L’uomo, credendo fermamente nelle sue azioni, affronta senza
alcuna illusione i temi difficili della vita (Calvino). Spesso le sue ambizioni
mirano a una pienezza di risultati che, nonostante lo slancio, restano delusi.
Il poeta non può esimersi dal corteggiare il tempo e le sue possibilità di
sublimazione per ridare all’esistenza terrena una forza visionaria capace di
accogliere il dolore o le contraddizioni tormentate del ‘fuori/schema’. La
stessa poesia diventa un percorso alternativo, una eventualità parallela intesa
non come scappatoia, ma come sbocco lucido e intellettuale della crescita
sociologica. Giuseppe Vetromile nell’ultima raccolta poetica Percorsi
alternativi, per i tipi editoriali Marcus, Napoli 2013, risolve il dualismo
interiore e la divisione tra l’ideologico e il razionale, appartenente alla
vita quotidiana, attraverso l’impegno moderno dell’indagine socio-psicologica
che ricerca forme riparabili capaci di arginare il dilemma vita/morte. I temi
esistenziali si muovono, nei versi di Vetromile, in modo crescente, quasi come a condurre il lettore
in un corpo a corpo con la presa di coscienza della decadenza collettiva e
della sua casuale risoluzione. La ricordanza, il provvisorio o
l’obbligatorietà, le immagini del mondo, attraversate dall’avventura vitale,
consentono di escludere, in modo preliminare, la fine catastrofica della
creazione, perché i confini emblematici della realtà lasciano spazio alla
funzione salvatrice della nostra mente che sa prevaricarli sperimentandone la
controcorrente. Le varianti permettono di condensare il vissuto esperienziale di
ciascuno e di registrare la funzione dell’imprevisto o dell’ignoto nella
smaliziata speranza. Sembra che l’autore percepisca la speranza come teoria
educativo/filosofica, un prototipo di scoperta significativa a cui ogni essere
umano deve tendere. Quindi i meridiani esistenziali possono essere affiancati
da scelte senza copione o schemi prefissati: un percorrere e riattraversare il
passato per valutarne il bilancio, per sopravvivere al presente, per cambiarne,
forse, la conclusione, il punto d’arrivo. È la morte padrona dell’approdo
ultimo, mentre la simbologia poetica ospita il senso valoriale che, secondo
Giuseppe Vetromile, deve rappresentare la vita e non determinarla o limitarla.
Rita Pacilio
Rita Pacilio è nata a Benevento. Sociologo, Autore in Poesia, Scrittore, Collaboratore letterario, si occupa di Poesia, di critica letteraria e di Vocal jazz.
Rita Pacilio è nata a Benevento. Sociologo, Autore in Poesia, Scrittore, Collaboratore letterario, si occupa di Poesia, di critica letteraria e di Vocal jazz.


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