sabato 2 maggio 2009

Una recensione di Armando Saveriano

In fondo siamo tutti legati al mistero nostro individuale, che diviene un interrogarsi e un perscrutare in crescita da se stesso. E dalla grotta privata è inevitabile cacciarsi nella strettoia che conduce alla caverna universale originaria da cui il cominciamento ha avuto origine, per noi, per gli altri. Scaliamo senza sosta il versante della conoscenza interiore illudendoci che ci sia una vetta ove ogni domanda e ogni dubbio troveranno risposta, aspettandoci un pianoro ove sostare, in quiete, con la soluzione del senso di vivere stretta nel pugno. Ma l’Unbekannte è impraticabile, il Mysterium solùto contraddirebbe la sua essenza; nessuno agirebbe, estinta ogni spinta; il pulsionale non avrebbe né scintilla né miccia; l’intelligenza denutrita imploderebbe. L’ipotesi generale di un mondo privato del rovello di sapere e di capire suggerisce immediatamente la visione di una sterpaia. L’invalicabilità del perché e l’inestinguibilità dello stimolo a penetrare, a analizzare, a capire, a risolvere conchiudono un cerchio perfetto. C’è pertanto chi si affida alla scienza, chi alla fede, chi alla filosofia. E c’è chi procede spedito nell’involucro delle sue certezze, consultando il breviario o il ricettario del proprio catechismo; chi, viceversa, muove i suoi passi fra le persistenti nebbie del dubbio, socialmente penalizzato a causa dei suoi tormenti, delle sue esitazioni, dei suoi scrupoli.
Il viatico di Giuseppe Vetromile è la poesia: ma, attenzione, la poesia non fornisce alcuna risposta, né l’autore ne cerca in essa. La funzione della poesia è piuttosto quella di far risalire sul pelo dell’acqua quel che dalle profondità abissali si annida quasi impercetto/impercepibile fra la mota, fra l’inconscio verheimlichen (sempre considerando la teoria della relatività). Da buon socratico, Vetromile ha rispetto per i quesiti, asseconda la ricerca, anela allo scioglimento, eppure contemporaneamente è consapevole che la verità è uno spettro metafisico.
Allora la poesia assume il valore di catalizzante del pensiero emotivo, è di fatto un percorso analitico suppletivo, rende merito al potenziale traènte dei tessuti intimi individuali con connotazioni collettive. Se le proprietà dell’uomo sono la capacità, l’energìa e la fantasia di procedere per simboli e metafore, e dato per certo che maggiore è il metalinguaggio, più genuina, formidabile è la poesia, ecco che strade, viottoli e mulattiere del verso contengono e nutrono l’humus ideale, primèvo, ancestrale per sussumere e qualificare il cogito attivo e reattivo: non trascurando l’intrinsecità di metafora e di simbolo del linguaggio.
Gli Inventari apocrifi, contenendo essi stessi nell’etimologia (dal greco apókryphos) il significato puro di nascosto, segreto, marciano per apparente contraddizione contro le dissimulate/occultate contraffazioni e le deformazioni del fantasma della verità, la quale, tra gli inesauribili aggettivi prevaricatòrii e particolaristici che di volta in volta le si affiancano, ne rigetta il più assurdo per antonomasia: assoluto. Cancelliamo dal nostro dizionario privato il concetto (arrogante) inesprimibile di: verità assoluta.
Il Vetromile degli Inventari si lascia andare a una poesia strumentale che faccia (o possa tentare di fare in embrione) luce su presenza e sostanza del mistero negato o censurato o rimosso o inconosciuto (e non già sull’impossibile scioglimento), e da buon intelletto, fa leva sulla collaborazione titillata di un lettore disposto a confrontare particolarismo a universalismo, pronto a rispecchiarsi in un’identità non dissimile dalla sua, vis-à-vis con inquietudini, spasimi, crucci e puzzle esistenziali improvvisamente riemersi, con una implacabilità che ha del fatale.
Parallelamente gli Inventari affermano, ri-evidenziano il codice etico del compositore e la sua dichiarazione di poetica, che coincidono, mentre non coincidono affatto, poiché sinonimici ma divergenti per non trascurabili sfumature, i concetti di verità, di veracità, di inveramento laico, quando fanno capolino dalle pagine.
Potrebbe sembrare che la lezione della poesia di Vetromile voglia indurre il fruitore a rassegnarsi a considerare inaccessibile il mistero, insondabile la verità, con buona pace di ogni sforzo, con le dimissioni di ogni tentativo di scardinare la serratura inviolabile. Al contrario: quantunque la verità oltre il mistero fosse irraggiungibile, come è, nessuno di noi dovrebbe/deve rinunciare né a priori né in itinere a esercitare lo strumento euristico, ovviamente senza accomodamenti sleali, scorretti, manipolatòrii, in offesa alla coscienza.
Partitura psicanalitica, connessioni antropologiche, epistola sociale, quotidiana confessione dello sgomento, burrasche interiori orto ed eterodosse, psellismo morale, scrupoli arrancanti, confusioni teoretiche, intuizioni rasentate, introspezione che porta alla ribellione e che deplora, lontano dalla solennità della requisitoria: l’ultimo parto letterario di Giuseppe Vetromile è una sorta di taccuino lucido e teso, che non si sottrae a una lieve indulgenza ma non allarga spazio a astrazioni molto al di là dell’umana Sehnsucht di “superare” il proprio essere. Un’opera complessa sui conflitti e sulla Spannung ad ammetterne la radioattività e a scongiurarne gli effetti, tenendo conto che umanamente siamo così disumani.
Giuseppe Vetromile è uno dei pochi poeti che indulge a colloquiare con il suo lettore, senza farsi di lato per lasciar parlare esclusivamente il critico pre o postfatore; e si espone senza tergiversare. Inoltre il suo dire/dirsi non si ripete, non incappa in una monotematicità, che quando in altri (e tanti) esempi anche illustri e ‘intoccabili’ eccede, indispettisce, appiattisce il testo, denuclea l’opera, dequalifica l’autore.
Vetromile non fornisce (né può farlo: anzi, se ne guarda bene) chiavi; lascia intatta la difficoltà interpretativa per lettore e critico: ogni sua parola è centro semantico, e come tale va trattata. Ogni sua raccolta è una sfida a sé, con se stesso e l’altro da sé, anche nei tratti palilogici/palinodici.
Quanto alla vita, essa si scompone e si ridistribuisce nelle tessere del verso: e preme, palpita, respira nell’inframondo di detto e sottotraccia, di dichiarato e suggerito, di cutaneo e subcutaneo: nascondere l’impronunciabile dietro i righi della biro/ o sotto la lingua come se fosse una pillola indeglutibile.
Armando Saveriano

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Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010