Giuseppe Vetromile, con leggerezza e saggezza, tra luoghi e figure, nella nebbia della storia e dei ricordi evoca storie, personaggi, con la necessità di abitare la vita. Ci invita a riconoscere nella poesia, e nella sua poesia, un sostegno di sapienza, con un linguaggio capace di ripetere i rombi ed i sussurri del mare, di concentrare nella sua scrittura “ogni senso possibile”. In fondo ai suoi occhi c’è sempre la percezione di ogni poeta di voler riuscire a tracciare la sua visione con tocchi nuovi, rifrazioni possibili, luci, senza mai disperderla nel gioco fluttuante delle emozioni.
La sua poesia è spesso nutrita di silenzio, di attese, di polvere e ombre, di ricordi.È capace di parlare in modo franco e diretto, schivando ogni irruenza, la sua è “poesia per continuare a vivere”. Si misura con l’indicibile della realtà e dei sogni, dialoga con la “follia del tempo” e ci aiuta a combattere i limiti delle nostre prospettive, delle nostre attese, in quanto nella sua poesia si ritrova la via che riporta ogni sguardo oltre, verso i luoghi lontani del ricordo e delle esperienze vissute.
Riesce ad annotare con straordinaria lucidità, il fragile e testardo gioco dei sentimenti, l’incertezza del divenire, il dolore che offusca ogni slancio, la forza che rode la radice del nostro essere, senza lasciare che la tristezza passata o presente, annebbi ogni nostra nuova speranza. Poesie, le sue, che ci offrono manciate di immagini sparse sia nel mondo che nelle nostre vite, ci invita a non mollare mai nella vita, a non lasciar perdere o abbandonare il nostro percorso per correre impauriti e disperati verso casa, ci invita a rimanere sempre in attesa, per vedere l’essenza e la fine di ogni cosa.
Vetromile descrive la disarmonia che esiste tra le urgenze interiori e le proposte esteriori attraverso impressioni suggestive, sensazioni fugaci, sentimenti perenni, solitudini dolorose marcate dal bisogno di comunicare con gli altri.
La sua scrittura è “voglia di vivere” nonostante la sfiducia dilagante, è voglia di amore, voglia di partecipare scrivendo, la propria parte nella storia.
Giuseppe Vetromile è per me “poeta dell’anima” più che della parola. Poesia, la sua, aperta, fresca, immediata, anche quando la sua venatura ironica implica giochi verbali, costruiti sempre con finezza ben calcolata, che lascia intravedere sempre un’anima che non si accontenta solo di parole che si esauriscono nella realtà.
Con luce sapiente mette in risalto le rughe, le imperfezioni, le scopre e le rischiara, trasforma ogni suo ricordo, ogni suo fotogramma in una metafora esistenziale. Afferma il suo sentimento di appartenenza, mai di estraneità al mondo, e le sue parole si trasformano in energia rilucente, bagliori che non si riducono alla sola emozione immediata, ma ci offre lo spunto per elaborare una riflessione acuta sulla poesia, sul linguaggio e sull’arte.
L’attesa tremante e pensante si esprime e si imprime sul foglio tra linee e curve, pieni e vuoti, tra luci ed ombre che si dilatano e si proiettano sul suo “Io”, sul mondo, sul tempo, sull’attesa spesso tinta di silenzio e di musica.
I suoi spazi mentali sembrano colorarsi come il cielo azzurro dell’infinito e la nebbia grigia del ricordo. Sono versi mai disperati ma sempre colmi di incanto, di stupore e semplicità. I suoi versi scoppiano di vitalità, di amore, e da essi emerge che il dolore è da considerarsi opposizione attiva, fonte di forza, certezza che la vita non sia tutto in una sera.
Il vuoto, il passato, la solitudine che svanisce e scompare, rappresenta il vero segreto del mondo, ed è questo suo indagare, ricercare, scoprire l’introvabile nei momenti eterni, il patrimonio di questo formidabile poeta, pronto sempre ad alzarsi dalla poltrona dove scrive, a chiudere l’agenda e a saper ripartire ogni volta.
Maria Domenica Santucci
Presentazione del libro “Proprietà dell’attesa”, RPlibri.
Pinacoteca Patiniana di Castel di Sangro (Aq), 23 settembre 2020


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