martedì 15 luglio 2008

IL VASO DI PANDORA

Giuseppe Vetromile, IL VASO DI PANDORA, Edizioni "Corriere di Garfagnana", 2003

Il libro è stato pubblicato gratuitamente, avendo l'autore vinto il 1° premio sez. poesia inedita, al Concorso Letterario "Olinto Dini", Castelnuovo di Garfagnana (Lu), edizione 2003.

Note di critica:


La poesia di Vetromile ha una sua cifra stilistica ben riconoscibile: una tensione narrativa che non sovrasta però l'assunto lirico, anzi, lo arricchisce di una venatura meditativa. In questo "Vaso di Pandora" la riflessione raggiunge livelli di alta intensità, nello snodo di domande fondamentali, calibrate nei versi con intento morale. Lo sguardo dell'autore si allarga a un orizzonte vasto, la società umana vista nel suo deterioramento di valori, nel suo dissestarsi quasi programmato, e la ribellione del poeta è più amara che severa, non c'è rimprovero ma interrogazione costante sul senso dell'accadere, sul perché delle scissioni e delle solitudini. Un domandare costante che dà ai versi un tono interlocutorio, diretto a un "tu" umano e divino. Questo carattere "relazionale" della poesia di Vetromile, insieme alla linfa religiosa che la sostanzia, colora i versi, distesi nell'orizzontalità discorsiva, di calda colloquialità. Non cè dunque rassegnazione nell'autore, né cupa constatazione della distorsione generale, ma tenace fedeltà ad una prospettiva interiore, di intensità e profondità del vivere. Più che lo sgomento, domina il senso del mistero, e in questa sospensione di giudizio verso i fenomeni umani sta tutta la bellezza di una poesia appassionata e vera.
Daniela Monreale


--------------------------------------

Un volumetto compatto, nel quale si esprime una voce poetica ben connotata, capace di interessanti invenzioni lessicali e aperta anche all'uso di termini scientifici, questa raccolta di versi di Giuseppe Vetromile, "Il vaso di Pandora". In questi componimenti ampi, dal verso lungo, talvolta dal tono crepuscolare, Vetromile riesce a reimpastare qualche risonanza ungarettiana, con echi pavesiani, rimanendo fedele a sé stesso.
Da questo vaso di Pandora escono, contaminandoci irrimediabilmente, i mali della nostra tarda modernità, tra alienazione lavorativa, cittadina e televisiva, a cui si può tentare di sfuggire nel dialogo con la persona amata, con la poesia, o infine nel colloquio con Dio, unica possibilità di senso per quella inutile fatica di Sisifo che è la nostra vita, sterile ripetizione di atti quotidiani e superficiali. Centrale il riferimento alla metropoli odierna, in particolare ad una Napoli sommersa da spazzatura e traffico (efficace la descrizione di un autobus, "enorme pachiderma a quattro ruote", battezzato Locomotorius) si contrappone il ricordo della "campagna vesuviana" che fu e dei piccoli oggetti quotidiani di una volta.
Enzo Rega


-----------------------------------


Di Giuseppe Vetromile abbiamo già letto e detto tanto, fin dalle sue prime opere, apparendoci, immediatamente, uno dei pochi poeti attuali rappresentativi del nostro tempo, con tutte le carte in regola per accedere alla storia della letteratura. La sua produzione letteraria, anche in prosa, è notevole.
La poesia conserva una sua peculiarità di protesta e di scontento per una vita che diventa sempre più meccanicistica e che costringe l'uomo alla stregua di un robot, pur subendo, nel tempo, un graduale mutamento: essa si è ammorbidita assumendo colorazioni sempre più suggestive e liriche.
È la delusione di tutta una vita, come quella della gente che gli ruota intorno, a fornire ali ai suoi pensieri in una catartica liberazione. Correnti inesauribili di versi, come fiume in piena, continuano a sgorgare dalla sua anima dolente. Il suo lamento si modifica e si sublima pur restando gli stessi i motivi ispiratori: la città è malata, la società è malata, il lavoro ai computers terribile; siamo tutti costretti ad una vita insopportabile, una "consumata brutta storia".
Deprimente, ma altrettanto vera, l'immagine vetromiliana della città che "ci ha esiliato in uno spazio cianotico / tra nafte e lattine, / copertoni bruciacchiati in mezzo ai crocevia." E continua il poeta, nella medesima composizione, "La città ci ha abbandonato. / Come pensare all'amore, amore, / mio ideale, dove più cercarti: / in quel cimitero d'auto sfasciate? / O dietro il rombo arrogante di quell'autocarro?" (pag. 10), una immagine cittadina che, in una Napoli piena di sole, fa a pugni con il cielo "d'un azzurro procace", una città in cui non c'è tempo nemmeno per un'opera di carità, sciupando essa la bontà nel disordine, nella fretta, nella calpestata pazienza.
A vincere sono l'egoismo, la voglia di possesso, di procurarsi "il presunto necessario", sentimenti che fanno soggiacere l'uomo alla realtà di "automi salariati". Ciò che scrive il poeta è, purtroppo, amara realtà di una vita che diventa sempre più consumistica, egoistica, edonistica. Come andare avanti? Come porre un freno a questa smania incontenibile del correre attuale?
Vetromile ci offre spunti di riflessione proponendoci, a lettere chiare, una realtà e un sistema di vita che decadono sempre più e in cui molto difficile diventa trovare un freno a questo precipitare talmente in basso da trasformare solidarietà e amore in smania di arrivismo e potere.

Anna Aita

------------------------------------------------

Getulio Baldazzi su "Il vaso di Pandora" di Giuseppe Vetromile
1° premio al Concorso Nazionale di Poesia "Padre Raffaele Melis"
Roma, giugno 2004

Nessun poeta sa evocare come Giuseppe Vetromile il caos snervato della città moderna; le assurde corse verso l'inutilità, la nevrosi, l'amarezza dell'azzeramento delle speranze di questa povera società umana che si attendeva chissà cosa dalla rivoluzione industriale; nessuno meglio del poeta napoletano sa intrecciare musiche con le sferraglianti tecnologie che avanzano con la delicatezza di un cingolato; eppure ancora l'attività dell'uomo, come ieri, come sempre, produce il pane, altro elemento simbolo del poetare vetromiliano, che un superficiale lettore potrebbe tacciare di passatismo, soprattutto nel suo linguaggio classico, pur nel verso libero, immune da vuoti sperimentalismi e da oscurità linguistiche e sintattiche.
È l'accusa che venne formulata già al poeta triestino, prima che italiano, Umberto Saba, incurante dell'allora sbocciante ermetismo; abbiamo detto triestino prima che italiano per Saba, diciamo napoletano prima ancora che italiano per Vetromile, e ci sia concesso, in un impeto di entusiasmo e di ammirazione, il grande Vetromile, perché in lui la terra natia anche se caotica, prostrata, raffazzottata, gode di tutto il suo affetto e non si vende facilmente al primo vocabolo straniero che la televisione esterofila, oggi ridotta a mero rango di organo pubblicitario, spaccia per modernità e dettato di moda. Giuseppe parte dalla lingua dei nostri padri e la rinnova.
Ebbene, il poemetto "Il vaso di Pandora", sa il fatto suo e con il chiarissimo, musicale, limpido linguaggio italiano, tiene a freno l'imbastardimento della nostra lingua. E tutto su una materia fortemente attuale, anzi già con i piedi nel futuro, in quel futuro che solo il poeta potrebbe salvare. Potrebbe; perché egli non obbliga all'assunzione dell'aedo per confortare o vivificare esseri amorfi o di gomma, di gomma televisiva, semplicemente propone, rispettoso di quella libertà che ha sempre guidato la sua scienza e la sua coscienza.
A volte l'ironia taglia come una lama affilata, ma ricostruisce, addita e al caos propone leggi che producano armonia. La storia dell'uomo poeta, o del poeta uomo, si accora, si fa pentimento, si impone rinascita, ricerca la vita, l'amore, molla unica a sanare le ferite, ad indicare la strada maestra, grande, immensa, che solo i piccoli piedi del poeta sembrano imboccare nel senso giusto.
Nell'ampia frase di Vetromile, ricca di respiri e sonorità, di accorgimenti tecnici e trovate artistiche, si cela quella che è la sua assoluta novità e che sembra un ossimoro: civiltà modernissima / linguaggio classico; a legger bene scopriamo il suggerimento del poeta, l'abilità di coniugare il nuovo con il vecchio, in un abbraccio fraterno, perché l'uno ha bisogno dell'altro e questo la poesia lo sa, e meglio ancora lo propone il suo grande alfiere Giuseppe Vetromile.
A lui, come ai veri poeti, sta a cuore l'uomo, con il suo attuale, troppo lungo, sbandamento, privo di punti di riferimento, senza un Dio da pregare, e con l'incapacità di conoscere la fonte delle sue difficoltà psicofisiche, che l'inconscio invece intuisce bene.
"La notte tu mi sei accanto, amore, ma / nel sogno dei numeri intravedo libertà / da non so quali catene". Ed è un numero il codice genetico dell'uomo; in questa presunta umiliazione del decaduto figlio dell'uomo, sprizza, in un solo vocabolo, il mezzo di redenzione: l'Amore, come svelano i citati versi del poeta. Nel disorientamento una bussola, robusta, sicura, difficile da leggere, ma bussola; una volta adottata la sua chiave, tutto si semplificherà. Forse. Il mare ci riporta al largo, e dal largo le bracciate poetiche di Giuseppe puntano all'approdo.
La città, la metropoli, l'ostentato modo di essere avanti, il traguardo millantato dell'uomo sradicato dalla sua terra, nel senso vero e terragno del termine, non è che miraggio, nebbia, anzi fumo, venefico fumo: "...Dentro i fumi di cìodue / ai quattro lati della periferia grigissima? / La città non è più quella, / ci ha esiliato in uno spazio cianotico / tra nafte e lattine, / copertoni bruciacchiati in mezzo ai crocevia".
Potremmo continuare, nel citare specimini del metro creativo di questo poeta, che attira e convince ad ogni sua nuova opera, i cui messaggi intrigano e soddisfano, ma andremmo per le lunghe; diciamo solo che questa poesia è alta, molto alta; e se l'altezza dà vertigini ai più, non è così per Giuseppe Vetromile, un privilegiato dalla natura, un amante delle vette, quelle della letteratura, che la sua penna restituisce alla vera poesia italiana contemporanea.

Getulio Baldazzi

Nessun commento:

Presentazione del libro "Condominio Quadrifoglio", Avellino 27/3/25

Presentazione del libro "Di non chiudere le porte stasera", intervista di Enrico Fagnano, 21/1/25

Villa delle Ginestre, 28 giugno 2024

Terra Mia puntata 9 febbraio 2017

Incontro di poesia a Torvaianica, 6 luglio 2024

Intervista di Claudia Squitieri. Libreria Mondadori, Nocera, 22/11/23

La Notte della Poesia, Castellammare di Stabia 5/10/23

Pantelleria, 27/4/23

Per il Progetto "Capelli al vento", di Antje Stehn

Rucksack a global poetry - Giuseppe Vetromile

Porto Davide, Castellammare, 7 luglio 2022

Incontro con Puntoacapo e Cinzia Demi

Presentazione Proprietà dell'attesa da Iocisto, 23/5/21

Presentazione di Proprietà dell'attesa

Susanna Puopolo legge "Di questo Natale non se ne parli nemmeno"

Fiera Virtuale del Libro, 13/3/21

Connessioni Poetiche nr. 11 dedicato a Giuseppe Vetromile

Cinzia Marulli legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Salotto Letterario nr. 3

Festival della Poesia, Ostuni 24 settembre 2020

Susanna Puopolo legge "Ospitatemi su questa terrazza", di Giuseppe Vetromile

Melania Mollo legge "I poeti non hanno più l'orologio al polso"

Un video di Iolanda La Carrubba

L'andamento frenetico degli orologi

L'attesa è nuda. Declama Melania Mollo

Vanina Zaccaria legge una poesia di Giuseppe Vetromile

Il Canto del Poeta

Voci e suoni in sintonia. 13 aprile 2016

Intervento ad "Apeiron 10", Napoli, 9 aprile 2015

Un thé con la poesia, con Cinzia Demi. Bologna, 21 gennaio 2015

Rassegna di poesia "Palabra en el Mundo", Castellammare di Stabia (Na) 16 e 17 maggio 2014

Reading in Accademia Aeronautica di Pozzuoli (Na), il 1 feb 2014

Presentazione del libro "Percorsi alternativi" a Gaeta, 6/9/13

Presentazione del libro "Mitografie". Libreria Feltrinelli, Napoli, 30 marzo 2012


Le foto della presentazione del libro "Mitografie" presso la Feltrinelli di Napoli, 30 marzo 2012

Presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo e altri perdenti", Libreria Guida, Nola, 15 novembre 2012

Presentazione del libro "Ritratti in lavorazione" al Megaris, 25 nov. 2012

Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti

Si tratta di una raccolta omogenea di 15 racconti: "15 storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali..."

La galleria di personaggi che anima questa raccolta sfila davanti a noi come foto segnaletiche dell’assurda lotteria del vivere. Siamo tutti un po’ pendolari, e l’abitudine ci è di conforto. I soliti passi. Le solite cose. Ma poi ecco che il destino, per analogia o per contrappasso, squaderna le sue carte, e d’un tratto ogni certezza si dissolve. Chi sono i perdenti protagonisti di questa raccolta? Forse l’altra faccia di un’unica medaglia che rimanda al generale nonsense della vita. Tutto è pura illusione. E nel nostro percepire il mondo basterebbe un nulla per essere vincenti o sconfitti. Nello sguardo limitato di esseri imperfetti nelle anse di un oscuro fiume che tutto trasporta, e del cui definitivo approdo nulla sappiamo. Ma è anche questo il fascino dell’inganno. E questi racconti sono lo specchio infedele del paradosso, unica verità possibile in una realtà inafferrabile e sfuggente. (Dalla quarta di copertina, di Nando Vitali).



"Come già nella variegata e complessa poesia di fabbrica, anche nei racconti il Vetromile si approccia ad un’umanità che passa sul palcoscenico del vissuto senza lasciare orma di sé. L’intento è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialità, spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, della raccolta dei punti che omaggiano con prodotti di qualità, sono proiezioni di un contesto situazionale scialbo, incolore, senza riflettori e luci di ribalte. Da esso non si estranea il panorama letterario, pulsione del mito della Sehnsucht e degli aspetti più sconcertanti di una realtà sotterranea, impalpabile, impercettibile come quella personificata dai perdenti vetromiliani, sicuri e a loro agio nella bambagia della casa."



(Dalla prefazione di Anna Gertrude Pessina).



E' possibile ordinare il libro direttamente all'editore o tramite internet (per esempio su: http://www.ibs.it/code/9788895233468/vetromile-giuseppe/signor-cindramo-e-altri.html)

Aldo Gioia legge "Divieto di sosta a mezzocammino"

Notte di lettura a Sant'Anastasia

"Cultura a colori", trasmissione del 19/10/12. Tra gli ospiti: G. Vetromile

Cultura a Colori, 9a. puntata

Le traduzioni in spagnolo dei libri "Cantico del possibile approdo" e "Ritratti in lavorazione", eseguite dalla poetessa peruviana Fatima Rocio Peralta Garcia.

La traduzione in spagnolo del libro "Cantico del possibile approdo"

La traduzione in spagnolo del libro "Ritratti in lavorazione"

Liberi in Poesia. L'attore Aldo Spina egge un testo di G. Vetromile

Il video della presentazione del libro "Il signor Attilio Cindramo" alla Treves



Napolitano e Vetromile nella Libreria di Margherita a Formia, il 6 maggio 2010

"La Rocciapoesia 2", Pratella, 27 ottobre 2012

Pontremoli 17/10/2010: Cerimonia di premiazione "Poetica dei muri"

Ceccano, 18 giugno 2010: Premio di Poesia Carmelina Spada

Ceccano, 18 giugno 2010. Liceo scientifico della città ciociara. Lettura e critica della poesia terza classificata, di Giuseppe Vetromile, alla cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia "Carmelina Spada" - III° Edizione ANNO 2010 - organizzato dall'associazione culturale "Fabraterni" di Ceccano.



Premio di Poesia "Carmelina Spada", Ceccano, 18 giugno 2010

La recensione di Anna Gertrude Pessina per "Inventari apocrifi", su Literary 9/09

I risultati della IV Edizione del Premio "Coniugi Boccaccio", di Grillano, Ovada (AL)

PRIMI TRE CLASSIFICATI:

1) "Ho romanzi ancora chiusi a Cadenabbia", di Giuseppe Vetromile, Madonna dell' Arco (NA)
2) "La mia terra", di Bruno Bianco, Montegrosso d' Asti (AT)
3) "La mia Lunigiana" di Paolo Pietrini, La Spezia.
Dal 4 al 20° posto ad ex aequo:
"Vechia Calabria" di De Rosa Antonio, Morano Calabro (CS);
"Una passeggiata in fortezza prima di cena", di Claudio Marini, Grotte di Castro (VT);
"Resurrezione" di Moreno Marani, Torgiano (PG);
"Preghiera" di Giuseppina Fazio, Lanciano(CH);
"Risonanze" di Roberto Borghetti, Ancona;
"Prova a volare" di Fabiola Ballini, Verona;
"Il Cortile" di Federica Galli, Reggio Emilia;
"L' ippocastano della bambina" di Tiziana Monari, Prato;
"Tracce (S.Maria Staffora) " di Claudio Bianchi, Torrazza Coste (PV);
"Treccia degli elfi nel fuoco dei camini" di Paolo Ottaviani , Perugia;
"All' amato fiume" d Ludovica Mazzuccato, S.Martino di Venezze (RO);
"E torna il pensiero a una terra" di Loriana Capecchi, Quarrata (PT);
"Sino al tramonto" di Manuela Capri, Crevalcore (BO);
"La solitudine dai silenzi sbagliati" di Gloria Venturini, Lendinara (RO);
"Fragole con panna" di Leonardi Simona, Seravezza (LU);
"Paese" di Francesca Desirello De Rossi , Serravalle Scrivia (AL);
"Rondini sull' altopiano: a Mario Rigoni Stern" di Giorgio Baro, Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Grillano, frazione di Ovada (Al), venerdì 7 agosto 2009

L'intervista pubblicata su "Il mediano"

Il mio badge

Profilo Facebook di Giuseppe Vetromile

Da Napoli / Verso

“DA NAPOLI / VERSO”, Edizioni Kairòs, Napoli, 2007

Una nuova e interessante antologia di poeti napoletani.

Si è svolta il 31 maggio 2007, presso la rinomata Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba di Napoli, la presentazione di una interessante antologia poetica, dal titolo veramente indovinato: “Da Napoli, Verso”, edita da Kairòs Editore di Napoli. Il titolo, dicevamo, è appropriato, in quanto si tratta di un “Almanacco” di poesia contemporanea, più che di un’antologia, che però ha il pregio di “partire” da un gruppo di poeti, per lo più napoletani (da Napoli…), tra i quali alcuni di comprovata levatura letteraria e poetica nazionale, e di “andare” verso (e qui il termine “verso”, come ha affermato in apertura uno dei relatori, Ciro Vitiello, può essere inteso sia come sostantivo, indicante il verso delle poesie, sia come avverbio, indicante la ricerca e l’apertura “verso” altri e nuovi spazi poetici, specialmente giovanili).
L’iniziativa, progettata dal noto poeta e medico napoletano Antonio Spagnuolo, e dal poeta Stelvio Di Spigno, dottore in ricerca di Letteratura italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, è stata alla fine realizzata con successo dall’Editore Kairòs di Napoli, che ha iniziato così una nuova collana di poesia, “Lo schermo d’ingegno”, bene inserita nella sua già vasta produzione editoriale di saggistica e di narrativa (si consultino a questo proposito i siti www.edizionikairos.com e www.napoliontheroad.it). In effetti tutti i meriti vanno agli ideatori del progetto e all’editore, in quanto pubblicare un libro antologico di poesie è un’impresa alquanto coraggiosa, in questi tempi in cui molto si scrive di poesia (e spesso di dubbia qualità), ed inoltre pochissimo si legge, e molto di meno si legge poesia. Ma l’iniziativa è senz’altro encomiabile, dicevamo, se vuole essere davvero “un punto di partenza” e di aggregazione, magari un confronto generazionale tra poeti bravi ed affermati e poeti giovani e giovanissimi dotati di ottimo talento poetico, e che quindi vanno senz’altro seguiti ed incoraggiati.
L’Antologia è stata divisa in due parti, anche se organicamente essa si presenta compatta e coerente agli obiettivi di originalità e di impegno al rinnovamento da parte degli Autori partecipanti. Nella prima parte, curata dall’ottimo Antonio Spagnuolo ed intitolata “L’antefatto”, quasi a voler porre un sostanziale punto fermo sulla attuale poesia napoletana, punto dal quale poi “partirà” tutta una ricerca successiva, figurano i poeti: Enrico Fagnano, Wanda Marasco, Stelio Maria Martini, Alberto Mario Moriconi, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Anna Santoro, lo stesso Antonio Spagnuolo, Raffaele Urraro, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello. Nella seconda parte, intitolata “La scena del presente e del possibile”, curata con una precisa selezione di autori dal poeta Stelvio Di Spigno, sono compresi giovani poeti ma anche nomi già affermati e validi, come Domenico Cipriano, Carlangelo Mauro e lo stesso Stelvio Di Spigno. Accanto a loro troviamo Guglielmo Aprile, Stefania Buonofiglio, Silvia Caratti, Lorenzo Carlucci, Prisco De Vivo, Francesco Filia, Mario Fresa, Adriano Napoli, Alberto Pellegatta, Andrea Perciaccante, Raffaele Piazza, Maria Pia Quintavalla, Jacopo Ricciardi, Francesca Sallusti, Daniele Santoro, Carla Saracino, Vanni Schiavoni e Francesco Maria Tipaldi.
Ciascun poeta ha avuto il suo spazio congruo, mediamente 6, 7 pagine, con breve nota biobibliografica alla fine.
Una mappa generazionale piuttosto completa e di qualità, un lavoro che merita la giusta diffusione non solo negli ambienti già usi alla particolare fruizione poetica, ma anche negli ambiti scolastici e della cultura letteraria nazionale.

Giuseppe Vetromile
1/6/2007

Le foto di "M'illumino di meno / M'illumino d'immneso: Libreria Treves, 13 febbraio 2010