Qui di seguito la motivazione ottenuta per il 1° premio sez. Silloge Adulti, al III Memorial Nicola e Cinzia di Nezza, Isernia
"O mio amore
perdono! Se ti lascio indietro sulla terra / non ho più miracoli da indicarti /
me ne starò fremente / ad aspettare / che tutto passi"
Ci sono poesie nelle quali ci si sente ospiti e poesie nelle
quali ci si sente a casa. E' questo il caso di Giuseppe Vetromile che con mano
leggera ci porge i suoi versi. Le parole assumono i contorni della forma che si
gioca nell'istante presente, senza perdersi nel vortice del tempo. La memoria
non spaventa e tutto avviene in una dimensione di attesa autentica, che non
rinuncia mai alle prerogative dell'umano, per cui attraverso i tanti oggetti
della vita, la sua poesia si intende e si presenta come impegno quotidiano,
spesso tormento e sofferenza. Poesia questa vissuta nella fede e presentata in
eleganza al mondo, come lezione di luce che parla a tutti, ragioni queste del
suo stile, intarsi del suo pensiero poetante.
1° premio ex aequo sezione Sillogi Adulti
Giuria del Concorso letterario "Memorial Nicola e
Cinzia Di Nezza",
Isernia, 14 maggio 2016
Motivazione di Maria Santucci
La silloge premiata:
La silloge premiata:
Le cose stanno nel cassetto
Le cose stanno nel cassetto senza nessuna fretta di
scomparire
stanno inerti aggiustate per bene ognuna nell'incavo
del suo spazio secolare
in attesa di una mano che le raccolga un'ultima volta
prima di andare
Io lo so
perché quando le cose nel cassetto se ne vanno
vuol dire che tu sei diventato ombra di sbieco
attraverso la casa
e non agiti più le tende non scorgi la vita
giù nel parco chiassoso
Le cose si riprendono la tua anima e vibrano
di ricordi
s'apre per esempio un guscio vecchio di noce
e suona improvviso il carillon
senza corda
eppure suona!
oppure tintinna un ciondoletto d'argento
come disturbato da un pizzico magico
e il quadernetto del rosario si sfalda
recita da solo avemarie
Le cose stanno così
in silenzio e ferme come sassi nel cassetto
poi si riprendono la vita
quando tu esci una volta di casa
per non tornarci mai più
Entro sempre dalla parte sbagliata
Entro sempre dalla parte sbagliata
: nella stanza il tempo è un cunicolo angusto
nascosto sotto il cassetto della scrivania
ed io per entrarvi mi rannicchio sull'orlo della mattonella
quella scheggiata in basso a destra
ma è la parte sbagliata - l'ingresso negletto
accidentato
e rotolano i mesi e gli anni in un imbuto a perdere
: è questo un risucchio immane
da buconero famelico
Da questo avamposto scorgo appena
i lumi del domani
il buio dell'oggi è anchilosante
la stasi inaccettabile
Mi colloco di sbieco sul pavimento antracite
mi macchia una luce appena
dall'aldilà
sondo il probabile chiacchericcio dell'evento
che potrà essere
: una mia forma ambigua e astigmatica
il mio errore di parallasse
traspare indeciso attraverso lo stretto passaggio
Questa sera invoco i santi e le stelle
O mio amore
perdòno!
se ti lascio indietro sulla terra
: non ho più miracoli da prodigarti
me ne starò fremente
ad aspettare
che tutto passi
Bisognerà pure muoversi
Bisognerà pure muoversi prima o poi
lasciare la stazione inevitabilmente
salire sul primo treno a casaccio
non importa la destinazione
perché non ha importanza lo stare
dovunque è metamorfosi di facce e si piega
la carne al volere del tempo -
dovunque è rassegnazione
La casa sull'equinozio qui abbonda di mattoni
sarà davvero un rifugio più sicuro del cielo
quantunque le ali ripiegate dietro la schiena
rinvigorite dal baluginio dell'alba
servano poco a possibili fughe d'Icaro
al di là delle stagioni e dei precipizi
La casa è sicura
ma davvero credo che sia la mia vita qui dentro?
No: non basteranno i calcestruzzi ed i cementi
a trattenermi
né altra radice di terra e storie -
niente è certo
: andando pellegrino incontrerò forse gli abissi
o forse la gerusalemme nuova
o mi fermerò a mezz'aria a contemplare il vuoto
né tempo né spazio
né mattoni né ore
mi diranno mai dove sto e cosa siano
queste ombre
o questi presunti improvvisi abbagli di luce
sul mio mattino
Il volo sarà verticale
Nel cielo più ampio il nostro evaporare
sguarniti d'ogni molecola ormai
e d'ogni lembo di veste
Andiamo diafani attraverso il vento
incuneandoci nelle nubi
adescando rondini in viaggio come noi
migranti per una nuova terraferma lontana
Diciamo addio alla penna
stasera
l'inchiostro è stato versato abbastanza
sull'inutile pagina del giorno
La finestra è aperta sulla sera
basterà un balzo verso l'alto
tirato su per il collo
da un dio sicuro
perentorio
che allunga la mano attraverso
il buco dell'ozono
Il volo sarà verticale
diritto fino al centro del creato
: mi vedrò rimpicciolire sempre di più
fino a divenire granello
o atomo di idrogeno
per una nuova fornace celeste
Nessun messaggio nuovo
Nessun messaggio nuovo ed io mi vesto d'attesa
l'inutilità di un suono mi attraversa e si perde
al di là della casa
ma che venga un brivido di luna questa sera
o almeno un lontano luccicare di stelle
mentre l'unico avviso di luce
è questa pallida lampadina sulle mie cose
luci e suoni che non comprendo più
affievoliti nell'aria folle del pianeta
che va giù giù nella notte più profonda
abbagli e silenzi
interrogativi sull'orlo del davanzale
almanacchi da consultare domani
se sarà il caso
o altro genere di messaggi
più forti a scuotere per sempre
questo mio stare
questa mia vita

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