Il poeta Vetromile
si pone al centro dell’arco tra passato e futuro, nel suo presente
esistenziale, e si trova a meditare sugli avi, da cui origina la sua avventura
esistenziale, e sui nipoti che da lui saranno generati. La dedica del libro : “Ai miei figli, ai miei nipoti / e a quelli
che da me avranno cominciato”. Consapevole del ruolo di tret d’union tra gli
avi e quelli che da lui cominceranno, se ne accolla seriamente tutto il peso.
Naturalmente, è preponderante la sua preoccupazione di operare un’azione di
ricongiunzione verso gli avi più diretti, padre e madre, recuperando momenti
della loro vita che non ha raccolto o non ha colto nel loro giusto valore, ed
esprimendo il rimpianto per le cose non dette, non chiarite, per le ferite di
cui non ha saputo valutare l’entità, e per le quali tenta un’opera di “rimarginatura” a posteriori. Tale colloquio risulta più intenso e
struggente nei confronti del padre, che non c’è più, consapevole che il
rimpianto postumo può avere un qualche
valore mitigante solo per se stesso, poiché non
esistono risposte che possano rimarginare ferite del padre, ormai non
più di questa terra : “di mio padre è
persa ogni spiegazione”.
Ecco i titoli in
cui più direttamente ha luogo questo colloquio. Dovevo dirlo a mio padre, Paternità,
La mano già sulla valigia. Fino a
ritrovare una sua filiale somiglianza col padre, nella poesia: Ho ereditato l’ombra di mio padre. “…Mi
ritrovo così ombra di mio padre / all’angolo miliare di ogni crocicchio / cercando
la via migliore / dopo l’abbrivio / per dare un senso a questo cammino.”
Nella poesia Rimarginatura
finale il figlio scopre la stessa somiglianza con la madre, anche se qui il
discorso procede in modo indiretto e diverso, poiché è il figlio che s’accorge,
in itinere, di somgliare sempre più alla madre ”…io
come lei mi guardo il tempo scorrere tra le mani / divenire anch’io un ruga
stanca..” ; madre che consuma gli ultimi tempi della sua vita terrena “…e
rimane qui accanto alla finestra /a sorridere al mondo che passa / e ai suoi occhi pare buono / tutto il tempo che le
resta” . Ecco i titoli dei
componimenti in cui più esplicito è operata tale congiunzione con la madre :
Mia madre alla terra e al cielo,Mia madre al qui e al dopo, Mia mdare aduna
ancora le sue forze, Sorride ancora mia madre. La terza parte della raccolta, pur
mantenendo una concretezza di realtà, risulta la più elaborata col ricorso alla
memoria, che richiama il passato lontano in cui tutte le persone amate sono morte,
ma che proprio la memoria fa rivivere in una scenografia cristallizzata e cara
al poeta-discendente: “…un coro di voci /
che di fantasmi non sono, ma di fantasmi / creati dalla memoria sì,…: / la
morte rivive qui ai mei piedi.” Dunque, immagini della memoria, certo, ma
di (ri)vivi e, quasi, reali, e ormai placati da una sconfinata pace. In questa
terza parte, il gioco delle parti lo spinge a confondersi coi morti avi, poiché
il poeta è consapevole del suo destino: “lo
so / un giorno che la finta luce mi colpirà alle spalle / ed io più
niente potrò…/ prima di abbandonare
questa terrena residenza”; com’è consapevole che non raggiungerà mai il cielo, poiché “ho l’anima bassa / e non posso salire fino a te”. Ed ecco alcuni titoli che la compongono. In
piazza Piediterra, Mi hai detto che non raggiungerò mai il cielo, Dentro casa.
E infine, chiude questa parte la poesia Il ladro dei biscotti , tenerissima e struggente, in cui il
poeta, ripercorrendo a ritroso gli anni suoi (le sessantacinque briciole) immagina
che quel ladro di biscotti, che fu lui, “forse
si riesce / a ritrovarlo in un condominio degradato di periferia / avvolto nei
panni ancora tiepidi della famiglia /-quella che è rimasta accanto alle stufe e
non si rassegna / a piantare nuove tende nel deserto-“
Nulla mi azzardo a dire sul linguaggio della Poesia di
Vetromile, e per due motivi: 1) non mi ritengo all’altezza; 2) ritengo che gli
Autori, il cui giudizio è riportato alla fine del libro, hanno detto nel
migliore dei modi cose che condivido. Riporto il giudizio di due poeti: Salvatore Violante: Rifiuta il caos, l’ermetico. Intende comunicare; Antonio Spagnuolo: Poesia
del quotidiano, trasmesso con tenacia e limpidezza.
A me piace azzardare l’idea che questa raccolta sia stata
concepita come un unicum, un poemetto, poiché tutte le poesie che lo compongono
svolgono perfettamente il tema espresso nel titolo del libro: Congiunzioni e Rimarginature nei
confronti degli avi, con l’aggiunta, nella terza parte, dello sguardo rivolto
alla discendenza, attraverso la quale la vita gli assicura la continuazione
della sua linea genetica.
Giovanni D'Amiano
22 aprile 2015

Nessun commento:
Posta un commento