venerdì 2 luglio 2010

La poesia premiata al Concorso Carmelina Spada

Il sogno del domani

Trema d’ombre la terra stasera. Tu mi racconti
ancora dei caseggiati sparsi nel riverbero lunare,
fantasmi di pietra nera con occhi di gatto,
immobili nello sciamare dei gridi notturni
in attesa di un nuovo palpito di luce dall’est.

No: il sogno del domani è ancora smorto,
insipido d’ore e d’avventure, e tu non vedrai
le mie vele issate, pronte al recupero d’un viaggio
verso un altro porto di speranza: è qui, mia cara,
l’acuto stridio del dolore sulla pelle della sera,
ed io non rimango che attonito, aggrovigliato
a questa preghiera che tutto innalza a metà
cielo. Trasfigurato in pietra d’attesa come
quei neri fantasmi di cemento abbandonati
sul cuore stanco della terra. No: non dirmi, amore,
della materia di conforto che interi ci racchiude
in un guscio indissolubile di aria: la morte è qui
– comunque – aggrappata a me senza pretese
di vedermi riciclato in un atomo d’azoto,
quantunque turbinoso, avventuroso… Ed io,

mia cara, sarò guardingo nel chiedere la vita:
un passo dopo l’altro, in silenzio, attento

a non dissolvermi nel cielo.

La motivazione della Giuria:

E’ una poesia fatta di un’eco continua, Il sogno del domani. Riverberi, visioni, prefigurazioni oniriche, trovano spazio in una scrittura piana, pacata, piena di rimandi pascoliani (dalle Myricae ai Canti di Castelvecchio) e di un’attenzione particolare rivolta all’atmosfera notturna, colta nell’attesa di un nuovo giorno.
Le due tradizionali categorie di spazio e tempo vengono qui emendate in una definizione metafisica, eterea. Essi si sposano in un’unica nuova dimensione, l’uno emanazione dell’altro; lo spazio serale pare essere sospeso, proiettato già nell’Attesa di un nuovo palpito di luce dall’est, da un Oriente fatto di sembianze mitiche e misticheggianti.
Ma quest’Attesa è talmente dilatata da essere rarefatta: è un sogno ancora smorto, che non ha vissuto il sapore dll’avventura e dello scorrere del tempo; è un sogno ancora lontano, come un ignoto porto di speranza verso il quale il poeta presto vorrà riprendere il viaggio (e come un’eco suggestiva, sembra di sentire l’Ulisse di Kavafis…). E infatti, dalla dimensione fantastica del sogno, dall’attesa il poeta ripiomba drasticamente e drammaticamente nella realtà, in una realtà dove il Dolore si fa stridente, acuto, lancinante. Quel dolore è qui: l’avverbio locativo così netto, chiaro e preciso, lega il senso angoscioso della sofferenza alla consapevolezza della morte. E così il Dolore finisce – com’è ovvio – per contrastare con il desiderio, e la coscienza della fine annulla addirittura la possibilità di quel conforto che ci avvolge come come un guscio indissolubile di aria: anche la consolazione di indicare un’amata (segnalata dagli epiteti “amore” e “mia cara”) diventa un’illusione inutile.
A questa smaterializzazione di sé il poeta può solamente opporre, come sua estrema ratio, un ideale di vita più guardingo, meno esuberante e più misurato, consapevole della precarietà della vita e dei suoi sentimenti che vanno vissuti un passo dopo l’altro, senza pretese arroganti. Il sogno del domani a questo punto rimane un sogno irrealizzato, ovvero realizzato solo a metà: concretizzatosi magari, ma dopo aver perso l’iniziale innocente speranza.

Premio di Poesia “Carmelina Spada”, Ceccano (Fr), 18 giugno 2010.
Per la Giuria: Alessandro Liburdi

1 commento:

Unknown ha detto...

Splendida l'immagine del tremare delle ombre associato alla terra, qualcosa che, volenti o nolenti, consideriamo quale nucleo stabile e rassicurante; qui, invece, la terra è introdotta immediatamente nei suoi sussulti visivi, rimandi di qualcosa che è lontano. Introduci a questo punto la luna, la sua luce che riverbera e sembra tenere sospesi quei caseggiati, a loro volta sentiti come lontani, distanti dal soggetto. L'introduzione del "tu" e della dimensione del racconto genera, infatti, lo spazio che intercorre spezzando l'individualità. Suggestiva la personificazione dei caseggiati (animalificazione?), quei fantasmi di pietra nera con occhi di gatto ben rendono il buio della notte esplorato da un vedere che non necessita di luce (le capacità del gatto) ma comunque l'attende. L'attesa è qui confermata nel suo essere aspettativa di un evento che è già stato e che potrebbe ripetersi (nuovo palpito).
A questo punto identifichi l'oggetto delle attese: il domani. Come ogni futuro che si rispetti, il domani è veicolato dal sogno, ma è smorto ormai, ha le fattezze di qualcosa che è ma sta per non essere o, meglio, è nel suo non essere; forse l'accumulo d'ore e d'avventure ha reso ormai senza sapore la loro stessa esperienza, il loro eventuale ripetersi. Ecco probabilmente perché non c'è più la volontà di gettarsi a capofitto nel presente che varca il suo oceano e allunga la pasta del suo mare fino a identificarsi con il futuro stesso. Encomiabile l'uso di paradigmi noti, quali vele issate, resi nuovi però da un uso che dirige lo sguardo verso sensazioni altre da quelle solitamente esperite nella lettura di questi binomi. Come, giustamente ha notato la Giuria, l'avverbio locativo è netto, ribadito dall'essere presente, dal verbo che lo sorregge. Ricollegandomi a quanto dicevo, quel "è qui" risponde alla domanda: perché rincorrere il futuro, cercare la speranza salpando per nuovi porti, quando il futuro è così inesorabile, nel suo essere già deciso? La frase "la morte è qui" sottolinea l'identificazione del dolore con la morte: il dolore è qui, come anticipazione costante di una necessità che, sebbene scacciata nel futuro, verrà inesorabile, viene, quindi è. Tutti i sogni, le speranze, le preghiere, finiscono per compiere il volo a metà, tenute giù da questa consapevolezza. Dolcissimo quel "No: non dirmi, amore..." che rende tutta la tenerezza di chi rinuncia a quei conforti velleitari racchiusi nell'identificarsi con il mondo, nel porre l'accento su un trasformismo che muterebbe il termine morte in "cambiamento- riciclo". Quel "quantunque turbinoso, avventuroso..." messo nello stesso verso assieme al "ed io" rende perfettamente la differenza tra il sé stesso e quel che diventerà, che non sarà più lui, sia pur nella vivacità dei movimenti. L'unica soluzione sembra essere quella di porsi "richiedente", nel presente che si rapporta al futuro come qualcosa che "potrebbe" ricevere ma non è detto che riceverà (l'incognita della domanda), ricevendo la vita un passo dopo l'altro.

Flavia Balsamo

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Presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti", Libreria Guida, Nola, 15 novembre 2012

Presentazione del libro "Ritratti in lavorazione" al Megaris, 25 nov. 2012

Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010