venerdì 3 maggio 2013

Premio Arturo Giovannitti, Oratino 1 maggio 2013

La poesia premiata (2° premio) e la motivazione del Prof. Valentino Campo, membro della Giuria.







Del dolore

Si distanzia sempre di più la clessidra dalla mia architettura

Ora che so di essere polvere sgusciante attraverso le pareti della stanza
e me ne vado da un capo all'altro del tempo
in un giro che non ha mai fine
raccolgo dolori all'apice e sprofondo in statici abissi

porto addosso la mia nullità terrena
che si sgretola liberando arie divine - forse -
verso un olocausto di speranza

laddove si accumulano preghiere e vaticinii
sull'orlo bianco-oro del paradiso

dovrò prendere atto di queste distanze
e staccarmi per sempre dalla rozza terra
che pure mi modellò

ma io sono un altro me stesso
e quest'ombra avara di verità definitive
dovrò per forza condurla giù nel prato verde

dove
nonostante il tempo e l'evoluzione
il fiore mantiene un profumo tutto suo

*

Se altro c'è oltre la casa e il circolo di terra che m'accompagna
verso la sera
dovrò desumerlo da qualche angolo di luce
intercettata al momento della medicina
che scende in me a recuperare scompigli d'ossa
tentando resurrezioni o improbabili rifacimenti

e nell'impasto sconclusionato di terra e cuore
vedere la cima del monte sgombra da ogni nube
svettare imperterrita nel nulla luminoso del cielo

è forza che mi viene dalla disperazione

*

Ho ragionato a lungo sugli sconquassi delle molecole
in un giorno leggendo la creazione del mondo
dal verbo di Dio
ed ora mi strazio cercando la giusta composizione
o amalgama
della mia anima con l'etere celeste

e quand'anche fosse raggiunta la perfetta osmosi
direi che basta un soffio di vento
per fugare tutti i mattoni e tutte le ossa
verso il fondo dell'universo

laddove non piange e non ride nessuno
ma si vive
con l'attimo felice in una tasca
e il dolore nell'altra

Motivazione:

Nel corso del Novecento la parola poetica ha dovuto affrontare la sfida proposta dal tracimare dei linguaggi della modernità. Si è assistito, infatti, soprattutto nell'ultimo trentennio del Novecento, alla proliferazione di linguaggi specialistici, di settore e di nicchia, dei linguaggi scientifici e sociologici. Soltanto oggi cominciamo ad avere consapevolezza che tali linguaggi hanno mandato in esilio il discorso poetico inteso come discorso della tradizione lirica. Così l'ultimo esempio in Europa di una parola poetica novecentesca che tenta un discorso lirico può essere considerato quello di Paul Celan, mentre in Italia Montale fino alla "Bufera", pubblicata nel 1956. Ed è proprio il Montale di "Satura" che compie un'inversione di marcia. Da lì in poi non più la sacralità del logos; da lì in poi la parola non sarà più definitiva, non avrà più alcun valore totalizzante. Da lì il minimalismo imperante, uno stile ludico-ironico, mimetico-cronachistico. Soltanto chi ha meditato e scontato sulla propria pelle il putrefarsi dei linguaggi poetici del novecento, può aspirare ad un discorso poetico altro. Ed è proprio ciò che accade non solo in questa lirica, ma in quasi tutta la produzione poetica di Giuseppe Vetromile. Il tono disincantato e a tratti colloquiale è lo strumento necessario al poeta per prendere coscienza di sé, per aprirsi lo sterno senza infingimenti. Questa è la poesia che non si atteggia, a tratti anche criptica, è poesia che non strizza l'occhio al lettore, che non cerca scorciatoie. Lo sguardo sul reale e sul mondo non è patinato, non sono tollerati compromessi; il poeta sa, come Simone Weil, che la "conoscenza della nostra miseria è l'unica cosa in noi che non sia miserabile", e ci indica un'altra via oltre il dolore, oltre il "nulla luminoso del cielo", oltre gli "sconquassi delle molecole", oltre la "medicina che scende a recuperare scompigli d'ossa, tentando resurrezioni o improbabili rifacimenti". Il poeta ci invita a superare la polvere e la nullità terrena, a "staccarci dalla rozza terra" ed a concentrarci sulla nostra essenza celeste, anche se è ben consapevole che basta un alito di vento per scaraventarci di nuovo su questa landa desolata "dove non piange e non ride nessuno ma si vive con l'attimo felice in una tasca ed il dolore nell'altra". Così il dolore diventa esperienza necessaria per affermare la nostra caducità, tutta terrena, senza falsi moralismi o promesse di palingenesi e di verità definitive. Il dolore diventa la cartina di tornasole della nostra limitatezza fisica, la torcia che illumina le sbarre del corpo nel quale siamo stati reclusi. E non c'è Eden, non ci sono ritrovati scientifici e tecnologici che rivelino la combinazione, la formula magica per la resurrezione. La forza viene dalla disperazione.

Valentino Campo

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Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

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Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010