martedì 31 marzo 2009

Inventari apocrifi

"Inventari apocrifi", Edizioni Bastogi, 2009

Presentazione:

E’ noto a tutti il ritrovamento dell’ultimo vangelo gnostico di Giuda, che va ad aggiungersi a tutti gli altri vangeli apocrifi, cioè non considerati canonici dalla Chiesa. Per antonomasia, il termine apocrifo, letteralmente “ciò che è tenuto nascosto”, sta ad indicare tutto ciò che esula dall’”ufficialità” in una qualsiasi documentazione. Uno scritto apocrifo è dunque qualcosa di misterioso, o che ispira e suscita mistero e sconcerto proprio perché è al di fuori della storia normalmente e universalmente stabilita e accettata. E’ in altri termini una documentazione parallela ma non riconosciuta veritiera, autentica e coerente alle norme e ai principi sui quali è invece basata la documentazione “ufficiale”.
Possiamo dunque costruire delle storie “apocrife”? In realtà, come afferma anche un mio caro amico e collega poeta, in poesia è permesso esprimere liberamente le proprie idee e i propri sentimenti, oserei dire “paralleli”, e cioè da manifestare eventualmente accanto a quelli che, più o meno ufficialmente, si esprimono nel normale “menage” della quotidianità, ma che sono forse più superficiali o più legati agli eventi, belli o brutti, del vivere giornaliero. Ogni poeta si costruisce dunque un proprio palinsesto segreto, su cui andare di volta in volta a iscrivere il proprio moto segreto, il proprio arcano irrisolvibile e intraducibile con parole, proposizioni e ragionamenti alla luce del sole, ma che può manifestarsi ed emergere proprio con la poesia.
Non accetteremmo in via “ufficiale” ragionamenti e filosofie di peculiare importanza sulla vita e sulla morte, sull’amore, su Dio, sul nostro divenire, sul nostro essere, se non ci venisse, almeno un poco, in aiuto la poesia. Poesia che possa in qualche modo ammorbidire, diluire, mitigare, raccordare e depurare i grandi temi della nostra esistenza: per poi trasfigurarli e innalzarli ai ranghi artistici.
I miei “Inventari apocrifi” costituiscono un personalissimo, recente tentativo di raccogliere e in qualche modo riconoscere, catalogare e intabellare schemi di domande sul se e sul forse, sul dove e sul perché, squarci e dubbi, speranze, orizzonti e quant’altro contribuisca al fermento intimo, profondo, che sommuove il mio esistere: un algoritmo segreto insomma, che possa risolvere il mistero di sempre, o che perlomeno aiuti a imboccare la strada di una possibile risoluzione. Il canto non è ufficiale, è appunto apocrifo, nel senso che ho cercato di esporre prima, e cioè proveniente da sorgenti assai remote e non riconoscibili nell’immediatezza e nella praticità superficiale del quotidiano andamento omologato. Un canto apocrifo perché rinvenuto quasi di soppiatto, alla luce di un mondo cosiddetto normale anche nella sua anormalità, nelle sue esagerazioni e sovente nelle sue deviazioni verso l’obbrobrio e l’orrore, verso l’annichilazione; un canto apocrifo perché emerso quasi inatteso alla superficie di un cuore troppo impegnato a dare un senso razionale al mondo anche quando ciò non è possibile.
Ho utilizzato una struttura poetica a mio giudizio consona e aderente alla ricerca della mia sorgente segreta: un verso a volte lungo e scarno, parole asciutte e distanziate, come ad indicare la fatica del ritrovamento, la difficoltà di emergere in superficie.
Un inventario complicato e forse, alla fine, inconcludente e inservibile, perché: “ho enumerato granelli d’aria e gocce di sole: è il vago bagaglio di mondo che mi porto appresso. Il resto o anima o illusione o colore del vuoto”.
Ma un inventario necessario, almeno per tentare di capire dove potrebbero stare le mie vere cose nascoste sotto la polvere del mondo.
Note critiche:
Il verso di Giuseppe Vetromile si tende sempre più, fino a lacerarsi, per accogliere, raccogliere quanto più possibile della ridondanza del mondo che il poeta continua a investigare, a interrogare intrecciando la propria esistenza con quella della realtà che lo circonda e, in uno slancio disperatamente panico, dell’universo stesso. Qui come nelle altre raccolte lo vediamo muoversi fra il “grigio condominiale”, “il popolo dei supermercati” e “la leccornia appena vista alla tivvù”, nell’habitat proprio del “beneamato consumatore”. Ma, rispetto alle raccolte precedenti, l’atmosfera sembra diventare più rarefatta, nello sforzo di cogliere l’essenza, l’universale nel concreto, aprendosi ad atmosfere metafisiche alla Dalì: il “silenzio degli orologi deglutisce pure la luna / e i sogni reinventano antiche nenie sprimacciate”. La nausea per questo mondo spinge a veder sollevarsi il sole da un parco cementificato e a cercare nella fine il nuovo inizio, chiedendosi: “Ma come puoi tu rinascere da questo groviglio di rumori”? La domanda rimane aperta, né la parola può dare risposte definitive (“Non chiedermi dunque significanti”, scrive Vetromile aggiornando semiologicamente l’esclamazione montaliana), né tantomeno modificare la realtà (“ma nessuna mia voce àltera / le pietre del pianeta”). Né il nostro approdo appare garantito: su Dio, e sul nostro andare verso di lui, grava un “immane dubbio”. Qui e ora, comunque, dice il poeta alla persona cui costantemente si rivolge, tocca giocare i propri destini in una concentrazione nell’attimo dell’universo intero. Di fronte al grigiore d’asfalto e cemento che ci circonda si riapre la speranza d’una rinnovata natura: “Gusterai il dolce del sole sulle labbra arse / e l’amaro della luna sulla pelle bianca / e sentirai l’odore dell’amore”. Questo, per un “di/sperato bene”. E anche la scrittura non si rassegna al codice ristretto della chiacchiera quotidiana, ma si arrampica sul ventaglio aperto delle possibilità date o ne conia altre, in un furore linguistico “tuttofago”.
Enzo Rega
Questa raccolta di versi di Giuseppe Vetromile, Inventari apocrifi, si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita, e quindi anche sul senso di sé, sulle curve di un cammino che si snoda tra “soste”, “voglie” e “speranze di partenza”. Quindi dialettica tra un io che sta e un io che si sente proiettato verso avventure dello spirito e dell’anima. Ma anche dialettica tra l’io e il mondo, tra l’io e la società, tra l’io che rivendica il proprio essere libero come condizione inalienabile per la piena realizzazione del progetto di sé, e la società che tende ad operare condizionamenti insopportabili.
La struttura artistico-formale è caratterizzata da testi che presentano, nella loro totalità, versi piuttosto estesi, il che, da un lato, significa che Vetromile considera – e usa – la poesia come un’operazione conoscitiva che gli permette di scandagliare nel proprio animo e nei propri sentimenti, ed anche di cogliere il senso vero della realtà e delle risonanze che essa esercita in lui, e dall’altro è segno di chiara volontà del poeta di esplicitare compiutamente il proprio pensiero confessivo. Tuttavia, però, essi sono connotati da una interna armonia fonica e ritmica. E si succedono con fresca continuità, quasi frutto di una germinazione spontanea, cosa che sembrerebbe dar ragione al poeta quando afferma che le parole “ vengono così d’improvviso sulla punta della penna sconfinata / a dirci com’è il mondo come lo sentiamo nascosto / dietro una volta di stelle inespresse indicibili, ma in realtà le cose non stanno propriamente così. Infatti, ad un occhio critico attento non può sfuggire l’intelligente lavoro di selezione e combinazione dei segni che denotano, oltre ad una vasta ricchezza lessicale, una indubbia forza espressiva.
Voglio dire che il linguaggio presenta una energia semantica di indubbio fascino sia quando il poeta si abbandona ad un lirismo descrittivo sempre coinvolgente, sia quando è chiamato ad esprimere concetti che richiedono un linguaggio più vigoroso e fonicamente duro.
Raffaele Urraro

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Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010