Sentire e meditare la poesia di Giuseppe Vetromile in
Percorsi alternativi, ed.
Marcus, Napoli 2013, pp.70, E. 10,00
… procediamo lungo la
strada da qui al baratro improvviso
senza sapere nulla del nostro motore
senza alcuna ruota di scorta
senza catene a bordo
… versi di profondo spessore
nichilistico, esternazione di teologia
negativa: intrica nel ginepraio di inquietanti problematiche esistenziali.
Silenti, raggomitolate al centro del
cuore, trovano la stagione congeniale per affiorare nella loro complessa
entità, non appena il rosa della vita incomincia ad imbrunire e la ragione
stimola il poeta, dall’animo costantemente perturbato
e commosso, a meditare, senza nulla togliere al fanciullino, che è in lui, con
mente pura. É la peculiarità di Giuseppe Vetromile e dei suoi Percorsi alternativi, inequivocabilmente
inversi agli schemi del dettato lirico ufficiale, supportati dalla svolta di
spostare il baricentro dell’auscultare e dell’-osservare dal transeunte
all’oltre transeunte.
Elucubrazioni e riflessioni sul finalismo dell’andare sfatato
convergono sul problema gnoseologico irrisolto, non decrittabile, se non a lume
di fede.
Nella silloge, il felice combinarsi della diade sentire e meditare
investe di pensosità il movēre
interiore: si estrinseca con un messaggio intriso della consapevolezza che lo stare quaggiù è un semplice giro di
materia, un trovarsi sperduti come
carichi clandestini… lungo il tragitto della vita.
Percorsi, questi del Vetromile, di matrice e valenza filosofica,
ri-creati dal linguaggio sperimentale e da una poesia dalla connotazione a delta: non sclerotizza in un unico filone
precostituito, perché spazia dalla meccanizzazione del lavoro alle suggestioni
classiche, preludio all’urgenza del viaggio
con la connessa visione del ramingare lungo
la via di fuga, traghettato verso un oltre
che non… blandisce l’illusione di tentare di oltrepassare la morte.
Componimenti dalla struttura versale asciutta: bandiscono frondosità e
infiorettature estetizzanti, per rappresentare un ineludibile che, malgrado il desiderio umano e terreno di ritardare l’andare, conduce inesorabilmente
l’individuo, dubbioso e derelitto,
verso il punto di non ritorno.
Discorso di pregnante nullismo: sollecita a disquisire sull’improbabile, sull’indeterminabile, senza assolutizzarsi sul versante filosofia pura,
in quanto il sentire, in sintesi col meditare, sa lambire i termini bassi del minimalismo,
istituendo una sorta di correlativo oggettivo con le amate cianfrusaglie del quotidiano. Ne scaturisce una sottesa forma di
ilozoismo: lega l’io narrante alla povere cose ( valigia, casa, condominio,
scrivania, strada, città, vestaglia, pettine), nelle quali, per la contiguità
giornaliera, ha trasfuso un’anima, quasi fossero persone vive, di cui addolorano perdita e
distacco. Una privazione, una
spoliazione di credi e di miti,che
rende drammatico il viaggio verso
l’inconoscibile. É una diminutio, che
prospetta la finitezza dell’essere uomo, dai primordi incapace di sciogliere
l’arcano del punto interrogativo, amareggiato dalla pena di sentirsi,
nell’inferno del peregrinare, solo vento/
nell’aria sconclusionata del creato.
Editi da Marcus, Napoli 2013, pp. 70, Percorsi alternativi di Giuseppe Vetromile sono sul mercato
librario al prezzo di copertina di E. 10,00.
Anna Gertrude Pessina
Anna Gertrude Pessina

Nessun commento:
Posta un commento