giovedì 26 novembre 2020

Una approfondita nota di lettura di Irene Sabetta per "Proprietà dell'attesa"

 

Nella silloge Proprietà dell’attesa, Giuseppe Vetromile raccoglie le sue poesie dedicate all’esplorazione delle varie possibili significazioni che il tempo, inteso come tempo vuoto, sospeso, rarefatto e pendente può assumere nel sentire di chi aspetta.

Come l’autore stesso dichiara nella nota introduttiva, “questa raccolta di poesie è tutta fondata sul tempo dell’attesa e sulle conseguenze più o meno dirette che può generare in noi”.

Fin dal titolo, è evidente come l’esplorazione del tema tocchi non solo gli aspetti psichici e percettivi individuali, le sensazioni che l’attesa produce nel nostro umore, ma si estenda ad una considerazione più generale e filosofica dell’attesa in quanto condizione esistenziale che abbraccia l’intero arco del nostro vissuto. Il termine proprietà, in esso contenuto, può essere inteso come sostantivo plurale, e quindi riferirsi alle varie modalità in cui l’attesa si manifesta, oppure, in modo meno lampante, ma altrettanto indicativo, può essere inteso come sostantivo singolare con significato di possesso, appartenenza. Ecco, noi apparteniamo all’attesa e, viceversa, l’attesa è il solo tempo di cui disponiamo.  Il tempo che ci è stato concesso è una parentesi tra la nascita e la fine; per dirla con Amleto, viviamo un intervallo (“The interim is mine”, trad. “L’intervallo è mio”, Hamlet, atto V, scena ii). In questo senso, l’attesa è la condizione prevalente e persistente del nostro esistere: senza sosta aspettiamo di fare qualcosa o che qualcosa avvenga, di incontrare qualcuno o che qualcuno venga a trovarci, a parlarci, a svegliarci, a consegnarci “il messaggio dell’imperatore”.

L’autore ha suddiviso le sue poesie dell’attesa in cinque sezioni, con l’obiettivo di fare dei distinguo tra una proprietà e l’altra dell’attendere. In effetti, le sfumature che il tempo sospeso può acquisire sono numerose e questo libro ne fa un’attenta ricognizione e un’analisi minuziosa e toccante.

I pensieri che affiorano durante il tempo dell’attesa, le emozioni e gli stati d’animo con cui riempiamo lo spazio vuoto d’azione, in cui la narrazione della nostra vita sembra avere un arresto, costituiscono per Giuseppe Vetromile un’opportunità di crescita e di sviluppo emotivo. Non un tempo perso, ma un’occasione da cogliere, un territorio misterioso da scandagliare.

Nella prima parte, Prologhi, il poeta elabora il concetto di attesa come preludio (… e il sogno finalmente prenderà forma). Il tono è pacato e affiorano a tratti sembianze femminili (che l’attesa sia donna?). Qui il tempo è “il tempo che manca” e rimanda all’idea di gestazione che, in alcuni testi, coincide con la germinazione della poesia stessa. Il processo generativo della poesia è un privilegio su cui incombe una minaccia: l’attesa è un turno che non ti spetta.

La seconda sezione è dedicata alle Aspettative, alla speranza che riponiamo nel tempo futuro, quando ci aspettiamo ricompense, riconoscimenti o, forse, risarcimenti. Qui, l’attesa è vissuta come una casa in cui vivere un quotidiano opaco ma intenso, profondo. Ci sono fantasmi e creature soprannaturali (v. Sono di nuovo qui fra il punto e la curva che porta all’abbandono) che gettano sulla casa ombre sinistre che inducono timori: sa di tempo sprecato questo movimento di salita verso l’alto. È utile sperare?

Nel terzo movimento, Indeterminazioni, siamo nel cuore pulsante e fragile della raccolta, sia perché questa sezione si colloca al centro del libro, sia perché l’attesa si configura come dubbio, come intervallo tra due attimi; è uno spazio sfocato fra il punto di non ritorno e la tangente all’abbrivio. L’indeterminatezza prevale sulle certezze e l’indecisione su quale strada prendere delinea un’attesa che assomiglia ad uno stallo: … ho frazionato il tempo in piccoli e inutili passi/e in questa città che ora mi crolla addosso/frana anche la legge che non permette più/l’andare a capo/… Così/ho frantumato l’attesa e il fine/inutilmente ho ridotto le mie ossa/a un corpo che girovaga/accanto a un mito arcano e inopportuno.

Le poesie della parte centrale, esprimono una percezione malinconica del sé, l’amarezza di una rinuncia quasi definitiva all’attesa stessa (Noi siamo i fautori del tempo che non c’è).

La quarta sezione si spinge oltre l’attesa e le attese. In Traguardi, i versi sono pieni di cielo, di luce e l’aria è l’elemento predominante. La rinuncia all’attesa riserva un dono: Ora è tutto qui il mio stare/e la mia poesia. Al termine sfumato del tempo, l’immaginazione spazia libera come un soffio di vento e il poeta, perse tutte le illusioni, senza più speranze né aspettative, ha distillato le ore e i giorni in un’accettazione tranquilla dell’infinito presente: I poeti non hanno più l’orologio al polso.

Il titolo che l’autore ha scelto per la sezione conclusiva della silloge, Assecondamenti/Assuefazioni segnala un atteggiamento aperto ad una duplice possibilità. Assecondare l’attesa non è rassegnazione, non significa consegnarsi alla noia e rinunciare alla meta o alla ricompensa ma è vivere tutto il tempo, anche quello sospeso, come tempo vitale (il “secondamento” è anche l’ultima fase del parte…”). L’alternativa (o il pericolo latente dell’assecondamento) è assuefarsi all’attesa, provarne addirittura piacere e dipendenza: a un certo punto la nostra anima/propagata oltre la pelle e il respiro/ed è lei che ci porta dentro/nel viaggio verso il capolinea/come se fosse un morbido/comodo scompartimento di treno. E al termine del viaggio, quando si smette di aspettare perché tutto è già accaduto, si torna al principio, nel grembo della madre che chiude ogni cerchio. In un cassetto della scrivania, l’unica traccia tangibile e luminosa del nostro lungo attendere…

 

P.S.

Queste note non sono né un’analisi stilistica né un commento critico ma, semplicemente, riflessioni personali che corrono parallele alla lettura dei testi contenuti nella raccolta, ricca di suggestioni, Proprietà dell’attesa di Giuseppe Vetromile.

Irene Sabetta

Nessun commento:

Presentazione del libro "Condominio Quadrifoglio", Avellino 27/3/25

Presentazione del libro "Di non chiudere le porte stasera", intervista di Enrico Fagnano, 21/1/25

Villa delle Ginestre, 28 giugno 2024

Terra Mia puntata 9 febbraio 2017

Incontro di poesia a Torvaianica, 6 luglio 2024

Intervista di Claudia Squitieri. Libreria Mondadori, Nocera, 22/11/23

La Notte della Poesia, Castellammare di Stabia 5/10/23

Pantelleria, 27/4/23

Per il Progetto "Capelli al vento", di Antje Stehn

Rucksack a global poetry - Giuseppe Vetromile

Porto Davide, Castellammare, 7 luglio 2022

Incontro con Puntoacapo e Cinzia Demi

Presentazione Proprietà dell'attesa da Iocisto, 23/5/21

Presentazione di Proprietà dell'attesa

Susanna Puopolo legge "Di questo Natale non se ne parli nemmeno"

Fiera Virtuale del Libro, 13/3/21

Connessioni Poetiche nr. 11 dedicato a Giuseppe Vetromile

Cinzia Marulli legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Salotto Letterario nr. 3

Festival della Poesia, Ostuni 24 settembre 2020

Susanna Puopolo legge "Ospitatemi su questa terrazza", di Giuseppe Vetromile

Melania Mollo legge "I poeti non hanno più l'orologio al polso"

Un video di Iolanda La Carrubba

L'andamento frenetico degli orologi

L'attesa è nuda. Declama Melania Mollo

Vanina Zaccaria legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Il Canto del Poeta

Voci e suoni in sintonia. 13 aprile 2016

Intervento ad "Apeiron 10", Napoli, 9 aprile 2015

Un thé con la poesia, con Cinzia Demi. Bologna, 21 gennaio 2015

Rassegna di poesia "Palabra en el Mundo", Castellammare di Stabia (Na) 16 e 17 maggio 2014

Reading in Accademia Aeronautica di Pozzuoli (Na), il 1 feb 2014

Presentazione del libro "Percorsi alternativi" a Gaeta, 6/9/13

Presentazione del libro "Mitografie". Libreria Feltrinelli, Napoli, 30 marzo 2012


Le foto della presentazione del libro "Mitografie" presso la Feltrinelli di Napoli, 30 marzo 2012

Presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti", Libreria Guida, Nola, 15 novembre 2012

Presentazione del libro "Ritratti in lavorazione" al Megaris, 25 nov. 2012

Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

Il mio badge

Profilo Facebook di Giuseppe Vetromile

Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010