giovedì 16 ottobre 2008

INTERNI VESUVIANI

..

Giuseppe Vetromile, INTERNI VESUVIANI, Bastogi, Foggia 1998.
Collana di Poesia "Il Capricorno"; prefazione di Maria Grazia Lenisa.
Pagine 68, Lire 15.000; ISBN 88-8185-116-4
Copertina di Antonio Labriola.


Note di critica

Questa raccolta è un esempio non secondario di narrativa e ritrattistica lirica. Lo testimonia il pregevole medaglione dedicato al personaggio Colasanto Gennaro, mirabile sintesi lirico-drammatica di vicenda esistenziale e modello letterario; e lo testimonia pure il poemetto dedicato a Gioele e Martina che spicca per il suo eccezionale groviglio metaforico, per la sua scansione ora narrativa ora teatrale di ambienti e figure di una Napoli tutta favolosa e reale.

Giuria della XXIV edizione del Premio Internazionale di poesia "Città di Marineo", 13/9/98

La poesia vetromiliana è contemporaneità vissuta in una estrema acuità di una appassioanta esperienza conoscitiva del nostro tempo: con il "suo" Gennaro Colasanto - attore degli "Interni" - si immedesima con la vita delle classi, degli ambienti, delle situazioni.

Nuccio De Maina, su "Talento", luglio/settembre 1999


Da "Interni vesuviani":

COLASANTO GENNARO

1.
Indica ora il sole Colasanto Gennaro
un tutt’uno di calore luce brivido
gioia di vedersi infine alto quanto
un uomo qualsiasi desidera
e grande leggero aperto ad ogni
soffio d’amore che promana da lassù
Senza calma si distende subito
possiede la terra bacia la cenere le case
l’anima dei tram ora che è libero
avendo frutti di luce a fiotti da berne
a sazietà

Chiude quindi il lavoro in una
scatola debole di cartone pensando
forse di riprenderlo chissà domani
(ma urge il nutrimento di poveri
computers automatismi lì in fabbrica
a produrre programmati vani
astigmatismi di mercato)
Libero dunque adesso su questa
piazza gremita di silenzio di estranei
amici fratelli colleghi in connubio col
sorriso del benessere a pensare
qualunque migliore morte da darne
a questi suoi altri mille uguali
Schiavo sei stato da sempre Colasanto
Gennaro due gradini alla volta
affannato per raggiungere il tetto ma
sei rimasto sempre nell’atrio
(qualcuno da millenni allunga
all’infinito la scala) Oh malignità
malignità e tu piccolo corpo
non potevi combattere tutto il mondo
stringendo i denti prima che la miseria
dalla bocca nel cuore dilagante
ti soverchiasse fino al cielo degli occhi ?
Non potevi piccolo sangue frammento
di passione amare finalmente da solo
imparare la vera poesia e le favole
senza alcun computer alle calcagna ?
E non potevi infine Colasanto Gennaro
vivere dentro la tua famiglia che schizza
da tutte le parti verso ogni periferia
in un casino di guai in un garbuglio
d’idee strapazze ma poi in fondo
giusto che si sopravviva così ?...

2.
Guai a te Colasanto Gennaro
che stai amando sotto la luce del sole
il filo d’erba il fiore innocente persino
i binari del tram che corre diritto nel
cuore della città sventrando immondizie
e sferragliando oscillando anticamente
nostalgicamente lungo la marina
Guai a te che stai amando tutto e
in silenzio e con la forza di Dio che
ti prende bevendo l’acqua della fontana
di casa semplice fresca pura come
mettere un dito nella colpa di sempre
<>
hai lasciato fuoco e ardore dentro
nell’alba della tua morte
scrivendolo invano sulla targhetta
ben avvitata alla porta di casa
Ora che divampa quel fuoco devi
arginarlo in uno schema di parole
crociate incazzate ma che ti perviene
in fondo arrabbiandoti ?

3.
Sissignore sempre e amen così via
eccetera nella tua piccola dimora
piatta sbiadita rovesciata livello
d’ogni ardore

Sissignore sempre piccolo Colasanto Gennaro
le tue remunerazioni i tuoi soldi la tua spesa
i tuoi spiccioli per una sopravvivenza
innumerevolmente spicciola ma
l’apogeo di dentro è capirti
perché sei nato proprio così
Colasanto Gennaro già con i vestiti
della gente addosso a giusta misura
ma fastidiosi impaccianti ingombranti
così sempre abbiamo celebrato noi
la tua vecchiaia in questa casa sfitta
e se dicessimo tutti no adesso
saremmo poeti veri di quelli che
non stringono le mani a nessuno
né sorridono né abbracciano assassini
ma ammazzano con tutta l’anima
ogni storta disumanità
tu invece scrivi parli poco
la città cresce fuori e dentro ti rimane
questa piazza di squallore estraneo mentre
tutta la terra desidera un tuo abbraccio
tu camminando in cielo tra mille sogni
le neghi questo affetto sensuale
giusto il tempo di nascere e morire
poi si vedrà

4.
Di queste cose parlane ora Colasanto Gennaro
che sei disteso al sole il mare di fronte
il lavoro nel cartone ben chiuso
ogni pietra dimenticata e l’amore
sacrificato all’altare delle impossibilità
Alimèntati di pane e stelle Colasanto
Gennaro ogni tua passione ti proviene
dal fondo del bigbang oppure
da quell’ostrica di donna aperta
a tutti i desideri inconoscibili
e la tua memoria si fa vela
verso lidi orizzontali senza
il minimo dubbio che siano mai
esistiti
Parlane parlane al vento alle emozioni
fruscianti vibranti sul litorale
alle note di una chitarra mai suonata
ai colori di un quadro mai dipinto
parlane sottovoce sussurrando al tuo
cuore suddiviso in frattaglie di pochezze
urlalo al tuo camice bianco tecnico
appeso alla gruccia lì in ufficio
in attesa della tua deportazione
in quella oscurità giornaliera
senza prezzo urla la tua tristezza
infinita alla città balorda tutta
la tua pazzia fuori luogo dille
che vuoi tuffarti nel mare di Mergellina
ancora una volta alla tua ricerca
per trovarti per ritrovarti
insano germe di mistero nato non
per caso da una tua madre che non
sentiva ma sapeva sa a modo suo
amarti forse sola lontana dea
della tua fantasia

5.
Misericordia per te Colasanto Gennaro
Napoli è ormai sfatta sgualcita sbollita
inutile tenersela dentro da nutrirne
solo i ricordi e tu sei Napoli Colasanto
Gennaro muori e rinasci con lei quando
vi abbracci le vie il mare le case ma
in altri cieli celesti dovrai ora cercare
i tuoi sassi il tuo mare la tua spiaggia
il tuo globo il tuo cibo la tua passione e
ogni gloria che ti viene dal salire
le scale delle stelle
Ascolta allora presso il nido
delle voci segrete da un volo
all’altro del rondone i mistici
subbugli dell’anima aprendo
ogni alba inerte il tuo comò grigio
laccato per riporvi perle di sudore
tecnico lì nella pena che sfalda
l’allegria dai lunari appesi
alla bacheca aziendale
Ascolta attento Colasanto Gennaro
non udrai che dolori provenire
dai cassetti sparsi della tua scrivania
grigia sbiadita e dagli abissi del tuo
natale errando per mille strade
giungesti a questa Mecca ma
è su questa scrivania il tuo definitivo
destino di sacro fantasma d’ossa
e nel riepilogare tutti i tuoi capitoli
un’altra barca è trascorsa lenta
maestosa da lontane nebbie gremite
di sogni proveniva solo solo per te
invano che sulla punta estrema del molo
hai lasciato scivolar via per sempre
la poppa nella placida corrente

6.
Senza di te morirò sussurrasti
in una sera di pioggerellina sotto il
lampione fioco arabescato del borgo
marinaro ed era un’affettuosa follia
ma negli occhi e nel cuore c’era
il canto eterno dell’amore altissimo
sopra il bofonchio della città assente
solenne più delle luminose antiche
chiese e più romantico delle
infinite stelle immaginate
nell’umidità nebbiosa e antracite
di quel cielo velatamente nascosto
Ricordasti poi Colasanto Gennaro
di essere solo un atomo fra tanti
bisognoso come altri di pane e
soldi per navigare in queste acque
incerte e burrascose a volte nei
pantani e negli stagni
dove la luce dell’amore è solo
una lampada sopra il comodino
da spegnere alle ventidue e trenta
per dar luogo ai rassicuranti sogni
di stagioni a venire calde e
sensuali fino a rimanerne solo
E solo sei sempre Colasanto Gennaro
solo nel contare i tuoi libri i tuoi versi
le tue ore i tuoi perché e anche
parlando e riparlando non dici che
superficialità programmate mentre dentro
s’ingigantisce il tetro vuoto del tuo
mistero
Dicesti senza di te morirò ma
non sei morto veramente sopravvivi
sagomato appiattito al tuo lavoro
come fosse una zattera slegata
abbandonata alle correnti

O camminando per via Caracciolo
sorprendendo la tua origine lì
al numero due casa d’altre dimensioni
ormai sepolta sotto una maceria
di ricordi forse mai esistiti
ti piacerà per un poco essere più forte
sentirti sollevato fino alla luna
e provare nascoste vibrazioni
d’amore

7.
Lontano da quel mondo ora che è tutto
un enorme meccanico scherzo di quelli che
ti combinavano piccoli dispettosi
negli androni dei palazzi benestanti
quando ignaro delle verità dei forti
correvi verso le braccia aperte
di un grande protettivo genitore
Lontano Colasanto Gennaro ora
che è notte da televisione sprimacci
il tuo guanciale prima dell’addormentarti
poco soddisfatto del tuo creare vano
fra una traiettoria d’automa e
una valvola che perde il suo fluido
goccia a goccia in un mare di pvc giallo
come la tua angoscia
Lontano quel mondo che non è tuo
acquistato con mille sacrifici
calpestando il tuo sorriso ogni
minuto freddo e vuoto e non
ti piacerà domani ingoiarlo dopo
colazione farne comunque monumento
di orgoglio agli occhi del resto del mondo
che sa che non combini niente di buono
chiuso stretto lì tra il fiato d’una
scrivania collega e l’altro tra
un armadietto grigio ed una sorridente
banale autorità parallela alla pazzia
dell’organigramma inconsultato
(tu che sei fatto segretamente di spirito
stridulo hai l’inerzia di un cuore
analogico che realizza solo schedari e
digitali eventi) scheletro tu Colasanto
Gennaro alla vita che immagini
volare sull’azzurro mare e sopra i campi
verdi i fiumi placidi e i boschi solo nei
sogni dopocena avendo se possibile
mezz’ora da pensarti così come
angelicamente vorresti (sai poi conoscerti
pezzo d’anima sfangata fuori
dal trastullo dei giorni sempre
sempre uguali ?)

8.
Una croce prima di dormire e prima
di partire è sempre la stessa tre volte
mormorata a mezzavoce chissà che il
miracolo non sia questa improvvisa
morte e rinascita senza tutto il peso
della superficie del mondo ? Colasanto
Gennaro la tua preghiera è già questo
inventariato vivere da una parola
all’altra senza sorrisi né
pianti in equilibrio perfetto sulla cresta
del campare quotidiano ultima storia
tu di questa puntata radiotelevisiva



9.
Hai costruito invano uno specchio
tutta la vita riflettendo e volando
all’orizzonte l’immagine del tuo cuore
aperto ma le parole uscivano piccole
incerte glabre e non avevano il glamour
dell’altissimo mondo che progetta i giorni
il tempo e le carezze da farteli indossare
sopra il pianto e l’allegria e tu mai
sei allegro portando a spasso
la tua voce e i tuoi occhi nessuno
saprebbe di che viverne lì nella
città degli ordini perfetti
Mai puoi essere allegro Colasanto
Gennaro neanche adesso che sei qui
dentro le tue quattro pareti pronto
a spegnere il tuo giorno numero
17155 sul comodino senza aver
raccolto una luna un cielo un minimo
fiore un frammento di calore né
l’amen proveniente da lontane
Ricordando le tue preghiere di essere
in fondo al campo estremo piccolo
grumo di polvere e amore cerchi
d’annientarti nelle braccia della tua
compagna vesuviana in un cratere che
ti dia almeno un poco di conforto
familiare e poi dormi russando
appagato

10.
Ripidità della notte rapidità d’un sospiro
nell’arco breve indolore del buio paura
angoscia tremore misericordia padre
e madre della tua pochissima terra
ed è così l’improvvisa consumazione
delle tue ali Colasanto Gennaro
ogni cosa ricomincia ora scialba
e il sapore è uguale a ieri bisognerà
togliere tutto il dolce dalla bocca
cedere questi sogni gratis e
guadagnare la tua porzione
d’amarezza e salario aprendo
il lavoro partire ancora una volta
verso l’antica disaffezionata
fabbrica del pane

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Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010