In questi giorni ho fato un paio di
letture di Percorsi Alternativi, è un libro che mi ha incuriosito e ho pensato
di scriverti le mie impressioni di lettura.
E’ una raccolta che potremmo
definire concept, cioè coerentemente concentrata su un tema di
fondo, e le sue parti sono strettamente collegate a quella che è la tua
concezione di morte e aldilà, che in parte tra l’altro condivido. Mi è piaciuto
il tono speculativo filosofico e allo stesso tempo disincantato, talvolta
ironico e bonario. Il “cara” che poi accompagna l'autore nel viaggio, alla quale egli si rivolge sempre più ricorrentemente verso la fine della raccolta, l’ho
interpretata come una Beatrice, o una figura angelica, ma allo stesso tempo
come la raffigurazione della morte stessa, con cui l'autore dialoga.
Si tratta di un lungo viaggio allegorico,
che si moltiplica e divide in tanti diversi percorsi. E’ il nostro cammino
perenne, come cita il sottotitolo, le possibili scorciatoie o strade d’essere
nelle quali Vetromile si inoltra e conduce il lettore. Illuminante è anche la citazione
di Montale all’inizio della raccolta. Così come sono diverse le strade
altrettanto ricca e diversificata è la versificazione, in una modalità
transitiva che cerca la complicità del lettore. i treni, le stazioni, le
fermate, i pendolari, il confine, i luoghi, il porto, perfino il sogno fanno
parte del viaggio. Che a sua volta è scandito inesorabilmente dal Tempo- E
dalla scrittura stessa, come è scritto esplicitamente in una poesia: “Io allora mi
aggiungo un ponte di parole di carta / .../ riprenda il giusto senso del
cominciamento.” Altri versi fondamentali: “mi capiterà certo un viaggio
dubbioso e derelitto /.../ nella nebbia lattiginosa dei confini.” E ancora il
bel verso: “siamo carichi clandestini sperduti lungo il tragitto della vita”.
Oppure: “ E si cancella la vita mentre vivi”. O: Un’infinita attesa sul binario
morto”. Oppure il distico “Cantano tutte insieme nel frattempo/ le ore
addormentate sul cuscino”. La scrittura zampilla libera come da una cascata. Ma
anche l’elemento fantastico è salvezza per l’uomo: “E quindi sono tornato sulla
mattonella di luna/.../in una luce”.
Bella anche l’immagine della conclusione
della poesia, la sopravvivenza mentre il mandorlo rifiorisce.
Luigi Cannillo

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