Giuseppe Vetromile, "Resurrezione 88", Ediz. Presenza, Striano (Na), 1990.1° Premio "Primavera Strianese" 1990
Potremmo dire, parlando della lirica di Giuseppe Vetromile, che essa, anzitutto, non nasce dal desiderio di far poesia, e tanto meno dal desiderio di fare bella poesia (la vanità dei poeti, si sa, non è mai da sottovalutare): essa nasce da un autentico desiderio di parlare da uomo con gli altri uomini, di stabilire con loro un colloquio costruttivo, di fare un discorso serio. I contenuti sono dunque in essa preminenti, per non dire che sono tutto.
Dalla prefazione di Luigi Pumpo
Copertina:
"Dio Noi", studio di Antonio Labriola
Da "Resurrezione 88":
Immensa la città esiste di rapide impellenze
Accantonato tutto il dolore del giorno
a sera ti raggiungo
amore diluito tra queste mille cene regolari
Perché non precipi dalle stelle?
Perché non entri nella mia carne?
Perché non mi riveli cosa c'è
oltre il sacro tavolo di cucina
al di là di questa periferia?
Sconvolgi o Dio la trama fissa
di questa storia esistenziale
regalami la novità dell'assoluto
l'eternità d'una passione
un desiderio forte di vita che non sia
la voluttà d'un dentifricio
comandato dallo sponsor!
Domani io fuggirò oltre questa morte
a cercare i multiformi aspetti della felicità
Signore
d'improvviso
mostrami il vero senso della resurrezione!
***
Dal profilo del vento assumere tutto il necessario
non da altre sostanze come
il pullulare di luci ambigue della città
il rassicurante curriculum d'opere da fare
Ma in fondo che altro la vita? certo
a pochi passi il mare immenso tranquillizza
innammorati sulla riviera al tenero tramonto
si scorda facilmente tutta la materia circostante
così in un balzo d'amore si è presto nei ricordi
d'amore - unici a tenerci attenti
in questo piccolo cammino
ad un po' di felicità
***
Poi la grande sera articola ultime sensazioni buone
sul davanzale
così la notte del mondo m'appartiene
in un solo impeto di gioia repressa a lungo
fuggevole nella discrepanza di queste fiamme casalinghe
che reclamano l'attenzione del sopravvissuto
L'inconsistente ombra della vita! dentro di me si rivela
s'ingigantisce fino a raccogliere per un attimo Dio
dalla periferia contrita del cuore
e poi defluisce in facili blaterii condominiali
(apparentemente assente il necessario mistero
latente in follicoli di rassegnazione)
frastornato è il mio stare qui
attendendo notizie dall'alba nuova
Oh dove andrò oltre l'esistere meschino!
se qui già Napoli e tutto il creato intorno
è nebbia
nonostante senta il da farsi
in mille sogni rivelatori

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