Nocera
Inferiore, 2 maggio 2018
Caro
Giuseppe,
ancora
una volta sono alle prese con un tuo libro, e a ringraziarti del regalo.
Che
dire? Alla seconda lettura, mi sembra ancora una volta che la tua sia una
visione apocalittica. Da fine del mondo.
Quindi
non va esente da un riferimento religioso, e teologico.
Solo,
come avviene la tua fine del mondo? Ecco, avviene nell’arco delle
ventiquattr’ore, ogni giorno è la fine del mondo. Poi, se per “un tizio” il
mondo può esser cessato, un altro del fabbricato Esse
“si rialza nel mattino/si fa alba dentro e prega Iddio/che nulla gli accada nel
giorno/…/senza alcuna morte”. (80-1)
Non
so se sia una speranza, o solo una possibilità, ma è importante, perché è la
chiusura del libro. A me sembra, in coerenza con quel che ho letto, più una
mera possibilità. C’è speranza? Non so dire. Forse, perché si ammette “una
goccia di noi che alquanto ancora spera”, (14) ma che fondamento avrà questo
sperare?
L’idea
dell’immortalità è solo un’idea che fa capo tra le righe ma confligge e perde
con l’evidenza dell’impossibilità.
Ma
è bella l’idea del lato basso del quadrato.
Esso
è fermo dall’eternità della legge/a
sorreggere le sorti della buona geometria. (9)
Certo,
ma lato basso è sempre quel che si sceglie come lato basso.
Comunque
sia, è evidente che si tratta prima di tutto di un’assunzione di umiltà: il
lato basso del quadrato è difatti umile.
(9)
Così,
la poesia iniziale è poesia di programma. Ex
analogia, il lato basso del quadrato, quel che sorregge, è anche “La parte
bassa della vita”, “del quieto vivere”, un po’ platonicamente è il ventre, ed è
la parte scelta del mondo “rispetto all’esistere saccente e in vigore/di chi va
deciso verso il cielo”. (11)
Questo
lato scelto del quadrato, quello dimesso, e basso, ma che sorregge, mi sembra
la parte assai importante del libro, e giustamente esso è “per poter poi
riconquistarmi/la parte alta”. (12) E se fosse tutto-in-uno, e di riconquistare
non ci fosse bisogno, dal momento che il lato scelto, per curiosa e subitanea modifica,
potrebb’essere immediatamente il lato alto?
L’apocalisse
sarebbe poi anche l’inizio della vita vera, se questo potesse ancora darsi.
Ma
il mondo, senza Dio o dopo Dio, è vuoto di significato.
Come
altri scritti, il libro si muove tra l’interlocutrice privilegiata, il
necessario star di fronte a un altro, che è femminile, “mia cara” (si trova
ovunque), e che è l’alter ego del
maschile, è l’altra parte del mondo, è il completamento desiderato, l’umile
Beatrice dell’umile viandante-poeta. E il Divino, assente o impoverito da non
potersi riconoscere, e in forza del cui decadimento noi uomini non siamo
affatto ingranditi ma immiseriti di senso: a titolo d’esempio, leggo così la
modalità delle ricorrenze continue del divino da p. 39 a p. 73. I riferimenti alla nostra letteratura
religiosa pure ricorrono, ma è evidente che la improbabile cruna dell’ago “è
solo un andito nascosto/tra le vie dell’universo degradato”.(39) Insomma, un
po’ difficile per chiunque imbroccarla, ricco o no, Dio sa come.
Difatti,
in conseguenza coerente, direi geometrica, non vie maestre debbono esservi nell’impianto
generale del lavoro (indice) ma solo “geometrie
spurie” poi “anditi cunicoli e altri recessi sghembi”, e, dopo “tempi e
contrattempi”, esso si chiude come deve, con la parte più estesa, come estesi e
imperanti sono nel mondo gli “elementi di fatuità”.
Carlo Di legge

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