Di tempo in tempo
Di tempo in tempo lo stare qui convesso nel giulivo scorrere del giorno
mi ricuce addosso l’involucro dell’amen stabilito Tento
una parola di riscossa ma nessuna mia voce àltera
le pietre del pianeta né la casa si scuote dall’ultimo riverbero di luna
(promessa inventata sul bordo asciutto della scrivania)
Amore :le parole che grido stanno bene su uno scaffale
asincrono dove giacciono perenni e scombinate in attesa
che si riversi da questa parte lo scopo il mito la speranza
il parto dell’anima che traspare in sordina nel silenzio
della struttura anonima e carnea che sa d’abbandono
e di assenza preliminare
Siamo vuoti di quelle e non ci basterà tutta l’età per pronunciarle
stentoree e rigeneranti
E dunque rimaniamo come l’acqua senza fluido elemento
come vento senza potenza di soffio
come ala senza sostegno di cielo
ma ci aggrappiamo alla lista della spesa mia cara e ai falsi
repertori per non dirci l’assoluto
né i sorrisi del cuore in un amplesso di stelle :nel vademecum
quotidiano c’è scritto comunque il dafarsi preciso ed incalzante
Di verità immani abbiamo ormai tedio e poco spazio
da intercalare tra una vita e una morte
indeterminabili
(Da: “Scaffalature asincrone”, I , in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)
Dio è apparso stamattina
Chi di voi apostoli della buona novella blatera nel sottoscala
parole inusitate che scuotono gli addormentati nella casa opaca
e bidimensionale
?
un sussurro che s’avanza sulle ali dei passeri fino a
questo davanzale di marmo grigio un inedito grido
che sovrasta l’informe parlottio dei condòmini un sibilo
e guizzo di suono che s’incarna nel cuore bypassando
lo sgretolio dell’animo che cade in un limbo di piattezza
insensata
?
Dio è apparso stamattina sullo scaffale numero nove
a dirmi le cose come stanno in un segreto che scorre
come acqua di ruscello limpido ed evidente come
il grano delle stelle in una notte affamata di luce
Bisognerà credergli e andando verso l’orizzonte non portare
monili e altre cianfrusaglie e rumori molesti pietre
di materia contaminata dal tocco impuro del desiderio
o dal conto degli atomi impossibile da accettare
Proseguire nudi e senza soste verso Damasco
incontro ad un fulmine che la parola rinnovi
ad altre possibili speranze
quella che ultima si dirà prima che tutto taccia
in un unico silenzio che si consuma fra le stelle
Ed io starò attento a questi passi :uno dopo l’altro
affinché venga tutto compreso lì al confine
dove spesso il pianto si confonde col sorriso
(Da: “Scaffalature asincrone”, V, in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)
Un perpendicolare ago di luce
Attraverso un millimetro di tempo
(contato con le gocce di luna cadute ormai da ogni universo amabile)
intravedo l’introvabile
e
: un perpendicolare ago di luce apre spiragli improvvisi stamattina
dissolvendo l’anonimo grigio impasto di cielo
e biforca il risveglio
(di qua l’indispensabile speranza
di là il ripiegato orlo del domani sul cuore)
Bisogna uscire da questo pandemonio presto!
lasciare la casa così come sta (grave o ìlare)
mia cara
andare sulle ali dei passeri cinguettando la nostra inanità
di tetto in tetto
come scarnati dal vecchio tessuto che ci rilega
inesorabile
alla superficie dolorosa della terra
andare a conficcarci nel cielo senza una ragione motoria
e stare lì piatti ad ascoltare tiritere e altri blablà
da tutti i diritti uomini
e che ci credano folli indicibili e imprendibili
senza più fissa dimora
(Da: “Anditi cunicoli e altri recessi sghembi”, I; inedito)
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Di tempo in tempo lo stare qui convesso nel giulivo scorrere del giorno
mi ricuce addosso l’involucro dell’amen stabilito Tento
una parola di riscossa ma nessuna mia voce àltera
le pietre del pianeta né la casa si scuote dall’ultimo riverbero di luna
(promessa inventata sul bordo asciutto della scrivania)
Amore :le parole che grido stanno bene su uno scaffale
asincrono dove giacciono perenni e scombinate in attesa
che si riversi da questa parte lo scopo il mito la speranza
il parto dell’anima che traspare in sordina nel silenzio
della struttura anonima e carnea che sa d’abbandono
e di assenza preliminare
Siamo vuoti di quelle e non ci basterà tutta l’età per pronunciarle
stentoree e rigeneranti
E dunque rimaniamo come l’acqua senza fluido elemento
come vento senza potenza di soffio
come ala senza sostegno di cielo
ma ci aggrappiamo alla lista della spesa mia cara e ai falsi
repertori per non dirci l’assoluto
né i sorrisi del cuore in un amplesso di stelle :nel vademecum
quotidiano c’è scritto comunque il dafarsi preciso ed incalzante
Di verità immani abbiamo ormai tedio e poco spazio
da intercalare tra una vita e una morte
indeterminabili
(Da: “Scaffalature asincrone”, I , in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)
Dio è apparso stamattina
Chi di voi apostoli della buona novella blatera nel sottoscala
parole inusitate che scuotono gli addormentati nella casa opaca
e bidimensionale
?
un sussurro che s’avanza sulle ali dei passeri fino a
questo davanzale di marmo grigio un inedito grido
che sovrasta l’informe parlottio dei condòmini un sibilo
e guizzo di suono che s’incarna nel cuore bypassando
lo sgretolio dell’animo che cade in un limbo di piattezza
insensata
?
Dio è apparso stamattina sullo scaffale numero nove
a dirmi le cose come stanno in un segreto che scorre
come acqua di ruscello limpido ed evidente come
il grano delle stelle in una notte affamata di luce
Bisognerà credergli e andando verso l’orizzonte non portare
monili e altre cianfrusaglie e rumori molesti pietre
di materia contaminata dal tocco impuro del desiderio
o dal conto degli atomi impossibile da accettare
Proseguire nudi e senza soste verso Damasco
incontro ad un fulmine che la parola rinnovi
ad altre possibili speranze
quella che ultima si dirà prima che tutto taccia
in un unico silenzio che si consuma fra le stelle
Ed io starò attento a questi passi :uno dopo l’altro
affinché venga tutto compreso lì al confine
dove spesso il pianto si confonde col sorriso
(Da: “Scaffalature asincrone”, V, in “Inventari apocrifi”, Ediz. Bastogi, 2009)
Un perpendicolare ago di luce
Attraverso un millimetro di tempo
(contato con le gocce di luna cadute ormai da ogni universo amabile)
intravedo l’introvabile
e
: un perpendicolare ago di luce apre spiragli improvvisi stamattina
dissolvendo l’anonimo grigio impasto di cielo
e biforca il risveglio
(di qua l’indispensabile speranza
di là il ripiegato orlo del domani sul cuore)
Bisogna uscire da questo pandemonio presto!
lasciare la casa così come sta (grave o ìlare)
mia cara
andare sulle ali dei passeri cinguettando la nostra inanità
di tetto in tetto
come scarnati dal vecchio tessuto che ci rilega
inesorabile
alla superficie dolorosa della terra
andare a conficcarci nel cielo senza una ragione motoria
e stare lì piatti ad ascoltare tiritere e altri blablà
da tutti i diritti uomini
e che ci credano folli indicibili e imprendibili
senza più fissa dimora
(Da: “Anditi cunicoli e altri recessi sghembi”, I; inedito)
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Un commento di Eamonn Lynskey
Caro Pino,
Mi hanno piaciuto molto le poesie che mi hai inviato qualche settimana fa, specialmente 'Un perpendicolare ago di luce'. Questo tipo di poesia chiamiamo in inglese un 'aubade', cioe' (forse questo lo sai) un poema che descrive l'aprire del giorno. Trovo questa forma molto attraente io, e scrivevo qualche esempio nel corso degli anni. (Incluso un esempio sotto, che era scritta verso la pasqua, qualche anno fa). L'ispirazione per questo tipo di poesia e', per me, sempre il senso di una 'nuova cominciata' con la nuova mattina. Come e' magico il silenzio presto all'alba!, salvo sempre il 'cinguettando' degli ucelli. E' molto' giusta la tua parola per il chiacciera di queste creature, ed e' un imaggine che mette in mente Santa Francesco e il suo dialogo con i suoi 'amici'.
La frase 'un perpendiculare di luce' e' molto evocativo e mette nella mia mente il ricordo del mio libro di cathecismo nella scuola elementare (molti anni fa!) nel quale un raggio di luce sempre accompaganava un visita in terra di un angelo o un santo. Specificamente, sto pensando a un'immagine di San Giovanni Battista, lui e Jesu' alla riva quando le nuvole hanno aperto con una visione di Dio. La tua poema ha risucitato in me ricordi religiosi che non avevo per molti anni! Anch'io torno sempre, spesso inconsiamente, a questi racconti quando 'intravedo l'intovabile'. Le narrative che avevamo assorbito da bambino restano sempre nella mente, non e' vero? Anche l'immagine del poeta, e il suo amore, che devono 'andare a conficcarci nel cielo' mi colpisce molto e mi piace il modo che arriva nel'ultima stanza. Da' al poema un finale forte e drammatico e, per il lettore, un senso di liberazione.
Trovo molto commovente anche il tuo 'Dio e' apparso stamattina' con gli immagini degli apostoli. La tua 'Di tempo in tempo,' trovo un po' difficile, perche non e' cosi esplicita come gli altri.
Mi hanno piaciuto molto le poesie che mi hai inviato qualche settimana fa, specialmente 'Un perpendicolare ago di luce'. Questo tipo di poesia chiamiamo in inglese un 'aubade', cioe' (forse questo lo sai) un poema che descrive l'aprire del giorno. Trovo questa forma molto attraente io, e scrivevo qualche esempio nel corso degli anni. (Incluso un esempio sotto, che era scritta verso la pasqua, qualche anno fa). L'ispirazione per questo tipo di poesia e', per me, sempre il senso di una 'nuova cominciata' con la nuova mattina. Come e' magico il silenzio presto all'alba!, salvo sempre il 'cinguettando' degli ucelli. E' molto' giusta la tua parola per il chiacciera di queste creature, ed e' un imaggine che mette in mente Santa Francesco e il suo dialogo con i suoi 'amici'.
La frase 'un perpendiculare di luce' e' molto evocativo e mette nella mia mente il ricordo del mio libro di cathecismo nella scuola elementare (molti anni fa!) nel quale un raggio di luce sempre accompaganava un visita in terra di un angelo o un santo. Specificamente, sto pensando a un'immagine di San Giovanni Battista, lui e Jesu' alla riva quando le nuvole hanno aperto con una visione di Dio. La tua poema ha risucitato in me ricordi religiosi che non avevo per molti anni! Anch'io torno sempre, spesso inconsiamente, a questi racconti quando 'intravedo l'intovabile'. Le narrative che avevamo assorbito da bambino restano sempre nella mente, non e' vero? Anche l'immagine del poeta, e il suo amore, che devono 'andare a conficcarci nel cielo' mi colpisce molto e mi piace il modo che arriva nel'ultima stanza. Da' al poema un finale forte e drammatico e, per il lettore, un senso di liberazione.
Trovo molto commovente anche il tuo 'Dio e' apparso stamattina' con gli immagini degli apostoli. La tua 'Di tempo in tempo,' trovo un po' difficile, perche non e' cosi esplicita come gli altri.

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