /&gt;natale che sfonda le porte&lt;br /&gt;natale che un tale&lt;br /&gt;iniziò&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale di un tale venale&lt;br /&gt;che tutto per sé e nulla per te&lt;br /&gt;consumò&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;natale di un tale lontano lontano&lt;br /&gt;che qui con noi abbracciarsi&lt;br /&gt;ora può&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16/12/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-9150117729180799138?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/9150117729180799138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=9150117729180799138' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9150117729180799138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9150117729180799138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/12/natale-di-un-tale.html' title='natale di un tale'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1589819851916966934</id><published>2009-12-13T11:01:00.000-08:00</published><updated>2009-12-13T11:09:42.996-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Tre poesie</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Di tempo in tempo&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Di tempo in tempo lo stare qui convesso nel giulivo scorrere del giorno&lt;br /&gt;mi ricuce addosso l’involucro dell’amen stabilito Tento&lt;br /&gt;una parola di riscossa ma nessuna mia voce àltera&lt;br /&gt;le pietre del pianeta né la casa si scuote dall’ultimo riverbero di luna&lt;br /&gt;(promessa inventata sul bordo asciutto della scrivania)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amore :le parole che grido stanno bene su uno scaffale&lt;br /&gt;asincrono dove giacciono perenni e scombinate in attesa&lt;br /&gt;che si riversi da questa parte lo scopo il mito la speranza&lt;br /&gt;il parto dell’anima che traspare in sordina nel silenzio&lt;br /&gt;della struttura anonima e carnea che sa d’abbandono&lt;br /&gt;e di assenza preliminare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo vuoti di quelle e non ci basterà tutta l’età per pronunciarle&lt;br /&gt;stentoree e rigeneranti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque rimaniamo come l’acqua senza fluido elemento&lt;br /&gt;come vento senza potenza di soffio&lt;br /&gt;come ala senza sostegno di cielo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma ci aggrappiamo alla lista della spesa mia cara e ai falsi&lt;br /&gt;repertori per non dirci l’assoluto&lt;br /&gt;né i sorrisi del cuore in un amplesso di stelle :nel vademecum&lt;br /&gt;quotidiano c’è scritto comunque il dafarsi preciso ed incalzante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di verità immani abbiamo ormai tedio e poco spazio&lt;br /&gt;da intercalare tra una vita e una morte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;indeterminabili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da: “Scaffalature asincrone”, I , in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio è apparso stamattina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Chi di voi apostoli della buona novella blatera nel sottoscala&lt;br /&gt;parole inusitate che scuotono gli addormentati nella casa opaca&lt;br /&gt;e bidimensionale&lt;br /&gt;?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;un sussurro che s’avanza sulle ali dei passeri fino a&lt;br /&gt;questo davanzale di marmo grigio un inedito grido&lt;br /&gt;che sovrasta l’informe parlottio dei condòmini un sibilo&lt;br /&gt;e guizzo di suono che s’incarna nel cuore bypassando&lt;br /&gt;lo sgretolio dell’animo che cade in un limbo di piattezza&lt;br /&gt;insensata&lt;br /&gt;?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio è apparso stamattina sullo scaffale numero nove&lt;br /&gt;a dirmi le cose come stanno in un segreto che scorre&lt;br /&gt;come acqua di ruscello limpido ed evidente come&lt;br /&gt;il grano delle stelle in una notte affamata di luce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerà credergli e andando verso l’orizzonte non portare&lt;br /&gt;monili e altre cianfrusaglie e rumori molesti pietre&lt;br /&gt;di materia contaminata dal tocco impuro del desiderio&lt;br /&gt;o dal conto degli atomi impossibile da accettare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proseguire nudi e senza soste verso Damasco&lt;br /&gt;incontro ad un fulmine che la parola rinnovi&lt;br /&gt;ad altre possibili speranze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quella che ultima si dirà prima che tutto taccia&lt;br /&gt;in un unico silenzio che si consuma fra le stelle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io starò attento a questi passi :uno dopo l’altro&lt;br /&gt;affinché venga tutto compreso lì al confine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dove spesso il pianto si confonde col sorriso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da: “Scaffalature asincrone”, V, in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un perpendicolare ago di luce&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Attraverso un millimetro di tempo&lt;br /&gt;(contato con le gocce di luna cadute ormai da ogni universo amabile)&lt;br /&gt;intravedo l’introvabile&lt;br /&gt;e&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;: un perpendicolare ago di luce apre spiragli improvvisi stamattina&lt;br /&gt;dissolvendo l’anonimo grigio impasto di cielo&lt;br /&gt;e biforca il risveglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di qua l’indispensabile speranza&lt;br /&gt;di là il ripiegato orlo del domani sul cuore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna uscire da questo pandemonio presto!&lt;br /&gt;lasciare la casa così come sta (grave o ìlare)&lt;br /&gt;mia cara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;andare sulle ali dei passeri cinguettando la nostra inanità&lt;br /&gt;di tetto in tetto&lt;br /&gt;come scarnati dal vecchio tessuto che ci rilega&lt;br /&gt;inesorabile&lt;br /&gt;alla superficie dolorosa della terra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;andare a conficcarci nel cielo senza una ragione motoria&lt;br /&gt;e stare lì piatti ad ascoltare tiritere e altri blablà&lt;br /&gt;da tutti i diritti uomini&lt;br /&gt;e che ci credano folli indicibili e imprendibili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;senza più fissa dimora&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da: “Anditi cunicoli e altri recessi sghembi”, I; inedito)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un commento di Eamonn Lynskey:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Pino,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono piaciute molto le poesie che mi hai inviato qualche settimana fa, specialmente 'Un perpendicolare ago di luce'. Questo tipo di poesia chiamiamo in inglese un 'aubade', cioe' (forse questo lo sai) un poema che descrive l'aprire del giorno. Trovo questa forma molto attraente io, e scrivevo qualche esempio nel corso degli anni. (Incluso un esempio sotto, che era scritta verso la pasqua, qualche anno fa). L'ispirazione per questo tipo di poesia e', per me, sempre il senso di una 'nuovo inizio' con la nuova mattina. Come e' magico il silenzio presto all'alba!, a parte sempre il 'cinguettando' degli uccelli. E' molto' giusta la tua parola per il chiacchierio di queste creature, ed e' un' imagine che mette in mente San Francesco e il suo dialogo con i suoi 'amici'.&lt;br /&gt;La frase 'un perpendiculare di luce' e' molto evocativa e mette nella mia mente il ricordo del mio libro di catechismo nella scuola elementare (molti anni fa!) nel quale un raggio di luce sempre accompaganava una visita in terra di un angelo o un santo. Specificamente, sto pensando a un'immagine di San Giovanni Battista, lui e Jesu' alla riva quando le nuvole si sono aperte con una visione di Dio. La tua poesia ha risucitato in me ricordi religiosi che non avevo per molti anni! Anch'io torno sempre, spesso inconsciamente, a questi racconti quando 'intravedo l'intovabile'. Le narrative che avevamo assorbito da bambino restano sempre nella mente, non e' vero? Anche l'immagine del poeta, e il suo amore, che devono 'andare a conficcarci nel cielo' mi colpisce molto e mi piace il modo che arriva nell'ultima stanza. Da' al poema un finale forte e drammatico e, per il lettore, un senso di liberazione.&lt;br /&gt;Trovo molto commovente anche il tuo 'Dio e' apparso stamattina' con le immagini degli apostoli. La tua 'Di tempo in tempo,' trovo un po' difficile, perchè non e' così esplicita come gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eamonn Lynskey&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1589819851916966934?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1589819851916966934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1589819851916966934' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1589819851916966934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1589819851916966934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/12/tre-poesie.html' title='Tre poesie'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8969036366341836359</id><published>2009-10-03T04:29:00.000-07:00</published><updated>2009-10-03T04:31:46.163-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una nota critica di Gerardo Santella per "Inventari apocrifi", su "Il Pappagallo"</title><content type='html'>Nello sfogliare il volumetto di poesie “&lt;strong&gt;Inventari apocrifi&lt;/strong&gt;” di Giuseppe Vetromile (Ediz. Bastogi), il lettore si troverà di fronte a composizioni ampie e distese, in cui i versi si dilatano fino ad occupare tutto lo spazio orizzontale, per contrarsi, ad intervalli, in sintagmi-immagine: come una pausa di sospensione, prima di riprendere a scavare nelle “&lt;em&gt;segrete gallerie dell’anima&lt;/em&gt;” (è questo il senso di Apocrifi) per portare in superficie pensieri non risolti, memorie sbiadite, risonanze misteriose, moti nascosti dell’animo.&lt;br /&gt;I fantasmi materializzati sulla pagina si confrontano con una realtà esterna dall’aspetto disumanizzante e in cui la natura stessa si mostra ambigua: come la luna che “&lt;em&gt;riapre ferite bianche sulle crepe dei muri / inonda di candore le quattro fette di pane a cena&lt;/em&gt;”, o come il mare che “&lt;em&gt;trastulla le barche nella culla morbida e sguazzante (…)  ripreso in questo pugno (…) cola a goccia a goccia fino a diventare pianto&lt;/em&gt;”. Il poeta vede intorno a sé un “reliquiario” in cui il significato della vita è ricucito da altri e anche la morte, che si vede alla TV, viene registrata “&lt;em&gt;accanto alla nota della spesa di domani / sicuri che ci abbandonerà / non appena avremo acquistato tutta la provvista di carne / per una settimana&lt;/em&gt;”. Non rimane che enumerare “&lt;em&gt;granelli d’aria e gocce di sale&lt;/em&gt;”. E’ questo “&lt;em&gt;il vago bagaglio del mondo da portare appresso&lt;/em&gt;”: un inventario minimo che forse può sbrogliare la matassa aggrovigliata e scoprire le proprie “&lt;em&gt;vere cose nascoste sotto la polvere del mondo&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da: Il Pappagallo, nr. 189, aprle 2009)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8969036366341836359?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8969036366341836359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8969036366341836359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8969036366341836359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8969036366341836359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/10/una-nota-critica-di-gerardo-santella.html' title='Una nota critica di Gerardo Santella per &quot;Inventari apocrifi&quot;, su &quot;Il Pappagallo&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5843668979652955866</id><published>2009-09-05T05:23:00.000-07:00</published><updated>2009-09-05T05:23:05.468-07:00</updated><title type='text'>Enigma e poesia</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=573457&amp;amp;KeyW=SPAGNUOLO"&gt;Enigma e poesia&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5843668979652955866?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=573457&amp;KeyW=SPAGNUOLO' title='Enigma e poesia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5843668979652955866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5843668979652955866' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5843668979652955866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5843668979652955866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/09/enigma-e-poesia.html' title='Enigma e poesia'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3736158058432243604</id><published>2009-08-02T12:39:00.000-07:00</published><updated>2009-08-02T12:41:34.053-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>La motivazione della Giuria al Premio Prata 2009</title><content type='html'>“&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Inventari apocrifi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” è un poema denso e ininterrotto, con un canto genuino e limpido che tende a organizzare e a costituire l’altra versione dei fatti. Quella di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; è una poesia visionaria e realistica al tempo stesso, dove un lessico articolato e forbito ci dà il senso di un’esistenza come ferita, abisso, vertigine. Le parole vigorose e possenti, le intuizioni fulminanti, le ardite immagini che incalzano, ci offrono la delicatezza di un giardino, ma pure l’incandescenza di un magma che si riversa copioso in rivoli segreti, in arcane venature. Un registro dove vengono riportati misfatti ed enigmi; un taccuino che annota lampi di conquiste e appagamenti, ma anche tormenti, disillusioni, derive.&lt;br /&gt;L’autore, in questa sua arte maieutica sofferta e problematica, sembra andare oltre il vuoto delle parole stesse, il limbo delle promesse monche, oltre l’imbroglio, la contraffazione, l’infingimento e l’imbonimento generali, per far scaturire una scintilla dal buio, per svelare un mistero, per aggrapparsi ad una voglia di paradiso che dia smacco al dolore e all’orrore. E’ un corpo a corpo con l’assurdo che si consuma sul ring dell’anima, l’atto di una sfida , apparentemente impari, che lascia intravedere non tanto vani sogni di gloria, ma quanto l’urgenza di autenticità e di dignità, il bagliore di una forza, se volete anche di una resistenza, che va comunque al di là della nostra povertà, della nostra stessa indigenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosimo Caputo&lt;/strong&gt;, motivazione per il “&lt;strong&gt;Premio Prata 2009&lt;/strong&gt;”, sezione Poesia.&lt;br /&gt;Prata di Principato Ultra (Av), 1 agosto 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3736158058432243604?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3736158058432243604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3736158058432243604' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3736158058432243604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3736158058432243604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/08/la-motivazione-della-giuria-al-premio.html' title='La motivazione della Giuria al Premio Prata 2009'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3066275149922150009</id><published>2009-07-30T13:14:00.000-07:00</published><updated>2009-07-30T13:16:41.890-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione di Pasquale Matrone</title><content type='html'>Giuseppe Vetromile è un poeta intollerante degli schemi e delle appartenenze letterarie: è un artista libero dalle astuzie di chi è vissuto e continua a vivere nelle accademie e nelle cattedrali della cultura; è genuino come sa esserlo un uomo che ha radici solide nella terra e nell’autenticità di un mondo non condizionato dai lenocini e dalle ipocrisie dei critici mestieranti; è una voce pulita e degna di essere ascoltata e capita, perché intensa e ricca di potenzialità.&lt;br /&gt;A motivare e a dare forza a questo convincimento è la sua nuova raccolta di versi, edita da Bastogi e intitolata “&lt;strong&gt;Inventari apocrifi&lt;/strong&gt;”.&lt;br /&gt;Vetromile ha alle spalle un lungo itinerario artistico che gli ha visto esplorare l’umanità e il mondo con umiltà e con l’intento di non lasciarsi incantare dalla fittizia e precaria superficie delle cose, di andare oltre gli angusti orizzonti della quotidianità, di proiettarsi verso dimensioni metastoriche e metafisiche. Questa volta il suo canto scava più a fondo e si leva più in alto: si stacca dalla superficie, per avvertire l’ebbrezza degli abissi e quella delle galassie più lontane. Il suo scopo è quello di capirsi e di capire: al di là delle favole, oltre la banalità dei luoghi comuni e delle pseudoverità trasformate in melense frottole consolatorie…&lt;br /&gt;Il poeta campano, più di quanto non abbia già fatto nelle precedenti raccolte, riflette sul tempo che sempre più rapido gli scivola dalle mani, per farsi grumo, polvere, nulla. Gli anni gli si fanno macigni sulle spalle, mentre sospeso al cielo del campanile, attende i colpi dell’orologio inflessibile, e, tradito da una ragione inadeguata, tenta ancora una strada impossibile verso la certezza del non ritorno…&lt;br /&gt;Nulla gli uomini sono in grado di capire del senso di un viaggio quasi sempre penoso e difficile; invano ciascuno cercherà di lasciare almeno un segno del proprio passaggio destinato, purtroppo, all’oblio… Il poeta lo sa; lo dichiara senza lamentarsi, con virile consapevolezza e con ammirevole dignità. Ne dà prova incisiva con quanto dichiara nei versi conclusivi della raccolta: “&lt;em&gt;Scriverò di me / che sono stato un soffio di vento pellegrino / nel regolare fermento del creato&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pasquale Matrone&lt;/strong&gt;, su “&lt;strong&gt;La Nuova Tribuna Letteraria&lt;/strong&gt;”, nr. 95, 3° Trimestre 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3066275149922150009?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3066275149922150009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3066275149922150009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3066275149922150009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3066275149922150009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/07/una-recensione-di-pasquale-matrone.html' title='Una recensione di Pasquale Matrone'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5960391540964944725</id><published>2009-06-24T10:13:00.000-07:00</published><updated>2009-06-24T10:45:19.807-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>La presentazione di "Inventari apocrifi" a Sant'Anastasia</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJhknaElJI/AAAAAAAAAbU/B337XJ9HqhQ/s1600-h/IMG_4892.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350946588951090322" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJhknaElJI/AAAAAAAAAbU/B337XJ9HqhQ/s200/IMG_4892.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;Il verso di Giuseppe Vetromile si tende sempre più, fino a lacerarsi, per accogliere, raccogliere quanto più possibile della ridondanza del mondo che il poeta continua a investigare, a interrogare intrecciando la propria esistenza con quella della realtà che lo circonda e, in uno slancio disperatamente panico, dell’universo stesso&lt;/em&gt; (Enzo Rega). &lt;em&gt;Questa nuova raccolta di versi di Giuseppe Vetromile si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita, e quindi anche sul senso di sé, sulle curve di un cammino che si snoda tra “soste”, “voglie” e “speranze di partenza&lt;/em&gt;” (Raffaele Urraro).&lt;br /&gt;Sono questi alcuni passi tratti dalle “&lt;strong&gt;Note critiche&lt;/strong&gt;” riportate alla fine del nuovo libro di poesie di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt;, “&lt;strong&gt;Inventari apocrifi&lt;/strong&gt;”, edito da &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.bastogi.it/"&gt;Bastogi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, e presentato con successo venerdì scorso, 19 giugno, presso il Salone del Circolo “&lt;strong&gt;IncontrArci&lt;/strong&gt;” di Sant’Anastasia.&lt;br /&gt;In questa sua recente pubblicazione, il nostro prolifico autore, organizzatore tra l’altro di numerosi eventi letterari sul territorio con il suo “&lt;strong&gt;&lt;a href="http://circololetterarioanastasiano.blogspot.com/"&gt;Circolo Letterario Anastasiano&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;”, e coordinatore del &lt;strong&gt;&lt;a href="http://concorsopoesiasantanastasia.blogspot.com/"&gt;Concorso Nazionale di poesia “Città di Sant’Anastasia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;”, giunto quest’anno alla settima edizione, raccoglie i suoi ultimi testi poetici, che si avvalgono di una originale struttura poematica densa e indicatrice di una approfondita ricerca del senso di sé e del mondo sempre immerso nella nebbia del mistero.&lt;br /&gt;Applauditi i due illustri relatori, i poeti e critici letterari &lt;a href="http://enzorega.blogspot.com/"&gt;&lt;strong&gt;Enzo Rega&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;e &lt;strong&gt;&lt;a href="http://urraroblog.splinder.com/"&gt;Raffaele Urraro&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, i quali hanno ulteriormente sviluppato e approfondito con altri interessanti passaggi e particolari quanto già esposto nelle loro note critiche in chiusura del libro. Prima di loro, &lt;strong&gt;Maria Angela&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Spadaro&lt;/strong&gt;, presidente di “&lt;strong&gt;&lt;a href="http://incontrarci.blogspot.com/"&gt;IncontrArci&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;”, ha dato il benvenuto al numeroso pubblico in sala, presentando la conduttrice della serata, la scrittrice attrice e manager &lt;strong&gt;&lt;a href="http://amaliavetromile.ilcannocchiale.it/"&gt;Amalia Vetromile&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, sorella del poeta, e introducendo l’intervento del Sindaco di Sant’Anastasia, &lt;strong&gt;Carmine Pone&lt;/strong&gt;, e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione, Cultura e Cittadella Mariana, &lt;strong&gt;Luigi De Simone&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Amalia Vetromile&lt;/strong&gt;, autrice tra l’altro di un interessante saggio dal titolo “&lt;strong&gt;Molto management per nulla&lt;/strong&gt;”, edito da &lt;strong&gt;Guerini &amp;amp; Associati&lt;/strong&gt;, ha poi coordinato i vari interventi, recitando in modo impeccabile alcuni testi dagli “&lt;strong&gt;Inventari apocrifi&lt;/strong&gt;” del fratello poeta.&lt;br /&gt;Qualificati e attenti i numerosi convenuti, tra i quali parenti, amici, poeti, esponenti sindacali (&lt;strong&gt;SPI CGIL Lega di Sant’Anastasia&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Camera del Lavoro di Nola&lt;/strong&gt;) e di altre associazioni del territorio (&lt;strong&gt;&lt;a href="http://anzianimadonnadellarco.blogspot.com/"&gt;Centro Anziani Madonna dell’Arco&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Federcasalinghe&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Xeniart&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Mario Apuzzo&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.metart.it/"&gt;Metart&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Gaetano Romano&lt;/strong&gt;).&lt;br /&gt;Al termine, un gustoso buffet offerto dall’Autore nel giardino del &lt;strong&gt;Circolo IncontrArci&lt;/strong&gt;, per festeggiare i suoi 60 anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito alcune foto della serata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJiFoQJoUI/AAAAAAAAAbc/eVvM-QgfYBo/s1600-h/IMG_4897.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350947156113596738" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 183px; CURSOR: hand; HEIGHT: 127px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJiFoQJoUI/AAAAAAAAAbc/eVvM-QgfYBo/s200/IMG_4897.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJirlfaHkI/AAAAAAAAAbk/jKq75zLPGdc/s1600-h/IMG_4908.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350947808207314498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 185px; CURSOR: hand; HEIGHT: 128px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJirlfaHkI/AAAAAAAAAbk/jKq75zLPGdc/s200/IMG_4908.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJjNNhJJeI/AAAAAAAAAbs/sqyM56dY5u8/s1600-h/IMG_4914.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350948385887692258" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 182px; CURSOR: hand; HEIGHT: 128px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJjNNhJJeI/AAAAAAAAAbs/sqyM56dY5u8/s200/IMG_4914.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJkbiEk7sI/AAAAAAAAAb8/fiE1H-o3meM/s1600-h/IMG_4918.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350949731434819266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 128px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJkbiEk7sI/AAAAAAAAAb8/fiE1H-o3meM/s200/IMG_4918.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJj8G072FI/AAAAAAAAAb0/AnKjBW8zAhw/s1600-h/IMG_4916.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350949191545509970" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 185px; CURSOR: hand; HEIGHT: 128px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJj8G072FI/AAAAAAAAAb0/AnKjBW8zAhw/s200/IMG_4916.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJlDyEF8MI/AAAAAAAAAcE/5BHpBarB3lY/s1600-h/IMG_4921.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350950422922522818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 125px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJlDyEF8MI/AAAAAAAAAcE/5BHpBarB3lY/s200/IMG_4921.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5960391540964944725?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5960391540964944725/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5960391540964944725' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5960391540964944725'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5960391540964944725'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/06/la-presentazione-di-inventari-apocrifi.html' title='La presentazione di &quot;Inventari apocrifi&quot; a Sant&apos;Anastasia'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SkJhknaElJI/AAAAAAAAAbU/B337XJ9HqhQ/s72-c/IMG_4892.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-183993493865942454</id><published>2009-06-02T13:28:00.000-07:00</published><updated>2009-06-02T13:34:47.837-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione del poeta Salvatore Violante</title><content type='html'>“&lt;strong&gt;Inventari Apocrifi&lt;/strong&gt;” questo il titolo del nuovo libro di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; edito da Bastogi (Foggia), in edicola al prezzo di 8 euro. Sarà presentato venerdì 19 giugno a Sant' Anastasia nella sala del circolo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;IncontrArci &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;alle ore 18,00. La conduzione e la recitazione saranno curate da &lt;strong&gt;Amalia Vetromile&lt;/strong&gt; mentre i relatori saranno &lt;strong&gt;Enzo Rega&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Raffaele Urraro&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Già il titolo la dice lunga sull’intenzione del poeta. Cercare attraverso la parola la dissimiglianza dal e nel quotidiano. Infatti, Giuseppe Vetromile è convinto che esiste una sensibilità dell’uomo e delle sue parole, capace di prospettare verità diverse da quelle convenzionali. Basta liberarla dalle inibizioni della società, cosiddetta, civile e riportarla all’origine, quando rendeva l’uomo, di fatto, simile al suo Fattore. Colgo l’occasione per dichiarare che in questo libro di &lt;strong&gt;Vetromile&lt;/strong&gt;, c’è sempre un’ordinaria presenza di divino che soffia su una scontata, pacifica accettazione dell’esistente. È strano, la struttura del verso lungo, colloquiale, farebbe subito pensare ad un linguaggio ben inserito all’interno del dettato di quelle cooperative poetiche fiorite nei movimenti, nelle scuole e nei manifesti della seconda metà del Novecento. Porterebbe ad immaginare un nipotino di quei poeti interscambiabili. Niente di più falso: la poesia di &lt;strong&gt;Vetromile&lt;/strong&gt; insegue un linguaggio che tende al bello e che indaga l’esistenza cercandone la chiave. È una poesia che cerca di mettere in ordine, aborrendo il caotico, che realizza una sua struttura armonica rifuggendo dalla “confusione destrutturante”, che cerca di dire per farsi ascoltare e che, di fatto, rinnega l’ingiustificata ermeticità di certi testi moderni. Non cade nella trappola del racconto minimale e se pure è il vivere che si consuma intorno alla sua poesia, esso mai diventa un racconto banale ma l’ombra che serve a dare più corpo alla luce.&lt;br /&gt;Ascoltate questa lirica a pag. 37:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il luogo non c’è mia cara dove stare certi&lt;br /&gt;pieni di esistenza&lt;br /&gt;e noi siamo chiusi in un pugno d’aria incolore&lt;br /&gt;o in una stanza circoscritta dove nel silenzio&lt;br /&gt;Dio grida un’impossibile porta&lt;br /&gt;Verso uno spazio di luce asintotica.&lt;br /&gt;Ti dico il luogo non c’è che ci rassicuri dal nulla&lt;br /&gt;e il continuo rabbocco di felicità al nostro cuore&lt;br /&gt;(mai distratto dall’incantesimo del cosmo)&lt;br /&gt;si fa sempre più urgente&lt;br /&gt;e avanti il cammino è imperscrutabile&lt;br /&gt;nebbioso e senza alcun breviario.&lt;br /&gt;Un punto non ci sarà che ci dia alleluia&lt;br /&gt;nel momento del transito oscuro&lt;br /&gt;e il lascito di materia sarà solo&lt;br /&gt;flebile traccia di memoria nel petto del mondo&lt;br /&gt;Oh mia cara ma il luogo è qui e ora&lt;br /&gt;la nostra voce che tremola d’orrore e vibra&lt;br /&gt;di speranza&lt;br /&gt;il nostro canto impossibile&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;le nostre mani che dicono&lt;br /&gt;un permanente gesto d’amore e nulla più!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;C’è, in Vetromile, come si vede, una sapienza tipica da poeta vero: i suoi versi raccontano di un mondo, ritmando invenzione, immaginazione visionaria ed impasto, in modo così particolare da farsi immediatamente riconoscere.&lt;br /&gt;Salvatore Violante&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-183993493865942454?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/183993493865942454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=183993493865942454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/183993493865942454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/183993493865942454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/06/una-recensione-del-poeta-salvatore.html' title='Una recensione del poeta Salvatore Violante'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3458424139504758813</id><published>2009-05-25T03:28:00.000-07:00</published><updated>2009-05-25T04:07:27.883-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>La motivazione per il 3° premio "Saturo d'argento"</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339715371697988930" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 160px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp61uvAZUI/AAAAAAAAAZ0/hiCMQB2LQTA/s200/DSC_0013.JPG" border="0" /&gt;Per svelare tutto ciò che è tenuto nascosto, oltre l’ufficialità, l’autore redige un inventario di ipotesi, utopie o verità altre, che svolgono parallelamente la rilettura dei misteri, non solo in rapporto alle vicende narrate, ma soprattutto alla rilevazione dei dati riflessivi, interpretativi, ai dubbi, alle domande, alle risposte, alle indagini critiche e all’assoluto riscontro del motivo letterario indagato. La parola allora fluvialmente si prolunga nel rigo o si restringe nel verso breve, stabilendo all’interno dello stesso, distanze bianche, entro le quali inciampare per sfuggire o evidenziare il pensiero che si rende fluido o perentorio a secondo i casi.&lt;br /&gt;Una ricerca innovativa che gioca nello slalom della pagina e nella direzione del pensiero “apocrifo”, tutto da svelare, da apprendere, da discutere, nella eterna domanda della concavità o della convessità, opposte e convergenti, tra stile, ritmo, continuità, frammentazione, segnaletica, combinazione, concettualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prof. Giovanni Amodio, Giuria della XVII Edizione 2009 del Premio Letterario “Saturo d’argento”.&lt;br /&gt;Leporano (Ta), 24 maggio 2009&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune immagini di Leporano e del Castello Muscettola, nel quale si è svolta la cerimonia di premiazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7ACdojeI/AAAAAAAAAZ8/E8wxh1XSM5M/s1600-h/DSC_0001.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339715548792524258" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 129px; CURSOR: hand; HEIGHT: 95px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7ACdojeI/AAAAAAAAAZ8/E8wxh1XSM5M/s200/DSC_0001.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7MjwjpWI/AAAAAAAAAaE/yad-MU4v958/s1600-h/DSC_0003.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339715763888694626" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 122px; CURSOR: hand; HEIGHT: 96px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7MjwjpWI/AAAAAAAAAaE/yad-MU4v958/s200/DSC_0003.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7YzkFViI/AAAAAAAAAaM/dLUJFXiUHO4/s1600-h/DSC_0011.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339715974289774114" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 118px; CURSOR: hand; HEIGHT: 99px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7YzkFViI/AAAAAAAAAaM/dLUJFXiUHO4/s200/DSC_0011.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7iYo-yCI/AAAAAAAAAaU/aftQc-t6TgM/s1600-h/DSC_0008.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339716138861250594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 104px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp7iYo-yCI/AAAAAAAAAaU/aftQc-t6TgM/s200/DSC_0008.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3458424139504758813?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3458424139504758813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3458424139504758813' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3458424139504758813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3458424139504758813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/05/la-motivazione-per-il-3-premio-saturo.html' title='La motivazione per il 3° premio &quot;Saturo d&apos;argento&quot;'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/Shp61uvAZUI/AAAAAAAAAZ0/hiCMQB2LQTA/s72-c/DSC_0013.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-5331725936986484805</id><published>2009-05-02T07:05:00.000-07:00</published><updated>2009-05-02T07:11:15.953-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Una recensione di Armando Saveriano</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;In fondo siamo tutti legati al mistero nostro individuale, che diviene un interrogarsi e un perscrutare in crescita da se stesso. E dalla grotta privata è inevitabile cacciarsi nella strettoia che conduce alla caverna universale originaria da cui il cominciamento ha avuto origine, per noi, per gli altri. Scaliamo senza sosta il versante della conoscenza interiore illudendoci che ci sia una vetta ove ogni domanda e ogni dubbio troveranno risposta, aspettandoci un pianoro ove sostare, in quiete, con la soluzione del senso di vivere stretta nel pugno. Ma l’Unbekannte è impraticabile, il Mysterium solùto contraddirebbe la sua essenza; nessuno agirebbe, estinta ogni spinta; il pulsionale non avrebbe né scintilla né miccia; l’intelligenza denutrita imploderebbe. L’ipotesi generale di un mondo privato del rovello di sapere e di capire suggerisce immediatamente la visione di una sterpaia. L’invalicabilità del perché e l’inestinguibilità dello stimolo a penetrare, a analizzare, a capire, a risolvere conchiudono un cerchio perfetto. C’è pertanto chi si affida alla scienza, chi alla fede, chi alla filosofia. E c’è chi procede spedito nell’involucro delle sue certezze, consultando il breviario o il ricettario del proprio catechismo; chi, viceversa, muove i suoi passi fra le persistenti nebbie del dubbio, socialmente penalizzato a causa dei suoi tormenti, delle sue esitazioni, dei suoi scrupoli.&lt;br /&gt;Il viatico di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; è la poesia: ma, attenzione, la poesia non fornisce alcuna risposta, né l’autore ne cerca in essa. La funzione della poesia è piuttosto quella di far risalire sul pelo dell’acqua quel che dalle profondità abissali si annida quasi impercetto/impercepibile fra la mota, fra l’inconscio verheimlichen (sempre considerando la teoria della relatività). Da buon socratico, &lt;strong&gt;Vetromile&lt;/strong&gt; ha  rispetto per i quesiti, asseconda la ricerca, anela allo scioglimento, eppure contemporaneamente è consapevole che la verità è uno spettro metafisico.&lt;br /&gt;Allora la poesia assume il valore di catalizzante del pensiero emotivo, è di fatto un percorso analitico suppletivo, rende merito al potenziale traènte dei tessuti intimi individuali con connotazioni collettive. Se le proprietà dell’uomo sono la capacità, l’energìa e la fantasia di procedere per simboli e metafore, e dato per certo che maggiore è il metalinguaggio, più genuina, formidabile è la poesia, ecco che strade, viottoli e mulattiere del verso contengono e nutrono l’humus ideale, primèvo, ancestrale per sussumere e qualificare il cogito attivo e reattivo: non trascurando l’intrinsecità di metafora e di simbolo del linguaggio.&lt;br /&gt;Gli &lt;strong&gt;Inventari apocrifi&lt;/strong&gt;, contenendo essi stessi nell’etimologia (dal greco apókryphos) il significato puro di nascosto, segreto, marciano per apparente contraddizione contro le dissimulate/occultate contraffazioni e le deformazioni del fantasma della verità, la quale, tra gli inesauribili aggettivi prevaricatòrii e particolaristici che di volta in volta le si affiancano, ne rigetta  il più assurdo per antonomasia: assoluto. Cancelliamo dal nostro dizionario privato il concetto (arrogante) inesprimibile di: verità assoluta.&lt;br /&gt;Il  &lt;strong&gt;Vetromile &lt;/strong&gt;degli &lt;strong&gt;Inventari&lt;/strong&gt; si lascia andare a una poesia strumentale che faccia (o possa tentare di fare in embrione) luce su presenza e sostanza del mistero negato o censurato o rimosso o inconosciuto (e non già sull’impossibile scioglimento), e da buon intelletto, fa leva sulla collaborazione titillata di un lettore disposto a confrontare particolarismo a universalismo, pronto a rispecchiarsi in un’identità non dissimile dalla sua, vis-à-vis con inquietudini, spasimi, crucci e puzzle esistenziali improvvisamente riemersi, con una implacabilità che ha del fatale.&lt;br /&gt;Parallelamente gli &lt;strong&gt;Inventari&lt;/strong&gt; affermano, ri-evidenziano il codice etico del compositore e la sua dichiarazione di poetica, che coincidono, mentre non coincidono affatto, poiché sinonimici ma divergenti per non trascurabili sfumature, i concetti di verità, di veracità, di inveramento laico, quando fanno capolino dalle pagine.&lt;br /&gt;Potrebbe sembrare che la lezione della poesia di &lt;strong&gt;Vetromile &lt;/strong&gt;voglia indurre il fruitore a rassegnarsi a considerare inaccessibile il mistero, insondabile la verità, con buona pace di ogni sforzo, con le dimissioni di ogni tentativo di scardinare la serratura inviolabile. Al contrario: quantunque la verità oltre il mistero fosse irraggiungibile, come è, nessuno di noi dovrebbe/deve rinunciare né a priori né in itinere a esercitare lo strumento euristico, ovviamente senza accomodamenti sleali, scorretti,  manipolatòrii, in offesa alla coscienza.&lt;br /&gt;Partitura psicanalitica, connessioni antropologiche, epistola sociale, quotidiana confessione dello sgomento, burrasche interiori orto ed eterodosse, psellismo morale, scrupoli arrancanti, confusioni teoretiche, intuizioni rasentate, introspezione che porta alla ribellione e che deplora, lontano dalla solennità della requisitoria: l’ultimo parto letterario di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; è una sorta di taccuino lucido e teso, che non si sottrae a una lieve indulgenza ma non allarga spazio a astrazioni molto al di là dell’umana Sehnsucht di “superare” il proprio essere. Un’opera complessa sui conflitti e sulla Spannung ad ammetterne la radioattività e a scongiurarne gli effetti, tenendo conto che umanamente siamo così disumani.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt; è uno dei pochi poeti che indulge a colloquiare con il suo lettore, senza farsi di lato per lasciar parlare esclusivamente il critico pre o postfatore; e si espone senza tergiversare. Inoltre il suo dire/dirsi non si ripete, non incappa in una monotematicità, che quando in altri (e tanti) esempi anche illustri e ‘intoccabili’ eccede, indispettisce, appiattisce il testo, denuclea l’opera, dequalifica l’autore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vetromile&lt;/strong&gt; non fornisce (né può farlo: anzi, se ne guarda bene) chiavi; lascia intatta la difficoltà interpretativa per lettore e critico: ogni sua parola è centro semantico, e come tale va trattata. Ogni sua raccolta è una sfida a sé, con se stesso e l’altro da sé, anche nei tratti palilogici/palinodici.&lt;br /&gt;Quanto alla vita, essa si scompone e si ridistribuisce nelle tessere del verso: e preme, palpita, respira nell’inframondo di detto e sottotraccia, di dichiarato e suggerito, di cutaneo e subcutaneo: &lt;em&gt;nascondere l’impronunciabile dietro i righi della biro/ o sotto la lingua come se fosse una pillola indeglutibile.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Armando Saveriano&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-5331725936986484805?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/5331725936986484805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=5331725936986484805' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5331725936986484805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/5331725936986484805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/05/una-recensione-di-armando-saveriano.html' title='Una recensione di Armando Saveriano'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2211296687207051543</id><published>2009-03-31T10:36:00.000-07:00</published><updated>2009-03-31T10:40:57.433-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inventari apocrifi'/><title type='text'>Inventari apocrifi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SdJVOSViZcI/AAAAAAAAAXU/QfoKbLivkFc/s1600-h/Inventari+apocrifi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319407813806679490" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 136px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SdJVOSViZcI/AAAAAAAAAXU/QfoKbLivkFc/s200/Inventari+apocrifi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "Inventari apocrifi", Edizioni Bastogi, 2009&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Presentazione:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E’ noto a tutti il ritrovamento dell’ultimo vangelo gnostico di Giuda, che va ad aggiungersi a tutti gli altri vangeli apocrifi, cioè non considerati canonici dalla Chiesa. Per antonomasia, il termine apocrifo, letteralmente “ciò che è tenuto nascosto”, sta ad indicare tutto ciò che esula dall’”ufficialità” in una qualsiasi documentazione. Uno scritto apocrifo è dunque qualcosa di misterioso, o che ispira e suscita mistero e sconcerto proprio perché è al di fuori della storia normalmente e universalmente stabilita e accettata. E’ in altri termini una documentazione parallela ma non riconosciuta veritiera, autentica e coerente alle norme e ai principi sui quali è invece basata la documentazione “ufficiale”.&lt;br /&gt;Possiamo dunque costruire delle storie “apocrife”? In realtà, come afferma anche un mio caro amico e collega poeta, in poesia è permesso esprimere liberamente le proprie idee e i propri sentimenti, oserei dire “paralleli”, e cioè da manifestare eventualmente accanto a quelli che, più o meno ufficialmente, si esprimono nel normale “menage” della quotidianità, ma che sono forse più superficiali o più legati agli eventi, belli o brutti, del vivere giornaliero. Ogni poeta si costruisce dunque un proprio palinsesto segreto, su cui andare di volta in volta a iscrivere il proprio moto segreto, il proprio arcano irrisolvibile e intraducibile con parole, proposizioni e ragionamenti alla luce del sole, ma che può manifestarsi ed emergere proprio con la poesia.&lt;br /&gt;Non accetteremmo in via “ufficiale” ragionamenti e filosofie di peculiare importanza sulla vita e sulla morte, sull’amore, su Dio, sul nostro divenire, sul nostro essere, se non ci venisse, almeno un poco, in aiuto la poesia. Poesia che possa in qualche modo ammorbidire, diluire, mitigare, raccordare e depurare i grandi temi della nostra esistenza: per poi trasfigurarli e innalzarli ai ranghi artistici.&lt;br /&gt;I miei “Inventari apocrifi” costituiscono un personalissimo, recente tentativo di raccogliere e in qualche modo riconoscere, catalogare e intabellare schemi di domande sul se e sul forse, sul dove e sul perché, squarci e dubbi, speranze, orizzonti e quant’altro contribuisca al fermento intimo, profondo, che sommuove il mio esistere: un algoritmo segreto insomma, che possa risolvere il mistero di sempre, o che perlomeno aiuti a imboccare la strada di una possibile risoluzione. Il canto non è ufficiale, è appunto apocrifo, nel senso che ho cercato di esporre prima, e cioè proveniente da sorgenti assai remote e non riconoscibili nell’immediatezza e nella praticità superficiale del quotidiano andamento omologato. Un canto apocrifo perché rinvenuto quasi di soppiatto, alla luce di un mondo cosiddetto normale anche nella sua anormalità, nelle sue esagerazioni e sovente nelle sue deviazioni verso l’obbrobrio e l’orrore, verso l’annichilazione; un canto apocrifo perché emerso quasi inatteso alla superficie di un cuore troppo impegnato a dare un senso razionale al mondo anche quando ciò non è possibile.&lt;br /&gt;Ho utilizzato una struttura poetica a mio giudizio consona e aderente alla ricerca della mia sorgente segreta: un verso a volte lungo e scarno, parole asciutte e distanziate, come ad indicare la fatica del ritrovamento, la difficoltà di emergere in superficie.&lt;br /&gt;Un inventario complicato e forse, alla fine, inconcludente e inservibile, perché: “ho enumerato granelli d’aria e gocce di sole: è il vago bagaglio di mondo che mi porto appresso. Il resto o anima o illusione o colore del vuoto”.&lt;br /&gt;Ma un inventario necessario, almeno per tentare di capire dove potrebbero stare le mie vere cose nascoste sotto la polvere del mondo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Note critiche:&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il verso di Giuseppe Vetromile si tende sempre più, fino a lacerarsi, per accogliere, raccogliere quanto più possibile della ridondanza del mondo che il poeta continua a investigare, a interrogare intrecciando la propria esistenza con quella della realtà che lo circonda e, in uno slancio disperatamente panico, dell’universo stesso. Qui come nelle altre raccolte lo vediamo muoversi fra il “grigio condominiale”,  “il popolo dei supermercati” e “la leccornia appena vista alla tivvù”, nell’habitat proprio del “beneamato consumatore”. Ma, rispetto alle raccolte precedenti, l’atmosfera sembra diventare più rarefatta, nello sforzo di cogliere l’essenza, l’universale nel concreto, aprendosi ad atmosfere metafisiche alla Dalì: il “silenzio degli orologi deglutisce pure la luna / e i sogni reinventano antiche nenie sprimacciate”.  La nausea per questo mondo spinge a veder sollevarsi il sole da un parco cementificato e a cercare nella fine il nuovo inizio, chiedendosi: “Ma come puoi tu rinascere da questo groviglio di rumori”? La domanda rimane aperta, né la parola può dare risposte definitive (“Non chiedermi dunque significanti”, scrive Vetromile aggiornando semiologicamente l’esclamazione montaliana), né tantomeno modificare la realtà (“ma nessuna mia voce àltera / le pietre del pianeta”). Né il nostro approdo appare garantito: su Dio, e sul nostro andare verso di lui, grava un “immane dubbio”. Qui e ora, comunque, dice il poeta alla persona cui costantemente si rivolge, tocca giocare i propri destini in una concentrazione nell’attimo dell’universo intero. Di fronte al grigiore d’asfalto e cemento che ci circonda si riapre la speranza d’una rinnovata natura: “Gusterai il dolce del sole sulle labbra arse / e l’amaro della luna sulla pelle bianca / e sentirai l’odore dell’amore”. Questo, per un “di/sperato bene”. E anche la scrittura  non si rassegna al codice ristretto della chiacchiera quotidiana, ma si arrampica sul ventaglio aperto delle possibilità date o ne conia altre, in un furore linguistico “tuttofago”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Enzo Rega&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questa raccolta di versi di Giuseppe Vetromile, Inventari apocrifi, si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita, e quindi anche sul senso di sé, sulle curve di un cammino che si snoda tra “soste”, “voglie” e “speranze di partenza”. Quindi dialettica tra un io che sta e un io che si sente proiettato verso avventure dello spirito e dell’anima. Ma anche dialettica tra l’io e il mondo, tra l’io e la società, tra l’io che rivendica il proprio essere libero come condizione inalienabile per la piena realizzazione del progetto di sé, e la società che tende ad operare condizionamenti insopportabili.&lt;br /&gt;La struttura artistico-formale è caratterizzata da testi che presentano, nella loro totalità, versi piuttosto estesi, il che, da un lato, significa che Vetromile considera – e usa – la poesia come un’operazione conoscitiva che gli permette di scandagliare nel proprio animo e nei propri sentimenti, ed anche di cogliere il senso vero della realtà e delle risonanze che essa esercita in lui, e dall’altro è segno di chiara volontà del poeta di esplicitare compiutamente il proprio pensiero confessivo. Tuttavia, però, essi sono connotati da una interna armonia fonica e ritmica. E si succedono con fresca continuità, quasi frutto di una germinazione spontanea, cosa che sembrerebbe dar ragione al poeta quando afferma che le parole “ vengono così d’improvviso sulla punta della penna sconfinata / a dirci com’è il mondo  come lo sentiamo nascosto / dietro una volta di stelle inespresse    indicibili, ma in realtà le cose non stanno propriamente così. Infatti, ad un occhio critico attento non può sfuggire l’intelligente lavoro di selezione e combinazione dei segni che denotano, oltre ad una vasta ricchezza lessicale, una indubbia forza espressiva.&lt;br /&gt;Voglio dire che il linguaggio presenta una energia semantica di indubbio fascino sia quando il poeta si abbandona ad un lirismo descrittivo sempre coinvolgente, sia quando è chiamato ad esprimere concetti che richiedono un linguaggio più vigoroso e fonicamente duro.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raffaele Urraro&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2211296687207051543?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2211296687207051543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2211296687207051543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2211296687207051543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2211296687207051543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/03/inventari-apocrifi.html' title='Inventari apocrifi'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SdJVOSViZcI/AAAAAAAAAXU/QfoKbLivkFc/s72-c/Inventari+apocrifi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1542636452324091546</id><published>2009-03-23T14:09:00.000-07:00</published><updated>2009-03-23T14:11:13.730-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inediti'/><title type='text'>La concavità del cielo</title><content type='html'>La concavità del cielo contiene il mio stare qui&lt;br /&gt;combaciato al mondo&lt;br /&gt;in un incastro solidale che si fa motore unico delle cose&lt;br /&gt;ed io procedo come il tutto           collegato inscindibilmente&lt;br /&gt;poiché intorno al sole non c’è più tempo né sospiro&lt;br /&gt;che mi trattenga al cogito ergo sum&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono quindi complemento all’uno&lt;br /&gt;io zero di materia          granulo indeterminato e&lt;br /&gt;frazione di momento che appare nella storia scialba&lt;br /&gt;del condominio&lt;br /&gt;insignificante rabbocco di vita centellinata&lt;br /&gt;mentre abbriva e s’accresce l’input iniziale&lt;br /&gt;(va verso dove e quando          ma nessuno lo sa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il sole mai m’abbandonasse     o il cielo o le stelle&lt;br /&gt;sarei dunque concavo o convesso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la domanda non ha singola faccia            e la verità&lt;br /&gt;non ammicca solo da una parte&lt;br /&gt;:si sa che il diritto ha sempre un altro lato indesiderato&lt;br /&gt;come la luce il buio&lt;br /&gt;la speranza la fine&lt;br /&gt;o la vita la morte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed io&lt;br /&gt;non posso che permanere&lt;br /&gt;in questa incerta oscillante complementarietà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1542636452324091546?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1542636452324091546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1542636452324091546' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1542636452324091546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1542636452324091546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/03/la-concavita-del-cielo.html' title='La concavità del cielo'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-16772346887930268</id><published>2009-02-24T13:47:00.000-08:00</published><updated>2009-03-23T14:11:49.040-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inediti'/><title type='text'>Quando lui morì</title><content type='html'>Quando lui morì c’era ancora un attimo di luce sul tavolo di cucina&lt;br /&gt;lento a ritirarsi oltre l’oceano infinito&lt;br /&gt;del mondo qualunque ed appiattito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sembrava il pallido sole non voler più estinguersi&lt;br /&gt;dietro i monti asciutti e distaccati&lt;br /&gt;così come per scusarsi di quella morte inopinata&lt;br /&gt;che era entrata di soppiatto a disordinare&lt;br /&gt;il regolare fluire delle cose&lt;br /&gt;nel corso di anni regolari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e il tempo pure sembrò annichilirsi sospendersi&lt;br /&gt;tra un tic e un tac del vecchio orologio bianco&lt;br /&gt;appeso accanto al lunario scolorito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure sentimmo il vento respirare più disteso&lt;br /&gt;e i profumi e gli aromi e tutte le forme del cielo&lt;br /&gt;entrarci fino al centro del ventre :serenità&lt;br /&gt;che placava ogni grido di tempesta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;così pure il silenzio e il vortice dell’intero pianeta&lt;br /&gt;che continuava il suo giro ineluttabile&lt;br /&gt;attorno ai confini del creato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sanciva la fine e l’inizio concentrici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed io dall’abisso ricominciavo l’ennesima salita&lt;br /&gt;con un minimo abbrivio di speranza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-16772346887930268?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/16772346887930268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=16772346887930268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/16772346887930268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/16772346887930268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2009/02/quando-lui-mori.html' title='Quando lui morì'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8057449123949091023</id><published>2008-12-22T12:03:00.000-08:00</published><updated>2009-03-23T14:12:03.687-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inediti'/><title type='text'>Planimetria del Natale riciclato</title><content type='html'>Planimetria del Natale riciclato: dappertutto è un pezzo di festa luminoso&lt;br /&gt;ma nell’insieme pare più fragoroso più caramelloso più ossequioso&lt;br /&gt;più fumoso più fruttuoso più indecoroso più sontuoso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’addobbo scintillante la nostra mano è più carezzante&lt;br /&gt;più salutante più augurante più badante più noncurante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel vocìo che s’approssima alla mezzanotte santa&lt;br /&gt;tanta è la baldanza l’arroganza la supponenza l’avvenenza&lt;br /&gt;la sopportanza la dimenticanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ solo un momento: giusto il tempo o un segmento&lt;br /&gt;di un fermento di un lenimento di un pentimento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardiamo il mondo come sta: scrolliamo le spalle&lt;br /&gt;e auguri comunque giù esorbitanti fino a valle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Planimetria del Natale riciclato: mosaico di cuori&lt;br /&gt;sempre fuori sempre acri sempre pigri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel tanto che basta alla nostra cesta:&lt;br /&gt;di quel primo Natale nulla più resta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si vedrà come pregare Iddio che ci porti tanta fortuna&lt;br /&gt;: nel domani scialbo e insapore si ripone il cuore&lt;br /&gt;dolcificato e glissato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Baraonda di spettri sulla nostra fame di gloria&lt;br /&gt;:si vedrà domani&lt;br /&gt;come aggiungere altro cielo al nostro firmamento&lt;br /&gt;come addizionare altra farina all’impasto molle&lt;br /&gt;della nostra pappagorgia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi Natale&lt;br /&gt;:è qui la nostra possanza innalzata&lt;br /&gt;ostentando orrori di lapislazzuli sulla veste di carne fasulla&lt;br /&gt;miriamo a troni di similpelle imbottiti di bambagia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi Natale&lt;br /&gt;è svanito per noi in capanne extrasensoriali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dove la luce rinasce ancora dal profondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;comunque la nostra barriera di buio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22/12/08&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8057449123949091023?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8057449123949091023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8057449123949091023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8057449123949091023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8057449123949091023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/12/planimetria-del-natale-riciclato.html' title='Planimetria del Natale riciclato'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-9075045183057753795</id><published>2008-12-02T11:17:00.000-08:00</published><updated>2008-12-07T10:59:27.936-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cantico del possibile approdo'/><title type='text'>CANTICO DEL POSSIBILE APPRODO</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIy0yZNgxI/AAAAAAAAALI/TGn8CD0CU5o/s1600-h/scansione0002.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260823197184262930" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 108px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIy0yZNgxI/AAAAAAAAALI/TGn8CD0CU5o/s200/scansione0002.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, CANTICO DEL POSSIBILE APPRODO, Edizioni Scuderi, Avellino, 2005.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Prefazione di Enzo Rega. Postfazione di Armando Saveriano. Copertina di Carmina Esposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un libro complesso e sapientemente costruito, questo Cantico del possibile approdo, che non nega l’urgenza di dire, semmai la pone sotto il controllo dell’arte: un testo che, pur nel forte impegno etico, si pone come letterario e non come mero pamphlet. Vetromile continua con coerenza la propria ricerca che, a partire dal 1979, ci ha consegnato almeno una quindicina di titoli. Anche qui, come altrove, ci troviamo di fronte a “un discorso poetico di ampio respiro” (Giorgio Bàrberi Squarotti), condotto con un linguaggio personale, nel quale “non manca certo la liricità”, anche se “la struttura poematica sa metterla in crisi” (Maria Grazia Lenisa).&lt;br /&gt;Appunto, il controllo con il quale il poeta modula il proprio urlo d’artista.&lt;br /&gt;Nel forte connubio fra impegno etico e poetico, in questo libro, forse più ancora che in altri, Vetromile si confronta con elementi, personaggi e vicende delle Scritture, cercando nella dimensione religiosa il possibile approdo che ci sottragga all’insensatezza di quel veleggiare senza ormai alcuna bussola che è diventata la nostra vita. Il poeta, per guardare dall’alto alla nostra realtà, sale, come suggerisce il sottotitolo, Poesie dal sicomoro, sulla gigantesca pianta africana, sulla quale appunto era montato l’esattore Zaccheo per vedere Cristo, prima della conversione che lo portò a spogliarsi delle ricchezze accumulate con il suo lavoro per darle ai poveri.&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;I riferimenti biblici fanno da controcanto ai resoconti della nostra triste e squallida quotidianità, in una interessante commistione di temi e di linguaggi, fra un codice basso della vita e un codice alto di un’altra possibile esistenza. Già all’inizio vediamo “Pietro raccogliere anime / in grembo ai grigi caseggiati”. O possiamo seguire il poeta nella sua ricerca di Dio a partire dalla cornice che inquadra i gesti quotidiani: “ché io possa fuori dal condominio cercarTi”. Leggiamo di “asfodeli bianchi” in contrapposizione a “laterizi abbandonati”, di “quartiere”, di “balconi” o di “finestrini delle auto” e di domeniche calcistiche. Tutto un armamentario lessicale della quotidianità e dell’ovvietà viene messo in campo a rappresentare l’insignificante srotolorarsi delle nostre giornate. Come accadeva ad esempio nel precedente Il vaso di Pandora, dove si delineava l’universo di un modesto impiegato alle prese con il proprio lavoro e il pendolarismo in un inferno cittadino di spazzatura e traffico i cui echi ritornano anche qui (per le code d’auto veniva lì fatto di pensare a Week-end di Jean-Luc Godard, film del 1967, in cui l’iperbole paradossale del traffico era in riferimento non ai momenti del lavoro ma, come dice il titolo, del fine settimana e del tempo libero).&lt;br /&gt;Il “canto minimo” del poeta, in questo deserto della quotidianità, sa solo di “pochezze e di incertezze”, riesce a scorgere appena un “cielo contingente”. Si tratta di “frammenti di parole” che registrano lo “smembrasi dal cuore della terra”. Il linguaggio frammentato è stenografia di una straziata realtà. Dunque, accanto alla stanca ripetitività dei gesti quotidiani nei quali affogano le nostre giornate (“l’asintotico aspettare” disegna questa curva sempre uguale nel grafico della vita), Vetromile dà la stura, come nel libro precedente ricordato, al vaso di Pandora con i suoi mali: “Scorre l’acqua nei pantani dell’odio e delle guerre”. La prospettiva diventa planetaria, usciamo dal nostro condominio e dal nostro quartiere: “Chiuso in intercapedini di network / non ho che da suddividermi in bit / onde essere presente in idee e numero sull’intero globo”.&lt;br /&gt;In questo trascorrere da privato a pubblico, da micro a macro-cosmo, anche per un mercatino rionale si usa il termine planetario e ipertecnologico di “rete”. E non tanto nel significato di ciò che collega, quanto piuttosto per indicare ciò che imbriglia e chiude: “Nella rete del mercatino rionale non ho trovato / smagliature per fughe oltre questo mio stare / dentro, disperato d’altre possibilità…”. Dove l’enjambement (il “dentro” posto a capo) esprime la volontà di svicolare e sottrarsi, vuoi alla piccola realtà cui nella poesia in questione più specificamente ci si riferisce, vuoi alla stessa prigione planetaria della rete – informatica e non – cui si allude.&lt;br /&gt;Rinascere, quindi. E, allora, il riferimento a Nicodemo: “guida me che sono Nicodemo interrogante: con acqua / e soffio di vento mi segnavi la giusta strada per la fonte // ed io sarò di nuovo goccia d’acqua riformata, / riunita nel tuo diluvio d’amore universale”. Al fariseo Nicodemo, dottore della legge, capo dei Giudei, che lo interrogò di notte sulla rinascita, Gesù rispose. “In verità, in verità ti dico: chi non rinascerà per acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio… Il vento spira dove vuole e ne senti la voce…” (su Nicodemo, vedi Giovanni, 3,1; 7,50; 19,39). Con Giuseppe di Arimatea, Nicodemo preparò il corpo di Cristo per la sepoltura. Presunto autore di un vangelo apocrifo, vi narra il processo e i dibattiti nel Sinedrio, del quale era membro, dopo la resurrezione. Questo riferimento a Nicodemo è centrale, se nei passi neotestamentari relativi si trova il riferimento al battesimo con acqua come strumento di rinascita alla vita spirituale. Vetromile insiste particolarmente sull’acqua, riprendendo, attraverso il centrale riferimento cristiano, uno dei quattro (o cinque) elementi fondamentali (acqua aria terra fuoco – e etere) delle mitologie, sia quella greca che quelle orientali: quell’acqua che per colui che viene considerato uno dei sette sapienti nonché il primo filosofo, Talete di Mileto, era l’arché di tutte le cose. L’acqua, nella quale, sul nostro pianeta, è nata la vita; quell’acqua nella quale, nel grembo materno, viviamo prima della nascita.&lt;br /&gt;Dalla condensazione di questi riferimenti, Vetromile trae spunto per la creazione del proprio mito della rinascita, quello di una “partenza nuova”, che ci porti finalmente a un approdo sicuro, e che ci impedisca di dire: Com’è lontana Gerusalemme, come invece recitava il titolo di una sua raccolta del 1996 (anche lì alla base un mito giudaico-cristiano, ma ricordiamo che quella città è anche una capitale arabo-musulmana, riunendo – o talvolta dividendo – le tre grandi religioni monoteiste). A Dio quindi si chiede di “Darci un segno, una parola, una formula finale… Darci una luce sui pantani”. Tale parola non è facile ascoltarla e metterla in pratica: “Ma la nostra pesantezza qui ci àncora sul masso…”. Occorre allora ricordare anche il miracolo di Lazzaro, richiamato in vita dalla parola di Cristo, Lazzaro di nuovo “Vivo. Come una stella rigenerata”.&lt;br /&gt;Al “bailamme delle communications”, a quella che molti anni addietro un filosofo tedesco chiamava chiacchiera quotidiana, vanno sostituiti “silenzi colmi di preghiera” o una “parola santa”. Se la seconda poesia della raccolta è intitolata Mattutino (a indicare i momenti delle pratiche religiose; un’altra è intitolata Compieta, con riferimento all’ultimo degli uffici religiosi che chiude la giornata liturgica, con preghiera e confessione delle colpe), l’ultima è Verso l’oriente: guardando e andando dunque nella direzione in cui sorge il sole, da cui comincia la giornata. Qui incontriamo Saulo sulla via di Damasco, per una nuova Pasqua nella quale tornare nudi alla vita: “ma nella Pasqua non v’è vestiario, non occorre altro indumento se non la forza / di andare: di morte in morte, di vita in vita”.&lt;br /&gt;Questa parola nuova, in un colloquio continuo con la persona amata (“mia cara”), spetta anche al poeta, “perduto anacronista”, coglierla e restituirla. Ciò che viene tentato in questo libro, dove toni crepuscolari e dolenti, passando attraverso il caos del mondo tardo-industriale, post-moderno e iper-tecnologico, nel confronto desueto con i testi sacri, si dispiegano in un discorso che cerca nella luce delle origini il porto da ritrovare, verso cui fare rotta e a cui finalmente approdare. Perciò l’oriente è il compimento del percorso, ciò che ridà senso ai nostri passi, ciò che ne orienta il senso di marcia. C’è oggi anche una filosofia laica – ma non laicista – che riconosce, anche da parte di non credenti, la legittimità di una riflessione sulla trascendenza che individui, oltre questo mondo, la possibilità di un mondo diverso da quello nel quale siamo gettati, perché questo non ci sembri, con i suoi orrori, inevitabile, immutabile e quindi non più redimibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Enzo Rega (Prefazione)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note di critica:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua è una poesia permeata di uno spirito religioso profondo, niente affatto alla moda, e questo la fa apparire fin da subito una poesia che occorre meditare. Il lessico mi sembra sostenere senza sforzo ma anzi con grande adeguatezza un simile impegno. Siamo dunque lontani, per nostra fortuna, da quel tipo di poesia egomane oggi circolante con tanta malagrazia.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giampiero Neri&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il suo poema, costruito così sapientemente nel ritmo ampio e solenne che è tipicamente suo e arieggia l'andamento biblico, è davvero bellissimo: ha ricreato la poesia del sacro, rinnovando nell'attualità eventi, situazioni, personaggi del Nuovo Testamento (ma anche dell'Antico) e, al tempo stesso, ha rinfrescato mirabilmente paesaggi, stagioni, occasioni della vita, che si trasfigurano subito in emblemi decisivi ed esemplari.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giorgio Bàrberi Squarotti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il suo volume sorprende per la sofferta ricerca spirituale espressa lungo un viaggio poetico popolato di transiti segreti di fronte ad una quotidianità, effimera e marginale.&lt;br /&gt;Lei ci ha abituati da anni ad una poesia nella quale l'omogeneità del significato costituisce la cifra costante di un percorso umbratile e luminescente, sotterraneo e liberatorio, per scindere il dubbio dall'umile certezza. Tutto questo si trova nel volume "&lt;em&gt;Cantico del possibile approdo, poesie dal sicomoro&lt;/em&gt;": una vera e propria biografia umana e culturale, realizzata con similitudini e contrapposizioni. Poesia, senza dubbio, riflessiva e anacoretica, vivificata dagli impulsi della coscienza e da una linea sinceramente fideistica. E qui bisognerà anche rilevare la forza figurativa con la quale si formalizzano i testi, che sembrano epistole poetiche indirizzate &lt;em&gt;oltre&lt;/em&gt; l'effimero. Ciò potrebbe sembrare un rischio o un azzardo in tempi di negazione nicciana; eppure non si può negare che questo suo viaggio, à rebours &lt;em&gt;verso l'Oriente&lt;/em&gt;, abbia momenti di forte fascino e suggestione.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mario M. Gabriele&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;---------------&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Cantico del possibile approdo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai giorni del possibile approdo, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;alleluia.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Gaudio del confine valicato oltre i gradini della notte,&lt;br /&gt;attento ai soffi, ascoltando Pietro raccogliere anime&lt;br /&gt;in grembo ai grigi caseggiati, depurarle&lt;br /&gt;e poi diffonderle pietre nel creato,&lt;br /&gt;movibili per fede stentorea,&lt;br /&gt;affamate di dinamica luce,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;alleluia.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi si doni o buon Padre samaritano&lt;br /&gt;la speranza delle tue mani tese ai crocicchi&lt;br /&gt;scendendo giù lungo i giorni degli ennesimi&lt;br /&gt;annuali rivedersi agli scranni del mestiere,&lt;br /&gt;indebiti e slacciati come falsi imbonitori.&lt;br /&gt;Mi si doni vigore e abbrivio per l’altro viaggio,&lt;br /&gt;all’allegria del possibile Dio mio,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;alleluia.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi si metta un sole tra le braccia,&lt;br /&gt;ché io possa fuori dal condominio cercarTi&lt;br /&gt;nell’oscuro sottoscala dove io tremo o mio Signore&lt;br /&gt;nel vedere così abbandonato nel lontano cielo&lt;br /&gt;le perdute perle dell’amore&lt;br /&gt;racimolato lungo la via dei giorni secchi&lt;br /&gt;vissuti a gustare il sapore grasso dei contorni:&lt;br /&gt;ai giorni della possibile avventura,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;alleluia.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ai giorni del possibile nome nuovo,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;alleluia:&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;per non nominarTi invano come ora,&lt;br /&gt;sostegno improduttivo alle mie parole lorde,&lt;br /&gt;canto il silenzio delle nuvole bianche&lt;br /&gt;sopra la polvere dei sì,&lt;br /&gt;diffusa dai martiri nelle antiche e nuove arene&lt;br /&gt;o sopra il grigio odierno dei raffermi&lt;br /&gt;avvelenati da sé per la grande carne&lt;br /&gt;che mai si sazia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai giorni del possibile impossibile Dio mio,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;alleluia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;------&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Risveglio&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu vuoi inseguire la parola del sogno invertebrato,&lt;br /&gt;scevro d’ogni ragione e condimento di materia, evanescente:&lt;br /&gt;al mattino hai risvegli sfumati e languidi sul sussidio d’un primo&lt;br /&gt;raggio di sole, e ti resta nelle mani una preghiera interminata,&lt;br /&gt;un cuore ancora aperto a raccogliere favole e incantesimi fatati.&lt;br /&gt;Nei tuoi occhi già risplende un barlume d’amore,&lt;br /&gt;la voglia d’avventura lungo il dedalo dei sì e dei no ripetitivi…&lt;br /&gt;Ma hai luci sghimbescie, di traverso, dal fornello di cucina&lt;br /&gt;fino all’angolo del letto: tragiche, nello scuoterti di dosso&lt;br /&gt;la nuvola d’ovatta che ti prese lungo il silenzio della notte!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di me e del mondo hai immagini di repertorio, solo scene:&lt;br /&gt;né nuove né vecchie in questo telefilm di quotidiana rappresentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi: non è che un mondo senza sogni e senza fiabe, questo durare così&lt;br /&gt;nel giorno come un automa, pronto a compiacere il fato, a divertire&lt;br /&gt;la macchina che trascina la tua bocca e le tue mani&lt;br /&gt;fino al culmine delle ore, qui, su questa breve pellicola di terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma tu ancora vuoi inseguire parole dal limbo scaturite, che non sanno&lt;br /&gt;di che razza è questa carne, questo pensiero, questo contagio,&lt;br /&gt;questo ingranaggio che ti porta alla dissipazione … E non saprai, tu,&lt;br /&gt;giunto sull’orlo della notte – quanto mai impreparato a raccogliere&lt;br /&gt;fiori di morte – cos’altro inseguire domani dopo il risveglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se non l’incommensurabile follia del tempo che declina.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;-----&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Sul sicomoro, atto II°&lt;br /&gt;(nel quartiere dei qualunque)&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, col ventre fracco e gli occhi bassi sulla terra,&lt;br /&gt;fra le pietre certe del tempo, incredulo,&lt;br /&gt;stando a vedere, stando a sentire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;&lt;chi&gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E tu, ingordo Zaccheo, incapace di udire altro,&lt;br /&gt;godi al solo tintinnio del tuo tesoro,&lt;br /&gt;contando e ricontando ad una ad una&lt;br /&gt;le monete del tuo giorno mangereccio. Tu,&lt;br /&gt;placido e contentabile di poco pane&lt;br /&gt;– purché continuo e ben dosato –&lt;br /&gt;e con un largo pomeriggio disponibile&lt;br /&gt;di pantofole e vestaglia. Non udrai mai&lt;br /&gt;i passi della tua morte sul pianerottolo,&lt;br /&gt;e neanche ti chiedi quanto lontana&lt;br /&gt;o vicina ora sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;&lt;chi&gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Raccogli i tuoi dati in fretta, o tecnico Zaccheo.&lt;br /&gt;Sai che la vita è un giro d’affari, buono ad ingrossare&lt;br /&gt;occhi e tasche (il cuore hai chiuso in una bisca).&lt;br /&gt;E che altro potresti desiderare&lt;br /&gt;in questo stabile regolare paradiso condominiale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;&lt;chi&gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Salirai ancora sul sicomoro, o curioso Zaccheo,&lt;br /&gt;per vedere meglio cosa sia questa voce e questa luce&lt;br /&gt;che rompe l’ordine del mondo e la quiete,&lt;br /&gt;regalando alternative, amore e nuova vita&lt;br /&gt;a destra e a manca, qui nel quartiere dei qualunque?…&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;-----&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Del che rimasi attonito&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Del che rimasi attonito, rimettendo ogni cosa nel cassetto.&lt;br /&gt;Nascosi pure l’alba imminente, uno stuolo di grilli&lt;br /&gt;all’arrembaggio del mattino, così, tanto per abitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grasso sole spuntò da dietro i fumi d’ottano e l’immondizia&lt;br /&gt;del quartiere si sublimò in tremore di cielo, quando&lt;br /&gt;il cielo fosse stato d’un inutile celeste. A picco sul giorno&lt;br /&gt;avvenne una meteora di folla saliente sugli autobus&lt;br /&gt;della fabbrica, lontano dai girasoli e dalle fontane di porfido&lt;br /&gt;rosa. Nella mente già acuiva il senso di rilascio, ma&lt;br /&gt;l’abbecedario recitava termini perentori: così va il mondo,&lt;br /&gt;e la sequela di parole al vento non ha che un termine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nella morte dell’orologio appeso in cucina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andai oltre i lucernari, a vedere stelle come muovevano&lt;br /&gt;il creato, a sentire una fantasia di folletti in guardinga&lt;br /&gt;processione, perché non procurassero disturbi ai paralleli&lt;br /&gt;mondi della serietà in giacca e cravatta (professori&lt;br /&gt;non hanno mai detto niente del sottobosco!). Poi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orfeo mi tenne le braccia alzate, ricordandomi che&lt;br /&gt;non si può dormire se non morendo, andando via da&lt;br /&gt;questa terra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Del che&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rimasi a gozzovigliare, ignorando il tempo e la morte&lt;br /&gt;che si accavallavano intransigenti. Non volli neanche&lt;br /&gt;sognare (e sì che ce n’era bisogno!): ma nessuna materia&lt;br /&gt;– mi dissi – sarà mai più forte di questo neurone&lt;br /&gt;creato dalla madrepatria (che fu, in origine, un atto&lt;br /&gt;nell’inventario dell’universo), e così debbo resistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte mi tenne le braccia alzate, la vita del mattino&lt;br /&gt;mi socchiuse in faccia la porta del tempio: che si dica&lt;br /&gt;– mi fecero capire – sempre disponibile ogni traccia&lt;br /&gt;di mistero, lì, sulla pista verso Gerusalemme nuova,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per non annullare la credenza. Cresco senza sapere:&lt;br /&gt;ora è il martirio, ora è la baldanza:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;del che,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi lasciai andare oltre la casa, oltre il vento, oltre&lt;br /&gt;ogni im/possibile speranza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-9075045183057753795?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/9075045183057753795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=9075045183057753795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9075045183057753795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/9075045183057753795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/cantico-del-possibile-approdo.html' title='CANTICO DEL POSSIBILE APPRODO'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIy0yZNgxI/AAAAAAAAALI/TGn8CD0CU5o/s72-c/scansione0002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8814221905813898609</id><published>2008-11-30T10:49:00.000-08:00</published><updated>2008-12-07T11:00:52.996-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cuordileone nella città automatica'/><title type='text'>CUORDILEONE NELLA CITTA' AUTOMATICA</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/STwbNSBFz4I/AAAAAAAAAPk/QG40J6Co5Ck/s1600-h/Cuordileone.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277122778360041346" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/STwbNSBFz4I/AAAAAAAAAPk/QG40J6Co5Ck/s200/Cuordileone.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, CUORDILEONE NELLA CITTA' AUTOMATICA&lt;/strong&gt; (Rapsodia di un giorno qualunque), Ediz. "Presenza", Striano (Na), 1990. Copertina: "La città automatica", disegno originale di Antonio Labriola.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Prefazione di Anna Gertrude Pessina&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8814221905813898609?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8814221905813898609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8814221905813898609' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8814221905813898609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8814221905813898609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/12/cuordileone-nella-citta-automatica.html' title='CUORDILEONE NELLA CITTA&apos; AUTOMATICA'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/STwbNSBFz4I/AAAAAAAAAPk/QG40J6Co5Ck/s72-c/Cuordileone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-4914654317950699448</id><published>2008-11-11T12:25:00.000-08:00</published><updated>2008-11-12T12:38:43.311-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il deserto'/><title type='text'>IL DESERTO</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRs8auAtDFI/AAAAAAAAAOo/KmxMpZ4Etts/s1600-h/Il+deserto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267870618865175634" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 130px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRs8auAtDFI/AAAAAAAAAOo/KmxMpZ4Etts/s200/Il+deserto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, "IL DESERTO", Ediz. Presenza, Striano (Na), 1979&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Con questa silloge poetica, che è anche l'opera prima, dal titolo fortemente emblematico, Giuseppe Vetromile ha vinto il 2° premio ex-aequo al "Città di Pompei" 1979. Il riconoscimento costituisce un atto testimoniale di fede verso il poeta meridionale, il quale continua ad accostarsi al mondo della poesia in punta di piedi, con una sorta di leggerezza interiore, fino a riversare in essa - alieno da falsi pudori - la grandezza della sua anima spesso intristita dalla delusione della contemporaneità, ma sempre soleggiata dall'alone della speranza che ci sorregge nella vita di tutti i giorni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;(Dalla Prefazione di Luigi Pumpo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;LO SCAVO&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Solitario, in silenzio,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sotto questa remota terra dell'universo&lt;/div&gt;&lt;div&gt;a cercare oasi di pace&lt;/div&gt;&lt;div&gt;una volta perduta&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e di tranquillità,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;scavo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma la sabbia fine&lt;/div&gt;&lt;div&gt;come acqua&lt;/div&gt;&lt;div&gt;scivola&lt;/div&gt;&lt;div&gt;granello su granello&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e ricopre la terra,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;irrimediabilmente...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-4914654317950699448?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/4914654317950699448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=4914654317950699448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4914654317950699448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4914654317950699448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/11/il-deserto.html' title='IL DESERTO'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRs8auAtDFI/AAAAAAAAAOo/KmxMpZ4Etts/s72-c/Il+deserto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-6652747296294636644</id><published>2008-11-05T12:47:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T13:14:36.593-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Resurrezione 88'/><title type='text'>RESURREZIONE 88</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRNYkm2aKqI/AAAAAAAAAOY/oEjZPv-vGHQ/s1600-h/Resurrezione88.jpg"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265649775253531298" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRNYkm2aKqI/AAAAAAAAAOY/oEjZPv-vGHQ/s200/Resurrezione88.jpg" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; Giuseppe Vetromile, "Resurrezione 88", Ediz. Presenza, Striano (Na), 1990.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1° Premio "Primavera Strianese" 1990&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo dire, parlando della lirica di &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile&lt;/strong&gt;, che essa, anzitutto, non nasce dal desiderio di &lt;em&gt;far poesia&lt;/em&gt;, e tanto meno dal desiderio di &lt;em&gt;fare bella poesia&lt;/em&gt; (la vanità dei poeti, si sa, non è mai da sottovalutare): essa nasce da un autentico desiderio di parlare da uomo con gli altri uomini, di stabilire con loro un colloquio costruttivo, di fare un discorso serio. I contenuti sono dunque in essa preminenti, per non dire che sono tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dalla prefazione di Luigi Pumpo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;Copertina: &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;"Dio Noi", studio di Antonio Labriola&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da "Resurrezione 88":&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immensa la città esiste di rapide impellenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accantonato tutto il dolore del giorno&lt;br /&gt;a sera ti raggiungo&lt;br /&gt;amore diluito tra queste mille cene regolari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non precipi dalle stelle?&lt;br /&gt;Perché non entri nella mia carne?&lt;br /&gt;Perché non mi riveli cosa c'è&lt;br /&gt;oltre il sacro tavolo di cucina&lt;br /&gt;al di là di questa periferia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sconvolgi o Dio la trama fissa&lt;br /&gt;di questa storia esistenziale&lt;br /&gt;regalami la novità dell'assoluto&lt;br /&gt;l'eternità d'una passione&lt;br /&gt;un desiderio forte di vita che non sia&lt;br /&gt;la voluttà d'un dentifricio&lt;br /&gt;comandato dallo sponsor!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani io fuggirò oltre questa morte&lt;br /&gt;a cercare i multiformi aspetti della felicità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore&lt;br /&gt;d'improvviso&lt;br /&gt;mostrami il vero senso della resurrezione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal profilo del vento assumere tutto il necessario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non da altre sostanze come&lt;br /&gt;il pullulare di luci ambigue della città&lt;br /&gt;il rassicurante curriculum d'opere da fare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in fondo che altro la vita? certo&lt;br /&gt;a pochi passi il mare immenso tranquillizza&lt;br /&gt;innammorati sulla riviera al tenero tramonto&lt;br /&gt;si scorda facilmente tutta la materia circostante&lt;br /&gt;così in un balzo d'amore si è presto nei ricordi&lt;br /&gt;d'amore - unici a tenerci attenti&lt;br /&gt;in questo piccolo cammino&lt;br /&gt;ad un po' di felicità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi la grande sera articola ultime sensazioni buone&lt;br /&gt;sul davanzale&lt;br /&gt;così la notte del mondo m'appartiene&lt;br /&gt;in un solo impeto di gioia repressa a lungo&lt;br /&gt;fuggevole nella discrepanza di queste fiamme casalinghe&lt;br /&gt;che reclamano l'attenzione del sopravvissuto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inconsistente ombra della vita! dentro di me si rivela&lt;br /&gt;s'ingigantisce fino a raccogliere per un attimo Dio&lt;br /&gt;dalla periferia contrita del cuore&lt;br /&gt;e poi defluisce in facili blaterii condominiali&lt;br /&gt;(apparentemente assente il necessario mistero&lt;br /&gt;latente in follicoli di rassegnazione)&lt;br /&gt;frastornato è il mio stare qui&lt;br /&gt;attendendo notizie dall'alba nuova&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh dove andrò oltre l'esistere meschino!&lt;br /&gt;se qui già Napoli e tutto il creato intorno&lt;br /&gt;è nebbia&lt;br /&gt;nonostante senta il da farsi&lt;br /&gt;in mille sogni rivelatori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-6652747296294636644?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/6652747296294636644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=6652747296294636644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/6652747296294636644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/6652747296294636644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/11/resurrezione-88.html' title='RESURREZIONE 88'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SRNYkm2aKqI/AAAAAAAAAOY/oEjZPv-vGHQ/s72-c/Resurrezione88.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3978498828103667639</id><published>2008-11-02T13:11:00.000-08:00</published><updated>2008-11-02T14:14:24.701-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I naufraghi'/><title type='text'>I NAUFRAGHI</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4iiSm2sPI/AAAAAAAAANI/AfNCnX4-2uc/s1600-h/scansione0005.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264182986948391154" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 124px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4iiSm2sPI/AAAAAAAAANI/AfNCnX4-2uc/s200/scansione0005.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, I NAUFRAGHI, &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;(Versi di Mare, di Cielo e di Terra)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Tommaso Marotta Editore&lt;/strong&gt;, Napoli, 1984 . Copertina di &lt;strong&gt;Enzo Marino&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sono immagini suggerite da Giuseppe Vetromile con uno stile ora denso, ma scabro e stringato, ora vivace e levigato, talvolta provocatorio e vibrante, sempre sobrio ed efficace nel rendere l'immediatezza delle emozioni che affiorano dal profondo e si materializzano davanti ai nostri occhi in quell'itinerario di libertà chiamato Poesia. Certo, spesso è una poesia che sembra tenersi in disparte, quella del Vetromile, quasi uno stratagemma per potersi scegliere finalmente e liberamente le forme della propria anima, la dimensione più adatta a riconoscersi, a raccogliersi per trovare il contatto con la verità del cuore. In realtà, solo allora, e con trasparenza comunicativa sorprendente in una natura così schiva ed introversa, egli realizza la sua intesa con gli altri. E' allora che l'addensarsi di soluzioni espressive supera la parola e, nel trepido lirismo soggettivo, si indovina una vera e propria esplosione di sentimenti, di stati d'animo dal respiro universale...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;(Dalla Prefazione, di &lt;strong&gt;Erminia Romano&lt;/strong&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Da "I Naufraghi":&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Una striscia di spiaggia&lt;/div&gt;&lt;div&gt;separa due mondi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Naufrago,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;supino come in croce&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sul letto di sabbia&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sotto il sole di mezzodì,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;in equilibrio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;fra la terra e il mare,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;vivrai di dubbi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;***&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il mare è solitudine sacra:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;lontane terre sono&lt;/div&gt;&lt;div&gt;barbagli di speranza.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Noi naufraghi&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sulle nostre zattere&lt;/div&gt;&lt;div&gt;fatte di dio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;con le nostre reliquie&lt;/div&gt;&lt;div&gt;fatte di dio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;cercheremo il giorno.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ogni alba&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sarà un segno dell'eternità.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il tramonto&lt;/div&gt;&lt;div&gt;la nostra sconfitta.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;***&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I gabbiani volteggiano sul mare e stridono.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La loro vita è un volo biancogrigio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;un planare dolce graffiando l'acqua&lt;/div&gt;&lt;div&gt;un rincorrersi tra le onde.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ancora stridono.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Noi abbiamo voli sui relitti delle nostre croci&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e stridiamo violenti&lt;/div&gt;&lt;div&gt;la nostra pace.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4eUt_2GwI/AAAAAAAAAMY/8uM1YW5_T8Y/s1600-h/Mare.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264178355736288002" style="WIDTH: 129px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4eUt_2GwI/AAAAAAAAAMY/8uM1YW5_T8Y/s200/Mare.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;              Mare &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;---&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma poi l'eterno vola via nel tempo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se ne va, lasciando un acre senso d'inquietudine.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;A sera, alzeremo al cielo preghiere di speranza:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;si sa che le stagioni tornano,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;ogni anno una clessidra muore&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e si rigenera. Così torniamo a risalire&lt;/div&gt;&lt;div&gt;questa china ispida,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;rabboccando l'anima di fede...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Chissà poi se la vita ha pure un'altra luce.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fosse tutto piatto,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;aspettare zitti nel silenzio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;che ci cada dio tra le braccia...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E poi cosa fare senza gioie e senza affanni,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;inutili pietre del mondo?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La felicità ce la portiamo addosso&lt;/div&gt;&lt;div&gt;come una croce,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;mai vedremo il suo volto radioso&lt;/div&gt;&lt;div&gt;sorriderci la meta:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;offriremo proprio qui il nostro olocausto,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;nel nostro tempo e con le nostre mani&lt;/div&gt;&lt;div&gt;desiderose di vita...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Rifluiremo tutte le angosce. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4h4PrZPBI/AAAAAAAAAM4/uX2nybWMtzo/s1600-h/Cielo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264182264607620114" style="WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4h4PrZPBI/AAAAAAAAAM4/uX2nybWMtzo/s200/Cielo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;           Cielo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;---&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sentirsi preciso robot&lt;/div&gt;&lt;div&gt;all'ombra d'una vita squadrata,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;pignolo ad ogni atto del giorno:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;arido cristo industriale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Distrussi la linearità delle cose&lt;/div&gt;&lt;div&gt;quando m'accorsi della varietà dei colori&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e dell'armonia delle luci.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cancellai una progressione di bit&lt;/div&gt;&lt;div&gt;quando vidi che natura&lt;/div&gt;&lt;div&gt;ha un continuo nel cuore&lt;/div&gt;&lt;div&gt;e non pesa quantità definite.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questo tempo specializzato&lt;/div&gt;&lt;div&gt;non fa per l'uomo:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;con il suo corteo di sì e di no&lt;/div&gt;&lt;div&gt;uccide la libertà del mondo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non può essere che Dio&lt;/div&gt;&lt;div&gt;racchiuso in elettroni di filo&lt;/div&gt;&lt;div&gt;giochi col bene e col male&lt;/div&gt;&lt;div&gt;al monitor del minicalcolatore.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4iIvv_FHI/AAAAAAAAANA/F1VQ3shv_LA/s1600-h/Terra.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264182548094719090" style="WIDTH: 120px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4iIvv_FHI/AAAAAAAAANA/F1VQ3shv_LA/s200/Terra.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;                  Terra&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;(Disegni interni del Maestro Enzo Marino)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3978498828103667639?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3978498828103667639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3978498828103667639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3978498828103667639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3978498828103667639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/11/i-naufraghi.html' title='I NAUFRAGHI'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ4iiSm2sPI/AAAAAAAAANI/AfNCnX4-2uc/s72-c/scansione0005.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-2903239300686594009</id><published>2008-11-01T14:40:00.000-07:00</published><updated>2008-11-02T04:39:53.472-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Io sono Zaccheo'/><title type='text'>IO SONO ZACCHEO</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ2ffIsSfJI/AAAAAAAAAMA/Vb7Hfibh5lg/s1600-h/scansione0004.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264038896723983506" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 130px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ2ffIsSfJI/AAAAAAAAAMA/Vb7Hfibh5lg/s200/scansione0004.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, IO SONO ZACCHEO (Il canto dell'automa), F. Pagano Editore, Napoli, 1987&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dalla prefazione di Pasquale De Orsi:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Se dovessimo dare una collocazione alla poesia di Giuseppe Vetromile, per stabilirne il sottofondo culturale, dovremmo indicare in Ungaretti e Montale i due poli tra cui essa cerca di inserirsi, pur senza dimenticare la lezione quasimodea, non tanto dei modi quanto della poetica, volta all'irrinunziabile contenuto, specie se sociale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Da "Io sono Zaccheo":&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQzNApzdMII/AAAAAAAAALw/Judpf7vYT5s/s1600-h/scansione0004.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Abbindolato dall’urgenza dei giorni&lt;br /&gt;qui al riflesso del lago immutabile&lt;br /&gt;dei sogni,&lt;br /&gt;trasalisco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono l’essenza del mio mistero&lt;br /&gt;ma&lt;br /&gt;ho polvere di terra nelle mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono Zaccheo&lt;br /&gt;e cerco&lt;br /&gt;quel che si dice intorno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la vuta&lt;br /&gt;è forse a due passi da qui&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-2903239300686594009?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/2903239300686594009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=2903239300686594009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2903239300686594009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/2903239300686594009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/11/giuseppe-vetromile-io-sono-zaccheo-il.html' title='IO SONO ZACCHEO'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQ2ffIsSfJI/AAAAAAAAAMA/Vb7Hfibh5lg/s72-c/scansione0004.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3885121513437607787</id><published>2008-10-16T09:32:00.001-07:00</published><updated>2008-10-20T14:39:44.052-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interni vesuviani'/><title type='text'>INTERNI VESUVIANI</title><content type='html'>..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SPds6f8HLvI/AAAAAAAAAKI/Z1Cth2osAM0/s1600-h/scansione0003.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257790842240184050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SPds6f8HLvI/AAAAAAAAAKI/Z1Cth2osAM0/s200/scansione0003.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, INTERNI VESUVIANI, Bastogi, Foggia 1998.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Collana di Poesia "Il Capricorno"; prefazione di Maria Grazia Lenisa.&lt;br /&gt;Pagine 68, Lire 15.000; ISBN 88-8185-116-4&lt;br /&gt;Copertina di Antonio Labriola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note di critica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa raccolta è un esempio non secondario di narrativa e ritrattistica lirica. Lo testimonia il pregevole medaglione dedicato al personaggio Colasanto Gennaro, mirabile sintesi lirico-drammatica di vicenda esistenziale e modello letterario; e lo testimonia pure il poemetto dedicato a Gioele e Martina che spicca per il suo eccezionale groviglio metaforico, per la sua scansione ora narrativa ora teatrale di ambienti e figure di una Napoli tutta favolosa e reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giuria della XXIV edizione del Premio Internazionale di poesia "Città di Marineo", 13/9/98&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La poesia vetromiliana è contemporaneità vissuta in una estrema acuità di una appassioanta esperienza conoscitiva del nostro tempo: con il "suo" Gennaro Colasanto - attore degli "Interni" - si immedesima con la vita delle classi, degli ambienti, delle situazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nuccio De Maina, su "Talento", luglio/settembre 1999&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da "Interni vesuviani":&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;COLASANTO GENNARO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.&lt;br /&gt;Indica ora il sole Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;un tutt’uno di calore luce brivido&lt;br /&gt;gioia di vedersi infine alto quanto&lt;br /&gt;un uomo qualsiasi desidera&lt;br /&gt;e grande leggero aperto ad ogni&lt;br /&gt;soffio d’amore che promana da lassù&lt;br /&gt;Senza calma si distende subito&lt;br /&gt;possiede la terra bacia la cenere le case&lt;br /&gt;l’anima dei tram ora che è libero&lt;br /&gt;avendo frutti di luce a fiotti da berne&lt;br /&gt;a sazietà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiude quindi il lavoro in una&lt;br /&gt;scatola debole di cartone pensando&lt;br /&gt;forse di riprenderlo chissà domani&lt;br /&gt;(ma urge il nutrimento di poveri&lt;br /&gt;computers automatismi lì in fabbrica&lt;br /&gt;a produrre programmati vani&lt;br /&gt;astigmatismi di mercato)&lt;br /&gt;Libero dunque adesso su questa&lt;br /&gt;piazza gremita di silenzio di estranei&lt;br /&gt;amici fratelli colleghi in connubio col&lt;br /&gt;sorriso del benessere a pensare&lt;br /&gt;qualunque migliore morte da darne&lt;br /&gt;a questi suoi altri mille uguali&lt;br /&gt;Schiavo sei stato da sempre Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro due gradini alla volta&lt;br /&gt;affannato per raggiungere il tetto ma&lt;br /&gt;sei rimasto sempre nell’atrio&lt;br /&gt;(qualcuno da millenni allunga&lt;br /&gt;all’infinito la scala) Oh malignità&lt;br /&gt;malignità e tu piccolo corpo&lt;br /&gt;non potevi combattere tutto il mondo&lt;br /&gt;stringendo i denti prima che la miseria&lt;br /&gt;dalla bocca nel cuore dilagante&lt;br /&gt;ti soverchiasse fino al cielo degli occhi ?&lt;br /&gt;Non potevi piccolo sangue frammento&lt;br /&gt;di passione amare finalmente da solo&lt;br /&gt;imparare la vera poesia e le favole&lt;br /&gt;senza alcun computer alle calcagna ?&lt;br /&gt;E non potevi infine Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;vivere dentro la tua famiglia che schizza&lt;br /&gt;da tutte le parti verso ogni periferia&lt;br /&gt;in un casino di guai in un garbuglio&lt;br /&gt;d’idee strapazze ma poi in fondo&lt;br /&gt;giusto che si sopravviva così ?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.&lt;br /&gt;Guai a te Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;che stai amando sotto la luce del sole&lt;br /&gt;il filo d’erba il fiore innocente persino&lt;br /&gt;i binari del tram che corre diritto nel&lt;br /&gt;cuore della città sventrando immondizie&lt;br /&gt;e sferragliando oscillando anticamente&lt;br /&gt;nostalgicamente lungo la marina&lt;br /&gt;Guai a te che stai amando tutto e&lt;br /&gt;in silenzio e con la forza di Dio che&lt;br /&gt;ti prende bevendo l’acqua della fontana&lt;br /&gt;di casa semplice fresca pura come&lt;br /&gt;mettere un dito nella colpa di sempre&lt;br /&gt;&lt;&lt;non&gt;&gt;&lt;br /&gt;hai lasciato fuoco e ardore dentro&lt;br /&gt;nell’alba della tua morte&lt;br /&gt;scrivendolo invano sulla targhetta&lt;br /&gt;ben avvitata alla porta di casa&lt;br /&gt;Ora che divampa quel fuoco devi&lt;br /&gt;arginarlo in uno schema di parole&lt;br /&gt;crociate incazzate ma che ti perviene&lt;br /&gt;in fondo arrabbiandoti ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.&lt;br /&gt;Sissignore sempre e amen così via&lt;br /&gt;eccetera nella tua piccola dimora&lt;br /&gt;piatta sbiadita rovesciata livello&lt;br /&gt;d’ogni ardore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sissignore sempre piccolo Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;le tue remunerazioni i tuoi soldi la tua spesa&lt;br /&gt;i tuoi spiccioli per una sopravvivenza&lt;br /&gt;innumerevolmente spicciola ma&lt;br /&gt;l’apogeo di dentro è capirti&lt;br /&gt;perché sei nato proprio così&lt;br /&gt;Colasanto Gennaro già con i vestiti&lt;br /&gt;della gente addosso a giusta misura&lt;br /&gt;ma fastidiosi impaccianti ingombranti&lt;br /&gt;così sempre abbiamo celebrato noi&lt;br /&gt;la tua vecchiaia in questa casa sfitta&lt;br /&gt;e se dicessimo tutti no adesso&lt;br /&gt;saremmo poeti veri di quelli che&lt;br /&gt;non stringono le mani a nessuno&lt;br /&gt;né sorridono né abbracciano assassini&lt;br /&gt;ma ammazzano con tutta l’anima&lt;br /&gt;ogni storta disumanità&lt;br /&gt;tu invece scrivi parli poco&lt;br /&gt;la città cresce fuori e dentro ti rimane&lt;br /&gt;questa piazza di squallore estraneo mentre&lt;br /&gt;tutta la terra desidera un tuo abbraccio&lt;br /&gt;tu camminando in cielo tra mille sogni&lt;br /&gt;le neghi questo affetto sensuale&lt;br /&gt;giusto il tempo di nascere e morire&lt;br /&gt;poi si vedrà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.&lt;br /&gt;Di queste cose parlane ora Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;che sei disteso al sole il mare di fronte&lt;br /&gt;il lavoro nel cartone ben chiuso&lt;br /&gt;ogni pietra dimenticata e l’amore&lt;br /&gt;sacrificato all’altare delle impossibilità&lt;br /&gt;Alimèntati di pane e stelle Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro ogni tua passione ti proviene&lt;br /&gt;dal fondo del bigbang oppure&lt;br /&gt;da quell’ostrica di donna aperta&lt;br /&gt;a tutti i desideri inconoscibili&lt;br /&gt;e la tua memoria si fa vela&lt;br /&gt;verso lidi orizzontali senza&lt;br /&gt;il minimo dubbio che siano mai&lt;br /&gt;esistiti&lt;br /&gt;Parlane parlane al vento alle emozioni&lt;br /&gt;fruscianti vibranti sul litorale&lt;br /&gt;alle note di una chitarra mai suonata&lt;br /&gt;ai colori di un quadro mai dipinto&lt;br /&gt;parlane sottovoce sussurrando al tuo&lt;br /&gt;cuore suddiviso in frattaglie di pochezze&lt;br /&gt;urlalo al tuo camice bianco tecnico&lt;br /&gt;appeso alla gruccia lì in ufficio&lt;br /&gt;in attesa della tua deportazione&lt;br /&gt;in quella oscurità giornaliera&lt;br /&gt;senza prezzo urla la tua tristezza&lt;br /&gt;infinita alla città balorda tutta&lt;br /&gt;la tua pazzia fuori luogo dille&lt;br /&gt;che vuoi tuffarti nel mare di Mergellina&lt;br /&gt;ancora una volta alla tua ricerca&lt;br /&gt;per trovarti per ritrovarti&lt;br /&gt;insano germe di mistero nato non&lt;br /&gt;per caso da una tua madre che non&lt;br /&gt;sentiva ma sapeva sa a modo suo&lt;br /&gt;amarti forse sola lontana dea&lt;br /&gt;della tua fantasia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5.&lt;br /&gt;Misericordia per te Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;Napoli è ormai sfatta sgualcita sbollita&lt;br /&gt;inutile tenersela dentro da nutrirne&lt;br /&gt;solo i ricordi e tu sei Napoli Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro muori e rinasci con lei quando&lt;br /&gt;vi abbracci le vie il mare le case ma&lt;br /&gt;in altri cieli celesti dovrai ora cercare&lt;br /&gt;i tuoi sassi il tuo mare la tua spiaggia&lt;br /&gt;il tuo globo il tuo cibo la tua passione e&lt;br /&gt;ogni gloria che ti viene dal salire&lt;br /&gt;le scale delle stelle&lt;br /&gt;Ascolta allora presso il nido&lt;br /&gt;delle voci segrete da un volo&lt;br /&gt;all’altro del rondone i mistici&lt;br /&gt;subbugli dell’anima aprendo&lt;br /&gt;ogni alba inerte il tuo comò grigio&lt;br /&gt;laccato per riporvi perle di sudore&lt;br /&gt;tecnico lì nella pena che sfalda&lt;br /&gt;l’allegria dai lunari appesi&lt;br /&gt;alla bacheca aziendale&lt;br /&gt;Ascolta attento Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;non udrai che dolori provenire&lt;br /&gt;dai cassetti sparsi della tua scrivania&lt;br /&gt;grigia sbiadita e dagli abissi del tuo&lt;br /&gt;natale errando per mille strade&lt;br /&gt;giungesti a questa Mecca ma&lt;br /&gt;è su questa scrivania il tuo definitivo&lt;br /&gt;destino di sacro fantasma d’ossa&lt;br /&gt;e nel riepilogare tutti i tuoi capitoli&lt;br /&gt;un’altra barca è trascorsa lenta&lt;br /&gt;maestosa da lontane nebbie gremite&lt;br /&gt;di sogni proveniva solo solo per te&lt;br /&gt;invano che sulla punta estrema del molo&lt;br /&gt;hai lasciato scivolar via per sempre&lt;br /&gt;la poppa nella placida corrente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6.&lt;br /&gt;Senza di te morirò sussurrasti&lt;br /&gt;in una sera di pioggerellina sotto il&lt;br /&gt;lampione fioco arabescato del borgo&lt;br /&gt;marinaro ed era un’affettuosa follia&lt;br /&gt;ma negli occhi e nel cuore c’era&lt;br /&gt;il canto eterno dell’amore altissimo&lt;br /&gt;sopra il bofonchio della città assente&lt;br /&gt;solenne più delle luminose antiche&lt;br /&gt;chiese e più romantico delle&lt;br /&gt;infinite stelle immaginate&lt;br /&gt;nell’umidità nebbiosa e antracite&lt;br /&gt;di quel cielo velatamente nascosto&lt;br /&gt;Ricordasti poi Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;di essere solo un atomo fra tanti&lt;br /&gt;bisognoso come altri di pane e&lt;br /&gt;soldi per navigare in queste acque&lt;br /&gt;incerte e burrascose a volte nei&lt;br /&gt;pantani e negli stagni&lt;br /&gt;dove la luce dell’amore è solo&lt;br /&gt;una lampada sopra il comodino&lt;br /&gt;da spegnere alle ventidue e trenta&lt;br /&gt;per dar luogo ai rassicuranti sogni&lt;br /&gt;di stagioni a venire calde e&lt;br /&gt;sensuali fino a rimanerne solo&lt;br /&gt;E solo sei sempre Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;solo nel contare i tuoi libri i tuoi versi&lt;br /&gt;le tue ore i tuoi perché e anche&lt;br /&gt;parlando e riparlando non dici che&lt;br /&gt;superficialità programmate mentre dentro&lt;br /&gt;s’ingigantisce il tetro vuoto del tuo&lt;br /&gt;mistero&lt;br /&gt;Dicesti senza di te morirò ma&lt;br /&gt;non sei morto veramente sopravvivi&lt;br /&gt;sagomato appiattito al tuo lavoro&lt;br /&gt;come fosse una zattera slegata&lt;br /&gt;abbandonata alle correnti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O camminando per via Caracciolo&lt;br /&gt;sorprendendo la tua origine lì&lt;br /&gt;al numero due casa d’altre dimensioni&lt;br /&gt;ormai sepolta sotto una maceria&lt;br /&gt;di ricordi forse mai esistiti&lt;br /&gt;ti piacerà per un poco essere più forte&lt;br /&gt;sentirti sollevato fino alla luna&lt;br /&gt;e provare nascoste vibrazioni&lt;br /&gt;d’amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7.&lt;br /&gt;Lontano da quel mondo ora che è tutto&lt;br /&gt;un enorme meccanico scherzo di quelli che&lt;br /&gt;ti combinavano piccoli dispettosi&lt;br /&gt;negli androni dei palazzi benestanti&lt;br /&gt;quando ignaro delle verità dei forti&lt;br /&gt;correvi verso le braccia aperte&lt;br /&gt;di un grande protettivo genitore&lt;br /&gt;Lontano Colasanto Gennaro ora&lt;br /&gt;che è notte da televisione sprimacci&lt;br /&gt;il tuo guanciale prima dell’addormentarti&lt;br /&gt;poco soddisfatto del tuo creare vano&lt;br /&gt;fra una traiettoria d’automa e&lt;br /&gt;una valvola che perde il suo fluido&lt;br /&gt;goccia a goccia in un mare di pvc giallo&lt;br /&gt;come la tua angoscia&lt;br /&gt;Lontano quel mondo che non è tuo&lt;br /&gt;acquistato con mille sacrifici&lt;br /&gt;calpestando il tuo sorriso ogni&lt;br /&gt;minuto freddo e vuoto e non&lt;br /&gt;ti piacerà domani ingoiarlo dopo&lt;br /&gt;colazione farne comunque monumento&lt;br /&gt;di orgoglio agli occhi del resto del mondo&lt;br /&gt;che sa che non combini niente di buono&lt;br /&gt;chiuso stretto lì tra il fiato d’una&lt;br /&gt;scrivania collega e l’altro tra&lt;br /&gt;un armadietto grigio ed una sorridente&lt;br /&gt;banale autorità parallela alla pazzia&lt;br /&gt;dell’organigramma inconsultato&lt;br /&gt;(tu che sei fatto segretamente di spirito&lt;br /&gt;stridulo hai l’inerzia di un cuore&lt;br /&gt;analogico che realizza solo schedari e&lt;br /&gt;digitali eventi) scheletro tu Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro alla vita che immagini&lt;br /&gt;volare sull’azzurro mare e sopra i campi&lt;br /&gt;verdi i fiumi placidi e i boschi solo nei&lt;br /&gt;sogni dopocena avendo se possibile&lt;br /&gt;mezz’ora da pensarti così come&lt;br /&gt;angelicamente vorresti (sai poi conoscerti&lt;br /&gt;pezzo d’anima sfangata fuori&lt;br /&gt;dal trastullo dei giorni sempre&lt;br /&gt;sempre uguali ?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8.&lt;br /&gt;Una croce prima di dormire e prima&lt;br /&gt;di partire è sempre la stessa tre volte&lt;br /&gt;mormorata a mezzavoce chissà che il&lt;br /&gt;miracolo non sia questa improvvisa&lt;br /&gt;morte e rinascita senza tutto il peso&lt;br /&gt;della superficie del mondo ? Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro la tua preghiera è già questo&lt;br /&gt;inventariato vivere da una parola&lt;br /&gt;all’altra senza sorrisi né&lt;br /&gt;pianti in equilibrio perfetto sulla cresta&lt;br /&gt;del campare quotidiano ultima storia&lt;br /&gt;tu di questa puntata radiotelevisiva&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9.&lt;br /&gt;Hai costruito invano uno specchio&lt;br /&gt;tutta la vita riflettendo e volando&lt;br /&gt;all’orizzonte l’immagine del tuo cuore&lt;br /&gt;aperto ma le parole uscivano piccole&lt;br /&gt;incerte glabre e non avevano il glamour&lt;br /&gt;dell’altissimo mondo che progetta i giorni&lt;br /&gt;il tempo e le carezze da farteli indossare&lt;br /&gt;sopra il pianto e l’allegria e tu mai&lt;br /&gt;sei allegro portando a spasso&lt;br /&gt;la tua voce e i tuoi occhi nessuno&lt;br /&gt;saprebbe di che viverne lì nella&lt;br /&gt;città degli ordini perfetti&lt;br /&gt;Mai puoi essere allegro Colasanto&lt;br /&gt;Gennaro neanche adesso che sei qui&lt;br /&gt;dentro le tue quattro pareti pronto&lt;br /&gt;a spegnere il tuo giorno numero&lt;br /&gt;17155 sul comodino senza aver&lt;br /&gt;raccolto una luna un cielo un minimo&lt;br /&gt;fiore un frammento di calore né&lt;br /&gt;l’amen proveniente da lontane&lt;br /&gt;Ricordando le tue preghiere di essere&lt;br /&gt;in fondo al campo estremo piccolo&lt;br /&gt;grumo di polvere e amore cerchi&lt;br /&gt;d’annientarti nelle braccia della tua&lt;br /&gt;compagna vesuviana in un cratere che&lt;br /&gt;ti dia almeno un poco di conforto&lt;br /&gt;familiare e poi dormi russando&lt;br /&gt;appagato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10.&lt;br /&gt;Ripidità della notte rapidità d’un sospiro&lt;br /&gt;nell’arco breve indolore del buio paura&lt;br /&gt;angoscia tremore misericordia padre&lt;br /&gt;e madre della tua pochissima terra&lt;br /&gt;ed è così l’improvvisa consumazione&lt;br /&gt;delle tue ali Colasanto Gennaro&lt;br /&gt;ogni cosa ricomincia ora scialba&lt;br /&gt;e il sapore è uguale a ieri bisognerà&lt;br /&gt;togliere tutto il dolce dalla bocca&lt;br /&gt;cedere questi sogni gratis e&lt;br /&gt;guadagnare la tua porzione&lt;br /&gt;d’amarezza e salario aprendo&lt;br /&gt;il lavoro partire ancora una volta&lt;br /&gt;verso l’antica disaffezionata&lt;br /&gt;fabbrica del pane&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3885121513437607787?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3885121513437607787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3885121513437607787' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3885121513437607787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3885121513437607787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/10/interni-vesuviani.html' title='INTERNI VESUVIANI'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SPds6f8HLvI/AAAAAAAAAKI/Z1Cth2osAM0/s72-c/scansione0003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-4159397033266016427</id><published>2008-08-02T12:47:00.000-07:00</published><updated>2008-10-21T14:10:27.098-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Napoli core ngrato'/><title type='text'>NAPOLI CORE 'NGRATO</title><content type='html'>..&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SP5FIjreKYI/AAAAAAAAAKQ/vKxUs7iPYvU/s1600-h/scansione0004.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259717428134160770" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SP5FIjreKYI/AAAAAAAAAKQ/vKxUs7iPYvU/s200/scansione0004.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, NAPOLI CORE 'NGRATO,&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;pubblicato in Cofanetto "&lt;strong&gt;Riscossione degli accenti&lt;/strong&gt;", Scuderi Editrice, Avellino, 2003,&lt;br /&gt;insieme a: &lt;strong&gt;Antonio Masilotti&lt;/strong&gt; ("&lt;em&gt;S'attarder dans le cirage&lt;/em&gt;"); &lt;strong&gt;Gerardo Pepe&lt;/strong&gt; ("&lt;em&gt;Rosso percussivo&lt;/em&gt;"); &lt;strong&gt;Enzo Rega&lt;/strong&gt; ("&lt;em&gt;Ishtar&lt;/em&gt;").&lt;br /&gt;Prefazioni di &lt;strong&gt;Armando Saveriano&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante tutto, debbo molto alla mia città, se non altro per avermi dato i natali e per avermi impresso nel cuore le prime indissolubili emozioni, sentimenti che fanno di un uomo un uomo sensibile e quindi attento. Ho dunque dentro di me questa napoletanità. Ma cos’è una napoletanità se non la quintessenza di un fervore di vita che affonda le sue origini negli abissi del tempo greco–bizantino, e che si prolunga fino ai giorni nostri? Quella creatività, quel modo di sentire la natura, di parteciparvi con tutto l’essere, quel modo di avvertire il senso estetico delle cose, la bellezza, la gaiezza, la spensieratezza, la nostalgia, la passione, l’amore!: è tutta dentro la teca preziosa di questa napoletanità. Che è anche, invero, l’espressione sintetica di valori eterni che cerchiamo in modo quasi disperato di conservare e di riconsegnare a tutti, testimoniandone la profonda e densa verità di vita. E se inconsapevolmente applichiamo la regola del tirare avanti come meglio si può, meglio un uovo oggi che una gallina domani, nella segreta speranza che le cose cambino a nostro favore, è vero tuttavia che in cuor nostro ci riferiamo sempre a quei valori accumulati nelle anse del tempo, tesoro insostituibile del nostro patrimonio genetico.&lt;br /&gt;E noi che facciamo poesia stando in vetta al monte, in modo che per primi possiamo osservare quello che accade giù (abbiamo questo privilegio ed è nostro dovere onorarlo), nel groviglio di questo mondo arabescato, ci agitiamo malamente dando segnali di allarme, o richiamando i buoni sentimenti e i buoni costumi ad “incasellarsi” con giustezza nei meandri del nostro cuore, e fornire così un modello di vita esemplare.&lt;br /&gt;Perché dunque Napoli core ‘ngrato. Ma perché Napoli è tutto questo “cuore” che ci ha lasciato con l’amaro in bocca, con la rabbia dentro, con la disillusione negli occhi. Napoli traditrice, ora, di quei valori che rappresentano il nostro tesoro, la nostra vita. Napoli core ‘ngrato perché non è più la stessa di prima, pur rimanendo il nostro punto fermo, il nostro riferimento, la nostra scaturigine di vita segretamente amata e difesa fin nelle nostre più recondite cellule del cuore e dell’anima.&lt;br /&gt;Ecco dunque come penso questa napoletanità: dieci quadri visti dal “di dentro”, cercando di far emergere il segreto sentimento e tutta la densità di vita che sta in ciascuno di essi racchiusa: uno spessore di vissuto che si origina nella notte dei tempi, quadri che sembrano statici nel loro immutevole dramma di vita ma che in realtà narrano di questo lungo sofferto, prezioso, magistrale itinerario di retaggi tipicamente napoletani.&lt;br /&gt;Ma Napoli è in fondo questo mondo intero, questa età, con tutto quello che ne consegue: male di vivere, ansia, fretta, economia, fredda tecnologia, benessere di mercato. Per questo non mi sono espresso nella lingua napoletana direttamente, come forse avrei dovuto. La poesia deve seguire le cose del mondo, deve capirle per poi meglio tradurle e renderle al pubblico: deve usare, in fondo, le stesse “armi” della quotidianità. I miei ricordi, nel riportare i vari “prospetti”, sono forse eccessivamente nostalgici e duri, forse troppo asciutti per poter essere resi nella solare e sorridente espressività napoletana. Però ho ritenuto opportuno inserire qua e là alcune parole, alcuni termini che sono propriamente napoletani (vascio, vrenzola, appiccecata…), “italianizzandoli”, per non elidere del tutto il legame con l’antica e nobile parlata nostra.&lt;br /&gt;Non cerco di attuare in questa sede un nuovo sperimentalismo linguistico; se mai si tratta di un tentativo di legare il vecchio al nuovo, sempre nello spirito di tenere alta questa nostra benedetta napoletanità, che è luce di vita e di sentimento appassionato da mostrare a tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giuseppe Vetromile (dall'"introduzione")&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Rettifilo&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Inguaiato di smog il Rettifilo delle facciate antiche&lt;br /&gt;canta rauco dai Quattropalazzi alla Ferrovia&lt;br /&gt;il suo bailamme marocchino. E in noi&lt;br /&gt;– ciurma oppressa alle vetrine dei saldi –&lt;br /&gt;improvvisi s’aprono varchi&lt;br /&gt;agli scalpiccii dei più frettolosi, mentre&lt;br /&gt;un senegalese alto e notturno&lt;br /&gt;dispone chincaglie sul suo metroquadro&lt;br /&gt;preso ad usucapione. Mediamente&lt;br /&gt;un grumo di folla ondula, si spande,&lt;br /&gt;si dissolve, si rapprende, si sventaglia&lt;br /&gt;e poi rifluisce lungo le corsie. Membri estremi&lt;br /&gt;circumnavigano auto in brutta sosta.&lt;br /&gt;S’incastrano a frequenza regolare gli andanti&lt;br /&gt;con i ritornanti, come nodi inestricabili&lt;br /&gt;al grande pettine stradale.&lt;br /&gt;Al banco degli sfizi ristà indeciso&lt;br /&gt;un paio di guaglioni di periferia:&lt;br /&gt;con le millecinquecentolire sarà&lt;br /&gt;una margherita fritta&lt;br /&gt;o un sacchetto di dieci zeppoline?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è oggi il mondo, il cuore della terra:&lt;br /&gt;core ‘ngrato, affumicato, affamato di fretta, furia&lt;br /&gt;e noncettèmpo per pensà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Appiccecata&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Di Napoli milionaria ne è piena l’aria del vicolo&lt;br /&gt;e il largo di cemento – interruzione alla fretta di case&lt;br /&gt;accalcate nel cuore della spagnoleria. Ora&lt;br /&gt;è un viavai di odori e di lembi di volti smargiassi,&lt;br /&gt;di spicchi di sole e d’ombra – striature galere&lt;br /&gt;di vita e di morte sul tessuto raggrinzito&lt;br /&gt;della città antica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io vedo&lt;br /&gt;– oltrepassando chioschi e barbacani di supponta –&lt;br /&gt;un improvviso teatro sul ciglio del vascio:&lt;br /&gt;le donne stanno in resta con gli artigli laccati&lt;br /&gt;e la bocca grave di parole panoramiche,&lt;br /&gt;pronte a colpirsi d’immagini blasfeme&lt;br /&gt;per un tozzo di soldi, di contrabbando&lt;br /&gt;o d’amore tradito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’appiccecata&lt;br /&gt;dura un attimo lungo una vita: questo&lt;br /&gt;è tutto il motore che tiene bene in viaggio&lt;br /&gt;il carro prezioso dei sentimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quanto vale l’esistere&lt;br /&gt;senza sentirsi ogni giorno la pelle tremare di dubbio&lt;br /&gt;e di paura, nei rifugi più profondi del cuore&lt;br /&gt;e della città ingrata?…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il numero quattro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giù a via Marina ansima, provoca sibili e clangori&lt;br /&gt;discendendo la lieve china verso il porto&lt;br /&gt;il numero quattro glorioso (non ancora è pronto&lt;br /&gt;per il museo dei trasporti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lascia l’alba a San Giovanni e nel silenzio scivola&lt;br /&gt;dirimpetto alla Vigliena, antica porta di mare&lt;br /&gt;consumata da transiti e arrembaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ grave sui basoli, trema la terra sotto le rotaie,&lt;br /&gt;cannuccia al vento la flemma del vecchio trolley,&lt;br /&gt;fende la farragine l’eroe metallico enorme e solo&lt;br /&gt;tra i trabiccoli, le mezze scarpe a ridosso dei porcili&lt;br /&gt;– scogli di spazzatura sull’argine sinistro dell’andare –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va’, vecchio numero quattro, infrequente e scanzonato, va’:&lt;br /&gt;prima del tunnel della Vittoria, sotto gli avvizziti giardini litoranei,&lt;br /&gt;diremo requiem di deposito – se approderemo&lt;br /&gt;al breve capolinea – per i tuoi cinquant’anni di giri,&lt;br /&gt;un bislacco pesante tintinnare sui binari, qualche volta&lt;br /&gt;vestito di verde, così, tanto per sberleffare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alla fermata del tram&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capa ‘e fierro avanza stridendo ballonzolando&lt;br /&gt;sul suo enorme addome a ottoruote.&lt;br /&gt;– Che numero è?–&lt;br /&gt;La vecchia piegata sulla sua borsa della spesa&lt;br /&gt;ha da raggiungere Barra, ma non ha occhi sufficienti.&lt;br /&gt;– E’ ll’uno, ‘a zì’: va a Poggioreale! –&lt;br /&gt;Il vecchio dal volto bianco ha occhiali d’aquila&lt;br /&gt;e corpo di coyote digiuno da tre mesi.&lt;br /&gt;Commenta così chiudendo la serata&lt;br /&gt;nel suo impermeabile marrò slacciato.&lt;br /&gt;– No, non è buono pe mmè… Chi sa&lt;br /&gt;quando passa ‘o quattro! E’ già mezzora c’ aspetto.–&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sera d’ottobre che accende luci in via Marina&lt;br /&gt;ancora tiepida di smog e di salmastro. Dal fondo&lt;br /&gt;una di quelle luci aumenta, avanza.&lt;br /&gt;– Che numero è? –&lt;br /&gt;La vecchia, stanca, ancora più reclina, ancora&lt;br /&gt;più perduta, non ha occhi né orecchie ormai&lt;br /&gt;che per il suo caminetto.&lt;br /&gt;– E’ ll’uno, ‘a zì’: va ‘o cimitero! –&lt;br /&gt;Il giovanotto spiritoso vive d’ironia e di sarcasmo.&lt;br /&gt;Scherza fumando la sigaretta&lt;br /&gt;appoggiato al palo della fermata.&lt;br /&gt;Non conosce pietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– E mmò me piglio chisto.–&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti i caminetti stanno a Barra.&lt;br /&gt;Non tutti i giovani lo sanno.&lt;br /&gt;E non tutti i vecchi possono prendere il tram&lt;br /&gt;senza l’aiuto di un’anima buona: core ‘ngrato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In città spesso si muore con una parola storta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Borgo marinaro&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tiene le quattro barche ancora buone&lt;br /&gt;raccolte a grappolo nell’ovile di mare&lt;br /&gt;sotto alla Ziteresa. Picchia ‘o sole mio&lt;br /&gt;arroventando il molo grigio, l’acqua salsa&lt;br /&gt;e il volto raggrinzito dell’antico marinaio:&lt;br /&gt;don Luigi l’affittabarche ancora vive, sorride&lt;br /&gt;con i remi in pugno e battaglia coi giovani clienti&lt;br /&gt;il prezzo d’un giro dietro al Castello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Narra favole aragonesi il vecchio scoglio&lt;br /&gt;abitato da Megaride, ora è un’ansa di cemento&lt;br /&gt;con finte vele al vento di ponente.&lt;br /&gt;Come pure le sue cozze: scomparse&lt;br /&gt;dall’allegro ondulio dei bidoni allineati&lt;br /&gt;al di là dell’Eldorado. Ma ancora vi sarà&lt;br /&gt;una storia d’amanti ritornanti&lt;br /&gt;alla vecchia trattoria sotto il pontile,&lt;br /&gt;o il dipinto d’un artista senza quadri&lt;br /&gt;o il canto d’un poeta senza ali:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi sarà la vita che alligna da millenni&lt;br /&gt;nei ricordi più tenaci dell’infanzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Posteggiatori alla Ziteresa&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si scatena ‘o sole mio dalle mandole tzigane&lt;br /&gt;e dalle viole ondule dei quattro posteggiatori&lt;br /&gt;giù alla Ziteresa. Pilastri di musica maestra&lt;br /&gt;in giro per i tavoli affollati di souté, vongole,&lt;br /&gt;cozze, gamberi e vermicelli sciué sciué.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maestri d’allegra compagnia volano discreti&lt;br /&gt;tra piatti e calici fumé, cantando Napoli&lt;br /&gt;e ‘o sole a scacciar miserie, angherie&lt;br /&gt;(chisto è ‘o paese addò tutt’ ‘e guaie&lt;br /&gt;s’affogano dint’ all’ ammore!…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dolcetriste è la nota che vola sui contorni,&lt;br /&gt;torna a Surriento, famme campa’&lt;br /&gt;non commuove né s’attacca&lt;br /&gt;alla pelle dei distratti commensali. Uno solo&lt;br /&gt;langue in fondo all’accumulo di scorze:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ha il basco capovolto sul palmo della mano&lt;br /&gt;e niente dentro, se non le quattro note&lt;br /&gt;dell’antico munasterio ‘e Santa Chiara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pignasecca&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Pignasecca sghimbescia affoga ogni metrocubo d’aria&lt;br /&gt;ai passanti scartocciati dal fagotto di Natale: a iosa&lt;br /&gt;le facce variopinte cosmopolite a lungo andare&lt;br /&gt;si mischiano si rimettono in fila. Stentano macchine&lt;br /&gt;reclamando un varco di diritto clacsonando intermittenti&lt;br /&gt;insistenti come la voce querula di Fortunato ‘o tarallaro&lt;br /&gt;che passa e spassa davanti ai Pellegrini (di tanto in tanto&lt;br /&gt;uno strazio di sirena che scotenna di brividi la pelle&lt;br /&gt;e recita automatici rosari di rinforzo&lt;br /&gt;in superficie di labbra alle vecchiette della spesa…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più in là – tenebrosa – la ruvida funicolare risale&lt;br /&gt;nel suo antro oscuro, un biancore a malapena&lt;br /&gt;s’intravede lassù alla fine del lungo budello,&lt;br /&gt;sarà una vita che salescende, una vita che&lt;br /&gt;arriva e riparte, nasce e muore. Infatti&lt;br /&gt;se una sta giù l’altra sta su per forza,&lt;br /&gt;e come ogni cosa ha il suo contrario,&lt;br /&gt;anche noi che stiamo qui a Montesanto&lt;br /&gt;abbiamo i nostri fantasmi su al Vomero, gente&lt;br /&gt;appena leggera, vaporosa, appena dolce e lieve:&lt;br /&gt;come angeli d’aria nel paradiso dei terrestri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fortunato ‘o tarallaro&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spunta all’angolo del vico la sua voce&lt;br /&gt;mentre ancora si stiracchia don Nicola&lt;br /&gt;alla prima vrenzola ‘e sole. Per tre volte&lt;br /&gt;ripete la cantata Fortunato ‘o tarallaro&lt;br /&gt;ricamando la sua robba chiena ‘e ‘nzogna&lt;br /&gt;nel carretto che staziona speranzoso&lt;br /&gt;ogni venti basoli di strada. Qui&lt;br /&gt;è tutta Napoli che canta, racchiusa&lt;br /&gt;in un tarallo chino ‘e pepe,&lt;br /&gt;dove le disgrazie volano sulle ali&lt;br /&gt;di regginelle liberate da cajole&lt;br /&gt;e l’ammore s’affaccia alla finestra&lt;br /&gt;nell’argento della luna a Marechiaro.&lt;br /&gt;Qui nasce il cuore della terra,&lt;br /&gt;il suo fuoco, il suo vigore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono nato da quest’aria antica,&lt;br /&gt;da questo mare gaio. Aspiro nelle vene&lt;br /&gt;le note d’un sassofono prezioso,&lt;br /&gt;– lontano nei ricordi – d’un ambulante&lt;br /&gt;senza cieli e senza stanze: puntuale,&lt;br /&gt;come il richiamo di Fortunato ‘o tarallaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Assunta acquafrescaia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dimmi che hai sete, sete di passione,&lt;br /&gt;d’acqua e di vita, tu che precipiti di corsa&lt;br /&gt;sui lati della strada: fermati!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sto nel tempo, immersa&lt;br /&gt;in questo anacronismo duro ancora&lt;br /&gt;nonostante lo spiccio frettoloso&lt;br /&gt;di aranciate e cocacola dal sapore&lt;br /&gt;costruito a tavolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono Assunta l’acquafrescaia&lt;br /&gt;pasciuta e rubiconda all’angolo&lt;br /&gt;del Chiatamone, dimoro qui&lt;br /&gt;nel vecchio chiosco restaurato,&lt;br /&gt;monaca dell’antica acqua suffregna.&lt;br /&gt;Ancora sogno la bella Napoli&lt;br /&gt;limpida e fresca, improvvisa&lt;br /&gt;come le bibite che preparavo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Core ‘ngrato: m’ha tradito&lt;br /&gt;la città nuova e confezionata.&lt;br /&gt;Resto qui nell’angolo di marmo&lt;br /&gt;a guardare chi passa e beve ora&lt;br /&gt;con gli occhi del passato&lt;br /&gt;il ricordo saporoso e frizzante&lt;br /&gt;d’un bicchiere d’amore&lt;br /&gt;che solo io sapevo dare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Piazza Vittoria&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ciò di cui nacqui appartiene ora ad altre realtà&lt;br /&gt;e il tempo è forse un parallelo mai più contabile&lt;br /&gt;dalle mie labbra attuali. Trascorso è un movimento&lt;br /&gt;indefinito, che mentre accarezzi la pelle dell’amore&lt;br /&gt;è già memoria l’emozione. Il ricordo&lt;br /&gt;non è fatto di materia eppure s’incarna qui&lt;br /&gt;– è possibile! – se m’affaccio al cuore balaustrato&lt;br /&gt;rivedo la scogliera e il mare di Partenope&lt;br /&gt;ricco di salmastro e di nafta proprio sotto&lt;br /&gt;la Rotonda. Ondula ancora la barca scalmanata&lt;br /&gt;di Totonno ‘o piscatore, ribelle al doppio nodo&lt;br /&gt;marinaro, e più su odora la Ziteresa di frittura.&lt;br /&gt;Sguscia il vento in agguato dietro il Castello,&lt;br /&gt;scompiglia le vele le sparpaglia per la rada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O mio amore migratorio, transito ora per altri&lt;br /&gt;porti, nuovi e precisi come d’accademie, ma&lt;br /&gt;non resta niente attaccato alla mia carne. Se&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’aldilà è ancora da venire, mi sarà bagaglio&lt;br /&gt;confortevole quel cantico fantasma e parallelo&lt;br /&gt;che sempre s’agita nella mia sera progressiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note di critica:&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Con Napoli core ’ngrato, Giuseppe Vetromile si rivolge al mondo esterno della sua Napoli, di cui ci mostra diverse inquadrature; un esterno molto diverso da quello che potrebbe offrirci una ingessata città del Nord, e che trova rispondenza nello spirito della napoletanità. In cosa consista, questa, ce lo spiega lui stesso così: “… la quintessenza di un fervore di vita che affonda le sue origini negli abissi del tempo greco-bizantino, e che si prolunga fino ai giorni nostri”; fervore che riguarda la “creatività”, il “modo di sentire la natura, di parteciparvi con tutto l’essere”, “di avvertire il senso estetico delle cose”, assieme a bellezza, gaiezza, spensieratezza, nostalgia, passione e amore… Tutte caratteristiche presenti, nella “teca preziosa di questa napoletanità”, come valori eterni che cerchiamo disperatamente di conservare, e che la Napoli d’oggi tradisce, perché anche lei assorbita dal consumismo, dai processi economici e tecnologici; ecco perché, spiega il poeta nella prefazione, la chiama core ’ngrato, e credo non si possa certo mancare di essere d’accordo con lui e di aderire alla sua stessa “rabbia”. Egli parla di Napoli, ma il suo discorso è estensibile a tutte le civiltà degli antichi centri, e Oswald Spengler fu chiaro, al riguardo: è un destino che le grandi civiltà volgano al tramonto, trasformandosi in musei all’aperto, mentre dalla Kultur si è già passati alla Civilisation; e l’affannoso tentativo di salvare le differenze indica in maniera inequivocabile come il globale appiattimento sia già penetrato ovunque. Anche nei luoghi un tempo selvaggi, noi troviamo la differenza (tanto più disturbante ogni genere di pianificazione, quanto più è marcata), ma appunto residuale e spesso unicamente nelle forme di un folklore da agenzia di viaggi, scisso dalla vita, quindi falso. Rimane la memoria, e il poeta può avere l’incarico di informare e testimoniare ciò che ha visto e sentito. Anche nel Nord Italia c’è chi ricorda la canzone Brianza bella, sì, perché tanta bellezza di boschi, prati, fontanili, coltivi e armoniosi centri rurali fu spazzata via da un altro modo di produzione e da ben poco commendevoli sviluppi: il tessuto sociale è ora molto diverso da un tempo, centinaia di fabbriche hanno invaso i fondi agricoli, né si coltiva più il baco da seta, occasione di sostentamento per molte famiglie; anche i vecchi gelsi sono scomparsi, e con loro il paesaggio, bene prezioso riconosciuto come valore culturale e artistico a tutti gli effetti, e attorno al quale già da anni si discute nelle università, nei convegni e in centinaia di opere, specie allo scopo di identificare i più opportuni criteri di recupero e conservazione, evitando il rischio di una sua trasformazione nell’opera morta del museo all’aperto.&lt;br /&gt;Le poesie di Vetromile sono la testimonianza del disagio, di esistenze e professioni che resistono, come quella di Fortunato ’o tarallaro, nella cui canzone “è tutta Napoli che canta”, di Assunta, l’acquafrescaia tradita dalle moderne bibite (molto bella, questa poesia in cui l’acquafrescaia sogna la bella Napoli e ricorda “il bicchiere d’amore” che solo lei sapeva dare), di chi “Tiene le quattro barche ancora buone / raccolte a grappolo nell’ovile di mare / sotto alla Ziteresa”, mentre “Narra favole aragonesi il vecchio scoglio / abitato da Megaride…”. Lo spirito di Napoli resiste, l’allegria, l’arte di arrangiarsi, l’inventività: “Maestri d’allegra compagnia volano discreti / tra piatti e calici fumé, cantando Napoli / e ’o sole a scacciar miserie, angherie (chisto è ’o paese addò tutt’ ’e guaie / s’affogano dint’all’ammore!…)”, ma “torna a Surriento” non commuove più.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Silvio Aman (su "&lt;a href="http://www.rivistasinestesie.it/"&gt;Sinestesie&lt;/a&gt;", maggio 2006)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-4159397033266016427?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/4159397033266016427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=4159397033266016427' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4159397033266016427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4159397033266016427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/08/napoli-core-ngrato.html' title='NAPOLI CORE &apos;NGRATO'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SP5FIjreKYI/AAAAAAAAAKQ/vKxUs7iPYvU/s72-c/scansione0004.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-3726654219131858623</id><published>2008-07-24T12:29:00.000-07:00</published><updated>2008-07-24T12:52:21.902-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Notturni tecnici'/><title type='text'>NOTTURNI TECNICI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, NOTTURNI TECNICI" (Un itinere intentato), Edizioni Cannarsa, Vasto, 2002&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silloge di 10 poesie vincitrice della XVII Edizione del "Premio Nazionale Histonium"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'andamento di una prosa ritmata, ma con accensioni poetiche di vasto respiro, l'autore disegna l'accidentato percorso di un'anima che si trova " &lt;em&gt;a metà strada tra una vita affannata / e un vago sentore di Dio&lt;/em&gt;". Linguaggio nuovo e forte, con un messaggio di dura protesta contro una società tecnocratica, dove la durezza della quotidianità si incarica di alimentare i sogni.&lt;br /&gt;Questa la motivazione della Giuria, per il primo premio, che è stato attribuito alla silloge di Giuseppe Vetromile.&lt;br /&gt;Un significativo riconoscimento, da parte dell'"&lt;strong&gt;Histonium&lt;/strong&gt;", ad un autore che riesce mirabilmente ad usare la scrittura in modo moderno e incisivo per scavare dentro il significato dell'esistenza contemporanea ed approfondirne le trame di disagio e di vuoto interiore.&lt;br /&gt;Vetromile sottolinea, infatti, fin dalla prima lirica l'ambiente in cui si trova a vivere, come uomo della società tecnologica. Non gli resta allora che la notte per partire e per sentirsi anima sottile, gentile fantasma aleggiante, "&lt;em&gt;che naviga nel silenzio / appena rischiarato da un esile raggio di luna&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;Un itinere intentato, per rinascere fuori dalla ridondanza della materia e per navigare in un infinito mare senza spazio né tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;(Dalla prefazione di Luigi Alfiero Medea)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTTURNI TECNICI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. Un itinere intentato&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco: ora parto da questo rifugio in cima alle scale, &lt;br /&gt;alto sul manto della terra quel tanto che basta&lt;br /&gt;a sentirsi più vicini alla trasparenza del cielo.&lt;br /&gt;Raggomitolato qui, vedo comunque il cuore della città,&lt;br /&gt;ancora immersa nel clangore degli automatismi,&lt;br /&gt;nei rancidi effluvi dalle colonne d’auto in fila disordinata.&lt;br /&gt;Una città di squallore nudo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parto. Un itinere intentato, sognato, notturno.&lt;br /&gt;Nel silenzioso stupore assorbo luci di stelle&lt;br /&gt;sussurrando melodie analogiche ai miei assassini digitali.&lt;br /&gt;Non sono più che un gentile fantasma aleggiante,&lt;br /&gt;una sottile anima a metà strada tra una vita affannata&lt;br /&gt;e un vago sentore di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho con me bagagli né attrezzi di vita.&lt;br /&gt;So di miraggi che appaiono solo di notte, quando&lt;br /&gt;ogni materia cala di tono e gli angeli portano fiori alla mente,&lt;br /&gt;stanca del blaterare di pensieri amorfi.&lt;br /&gt;Vivrò sulla sfera del sogno, se ogni andito di questa dimora&lt;br /&gt;rimane sacrificato agli elenchi del giorno&lt;br /&gt;distribuiti nel frastuono opaco delle vie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. In idillio, aspettando&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Andando, rimetterò ogni debito a coloro che reclamano giorni su giorni di fremiti industri,&lt;br /&gt;chiuderò la porta del cuore a chiunque insista sul da farsi.&lt;br /&gt;Distante da ogni alba e da ogni tramonto, in idillio, conterò silenzi e rosari&lt;br /&gt;in tranquilla indifferenza al centro del condominio,&lt;br /&gt;aspettando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un attendere che non ha fine, non ha un nome né un orizzonte.&lt;br /&gt;Un attendere l’attesa che ritorna sempre meditata,&lt;br /&gt;ogni volta che sto in quest’angolo raccolto,&lt;br /&gt;e passa il tempo, e il cuore invecchia, e l’anima s’assottiglia,&lt;br /&gt;e ogni pensiero è inerte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non va oltre il possibile confine della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. Salire sui tetti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sono già fuori. Ma non ho dove andare stasera,&lt;br /&gt;se non per i corridoi incerti di questa casa,&lt;br /&gt;in queste quattro stanze di periferia&lt;br /&gt;dove l’aria è provinciale e l’eleganza delle vie è quella spartana del paese,&lt;br /&gt;senza pretese e con un po’ di vecchie mura sgretolate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo racchiuso ogni bene di questa porzione di terra entro questo vivere così,&lt;br /&gt;senza alcuna meraviglia.&lt;br /&gt;Unica libertà è salire sui tetti, guardare il mistero della luna ascendere la volta buia&lt;br /&gt;come il baratro della mia origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Felice allora sarò se a tendermi la mano sarà qualcuno come me,&lt;br /&gt;senza più un senso reale,&lt;br /&gt;qualcuno che proceda lungo il tempo pensando a come fare una poesia&lt;br /&gt;che riassuma tutta la luce del creato in un solo verso di disperato amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neanche la morte potrà quindi convincermi&lt;br /&gt;che la vita è in fondo solo una vela che va dove il vento vuole&lt;br /&gt;su un mare libero da correnti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la rotta da seguire è comunque scritta nelle pieghe della notte.&lt;br /&gt;Sono allora quel fantasma che naviga nel silenzio&lt;br /&gt;appena rischiarato da un esile raggio di luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Nel clangore mattutino delle lamiere&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una goccia e un’altra, il tempo racchiuso qui d’una vita.&lt;br /&gt;Notte su notte, silenzio dentro silenzio&lt;br /&gt;e mai vedere la fine, mai vedere la luce.&lt;br /&gt;Solo questo infinito attendere (la morte&lt;br /&gt;non è cosa risaputa: bisogna sempre imparare tutto daccapo). Basta:&lt;br /&gt;non merito addii. Lasciatemi solo a soffrire nel clangore mattutino delle lamiere,&lt;br /&gt;qui in fabbrica,&lt;br /&gt;al ronzio molesto dei robot lavoratori, al deflusso di carte ridondanti negli uffici esatti,&lt;br /&gt;al ticchettio inesausto delle stampanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciatemi patire tutto questo, all’alba di ogni giorno immeritato,&lt;br /&gt;si’ che io possa sperare sull’orlo delle tenebre un risveglio improvviso:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;alla fine di chissà che cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. Partire, evaporare&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Partire in questo silenzio innaturale di un’alba qualsiasi che rimette&lt;br /&gt;sulla vetta dell’esistere ogni piccola cosa di questo quartiere staccato,&lt;br /&gt;anche il più vago svolazzare di foglie e di cartacce&lt;br /&gt;o il sommesso mormorio delle fabbriche frenetiche, laggiù,&lt;br /&gt;oltre il muro d’alberi in fondo alle ville decadute,&lt;br /&gt;dove le tute e i camici lavorano stretto e forte,&lt;br /&gt;per rendere più vera la speranza…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partire come scordarsi, evaporare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma una morte è morte e basta, nessuno osi dire di più e meglio.&lt;br /&gt;Solo un tormento d’amore potrà alla fine dare un senso&lt;br /&gt;a questa vita che si sfila dalla terra come un rosario spezzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure una preghiera intensa, recitata all’improvviso, così,&lt;br /&gt;mentre cammini sotto il creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Nessuno sa dove finisce la strada&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Terra da cui nacque il mio notturno itinerario:&lt;br /&gt;questo semplice caseggiato così normale,&lt;br /&gt;anonimo tra i molti in cui dimorano uomini dalla vita spicciola&lt;br /&gt;e che non hanno tempo di fare un sogno&lt;br /&gt;né di volare nei cieli dove Dio attende un minimo sguardo&lt;br /&gt;o un amore qualsiasi che scompigli&lt;br /&gt;il senso ordinato delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra tutta dentro il cuore&lt;br /&gt;da riempirne pagine di tristezza scolorita&lt;br /&gt;se il cielo è lontano da ogni tentativo d’avventura&lt;br /&gt;e il sole inutilmente ogni giorno&lt;br /&gt;inizia il suo spettacolo di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra di duro lavoro quotidiano:&lt;br /&gt;questo andare e ritornare come una risacca,&lt;br /&gt;come un avvicendarsi muto di stagioni&lt;br /&gt;tra un sorriso casalingo e un dolore,&lt;br /&gt;e noi mai attenti, mai pronti, mai origlianti&lt;br /&gt;a questa vita che ci sovrasta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra da cui non saprò mai staccarmi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho chiesto la via. Ma nessuno sa dove finisce la strada,&lt;br /&gt;nessuno sa che cosa sia veramente l’orizzonte&lt;br /&gt;se non l’immagine fittizia d’una verità locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, tutto ha un termine all’imbrunire dopo il lavoro sacrosanto&lt;br /&gt;nella sicurezza delle quattro mura,&lt;br /&gt;mentre fuori al buio infinite stelle attendono d’esser raggiunte,&lt;br /&gt;pregate, amate…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. Chiedermi se avrò albe&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Padre: non posso che rivolgermi a Te, ormai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho suddiviso i giorni in tante piccole porzioni d’affari,&lt;br /&gt;meditando molto sui numeri e sui denari.&lt;br /&gt;Ma tutto questo è polvere: ho contato solo materia e grani di dolore,&lt;br /&gt;una sofferenza mal riposta nel cuore e che non dà più frutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ancora debolezze ho commesso inconsapevolmente,&lt;br /&gt;è perché giro tuttora nel vuoto, Padre, sperando di trovare aperto l’uscio,&lt;br /&gt;una via sicura che conduca al centro di me,&lt;br /&gt;per vedere finalmente com’è fatto il centro del creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedermi se avrò albe domani da rischiararne giorni di fabbrica crudele:&lt;br /&gt;è questa sola preghiera mia sommessa compagna delle ultime vicende serali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma temo che domani sarà di nuovo un attrezzare di parole fatte,&lt;br /&gt;sul piano della scrivania grigia, come un quadro già dipinto, un libro già scritto,&lt;br /&gt;un mosaico già composto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finché non udrò al tramonto rosso il grande lamento di questa terra asciutta,&lt;br /&gt;così ancora incatenata, così ancora calcolata:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;m’hanno dato numeri esatti per contare le meraviglie del creato, ad una ad una.&lt;br /&gt;Ma sotto le stelle nessuna quantità è opera di dadi.&lt;br /&gt;E quand’anche fosse, non basteranno cifre a contare tutto l’odio del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O tutto l’amore, Padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. Dividere i sogni tra favole e fabbriche&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dove hanno luogo albe di speranze nel volo celestiale delle rondini a primavera,&lt;br /&gt;e la sera è un mare disteso di pace: lì è il mio asintoto lontano.&lt;br /&gt;Qui non posso che raggomitolarmi in fondo alla mia casa&lt;br /&gt;e attendere il distendersi della notte sui miei misteri&lt;br /&gt;pregando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se altre vie ho attraversato nel frastuono confuso del giorno,&lt;br /&gt;mi rimane in extremis l’ultimo colpo di clacson,&lt;br /&gt;l’ultimo sbuffo d’una valvola che chiude il suo ciclo di lavoro&lt;br /&gt;(un robot ritorna sempre al suo punto di riposo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormirò ipso facto dividendo i sogni tra favole e fabbriche&lt;br /&gt;e in questa dicotomia produrrò voli di angeli e armoniosi&lt;br /&gt;notturni tecnici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nessuno distragga l’angelo che in me dorme:&lt;br /&gt;nella culla dell’anima&lt;br /&gt;si ritorna nel grembo latteo del creato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;noi atomi d’amore provenienti tutti&lt;br /&gt;da un’unica grande&lt;br /&gt;misericordia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9. Arlecchino di molti numeri&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’Arlecchino dei molti numeri digitando sulla sera improbabili sequenze&lt;br /&gt;e meccaniche storie al quadrare del bilancio quotidiano,&lt;br /&gt;resta&lt;br /&gt;con l’immane vuoto in un cuore anelante grandezze&lt;br /&gt;al di là dell’esattezza tecnica:&lt;br /&gt;più un incommensurabile arcobaleno di passioni&lt;br /&gt;tenderebbe a colmargli i tramonti&lt;br /&gt;sulla soglia della sua notte decadente.&lt;br /&gt;In questa stanza di silenzio piatto dorme ora&lt;br /&gt;decantando cianfrusaglie e simili materie,&lt;br /&gt;residui di ataviche manie tecnologiche.&lt;br /&gt;Il respiro sinusoidale è per lui un armonico diritto al sogno:&lt;br /&gt;che almeno sia vita e spicchio d’altri mondi più virtuosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sia mai detto che l’uomo muore&lt;br /&gt;sognando fiabe e celesti sponde,&lt;br /&gt;non stralci tecnici del suo esatto nudo&lt;br /&gt;giorno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10. Di nuovo tutti i numeri, tutta la materia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parto?&lt;br /&gt;E’ stato tutto un sogno.&lt;br /&gt;Domani l’alba le speranze i colori i profumi.&lt;br /&gt;Melodiose le campane della parrocchia di periferia.&lt;br /&gt;Tritura le immondizie un camion molesto.&lt;br /&gt;Rachitico e stantio il solito gallo.&lt;br /&gt;Svogliato l’acciottolio delle prime stoviglie.&lt;br /&gt;Stridulo il richiamo angoscioso del rigattiere.&lt;br /&gt;Giù un cane abbaia e ringhia.&lt;br /&gt;La fragranza del pane e delle stalle.&lt;br /&gt;L’alba i desideri i palpiti le attese, le nuove attese,&lt;br /&gt;il sole o la pioggia?…&lt;br /&gt;La notte intentata, lasciata sul comodino, ancora tranquilla,&lt;br /&gt;ancora calda, ancora sensuale, ancora buia, assente,&lt;br /&gt;riposata, sognata, amata…&lt;br /&gt;Domani l’alba la prima luce sul vecchio caseggiato vesuviano.&lt;br /&gt;Un giorno nuovo come tanti come sempre come tutto&lt;br /&gt;come niente come grande come bello come deludente&lt;br /&gt;come freddo come dentro come sentire come sentirsi&lt;br /&gt;come vedersi come parlarsi&lt;br /&gt;come amarsi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora ecco di nuovo tutti i numeri e tutta la materia,&lt;br /&gt;tutti gli atomi tutto il tempo e tutti i contratti. Ecco:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la notte si dilegua si scioglie si ritira a poco a poco,&lt;br /&gt;come d’incanto sancisce la fine dei sogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io ora non sono che un brivido intenso di terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-3726654219131858623?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/3726654219131858623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=3726654219131858623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3726654219131858623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/3726654219131858623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/notturni-tecnici.html' title='NOTTURNI TECNICI'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-8799391770318379138</id><published>2008-07-23T12:55:00.000-07:00</published><updated>2008-07-23T13:30:01.552-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mesinversi'/><title type='text'>MESINVERSI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, MESINVERSI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Pubblicato nella collana "IL CROCO", i Quaderni Letterari di Pomezia-Notizie, ottobre 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I° Premio "Città di Pomezia" 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Vetromile scavalca a piè pari tutte le insidie che il tema potrebbe presentargli e con i suoi "&lt;strong&gt;Mesinversi&lt;/strong&gt;" ci dona invece un calendario poetico, fantascico e nuovo, non convenzionale, inedito nel vero senso della parola, con immagini assolutamente inusitate anche se immerse in sentimenti e malinconie antiche. (Per es. in "&lt;strong&gt;Ottobre&lt;/strong&gt;", si noti quell'universo sconsolato "&lt;em&gt;come d'un bimbo che gli viene smesso / l'allegro suono del carillon&lt;/em&gt;", dove l'anacoluto ancor meglio della sintassi corretta sa rappresentare il senso di una improvvisa e delusa meraviglia; oppure in "&lt;strong&gt;Agosto&lt;/strong&gt;", là dove fra gli scogli "&lt;em&gt;sta un granchio di sghimbescio e mormora / alcune litanie al bianchiccio andirivieni / della spuma&lt;/em&gt;"; o ancora "&lt;strong&gt;Giugno&lt;/strong&gt;", che con bellissima metafora è detto "&lt;em&gt;vergine che inondi d'azzurro le brevi coltri della terra&lt;/em&gt;", ecc.).&lt;br /&gt;L'unità tematica evidente è in realtà superata da un'altra, più profonda omogeneità: la tensione lirica che investe in pari grado ognuna delle dodici poesie stringendole in un solo fascio, dove, inoltre, i contrasti fra le stagioni sono temperati, nei mesi solitamente più vivi e gioiosi della primavera e dell'estate, dalla memoria ancor presente del gelo invernale, e nel contempo da un nascosto preludio al declino che seguirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dalla prefazione di Marina Caracciolo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gennaio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta un opaco quartiere smontato: ristagna&lt;br /&gt;nelle lunghe noie fredde d'inverno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel doponatale&lt;br /&gt;abbiamo staccato la via di Betlemme&lt;br /&gt;dal sughero d'oriente, incartocciato i re magi,&lt;br /&gt;deposto il popolo di creta (riserva di speranza)&lt;br /&gt;nell'oscuro scantinato. Il giorno è melenso.&lt;br /&gt;Come l'asciutto cuore dell'accontentato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro occhio fariseo&lt;br /&gt;- assuefatto a pagane lune d'argento -&lt;br /&gt;ammicca infastidito al riverbero&lt;br /&gt;d'una perduta lontanissima novità/cometa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giugno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il mio sogno che rievoca l'inizio della vita,&lt;br /&gt;vergine che inondi d'azzurro le brevi coltri della terra:&lt;br /&gt;giugno è la ciliegia matura che si stacca&lt;br /&gt;ad una ad una dalla madre albero&lt;br /&gt;per un viaggio nell'icertezza della carne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Oh delimitata stagione di amplessi fugaci! -&lt;br /&gt;io mi ricordo di quel balcone fiorito&lt;br /&gt;e degli usignoli che spargevi nel cielo&lt;br /&gt;come messe d'alati desideri: acerbi,&lt;br /&gt;ancora colmi di proposte e di costruzioni aeree.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lontano da quel giugno, amore mio in fiore,&lt;br /&gt;ho intravisto il ritorno d'un vecchio padre:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il mio chicco di materia che s'apre e s'abbandona&lt;br /&gt;lungo il solco dell'andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Novembre&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sente quasi finito il tempo&lt;br /&gt;in questo fagotto di freddo pesante.&lt;br /&gt;Entra nella pelle l'idea della morte,&lt;br /&gt;smorto anche nella pronuncia: novembre,&lt;br /&gt;antonomasia di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E un pallore tenue copre i giorni&lt;br /&gt;indifferenti e frivoli, cadenzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta un nonnulla&lt;br /&gt;e il brivido d'una sera diaccia&lt;br /&gt;s'insinua nei ricordi: talvolta&lt;br /&gt;una lucentezza di stelle immobili&lt;br /&gt;addolcisce le tenebre&lt;br /&gt;dissolvendo disperazioni a venire&lt;br /&gt;(misterioso il domani e quasi alieno)&lt;br /&gt;quando l'età è ormai albero&lt;br /&gt;che distacca le sue foglie vecchie&lt;br /&gt;per risorgere ad un nuovo ciclo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-8799391770318379138?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/8799391770318379138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=8799391770318379138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8799391770318379138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/8799391770318379138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/mesinversi.html' title='MESINVERSI'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1726748160077762770</id><published>2008-07-17T13:52:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T10:52:38.617-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Com&apos;è lontana Gerusalemme'/><title type='text'>COM'E' LONTANA GERUSALEMME</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQCy-4NG2jI/AAAAAAAAAKg/X23dVXUnzFE/s1600-h/scansione0001.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260401158077733426" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 181px; CURSOR: hand; HEIGHT: 213px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQCy-4NG2jI/AAAAAAAAAKg/X23dVXUnzFE/s200/scansione0001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, "COM'E' LONTANA GERUSALEMME"&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;(Fuga da Omega)&lt;/strong&gt;, Edizioni Ripostes, Salerno, 1996. Prefazione di Francesco D'Episcopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Vetromile conferma e sviluppa in questa nuova raccolta i motivi ispiratori di un'avventura poetica, carica di rabbia per un mondo decomposto da assillanti veleni e avida d'amore per un universo capace realmente di ricomporre l'armonia umana. Il grido si leva alto e tocca i vertici della coscienza per poi inabissarsi nei sussulti di una confidenza cosmica. Tornare ad essere totalmente uomo, liberando i fardelli di un'omologazione sempre all'erta; rivivere la totalità di una vicenda assetata di infinito; recuperare le latitudini incommensurabili del nostro destino oltre i simulacri delle finzioni, sono, queste, solo alcune delle molteplici pulsioni di una parola, che rivendica un ruolo non periferico nell'indicare una via di salvezza e non di sopravvivenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;(Dalla Prefazione di Francesco D'Episcopo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Primo Tratto&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dalla Città Omega è un infinito ovattato vegetare.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Frammentarsi in così poco tempo !&lt;br /&gt;Dilagare in uno sperperio uniforme !&lt;br /&gt;E’ dispersa la mia polvere inerte&lt;br /&gt;indefinitamente...&lt;br /&gt;La mia unità è perduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Misericordia Padre per le mie quotidiane pochezze.&lt;br /&gt;Barcamenarsi sopra un indistinto mondo di luce !...&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lasciami ancora vedere la terra&lt;br /&gt;racchiusa in un calice di sole&lt;br /&gt;si’ che possa ricompormi&lt;br /&gt;bevendone gocce d’amore&lt;br /&gt;e richiamare dal buio infruttuoso&lt;br /&gt;tutti i miei brandelli di vita...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;------&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Solo una grande polvere il nostro parlare aperto&lt;br /&gt;qui nella Città industre.&lt;br /&gt;Nessuno ha un minimo di cuore&lt;br /&gt;per capire dove va questo residuo soffio d’amore.&lt;br /&gt;Più non apriamo né varchi né momenti&lt;br /&gt;per raggomitolarci giù, nel cuore della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si farà certo un gran fuoco&lt;br /&gt;del nostro dire sottomesso dei nostri scritti&lt;br /&gt;rimasti attorcigliati ai fili di speranza&lt;br /&gt;qui alla luce regina fioca periferia&lt;br /&gt;di questo remoto banco di poeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo così rimasti buoni compagni&lt;br /&gt;né più né tanto avvinghiati al paradigma della passione&lt;br /&gt;(una volta era felicità eterna l’attenderti&lt;br /&gt;non appena sbarcato il lunario,&lt;br /&gt;un’evasione da petit enfant...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io ho ancora pareti da racchiuderne pianeti&lt;br /&gt;e mi rifugio in questa antica casa&lt;br /&gt;e accendo lumi&lt;br /&gt;solerte ad un impero che mi viene da dentro&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(ricordi la squinternata conturbante serata&lt;br /&gt;al tepore dei lampioni : la nostra&lt;br /&gt;unica Ville Lumière ?...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è rimasto questo Rosamaria e non è poco.&lt;br /&gt;Non sono che un nostalgico rivisitatore di anticaglie :&lt;br /&gt;ricorda mia cara di chiudere sempre le porte ai poeti&lt;br /&gt;costringerli a soffrire per l’impegno d’un fiore&lt;br /&gt;che non si è mai potuto dare...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Secondo Tratto &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Abbondante trabocca la Città&lt;br /&gt;oltre i cristalli riciclati dei vuoti a perdere&lt;br /&gt;al di là del fetore di guttaperca bruciacchiata&lt;br /&gt;ai crocicchi di rottami&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cresce a dismisura sibila sferraglia e si dirama&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E noi amalgamati&lt;br /&gt;senza più padri né figli&lt;br /&gt;- oh, esuli in labirintiche contrade senza ritorno ! -&lt;br /&gt;noi vi siamo indirizzi qualunque&lt;br /&gt;vi siamo piatti e blandi&lt;br /&gt;siamo bagarre unanime ! Noi&lt;br /&gt;molecole ormai di questo enorme gonfiore&lt;br /&gt;siamo più niente&lt;br /&gt;più niente !...&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Esplodi o Signore dell’antica Gomorra,&lt;br /&gt;mostraci il fuoco dell’alba&lt;br /&gt;che nuovi giorni possa finalmente ricostruirci&lt;br /&gt;vivificanti !&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Terzo Tratto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un surplus mortale è precipitato dall’alba&lt;br /&gt;mentre avanzavamo a mezz’aria verso l’orizzonte&lt;br /&gt;(ma è ancora lontana Gerusalemme...)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;Eppure non è stato improvviso dalle tenebre&lt;br /&gt;il fragore lo stupore e l’immensa acidità&lt;br /&gt;di questo nostro sdoppiamento così umano&lt;br /&gt;delle molecole più basse : sconvolgente&lt;br /&gt;onnipossente ares dio della brutalità&lt;br /&gt;dio della fretta e della virilità corazzata,&lt;br /&gt;oscuro emblema esorcizzato da millenni&lt;br /&gt;ma sempre nostra ombra assidua&lt;br /&gt;acquattata in litanie progenitrici...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, com’è lontana ancora Gerusalemme !&lt;br /&gt;Ora che abbiamo calpestato la vigna&lt;br /&gt;(da sempre abbiamo calunniato la vita&lt;br /&gt;nutrendoci del sangue di Abele&lt;br /&gt;e sacrificando ingiustamente l’agnello...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovevamo rispettare epifanie e attendere&lt;br /&gt;sull’orlo del baratro la fede&lt;br /&gt;che altra infima materia rovinasse&lt;br /&gt;fino a riempirne per sempre l’inferno.&lt;br /&gt;Poi saremmo ridiventati finalmente angeli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma questa guerra / lavoro / madre&lt;br /&gt;del nostro stesso parlare e agire&lt;br /&gt;ci rende ancora piccoli agli occhi del creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’è lontana Gerusalemme !&lt;br /&gt;Pulsano astri e si espandono universi.&lt;br /&gt;L’uomo tornerà - come è scritto -&lt;br /&gt;polvere tra inorganici conflitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse solo allora il fiato&lt;br /&gt;che più non terrà strette a sé&lt;br /&gt;queste nostre contaminate molecole&lt;br /&gt;(ognuno di noi potrebbe risorgere&lt;br /&gt;a rinnovata entropia), vedrà aprirsi&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;le lontane celesti eteree soglie...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e più non saremo né vivi né morti&lt;br /&gt;ma angeli in concrete dimensioni,&lt;br /&gt;fuori da questo bigbang&lt;br /&gt;non a caso per noi generato !&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Quarto Tratto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Bisogna capire questa nuova gente.&lt;br /&gt;Loro sanno che la luna è un torpore di luce&lt;br /&gt;e i suoni del mondo hanno per tutti&lt;br /&gt;note di parallattiche melodie.&lt;br /&gt;Perseguono astrali poteri&lt;br /&gt;e mitragliano a vista i buoni.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia o mio Signore&lt;br /&gt;perdona stasera i loro desiderata :&lt;br /&gt;domani non sapranno morire&lt;br /&gt;perché indecorosamente si cibano del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per noi che restiamo quaggiù&lt;br /&gt;poveri agnelli ammassati&lt;br /&gt;in attesa del tepore del giudizio,&lt;br /&gt;qual è più la via&lt;br /&gt;o Dio dell’antico sicomoro ?&lt;br /&gt;Qual è più il chicco di grano&lt;br /&gt;che germoglia categorico&lt;br /&gt;nel nostro cuore disperato ?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno consumato tutto della vita&lt;br /&gt;hanno indossato raggi di sole&lt;br /&gt;ed ora volano al Tuo paradiso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Misericordia per loro !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O Signore,&lt;br /&gt;sfamaci con le briciole&lt;br /&gt;del Tuo infinito amore !&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Quinto Tratto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il nostro moto continuo impedisce ai ciliegi di farsi sentire.&lt;br /&gt;Nonostante primavera sia già in ora legale.&lt;br /&gt;Ed alle rondini di farsi notare : inanellano voli&lt;br /&gt;che nessuno sa più osservare.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se mai alcuno alzasse gli occhi al cielo&lt;br /&gt;vedrebbe solo aerei&lt;br /&gt;e perfezioni di metallici congegni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se mai alcuno chiedesse alla Città :&lt;br /&gt;&lt;&lt;&gt;&gt;&lt;br /&gt;le strutture gli risponderebbero :&lt;br /&gt;&lt;&lt;Ti abbiamo noi vomitato nei cristalli perfetti&lt;br /&gt;enumerandoti le vie da seguire...&gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E andrebbe via felice e convinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, Padre,&lt;br /&gt;prega per noi non visto,&lt;br /&gt;al di là delle tetre nubi di smog.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;------&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dagli archi del ventunesimo spira un vento di futuro.&lt;br /&gt;Lambicca tra dita di alto cristallo cemento&lt;br /&gt;e mormora reliquie a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora insiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma noi siamo già finiti in esagoni concentrici&lt;br /&gt;in periferie scialbe succursali di solitudine.&lt;br /&gt;Abbiamo qui un alito di benessere espanso&lt;br /&gt;tra i rettilinei perfetti di luci e di vulcani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(a destra a sinistra restano portali di chiese sbarrati)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;noi cattedrali di assoluto silenzio :&lt;br /&gt;siamo già terminati in pantani d’oro riflesso.&lt;br /&gt;Su di noi giace la coltre della storia&lt;br /&gt;un’infinita pace risolta computerizzata&lt;br /&gt;equilibrata su sbieche occhiate&lt;br /&gt;allo scacchiere mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O Dio chi sei,&lt;br /&gt;che dall’incerto oltre il ventunesimo&lt;br /&gt;nonostante la nebbia nel cuore,&lt;br /&gt;giunge ancora il Tuo palpito misericordioso ?&lt;br /&gt;Che tempo c’è ancora fra Te&lt;br /&gt;e questo continuo automatico svuotato andare ?...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sesto Tratto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Acco Tracco belligerante&lt;br /&gt;strapazza la terra&lt;br /&gt;mentre il silenzio serra&lt;br /&gt;ognuno di noi dolorante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quello continua a tuonare&lt;br /&gt;nei fulmini il mondo tace&lt;br /&gt;nelle piccole cose non c’è più pace&lt;br /&gt;alle origini vogliamo tornare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dormire in attesa perenne&lt;br /&gt;non lascia mai nessuno indenne&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto questo inferno apparecchiato sulla nostra storia&lt;br /&gt;signor mio non è questa gloria a darti ragione :&lt;br /&gt;se la vittoria ti sorride&lt;br /&gt;guerra o cos’altro che sia&lt;br /&gt;da Vercingetorige a Caporetto&lt;br /&gt;da Termopili a Sarajevo&lt;br /&gt;da Cartagine a Hiroshima&lt;br /&gt;non ha mai ripagato nessuno a lungo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i figli non piangono mai i padri morti&lt;br /&gt;né la fame né la miseria : i figli&lt;br /&gt;imparano in fretta la giustizia sommaria&lt;br /&gt;occhio per occhio dente per dente e basta&lt;br /&gt;e così da cronaca a cronaca l’unica idea :&lt;br /&gt;continuare l’opera dei padri !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perduti nel buio della terra violenta&lt;br /&gt;perduti nel buio della terra ancora lontana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Settimo Tratto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il silenzio non è d’oro ci racchiude&lt;br /&gt;in tetraedriche dimore di blandizie&lt;br /&gt;metalliche e cementi a isolarci l’un l’altro&lt;br /&gt;noi papaveri di prati incolti&lt;br /&gt;tutto il cielo ci sovrasta libero&lt;br /&gt;l’altro rumore del mare lontano&lt;br /&gt;ci coglie impreparati : o Dio&lt;br /&gt;siamo appena numeri al vento mille semi&lt;br /&gt;inutilmente dispersi&lt;br /&gt;Radunaci al Tuo Edificio&lt;br /&gt;colorato d’amore perenne&lt;br /&gt;e vivo di sussurri rincuoranti&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Del posto vennero angeli ad indicarci il setticlavio del cielo.&lt;br /&gt;Noi non liberi da antiche follie (pezze tratte da armadi grigi&lt;br /&gt;a proteggere pelle e polvere) non intuimmo&lt;br /&gt;e non vedemmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa la bufera di ciascuno :&lt;br /&gt;improvvisa la luce e il furto del cuore&lt;br /&gt;al gioco del sole suddiviso al tramonto sul mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ne sarà dei nostri gridi di cicale provvisorie ?&lt;br /&gt;Locali, resteremo stupidi imprimenti :&lt;br /&gt;calcare la terra il nostro mestiere d’uomini pesanti incatenati&lt;br /&gt;rarefatta solo quella libertà di rondini&lt;br /&gt;che mai potremo desiderare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A noi che non sappiamo amare diranno il modo e i tempi.&lt;br /&gt;Ma confusi tra pubblicità e inumani silenzi&lt;br /&gt;andremo persi tra mille granelli di sabbia&lt;br /&gt;a vedere senza capire come fa la tartaruga&lt;br /&gt;a deporre le sue uova&lt;br /&gt;sotto un infinito letto di stelle...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;------&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Inutile mano di poeta sconosciuto&lt;br /&gt;puoi forse toccare Dio e poi morire&lt;br /&gt;dall’altra parte del pianto&lt;br /&gt;di questo dolore così terrestre&lt;br /&gt;da legarci le ossa ai pilastri dei garages&lt;br /&gt;al di là di questo nostro ostinato&lt;br /&gt;oscuro silenzioso annaspare&lt;br /&gt;all’ombra di meticolosi robot superiori ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci darai tanto amore come&lt;br /&gt;questa terra enorme sotterranea&lt;br /&gt;dove ho ancora tutti i miei sogni&lt;br /&gt;legati a zattere sfasciate&lt;br /&gt;e invano canterai alle stelle&lt;br /&gt;felicità represse,&lt;br /&gt;poeta dal cuore librante,&lt;br /&gt;ancora disperatamente librante ?...&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Punto d’arrivo&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ora sfaldo i tremori della notte&lt;br /&gt;dal pallore dell’anima&lt;br /&gt;e mi getto tra le vie del giorno&lt;br /&gt;alla ricerca di te, amore,&lt;br /&gt;mio lontano asintoto di luce !&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe essere l’inizio della vita&lt;br /&gt;Celeste mia carissima memoria&lt;br /&gt;Ma questo volo a primavera&lt;br /&gt;dura il tempo d’un sogno&lt;br /&gt;e poi precipito :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;orma sulla terra buia&lt;br /&gt;incatenato al nocciolo del giorno !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfiorato amore dunque addio !&lt;br /&gt;Non t’ho lambito che&lt;br /&gt;allo zenith del mio grigiore&lt;br /&gt;quando primavera apriva&lt;br /&gt;le porte del paradiso&lt;br /&gt;attraendomi lassù&lt;br /&gt;nel campo dei poeti&lt;br /&gt;dove ogni morte è utile alla vita&lt;br /&gt;se trasmette un piccolo grano almeno&lt;br /&gt;di sorriso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminerò nel tempo dei glicini&lt;br /&gt;alla luna solo un breve sguardo&lt;br /&gt;intenso desiderio di bere silenzi&lt;br /&gt;tra un canto di cicala e l’altro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminerò col dirti addio&lt;br /&gt;sull’orlo della notte&lt;br /&gt;mi ritroverò al di là&lt;br /&gt;di questa poesia&lt;br /&gt;(tristezza tutta mia)&lt;br /&gt;senza più una minima parola&lt;br /&gt;d’amore&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sopra questa casa quadrata&lt;br /&gt;ti ho amata&lt;br /&gt;mia Celeste primavera.&lt;br /&gt;E ancora t’amo&lt;br /&gt;ogni ritorno di rondine&lt;br /&gt;a questo tetto d’attese&lt;br /&gt;disperate&lt;/em&gt; !&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1726748160077762770?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1726748160077762770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1726748160077762770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1726748160077762770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1726748160077762770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/come-lontana-gerusalemme.html' title='COM&apos;E&apos; LONTANA GERUSALEMME'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQCy-4NG2jI/AAAAAAAAAKg/X23dVXUnzFE/s72-c/scansione0001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-4398651612463222685</id><published>2008-07-16T11:06:00.000-07:00</published><updated>2010-01-30T13:27:38.211-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cantico dell&apos;uomo basso'/><title type='text'>CANTICO DELL'UOMO BASSO</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQoeGfA5niI/AAAAAAAAALY/BBBXEnVq168/s1600-h/scansione0003.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263052211289169442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQoeGfA5niI/AAAAAAAAALY/BBBXEnVq168/s200/scansione0003.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, "CANTICO DELL'UOMO BASSO", Edizioni "Presenza", Striano (Na), 1999&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1° premio al Concorso "Omaggio a Pompei", ottobre 1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note critiche:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui Vetromile non si discosta dalla sua tematica che è quella di una complessa antropologia che guarda razionalmente allo sviluppo dello spirito, alla ricerca del vero, all'affermazione dell'essere. Si tratta di grande poesia, nutrita di semi diversi e cresciuta su inquietudine che cerca risposte là dove l'uomo spesso è vittima di una regolamentazione meccanicistica.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Luigi Pumpo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;1. – S’apre l’alba&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;S’apre l’alba come una rubrica usata.&lt;br /&gt;Il tempo di rotolare sulle pantofole&lt;br /&gt;fino al fornello&lt;br /&gt;per un attimo di caffè&lt;br /&gt;che a malapena s’intasca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Degrada poi nei grigiori mormoranti&lt;br /&gt;rasente il caseggiato&lt;br /&gt;l’uomo basso&lt;br /&gt;andando ad incepparsi nei rigidi congegni&lt;br /&gt;della sua catena di montaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. – Il nuovo bar al Santuario&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La poca gloria che viene ad allargargli il cuore,&lt;br /&gt;questa defaillance mattutina&lt;br /&gt;dal solito itinerario scarno:&lt;br /&gt;un porto nella bufera delle abitudini&lt;br /&gt;il nuovo bar al Santuario&lt;br /&gt;ammicca coi suoi mogani e i suoi specchi&lt;br /&gt;e il sentore di caffè che si dirama&lt;br /&gt;da un punto esatto&lt;br /&gt;dove sgocciola schiumoso l’espresso&lt;br /&gt;nella tazzina sotto il beccuccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. – Il mio compagno Salemme&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E Salemme il mio compagno svalutato&lt;br /&gt;ricco di grassi e di peccati mortali&lt;br /&gt;smangiucchia cioccolatini omaggio&lt;br /&gt;soprappensiero e in ansia,&lt;br /&gt;un occhio al banco delle paste e l’altro&lt;br /&gt;all’immenso orario sulla mensoletta&lt;br /&gt;appena dietro la cassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ l’ora di recedere nell’ombra del tragitto&lt;br /&gt;riprendersi le mani e i calli&lt;br /&gt;sentirsi riabbassati&lt;br /&gt;fino all’orlo della terra&lt;br /&gt;e poi svanire come nebbia delicata&lt;br /&gt;fino al margine del sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto uguale stamattina&lt;br /&gt;anche il numero fortunato&lt;br /&gt;estratto dal paniere della zingara&lt;br /&gt;in agguato malandrino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. – Non avere porti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Morire nel mattino?&lt;br /&gt;perdendo le mille cosucce di valore&lt;br /&gt;la macchina la casa e qualche spicciolo&lt;br /&gt;lasciando lettere incompiute&lt;br /&gt;abbandonando sogni alla deriva&lt;br /&gt;nel dubbio degli approdi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero che il morire fa paura,&lt;br /&gt;questa mancanza d’un territorio&lt;br /&gt;dove poggiare i piedi e il cuore&lt;br /&gt;quando è l’ora di sfumare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è il non avere porti né destinazioni&lt;br /&gt;lo sgomento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o perché è troppa la distanza&lt;br /&gt;tra il cielo&lt;br /&gt;e la bassezza della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. – Inseguendo un’illusione di vetro&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vigorito Enzo l’altro ieri:&lt;br /&gt;ho saputo di lui che è ora&lt;br /&gt;nell’improvvisa fragile campana&lt;br /&gt;dei ricordi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è stata la sua morte&lt;br /&gt;ad addolorarmi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è questo terrore&lt;br /&gt;che mi si possa spezzare d’improvviso l’ombra&lt;br /&gt;la domanda mai risolta&lt;br /&gt;l’inutile patema&lt;br /&gt;mentre cammino in circolo&lt;br /&gt;sempre in circolo&lt;br /&gt;inseguendo un’illusione di vetro&lt;br /&gt;con una preghiera di vetro ben stretta fra le mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. – Babà al rum&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Babà al rum per colazione:&lt;br /&gt;questa improvvisa gioia o vendetta una tantum&lt;br /&gt;il trasgredire piacevolmente sgranando il cuore&lt;br /&gt;allargando le braccia dello stomaco&lt;br /&gt;inspirando meditazioni ascetiche&lt;br /&gt;sul divenire prossimo delle molecole disfatte,&lt;br /&gt;il tutto in segreto orgasmo&lt;br /&gt;volgendo le spalle all’ingresso principale&lt;br /&gt;perché il mondo non veda&lt;br /&gt;il mio enorme peccato&lt;br /&gt;racchiuso in un morso di soddisfazione&lt;br /&gt;e di rimpianto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. – L’uomo piccolo&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Mi cammina dentro l’uomo piccolo dei giochi,&lt;br /&gt;basso,&lt;br /&gt;più basso dell’orlo rastremato del marciapiede.&lt;br /&gt;Sarà per lui una lunga discesa anche stamani&lt;br /&gt;verso il solito incastro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dagli interstizi in ombra della grande fabbrica&lt;br /&gt;riuscirà a cavare – almeno –&lt;br /&gt;un dente d’ingranaggio&lt;br /&gt;uno spicchio di coraggio&lt;br /&gt;il resto d’un fraseggio&lt;br /&gt;da costruirne segrete fantasie notturne&lt;br /&gt;e zattere di sogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. – L’uomo basso&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Pasce l’uomo basso nel tempo scritto dagli altri&lt;br /&gt;in una poesia cristallizzata polita esatta&lt;br /&gt;lungo gli spigoli e i corridoi alieni,&lt;br /&gt;dedalo e dintorni di quadrature di bilancio,&lt;br /&gt;appena appena muovendo il sorriso amaro&lt;br /&gt;da una luna all’altra e non cedono meccanismi&lt;br /&gt;al monotono roteare né folli piangono&lt;br /&gt;davanti alle uscite di sicurezza&lt;br /&gt;al di qua delle barriere tagliafuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tentano di entrare nella fabbrica a piramide&lt;br /&gt;– antica cuspide di gloria&lt;br /&gt;nel mezzosogno dell’industrializzazione –&lt;br /&gt;angeli fatti di luce e d’amore – strani abbozzi&lt;br /&gt;immaginati nei deliri davanti agli attimi di caffè&lt;br /&gt;presso il distributore automatico dei sogni&lt;br /&gt;– pausa inverosimile durante gli aborti –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche loro hanno fine&lt;br /&gt;trasfigurati nel getsemani della peculiare&lt;br /&gt;efficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nasce l’uomo basso dalle ceneri di quegli angeli:&lt;br /&gt;è il momento che torna a farsi ricco di luce&lt;br /&gt;quando la notte tutto il mondo tace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9. – Le porte del paradiso&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Mi ripiego in salamensa possibilmente l’ultimo tavolo&lt;br /&gt;a sinistra&lt;br /&gt;lontano dalle masticazioni e dal brusio&lt;br /&gt;veleggiando oltre i finestroni – poco sale&lt;br /&gt;nei pensieri di categoria,&lt;br /&gt;più tardi al computer imposterò&lt;br /&gt;quanto richiestomi dall’obiettivo&lt;br /&gt;(sempre chiara è la linea da seguire&lt;br /&gt;non c’è anima nei moduli e gli occhi dei colleghi&lt;br /&gt;son sempre spenti e le cellule da ingrassare&lt;br /&gt;ogni mezzodì).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purché il recinto rimanga sottoterra e ogni via d’uscita&lt;br /&gt;impedita dal bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi amiamo la tetragonia la falsa importanza&lt;br /&gt;il teatro del da farsi – ognuno è un poco guitto&lt;br /&gt;lungo il corridoio s’agita e si lambicca –&lt;br /&gt;verrà giorno che l’ombra amara della terra&lt;br /&gt;coprirà l’incanto della lingua,&lt;br /&gt;i pensieri fondi covati nell’angolo del cuore&lt;br /&gt;a lungo trascurati&lt;br /&gt;saranno inutili preghiere postulanti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;le porte del paradiso si aprono solo&lt;br /&gt;a coloro che da sempre&lt;br /&gt;hanno vissuto nei pantani della fabbrica&lt;br /&gt;con un no spuntato dietro le labbra&lt;br /&gt;e un sì estirpato per usucapione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10. – Avere un gruzzolo onesto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ho ascoltato a lungo l’ombra della vita:&lt;br /&gt;mi diceva di immensità che potevo raggiungere&lt;br /&gt;sul confine della sera&lt;br /&gt;addormentandomi dinanzi al grande albero del parco&lt;br /&gt;ricco di richiami antichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sognato aromi&lt;br /&gt;nella pianura dell’uomo basso&lt;br /&gt;frugando tra i barattoli e il banale grigiore delle strade&lt;br /&gt;in facile discesa&lt;br /&gt;verso il fatuo paese di cuccagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sperato novità e meraviglie&lt;br /&gt;lungo le ore senza confine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho trovato corridoi e un andirivieni&lt;br /&gt;senza pace&lt;br /&gt;perché si compia il miraggio insperato,&lt;br /&gt;il luminoso emblema:&lt;br /&gt;avere un gruzzolo onesto&lt;br /&gt;da star quieti e basta&lt;br /&gt;senza più alcuna domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;11. – Anima mia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anima mia – staccata dalla bocca&lt;br /&gt;e dal cuore – se pure esiste&lt;br /&gt;sta appesa subito dietro il cancello principale,&lt;br /&gt;la porta d’ingresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi attende semmai all’uscita&lt;br /&gt;quando m’accompagno a quelle stelle&lt;br /&gt;pregando invano&lt;br /&gt;o troppo in un sussurro&lt;br /&gt;perché possa raccogliermi&lt;br /&gt;il centro del creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;12. – Fine di un beone&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La pioggia cade dal cielo insieme ai castighi&lt;br /&gt;dilavando lapidi antiche&lt;br /&gt;resistenti ad ogni nuovo rito&lt;br /&gt;e i lamenti e il pianto dei superstiti&lt;br /&gt;ungono le ruote del vecchio carro funebre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo il funerale di campagna&lt;br /&gt;serpeggia il sentitodire delle comari – certo&lt;br /&gt;la colpa è tutta della vedova&lt;br /&gt;che lo lasciava tracannare coi compagni&lt;br /&gt;al buio dello stantio bartabacchi del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’urgenza del prete – il re nero di cinque chiese –&lt;br /&gt;è in quel requiescat mormorato in tutta fretta&lt;br /&gt;sotto l’occhio del ciclone mentre&lt;br /&gt;già si scioglie la tristezza rassegnata da quei volti&lt;br /&gt;nel primo tentativo di sole&lt;br /&gt;dell’infausta giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta la terra bagnata e non più di lacrime&lt;br /&gt;con quel po’ di groviglio di ricordi&lt;br /&gt;e nell’aria la lieve tiritera scanzonata&lt;br /&gt;del beone tremolante&lt;br /&gt;a modo suo ricco di semplici&lt;br /&gt;e sfaccendati giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’allegria tintinna ancora&lt;br /&gt;nei vecchi appannati bicchieri della credenza:&lt;br /&gt;sembrava non avesse tanta importanza&lt;br /&gt;ma l’uomo basso è pur sempre&lt;br /&gt;un figlio in carne e cuore&lt;br /&gt;anche se di patrie assai lontane&lt;br /&gt;e perduto nell’intercapedine dei giorni,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;abbattuto dal primo goccio di rosolio&lt;br /&gt;o dall’ultimo rimorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;13. – Non datemi niente&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non datemi niente.&lt;br /&gt;Lungo il cammino perderò anche questo surplus&lt;br /&gt;fino a rimanere scarna parola&lt;br /&gt;breve sussurro di vento&lt;br /&gt;un’ombra nella notte leggera&lt;br /&gt;vagante da un raggio di luna&lt;br /&gt;all’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non datemi corsie né scrivanie:&lt;br /&gt;m’appiattirò sul selciato del cortile&lt;br /&gt;per non essere notato&lt;br /&gt;da quelli che segnano il passo&lt;br /&gt;nel tempo d’oro della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14. – Nella terra dell’uomo basso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella terra dell’uomo basso vige l’abbandono&lt;br /&gt;come avanzi di pane casalingo&lt;br /&gt;frantumato sulla mensa&lt;br /&gt;disperso in mille briciole minute&lt;br /&gt;– frammenti inconsistenti&lt;br /&gt;d’un’unica antica speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella terra dell’uomo basso non penetra mai il sole,&lt;br /&gt;filtrato in abbondanza dalle visiere rovesciate&lt;br /&gt;perché non abbiano a disturbarsi gli occhi&lt;br /&gt;dall’enorme ridondanza di luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ bene stare chiusi nella penombra,&lt;br /&gt;carpire la scintilla lontana e misteriosa&lt;br /&gt;proveniente dal centro del nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrimenti finire aspettando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riuscirò a leggere mio padre dietro i sorrisi&lt;br /&gt;nelle fotografie sbiadite dell’album di famiglia&lt;br /&gt;solo all’ombra dei raminghi&lt;br /&gt;in contumacia,&lt;br /&gt;lontano dagli incastri quotidiani&lt;br /&gt;e dalla superficie del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terra dell’uomo basso è reliquia di ricordi,&lt;br /&gt;un fermento che nessuno ascolta&lt;br /&gt;e può essere l’inizio d’un lungo triste racconto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;15. – Maria la segretaria&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Maria è così urbana!&lt;br /&gt;Corre inseguendo la coda del mondo&lt;br /&gt;lasciandosi alle spalle il canto della luna&lt;br /&gt;e delle stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria è la mia compagna di lavoro&lt;br /&gt;di corridoio di inutili parole&lt;br /&gt;di computer di fax.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racimola percorsi a memoria fra gli anditi vetrati&lt;br /&gt;anodizzati&lt;br /&gt;e tra la hall e l’ufficio del direttore&lt;br /&gt;sublima lettere modello&lt;br /&gt;in un rimedio di sorriso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria è così persa.&lt;br /&gt;Maria è così bassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera piange poco e un poco sogna,&lt;br /&gt;non appena l’azzurro sconfinato&lt;br /&gt;cede il suo mistero&lt;br /&gt;alle mani del cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora non sa Maria dormendo&lt;br /&gt;quanta poesia può esservi&lt;br /&gt;nel dolce cuore d’una donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;16. – Un bene senza valore&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nel mattino ho venduto ai mercanti&lt;br /&gt;l’ultima speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trattandosi d’un bene senza valore&lt;br /&gt;ne ho ricavato pochi spiccioli da spendere&lt;br /&gt;al nuovo bar del Santuario&lt;br /&gt;in compagnia d’un sogno atroce&lt;br /&gt;lontano una vita dal mio cuore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lo smembrarsi della memoria&lt;br /&gt;nella nebbia buia dell’indifferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;17. – La morte sarà giudice&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Questa stanza è il mio alimento oscuro&lt;br /&gt;da nutrirne solo il cuore&lt;br /&gt;avido d’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I miei compagni non intendono che alcuni segni&lt;br /&gt;mentre urtano le loro navi alla deriva&lt;br /&gt;contro gli scogli dell’abisso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si campa così in superficie blanda&lt;br /&gt;per l’estremo terrore della sincerità:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che possa dare frutti amari&lt;br /&gt;e macigni troppo gravi&lt;br /&gt;da spostare lungo il percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poi la morte sarà giudice di noi stessi&lt;br /&gt;e non saremo più&lt;br /&gt;né imputati né accusatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;18. – Poesia poesia…&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Poesia poesia…&lt;br /&gt;Alza una formica le sue antenne al cielo:&lt;br /&gt;non muta d’un millimetro&lt;br /&gt;la sua distanza dall’amore&lt;br /&gt;lassù al centro delle stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto ricchi possa rendere&lt;br /&gt;ogni diagramma sulla carta&lt;br /&gt;e felici gli obiettivi recuperati,&lt;br /&gt;resterà sempre irraggiungibile&lt;br /&gt;il cuore del creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi diranno i miei compagni:&lt;br /&gt;bevi e mangia,&lt;br /&gt;resta ormai così poco al tramonto.&lt;br /&gt;Hai concluso qui bene o male&lt;br /&gt;la tua mansione,&lt;br /&gt;ora marca il tempo sull’agenda padronale&lt;br /&gt;e va’ a riposare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sciacqua l’ansia nel fiume del cordoglio&lt;br /&gt;che accumula rifiuti&lt;br /&gt;degradando verso il tutto – verso il niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda le stelle lontane con un occhio solo&lt;br /&gt;– l’altro ti serve a sbirciare l’etichetta –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormi&lt;br /&gt;sognando vie piane e diritte,&lt;br /&gt;che altro aspetto può avere questa materia?…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia poesia:&lt;br /&gt;mattutino inganno&lt;br /&gt;o solamente&lt;br /&gt;sconsolatamente&lt;br /&gt;punto d’arrivo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quando ormai troppo tardi la verità&lt;br /&gt;avrò letto&lt;br /&gt;nel cuore d’una piccola formica&lt;br /&gt;ricercante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;19. – Si chiude la sera&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si chiude la sera nei tremolii dell’afa d’agosto&lt;br /&gt;o negli umidi cristalli di metà gennaio,&lt;br /&gt;comunque è sempre uguale&lt;br /&gt;la conta delle ore quotidiane&lt;br /&gt;rattrappite nel poco spazio d’una tasca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se ne va lontano il pensiero&lt;br /&gt;d’un migratore audace&lt;br /&gt;oltre le barriere d’un possibile sogno&lt;br /&gt;(il sentiero che s’inoltra&lt;br /&gt;nella terra dell’uomo basso&lt;br /&gt;è attiguo alla grande via del cielo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nascosta da una perenne nebbia d’illusioni&lt;br /&gt;e di speranze sconsolate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;20. – L’ultimo caos&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo caos è quest’ordine preciso:&lt;br /&gt;ogni cosa a suo posto&lt;br /&gt;ogni evento alla sua ora.&lt;br /&gt;Il tempo batte il ritmo sull’invisibile&lt;br /&gt;e una mano accarezza carte sulla scrivania&lt;br /&gt;come fossero petali di rose / poesie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un canto è il guizzare dei robot&lt;br /&gt;lungo lo spazio dovuto ai fratelli inermi&lt;br /&gt;– nessuno sa ancora quando comincia&lt;br /&gt;l’avventura della vita –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io&lt;br /&gt;sto ancora ad attendermi invano, qui,&lt;br /&gt;sotto la pensilina&lt;br /&gt;di questa infinita inutile fermata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S2SkD832u_I/AAAAAAAAAtg/q2qjXaqUkm8/s1600-h/Uomo+basso.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432647438302624754" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 166px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S2SkD832u_I/AAAAAAAAAtg/q2qjXaqUkm8/s200/Uomo+basso.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il disegno originale di Antonio Labriola per la copertina del libro&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-4398651612463222685?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/4398651612463222685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=4398651612463222685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4398651612463222685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/4398651612463222685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/cantico-delluomo-basso.html' title='CANTICO DELL&apos;UOMO BASSO'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQoeGfA5niI/AAAAAAAAALY/BBBXEnVq168/s72-c/scansione0003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-7825879054661124795</id><published>2008-07-15T12:57:00.000-07:00</published><updated>2008-07-15T13:26:27.848-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il vaso di Pandora'/><title type='text'>IL VASO DI PANDORA</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, IL VASO DI PANDORA, Edizioni "Corriere di Garfagnana", 2003&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il libro è stato pubblicato gratuitamente, avendo l'autore vinto il 1° premio sez. poesia inedita, al Concorso Letterario "Olinto Dini", Castelnuovo di Garfagnana (Lu), edizione 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note di critica:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La poesia di Vetromile ha una sua cifra stilistica ben riconoscibile: una tensione narrativa che non sovrasta però l'assunto lirico, anzi, lo arricchisce di una venatura meditativa. In questo "Vaso di Pandora" la riflessione raggiunge livelli di alta intensità, nello snodo di domande fondamentali, calibrate nei versi con intento morale. Lo sguardo dell'autore si allarga a un orizzonte vasto, la società umana vista nel suo deterioramento di valori, nel suo dissestarsi quasi programmato, e la ribellione del poeta è più amara che severa, non c'è rimprovero ma interrogazione costante sul senso dell'accadere, sul perché delle scissioni e delle solitudini. Un domandare costante che dà ai versi un tono interlocutorio, diretto a un "tu" umano e divino. Questo carattere "relazionale" della poesia di Vetromile, insieme alla linfa religiosa che la sostanzia, colora i versi, distesi nell'orizzontalità discorsiva, di calda colloquialità. Non cè dunque rassegnazione nell'autore, né cupa constatazione della distorsione generale, ma tenace fedeltà ad una prospettiva interiore, di intensità e profondità del vivere. Più che lo sgomento, domina il senso del mistero, e in questa sospensione di giudizio verso i fenomeni umani sta tutta la bellezza di una poesia appassionata e vera.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Daniela Monreale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Un volumetto compatto, nel quale si esprime una voce poetica ben connotata, capace di interessanti invenzioni lessicali e aperta anche all'uso di termini scientifici, questa raccolta di versi di Giuseppe Vetromile, "&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Il vaso di Pandora&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;". In questi componimenti ampi, dal verso lungo, talvolta dal tono crepuscolare, Vetromile riesce a reimpastare qualche risonanza ungarettiana, con echi pavesiani, rimanendo fedele a sé stesso.&lt;br /&gt;Da questo &lt;em&gt;vaso di Pandora&lt;/em&gt; escono, contaminandoci irrimediabilmente, i mali della nostra tarda modernità, tra alienazione lavorativa, cittadina e televisiva, a cui si può tentare di sfuggire nel dialogo con la persona amata, con la poesia, o infine nel colloquio con Dio, unica possibilità di senso per quella inutile fatica di Sisifo che è la nostra vita, sterile ripetizione di atti quotidiani e superficiali. Centrale il riferimento alla metropoli odierna, in particolare ad una Napoli sommersa da spazzatura e traffico (efficace la descrizione di un autobus, "enorme pachiderma a quattro ruote", battezzato &lt;em&gt;Locomotorius&lt;/em&gt;) si contrappone il ricordo della "campagna vesuviana" che fu e dei piccoli oggetti quotidiani di una volta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Enzo Rega&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-7825879054661124795?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/7825879054661124795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=7825879054661124795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/7825879054661124795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/7825879054661124795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/il-vaso-di-pandora.html' title='IL VASO DI PANDORA'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5736632850701144197.post-1503061587912886806</id><published>2008-07-15T10:42:00.000-07:00</published><updated>2010-01-30T13:24:10.416-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anastasiadi'/><title type='text'>ANASTASIADI</title><content type='html'>&lt;p align="left"&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_yK8L6t7-g-E/SH0A3FoREpI/AAAAAAAAAEw/u6cDPW0-mNU/s1600-h/DSC_0005.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5223332089223516818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_yK8L6t7-g-E/SH0A3FoREpI/AAAAAAAAAEw/u6cDPW0-mNU/s200/DSC_0005.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/ST1-PJ1PRTI/AAAAAAAAAQM/R92TnH1Zz5k/s1600-h/Anastasiadi.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Vetromile, ANASTASIADI, Bastogi, Foggia 2002.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Collana di Poesia "Il Capricorno"; prefazione di Maria Grazia Lenisa.&lt;br /&gt;Pagine 62, Euro 8; ISBN 88-8185-503-8&lt;br /&gt;Copertina di Antonio Labriola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Note di critica:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo poema è una singolare e altissima allegoria: è la rappresentazione della vicenda esemplare della vita con tutte le sue esperienze del tempo e del pensiero, e la visionarietà è grandiosa e profonda.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giorgio Barberi Squarotti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi sembra un buon libro di poesie, introdotto magistralmente dall'amica Maria Grazia.&lt;br /&gt;D'accordo con la carissima amica, non sei affatto un viandante secondario alla ricerca di&lt;br /&gt;orizzonti possibili: hai stoffa e fiato più che sufficienti per raggiungere le prime posizioni.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vittoriano Esposito&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Globalmente considerate le pagine di Anastasiadi rappresentano l'esempio di una poesia caratterizzata da intima tensione, linguisticamente non uniforme, largamente anti–idillica. E non ci sembra di cogliere in quest'opera una discontinuità radicale con i risultati della precedente produzione di Vetromile; la struttura tematico–compositiva del discorso sempre risponde alla logica lineare di un approfondimento sociale e culturale. Così la passione vivace della parola/messaggio si obiettiva in forme sempre più distese e misurate e la tensione eroica può acquietarsi nel contatto rasserenante con la natura, evocata e colta e goduta nel suo equilibrio risanatore, nella sua armonia tonificante.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Luigi Pumpo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Un itinere verso orizzonti possibili? Si chiede l’autore indicando questo interrogativo come sottotilo della raccolta. Orizzonti verso cui la poesia cerca di giungere in una metafora sempre aperta e suggestiva: “…neanche la morte potrà convincermi che la vita è in fondo una vela che va dove il vento vuole su un mare libero da correnti…” (pag.13). Quasi un viaggio fra i viaggi che la mente propone alle ali dell’imaginazione e del desiderio, alle ali del sogno e dell’inconscio, alle impossibili raffiche dell’irraggiungibile. “Navigo sperando pane e felicità in orizzonti sconosciuti…” (pag.54). Stanze e soffitti, pareti e vetrate, figure e ombre, luminosità e angolature, sono le suggestive frenetiche apparizioni che tra verso e verso Vetromile ci propone con una perfetta aritmia ritmica della composizione. L’esperienza di vita quotidiana si amalgama con le motivazioni interiori, per le quali la dimestichezza con la parola scritta riesce a imbrigliare e a decantare le scommesse del gioco e della seduzione. “Soffia, soffia ancora violento. Non ho altro motore che il sostegno d’una precisa parola di vento”. (pag.58).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Antonio Spagnuolo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E' possibile coniugare eschaton, profezia e politica?&lt;br /&gt;Sono espressioni piuttosto lontane e incomprensibili, nel loro accostamento, al vivere quotidiano... Eppure Giuseppe Vetromile con "Anastasiadi", è riuscito a correlare l'attuale eone e l'oltre (:superlativo e assoluto) in un ordine che è in sé profetico - se profezia sia la scintilla che assume la fulgorazione istantanea di quel &lt;em&gt;tutt'uno&lt;/em&gt; che soltanto per noi, in questa dimensione con-creta, risulta segmentato. Per noi, immersi dentro "&lt;em&gt;una vita affannata / e un vago sentore di Dio&lt;/em&gt;", depauperati ormai dell'immortalità dell'anima ma ancora affettivamente legati alla trascendenza nell'immanenza dell'io!&lt;br /&gt;E' viaggio allora. E' navigazione a vista (vista l'avaria decretata della strumentazione di bordo) "&lt;em&gt;tra favole e fabbriche&lt;/em&gt;", dentro il "&lt;em&gt;grembo latteo del creato&lt;/em&gt;", "&lt;em&gt;verso sfumate terre di speranza&lt;/em&gt;". A dimostrare come sia vivo e attuale per tutti, almeno sottopelle, il dogma nietzschiano della vertigine: anche per chi avverta che questo nostro &lt;em&gt;frattempo&lt;/em&gt; è comunque apportatore di messaggi e greve di interpretazioni. E' ancora, "Anastasiadi", il racconto vissuto del singolo dentro il sé, compreso nel movimento più generale del sociale, dove il vivere è sconfessato dal con-vivere, ma dove in ogni caso si aspira a momenti elevati secondo il comandamento di Kant: solennità dell'essere e dell'esistente.&lt;br /&gt;In questo segno, mistica e politica si sovrappongono, grazie alla duplice lettura che l'orizzonte poetico esige, come ben ha intuito Maria Grazia Lenisa in prefazione, accostando le sezioni della raccolta (per altro nel suo insieme assai unitaria) alle stanze del &lt;em&gt;castello &lt;/em&gt;di Teresa d'Avila.&lt;br /&gt;Si può perciò dire che questa poesia di Vetromile è singolarissima, originale e originante, e provveduta di un linguaggio personale, frutto di maturazione prima di tutto interiore, che enfatizza quel compendio Umano che tutta la intinge, e che sollecita ancora intelligenza mnestica e immaginante. Un'opera, inoltre, di squisita scrittura.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Selim Tietto&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S2SirwNj6DI/AAAAAAAAAtY/BYQ-NtIWiJM/s1600-h/Anastasiadi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432645923075516466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/S2SirwNj6DI/AAAAAAAAAtY/BYQ-NtIWiJM/s200/Anastasiadi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il disegno originale di Antonio Labriola per la copertina di "Anastasiadi"&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da "Anastasiadi": &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Terzo Orizzonte: Ulisse minore, un itinere a vuoto per mari non propri.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. Avanti ovvero l’irreversibile corridoio di porti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fosse l’orizzonte luce stella matutina virgo virginis&lt;br /&gt;leggiadra fanciulla modulata scolpita nel sogno ancora&lt;br /&gt;tiepido d’un assiduo mercante d’ore mangerecce&lt;br /&gt;d’un continuo spiralato salariato avvolto dalle nubi del&lt;br /&gt;tramonto. O fosse gerusalemme nuova o senza tempo&lt;br /&gt;stabile e sicura sulle colonne del cielo inviolato da&lt;br /&gt;umani occhi e bocche di ventri grassi: traguarderei&lt;br /&gt;diritto il porto in fondo alle cose fatte incurante&lt;br /&gt;dei contorni e delle false soste lungo il dedalo dei sì&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vasto attrattivo è il canto di sirene infauste&lt;br /&gt;raccattatrici di carne e di cuori ridondanti – attraccato&lt;br /&gt;a mezzodì resta l’approdo flautato un consiglio&lt;br /&gt;assai poco valutato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Navigare non dimenticare&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Penelope intrisa di latte materno e di quattro stagioni&lt;br /&gt;proprietaria amabile pilastro d’attesa incorrotta regina&lt;br /&gt;sicura più del profeta mare che tra un’onda e l’altra&lt;br /&gt;ci regala morte o cambiamento: tesse le mura di casa&lt;br /&gt;con sorrisi di vestaglia costruendo un castello di parole&lt;br /&gt;pericolanti al primo soffio d’alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prega per lei&lt;br /&gt;perché ritorni il pianerottolo l’androne l’unica spiaggia&lt;br /&gt;ove naufragare dopo la burrasca con tutti i pezzi&lt;br /&gt;del tuo amore sfuso da raccattare sulla rena del&lt;br /&gt;condominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dimenticarla piccolo ulisse&lt;br /&gt;non dimenticarla mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. Nessun porto è nuova casa&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E’ l’antica fame che ti porta a curiosare&lt;br /&gt;sotto la veste del sole cosa ci sia di nuovo&lt;br /&gt;tra i fascini e i miraggi delle isole. Ma non c’è&lt;br /&gt;ogigia né calypso a dare carne alle tue voglie&lt;br /&gt;lungo i corridoi spogli del secolare ricapitolio&lt;br /&gt;grasso d’inutili parole. Il mare è ricco di fortune,&lt;br /&gt;capitomboli per valenti guerrieri e pescatori&lt;br /&gt;d’azzardo: noi piccoli mozzi inconsueti mansueti&lt;br /&gt;ascoltiamo le vele stazzonare all’alito caldo&lt;br /&gt;e arrestante di bonaccia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mai,&lt;br /&gt;in nessun porto troveremo mai pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Conoscere asintoti di luce&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Eolo erompe da cornucopie megagonfie di surplus&lt;br /&gt;e diffonde il seme della cerca in ogni angolo di noi&lt;br /&gt;fino a divenire ammaliati postulanti. Lungo&lt;br /&gt;il cammino di Dio si raccoglie dolore e polvere infinita&lt;br /&gt;rinata a nuova luce solo negli interstizi del cuore,&lt;br /&gt;mentre il maremosso istiga violenze elettriche&lt;br /&gt;sui nostri indici tesi di individuatori ad ogni costo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A noi minori è data necessità d’atomi redenti&lt;br /&gt;in cieli d’olimpo e avidi del fulmine di zeus,&lt;br /&gt;di solo pane ormai l’uomo precipita illimitato&lt;br /&gt;nella bocca nera di plutone e tace per sempre&lt;br /&gt;ogni asintoto di luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. Navigare non bussare&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sta eterno nella sua dimora a enumerare&lt;br /&gt;molliche di sogni. Appena dietro l’uscio c’è&lt;br /&gt;quel porticciolo da cui svapora tutta la linfa d’avventure&lt;br /&gt;essendo micro l’unico guscio senza vele&lt;br /&gt;impreparato alle burrasche del tragitto. Sovente&lt;br /&gt;origlia dall’intercapedine del cassero il canto del richiamo&lt;br /&gt;ma resta incerto nel silenzio freddo delle stelle e solo&lt;br /&gt;raggruppando solitudine al suo desco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque tu&lt;br /&gt;lascia polifemo sonnecchiare alla sua pietra&lt;br /&gt;immobile sul tempo, nessun enigma di nuovi cieli&lt;br /&gt;s’offra al suo occhio guardingo e abituato,&lt;br /&gt;velato dal bonario trascorrere dei giorni uguali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naviga diritto,&lt;br /&gt;non bussare al grande meccanismo&lt;br /&gt;che vibra di dolore ruvido sotto la pelle del creato,&lt;br /&gt;impotente a riscuotere il vero senso dell’andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Navigare per mari non propri&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Così il devastato mare m’è piattaforma di viaggi non miei&lt;br /&gt;voluti dal caos o capriccio di foschi dèi: tanto&lt;br /&gt;la sensuale bocca chiede materia diuturna&lt;br /&gt;al solo scopo di blaterare né altro che non sia&lt;br /&gt;di regolari atomi da Dio organizzati. E visito&lt;br /&gt;luoghi estranei al mio condominio cercandovi&lt;br /&gt;itaca o forse la ragione del cuore, persa&lt;br /&gt;tra le pagine d’un computer (ultimo veloce&lt;br /&gt;abbecedario del nostro vivere sfilacciato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma verrà&lt;br /&gt;giorno/notte d’addio naufragato per sempre&lt;br /&gt;smembrato da aguzzi scogli: mai approdo sarà&lt;br /&gt;più sanguinolento, come il sapere pronta alla presa&lt;br /&gt;la sgangherata barca che traghetta manovali epicurei&lt;br /&gt;al di là dell’acheronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E noi gravi pagheremo&lt;br /&gt;ogni obolo lavorando pietre nella terra di sisifo&lt;br /&gt;lungo la fabbrica insana, il tempo appiattendo&lt;br /&gt;ogni nostra fiera anastasiade.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. Nella terra dove niente è dato al cuore&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sia come sia l’onda potente del fato ormai&lt;br /&gt;è giorno d’assuefazione e giro ambiguo&lt;br /&gt;nei dintorni del palazzo massimo – dimora&lt;br /&gt;d’ingranaggi – seguendo la spirale delle bocche&lt;br /&gt;e delle orecchie estranee. Chi sa quando emergerà&lt;br /&gt;da questo averno il volto di laerte inteso mille volte&lt;br /&gt;nel prosieguo malandrino e poi dissolto&lt;br /&gt;nel vento digitale degli eventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io vedo&lt;br /&gt;in questa gialla terra di tuttòfagi il triturare&lt;br /&gt;dei rapidi giorni di cui vorace si nutre la vecchia&lt;br /&gt;crisalide e poi metamorfizza in creta d’operaio,&lt;br /&gt;ligio al bianco calcinaccio del condominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono dunque&lt;br /&gt;già passati di qui gli eroi&lt;br /&gt;sull’abbondante carro del letame aureo,&lt;br /&gt;o mio apollo che insegui ingenuo la coda del sole,&lt;br /&gt;sole tu medesimo del lardo cielo. Sson trascorsi&lt;br /&gt;sulle ossa e sulla carne magra ed hanno lasciato&lt;br /&gt;scorie che abbiamo poi sfruttato rimescolandole&lt;br /&gt;col sangue dei perdenti e col sì dei rinunziati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. Preparare bagagli di speranza&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dischiude le tenebrose porte di cronos la speranza&lt;br /&gt;e la patria mèta culla al centro dei ricordi più&lt;br /&gt;dell’amata orsa che indica il sentiero ai reduci&lt;br /&gt;nel deserto d’acque e terre, fondamento&lt;br /&gt;dei cammini erranti d’ogni grave cercatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riannoda l’orizzonte&lt;br /&gt;al grembo da cui parte l’odisseo&lt;br /&gt;fino all’esaurirsi dei cubiti d’azzurro sugli occhi del&lt;br /&gt;cuore. Impacchetta o mio pilota speranze d’oro&lt;br /&gt;da tenere nelle tasche a difesa dall’oblio&lt;br /&gt;e i figli tienili pronti al tragitto verso&lt;br /&gt;la fabbrica del pane e poi prepara zattere&lt;br /&gt;ben legate per i compagni: che abbiano memoria&lt;br /&gt;del tuo sfacelo sulle spiagge onde non cadere&lt;br /&gt;essi stessi morti del cibo delle vacche grasse&lt;br /&gt;intoccabili per amore e per rispetto d’infinito credo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9. Ricordando le mura del vecchio cuore&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ripido il mattino mi tocca come un rancido fiato d’oracolo&lt;br /&gt;dall’antro ripiegato sul giaciglio della notte: è&lt;br /&gt;lo sconto della gloria guadagnata quel giorno&lt;br /&gt;a trafiggere la città col necessario inganno.&lt;br /&gt;Il mio mestiere nella fabbrica scaduta fu questo&lt;br /&gt;gran cavallo d’effimero bagaglio in cui racchiusi&lt;br /&gt;tutti i numeri e le mani appiccicose per salire lungo&lt;br /&gt;gli specchi del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora qui navigo&lt;br /&gt;per onde non mie e blasfeme, ricordando&lt;br /&gt;le mura del vecchio cuore casalingo&lt;br /&gt;infrante dalla voglia di materia e di rottami&lt;br /&gt;quotidiani. S’abbandona così la mia&lt;br /&gt;ultima nave ai fari smorti lontani: lanterne&lt;br /&gt;che parlano di silenzio alle disfatte vele&lt;br /&gt;sgualcite dagli scontri con il vento dei vincenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10. Rivederti eterna dopo il tragitto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Trema di masticazione l’untuoso refettorio.&lt;br /&gt;Al suo brusio ritroverò licenze per&lt;br /&gt;la mia sostanza in viaggio verso la voragine&lt;br /&gt;della consumazione, e ivi si placherà&lt;br /&gt;ogni desiderio di stazione tra una spirale&lt;br /&gt;e l’altra di mercati ed esodi da carte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così&lt;br /&gt;trascorro o mia dolce nausicaa anastasiana&lt;br /&gt;il mio sconforto, imbevendomi d'ambrosia e memorie&lt;br /&gt;fino a triturarmi dentro il mio stesso bolo.&lt;br /&gt;Nessun’ora è più triste di questa, rimpiangendo&lt;br /&gt;le fugaci libere cene d’aria assorbite&lt;br /&gt;ai limiti della luna in fiore o nelle notti&lt;br /&gt;delle pleiadi splendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminerò presto&lt;br /&gt;questo ospizio marinaro, laggiù&lt;br /&gt;dove m’attendono le fauci del vuoto a perdere&lt;br /&gt;sarò solo, o mia cara compagna vesuviana che a pietà&lt;br /&gt;muovi occhi bocca e mani verso il mio&lt;br /&gt;massimo compresso amore. Nessuna perla&lt;br /&gt;potrò intascare se non questa tua promessa arcana:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rivederti eterna quando – disfatto in mille gocce&lt;br /&gt;di speranza – di questo mare avrò compiuto&lt;br /&gt;il grande periplo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5736632850701144197-1503061587912886806?l=pevet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pevet.blogspot.com/feeds/1503061587912886806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5736632850701144197&amp;postID=1503061587912886806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1503061587912886806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5736632850701144197/posts/default/1503061587912886806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pevet.blogspot.com/2008/07/anastasiadi.html' title='ANASTASIADI'/><author><name>C.L.A. - Circolo Letterario Anastasiano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09377074234521109593</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_yK8L6t7-g-E/SQIuuYZbOQI/AAAAAAAAAKo/ulaKbRai8S4/S220/DSC_0010.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_yK8L6t7-g-E/SH0A3FoREpI/AAAAAAAAAEw/u6cDPW0-mNU/s72-c/DSC_0005.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
