lunedì 15 marzo 2010

Una recensione di Raffaele Urraro su "Inventari apocrifi"

Gli Inventari apocrifi di Giuseppe Vetromile

Questa raccolta di versi di Giuseppe Vetromile (Inventari apocrifi, Bastogi, Foggia 2009) si svolge intorno ad un’indagine sul senso del mondo e della vita, e quindi anche sul senso di sé, sulle curve di un cammino che si snoda tra soste, voglie e speranze di partenza. Quindi dialettica tra un io che sta e un io che si sente proiettato verso avventure dello spirito e dell’anima, ma anche dialettica tra l’io e il mondo, tra l’io e la società, tra l’io che rivendica il proprio essere libero come condizione inalienabile per la piena realizzazione del progetto di sé, e la società che tende ad operare condizionamenti insopportabili.
Intanto è l’io di un poeta che solo di sfuggita riguarda dietro di sé, nella sua storia, anche perché consapevole che il passato non può essere rivissuto se non sul piano della memoria: a volte basta un raggio di luce, un attimo di luna, il conforto delle stelle per riacciuffare un momento o il senso di una storia (p. 2). Ma poi la poesia si raccoglie intorno ad un io che si dibatte sul significato della vita, svelando le trame all’interno delle quali si svolge l’esistenza del poeta.
Analizziamo dapprima quello che potremmo definire l’esistenzialismo di Vetromile, indicando con tale termine non una condizione ontologica dell’essere, ma proprio l’esistenza nel suo farsi, esistenza che pone problemi e condizionamenti concreti, hic et nunc. Ebbene una metafora ricorrente, quella della casa, contiene in sé il senso dello “stare”, e quindi della condizione esistenziale vera del poeta. Essa rappresenta il luogo che, con la sua storia, indietro lo tratterrà (p. 8), salvandolo dai salti nel buio, dalle avventure nel mare dell’ignoto, e lo preserva dal cadere nell’abisso (p. 8). E in questo senso è metafora di una condizione dello spirito assuefatto ad un vivere che non ammette scosse, anche se lo spirito freme e vagheggia altre vite e altri mondi: :qui in questa casa detersa d’ogni avventura lo stare / è ormai giro d’orologio scialbo mentre tramo voli di sghimbescio / sul far dell’alba / verso un’Itaca opportuna (p.13).
Si tratta, ovviamente, di un’Itaca dello spirito, dove ci si possa liberare dalle pastoie incatenanti di un’esistenza scialba e ripetitiva: tutto è ancora acquietato e inerte / e nei bagagli pronti per la solita spesa quotidiana / non c’è ricambio d’abito” (p. 13).
Tutto questo perché la vita è vista come una sorta di condanna che costringe l’uomo a vegetare nei suoi sogni e nelle sue attese senza sbocco: Andremo quindi di nascosto verso un fiore mai sbocciato / senza dire più nulla né ascoltare di traverso / la voce dei loro petali sfoltiti (p. 13).
È una condizione esistenziale che oscilla tra il soggettivismo autobiografico, che è evidente nell’uso di pronomi di prima persona e che costringe il poeta ad auscultare le sue ragioni, e la dimensione universale che s’intravede in tutti i testi di questa raccolta.
In questa dialettica ora scontrosa e ora drammatica, il poeta consuma la sua esistenza costretto a registrare, e facendo registrare, un chiaro inappagamento delle sue richieste di vita e, di conseguenza, una insoddisfazione esistenziale costante, perché egli si dibatte tra lacerazioni dolorose e aspirazioni inconcluse, scontando così la propria incapacità a recidere quelle reti che lo tengono invischiato nella sua immobilità.
Ma, come abbiamo detto, vi è un’altra dimensione della dialettica che connota l’esistenza di Vetromile, ed è quella che lo vede scontrarsi con la società e i suoi meccanismi condizionanti. Dialettica disseminata anch’essa in tutta la raccolta, ma più evidente nella sezione Reliquiario. Qui il poeta si ribella con scatti più vigorosi e polemici. Egli nota, un po’ sorpreso e molto infastidito, che la giornata è tutta una routine di televidenti consumatori imboniti.
Il problema è che sono altri a dirci – o a pretendere di dirci – che cosa dobbiamo fare e come dobbiamo vivere: penseranno loro a ricucirmi tutto il significato della vita. È tutta sciocchezza televisiva, sì, e neppure possono immaginare, quegli “altri”, i nostri problemi: il grande fratello non mi vede mentre sto a farneticare / con uno spicchio di sole rimasto inficiato nel tiretto (p. 11).
Non capiranno mai, quegli “altri”, la nostra sensibilità. E allora non resta che celebrare la propria dimensione di uomini liberi, giocando con quello spicchio di sole che ci è rimasto, rifiutando i tentativi di costrizione e opponendo la nostra forza intellettuale e morale, consapevoli che unica saggezza / vivere del proprio / senza che nessuno ti dica niente / o che ti affascini con bionde estorsioni di eros (p. 11).
E la forza è tutta in quel “reliquiario” del proprio io, dove si conserva ancora intatto il patrimonio di valori e di certezze. È lì la forza dell’uomo, la corazza che lo difende dagli strali quotidiani. Perciò il poeta può dire apertamente che non ha nulla a che fare con i giocolieri della vita, con quelli che egoisticamente e in modo truffaldino non hanno scrupoli di servirsi degli altri e delle ricchezze del mondo: tutto / è gettato ai mangioni ed agli ingordi che ingoiano imperturbati / le molecole d’oro del pianeta (p. 26).
Questo in rapida sintesi il mondo poetico di questi Inventari apocrifi che appaiono soprattutto come una vera e propria confessione, un aprirsi di una mente e di un cuore che puntano dritto verso orizzonti sconosciuti e ignoti.
Confessione connotata anche da una evidente cifra di autobiografismo, come si è venuti dicendo prima e come appare dal linguaggio (inventari – rubrichiere – azzeramenti – ripristini – riepiloghi – sommari – repertorio – scaffalature – schedario) indicante le varie sezioni della raccolta e che rinvia al lavoro espletato da Vetromile nella sua vita.
Ma scendiamo più a fondo nel mondo espressivo del poeta.
Intanto è da notare che tutti i testi della raccolta presentano versi piuttosto estesi, il che, da un lato, significa che Vetromile considera – e usa – la poesia come un’operazione conoscitiva che gli permette di scandagliare nel proprio animo e nei propri sentimenti, ed anche di cogliere il senso vero della realtà e delle risonanze che essa esercita in lui, e dall’altro è segno di chiara volontà del poeta di esplicitare compiutamente il proprio pensiero confessivo. Tuttavia, però, essi sono connotati da una interna armonia fonica e ritmica. E si succedono con fresca continuità, quasi frutto di una germinazione spontanea, cosa che sembrerebbe dar ragione al poeta quando afferma che le parole vengono così d’improvviso sulla punta della penna sconfinata / a dirci com’è il mondo come lo sentiamo nascosto / dietro una volta di stelle inespresse indicibili (p. 4), ma in realtà le cose non stanno propriamente così. Infatti, ad un occhio critico attento non può sfuggire l’intelligente lavoro di selezione e combinazione dei segni che denotano, oltre ad una vasta ricchezza lessicale, una indubbia forza espressiva.
Voglio dire che il linguaggio di Vetromile presenta una energia semantica di indubbio fascino e sia quando il poeta si abbandona ad un lirismo descrittivo coinvolgente, come in Dio è apparso stamattina sullo scaffale numero nove / a dirmi le cose come stanno in un segreto che scorre / come acqua di ruscello limpido ed evidente come / il grano delle stelle in una notte affamata di luce (pp. 34-35), sia quando è chiamato ad esprimere concetti che richiedono un linguaggio più vigoroso e fonicamente duro, come in Mia cara le vene hanno ormai un vuoto di linfa percorrono / strade senza corpo vanno dove vomita il sangue un veleno / di cristallo come immobile è il nostro sguardo qui / di fronte all’impossibile soqquadro, sempre i versi risultano connotati da intensa efficacia.
Insomma la forza semantica dei segni, insieme alla fluidità dei versi e alle moltissime studiate pause, fanno della poesia di Vetromile un prodotto da gustare con cura, da centellinare con pazienza, perché si tratta di un prodotto di non facile decodificazione per cui richiede di essere maneggiato con vigile attenzione, di essere letto e riletto, per poterne scavare tutta la ricchezza, che spesso si nasconde sotto la dura corteccia dell’esteriorità sicché, per scoprirla e portarla alla luce, c’è bisogno di scendere fino alle profondità dell’espressione anche se esse appaiono insondabili. Ma ne vale la pena.

(Articolo tratto dalla Rivista Letteraria "Secondo tempo", Libro Trentottesimo, Marcus Edizioni, Napoli 2010)

Nessun commento:

Presentazione del libro "Condominio Quadrifoglio", Avellino 27/3/25

Presentazione del libro "Di non chiudere le porte stasera", intervista di Enrico Fagnano, 21/1/25

Villa delle Ginestre, 28 giugno 2024

Terra Mia puntata 9 febbraio 2017

Incontro di poesia a Torvaianica, 6 luglio 2024

Intervista di Claudia Squitieri. Libreria Mondadori, Nocera, 22/11/23

La Notte della Poesia, Castellammare di Stabia 5/10/23

Pantelleria, 27/4/23

Per il Progetto "Capelli al vento", di Antje Stehn

Rucksack a global poetry - Giuseppe Vetromile

Porto Davide, Castellammare, 7 luglio 2022

Incontro con Puntoacapo e Cinzia Demi

Presentazione Proprietà dell'attesa da Iocisto, 23/5/21

Presentazione di Proprietà dell'attesa

Susanna Puopolo legge "Di questo Natale non se ne parli nemmeno"

Fiera Virtuale del Libro, 13/3/21

Connessioni Poetiche nr. 11 dedicato a Giuseppe Vetromile

Cinzia Marulli legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Salotto Letterario nr. 3

Festival della Poesia, Ostuni 24 settembre 2020

Susanna Puopolo legge "Ospitatemi su questa terrazza", di Giuseppe Vetromile

Melania Mollo legge "I poeti non hanno più l'orologio al polso"

Un video di Iolanda La Carrubba

L'andamento frenetico degli orologi

L'attesa è nuda. Declama Melania Mollo

Vanina Zaccaria legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Il Canto del Poeta

Voci e suoni in sintonia. 13 aprile 2016

Intervento ad "Apeiron 10", Napoli, 9 aprile 2015

Un thé con la poesia, con Cinzia Demi. Bologna, 21 gennaio 2015

Rassegna di poesia "Palabra en el Mundo", Castellammare di Stabia (Na) 16 e 17 maggio 2014

Reading in Accademia Aeronautica di Pozzuoli (Na), il 1 feb 2014

Presentazione del libro "Percorsi alternativi" a Gaeta, 6/9/13

Presentazione del libro "Mitografie". Libreria Feltrinelli, Napoli, 30 marzo 2012


Le foto della presentazione del libro "Mitografie" presso la Feltrinelli di Napoli, 30 marzo 2012

Presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti", Libreria Guida, Nola, 15 novembre 2012

Presentazione del libro "Ritratti in lavorazione" al Megaris, 25 nov. 2012

Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

Il mio badge

Profilo Facebook di Giuseppe Vetromile

Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010