domenica 24 marzo 2013

Percorsi alternativi: una recensione di Nazario Pardini


Ci possono essere “Percorsi alternativi”? “Percorsi alternativi”  a una legge inderogabile che ci vuole terra, polvere, azzeramento; una fine che non salva nemmeno la memoria. Troppo, d’altronde, l’ossigeno necessario per sottrarla all’annegamento. Ma la ricerca di tali percorsi è propizia per lo spirito, per la mente, in questo esercizio  di estraniante fattura? Sì!, lo spirito beneficia certamente di questo azzardo, di questo a tu per tu con l’irremovibilità delle leggi naturali. Sfidiamola la natura! cerchiamo “Percorsi alternativi”! La mente, in tale esercizio tonico-costruttivo, si acuisce, si potenzia, si amplifica, si svincola, anche,  dalle sue funzioni di retaggio umano. Proprio!, perché è dell’uomo pensare, ricercare, inventare, trovare strade per sopperire, in parte, alla sua insufficienza. Beati quelli che hanno fede! E’ il dono più grande ex Cielo per risolvere quei dubbi che determinano nell’uomo il dilemma dell’essere e dell’esistere. E che cosa possiamo fare  di fronte al potere della morte, di fronte a questo irrevocabile e perentorio potere, assoluto potere? che cosa? che cosa per ingannarlo, tradirlo, o azzerarne il patema che ci trasmette durante il percorso della nostra avventura terrena?  E grande, senz’altro grande, è questo dramma interiore, questo pensiero della nostra inesistenza. Il non esistere non fa parte di noi. Noi in quanto nati, pedine del tutto con la nostra unicità; noi esseri viventi, pensanti, creati per ampliare la mente oltre i limiti del possibile. Ed è, appunto, nel tentativo di costruire un mondo poetico-immaginifico, finalizzato a mettere in soffitta tale senso di annullamento, che Vetromile ricorre a tutta la sua energia verbale; a tutta la sua sapientia  vitae; e dato che niente può contro “il disastro finale”, e ne è cosciente, s’impegna a non pensare alla sua natura da mortale, ad estraniarsi con lune nascenti, con scrivanie di ricordi, con appigli a sogni, con erbe primaverili,  col fiorire di mandorli, per traslare il cuore oltre la barriera della morte. Per traslare il cuore oltre la barriera; quello di un uomo; di un uomo con i suoi crucci, le sue meditazioni, i suoi tormenti, o le sue possibili distensioni. Perché il suo grande dono è, senz’altro, la vita, che sembra dirgli: “Amami! Perché sono io che ti ho dato l’amore, che ti ho dato il sogno,  che ti ho dato il mare. Sono io che ti ho iniettato il sangue della poesia”. Ma perché un bene così ineguagliabile ci deve essere sottratto; forse perché veniamo dal nulla e nulla dobbiamo essere? forse perché dobbiamo sentirci consci di questa nostra miseria? E la fugacità del tempo, la inconsistenza del presente, il “fugerit invida aetas”, insomma la precarietà del tutto è il leit motiv di questa opera. Ed è umano che lo sia:

 (…) Mia cara
lo stare quaggiù è un semplice giro di materia
la nostra polvere alimenterà il cielo
e le stelle
daranno luce ad altri viandanti

Noi
saremo trascorsi senza una minima certezza
e tutto il resto ormai non avrà più
alcuna importanza (pp. 52).

 Come è umana la voglia di riattualizzare la memoria; di farne storia; farne vita; un prolungamento vivo per contrastare la fine, artefice del suo spegnimento. Anche se, poi,  è proprio il memoriale a darci l’idea del correre implacabile dell’esistere e del suo finire:

 (…) Chiudi l’abbecedario mia cara
e l’orologio e questo spazio duro
e tutta la casa

 : è trascorsa ogni vita su un’onda
mai più tornerà se non nel ricordo

se mai la morte ce lo propagherà fino al domani (pp. 51).

Rifugiamoci, allora, in quello che si è salvato del suo impagabile patrimonio! ritorniamo anima e corpo a noi che eravamo! manteniamo in vita quel noi a scapito del niente! In qualche modo ci distrarremo, forse, dal potere sottrattivo dell’oblio; dell’oblio di un viaggio il cui rumore  si sente sempre più forte col passare delle fermate; sempre più forte sulle rotaie dell’ultima stazione. Oppure che fare?  Vetromile ricorre alla poesia. Il Nostro, coniatore di parole, maestro nel trattarle,  si crea primordi rigeneranti; azzarda sguardi oltre la vita ed i suoi limiti. E poiché la nostra magagna è quella di essere miseri umani, aspiranti all’eterno, cerca di ovviare a questo tormento pascaliano, lanciandosi oltre gli spazi. In un volo retrogrado verso la  bocca del mondo. Inventandosi viali stellari, che nascono dalle sue sottrazioni e volano alti.

(…) Spero di ritrovarvi l’alfa
prima che l’omega mi abbranchi definitivamente
nella certezza del non ritorno… (pp. 37).    

Alti come la poesia che ama. E la poesia è il suo essere. Essere nuovo, fatto di slanci e di ritorni a cose umili e contingenti, alimentatrici del suo canto. Un flusso emotivo e intellettivo che lo impegna, estraniandolo dalla sua immanenza, dalle sue debolezze. Sì!, Vetromile ama la poesia, come ama la vita. Ci crede fino in fondo. E questo gioco ubriacante dà slanci fecondi, vertiginosi; slanci, che sorretti da prolungate e forti impalcature stilistiche -  tanta è l’urgenza di dire –, sono capaci di coinvolgerti in imprese ardue e liberatorie. E anche se il nulla ricorre spesso in questi versi, mai il percorso creativo piomba nel nichilismo, perché è proprio questo amore a portare il  poeta a ringhiare contro il nulla. Un nulla che ci assedia e lo assedia.  

Nazario Pardini
19/3/2013

Nota: la presente recensione è tratta dal Sito: "Alla volta di Leucade" di Nazario Pardini:

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Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010